Rinasce Forza Italia, in coalizione con Alfano, La Russa, Maroni, Storace e (forse) Casini e Mauro


forza italia

Come annunciavo ieri, la rinascita di Forza Italia non comporta lo strappo con Alfano. Il ‘nuovo Centrodestra’ dei governativi sarà alleato con Berlusconi ed i suoi, assieme alla Lega, a Fratelli d’Italia e Destra-Alleanza Nazionale di Storace. Lo spacchettamento PDL è quindi riuscito. Quattro partiti (Forza Italia, Fdi, Destra e Centrodestra Nazionale) per intercettare ancora più voti e tornare sopra il 30%. Il resto della coalizione sarà composto da Maroni e probabilmente Casini e Mauro, i ‘Popolari’ ex Scelta Civica.

Manca solo una cosa per far quadrare il cerchio, un nuovo leader che non sia Berlusconi. Con l’interdizione e l’incandidabilità, il Cavaliere reciterà il ruolo di Grillo. Padre nobile (e padrone) del fronte. Il candidato premier sarà scelto dalle (finte) primarie pilotate. Fitto? Carfagna? Alfano? Un nome nuovo? Vedremo.

La Russa attacca Ascanio Celestini :” Ma chi sei, Tony Coglione?”


La Russa, ieri sera ad In Onda, ha attaccato Ascanio Celestini, insultandolo. ‘Non avrebbe successo al Derby, dice cose sciocche’ ha sentenziato l’ex Ministro.

Gli insulti si commentano da soli. Per quanto riguarda i gusti dell’ex colonnello di An, gli consiglierei vivamente di guardarsi i due video qui di seguito. Scemo di guerra e Radio Clandestina, due capolavori teatrali di Ascanio Celestini. Altro che cabaret….

Il sito della Difesa lancia il concorso “Vota il cantante preferito” (non è uno scherzo)


Grazie al blog NLQB apprendo che il sito del Ministero della Difesa, mentre l’Italia partecipa ai bombardamenti in Libia ed alle missioni militari in Afghanistan e Libano, mette in Home page il Concorso Canoro “Vota i tuoi preferiti:

C’è anche un indirizzo mail dove segnalare il miglior ‘comico’ della tradizione cabarettistica italiana.

Un sito istituzionale che dedica la pagina principale ad un evento ‘cosi importante’ non fa altro che fare onore all‘italia tutta (si, quella con la ‘i’ minuscola).

Sigh….

Blindati italiani sotto sequestro a causa della “missione di pace” in Afghanistan


I blindati italiani impiegati in Afghanistan sequestrati dai magistrati italiani come prove. Tutto questo perche formalmente la missione italiana in medio oriente è “di pace” e non di guerra, cosi come in effetti è. Allucinante, leggete:

da blitz:

Afghanistan/ Quando il talebano attacca ma non distrugge, il blindato lo ferma la Procura di Roma. Il boomerang del “codice di pace”

A raccontarlo non ci si crede: i soldati italiani combattono in Afghanistan ma la Procura di Roma gli mette i sotto . No, non è che i magistrati italiani si siano alleati con i talebani, è che, facendo finta che quella laggiù non sia una guerra, non solo in Italia ci raccontiamo bugie ma finiamo anche per farci del male, per far danno ai nostri soldati. Poichè il Parlamento e i governi italiani, quello di Prodi come quello di Berlusconi non hanno mai voluto votare un testo della “missione afghana” che utilizzi la parola e il concetto di guerra, dal momento che chiamarla “missione di pace” sembra e in effetti disturba meno la pubblica opinione, tutto quello che accade ai nostri soldati laggiù viene regolato e trattato come fosse un’operazione di polizia.

Che vuol dire? Vuol dire che vige il codice di pace. Quindi? Quindi se un mezzo blindato viene assalito con mine, lanciarazzi e bombe dai talebani, la magistratura italiana se ne occupa come se si trattasse di un’auto di servizio della polizia assalita da una banda di rapinatori. Parte l’inchiesta contro gli assalitori e, come usa nelle indagini di polizia, si mette sotto il blindato per conservare le prove del “delitto”. Non è accaduto una volta, per undici volte i “”, cioè le autoblindo con cui i soldati vanno in pattuglia, autoblindo che nella gran parte dei casi si sono rivelate scudo efficiente all’attacco talebano, sono stati bloccati per i “rilievi e gli adempimenti di legge”. Mezzi corazzati in garage o in piazzola, fermi, non si possono toccare, neanche per prendere i pezzi di ricambio. I talebani non sono riusciti a distruggerli, la nostra “legge di pace” è riuscita a fermarli.

Ignazio , ministro della Difesa, dopo che il Corriere della Sera ha reso pubblica l’incredibile vicenda, ha detto che “Il codice di pace non basta più” e ha rivolto un “appello” ai magistrati perchè riducano al minimo il tempo del dei . “Anche rotti ci servono”. Che servano ai soldati in Afghanistan non c’ è dubbio. Come non c’è dubbio che abbia ragione anche quando ipotizza l’abbandono del “codice di pace” per una configurazione legale delle missioni militari all’estero più vicina alla realtà che è quella di una guerra, almeno in Afghanistan dove gli italiani e gli altri contingenti non sono chiamati a far rispettare una pace che non c’è, ma ad imporla una pace da conquistare anche con le armi. Non è in fondo colpa dei magistrati se fanno applicare una legge in questo caso assurda.

Resta però da capire perchè la maggioranza di centro destra e il governo di centro destra hanno voluto continuare a ripararsi dietro lo schermo della “missione di pace”. L’Unione di centro sinistra aveva un problema: tre dei tanti aprtiti che la componevano non volevano soldati italiani in Afghanistan per pacifismo o anti americanismo. Ma il centro destra? Vero è che ora la Lega dice: “Tutti a casa…soldi buttati”. Però il centro destra non dovrebbe aver paura della parola “guerra” e di coniugarla con l’aggettivo “giusta”. Però, però…anche loro devono aver pensato che all’italiano non far sapere…è sempre meglio che parlargli chiaro e dirgli che quella è guerra e non polizia.

8 settembre, nel giorno dell’anniversario La Russa “tiene buoni” i suoi


Anniversario 8 settembre, dichiarazioni:

“un duplice segno della Resistenza. Quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane e, non pochi, a sacrificare la loro vita. E quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l’adesione alla Repubblica di Salò”

(Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica)

“Farei un torto alla mia coscienza  se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”.

(Ignazio La Russa, Ministro della Guerra della Repubblica di Salò)

Mentre il Presidente della Repubblica, durante le celebrazioni dei 55 anniversario dell’Armistizio, tesse le lodi della Resistenza, il ministro aennino, per tenersi buoni i suoi “elettori” nostalgici, difende i repubblichini.

Fermo restando che i morti sono da rispettare, anche se caduti perche difendevano una idea sbagliata, non possiamo equiparare chi ha combattuto per liberare il paese da una dittatura oppressiva e pericolosa a chi ha combattuto perche questa dittatura rimanesse in piedi, con tutto quel che poteva seguirne.

I repubblichini erano dalla parta sbagliata e questo è un fatto. Un Ministro dovrebbe saperlo, ma purtroppo si tende sempre a mettere gli interessi politici davanti al buon senso. Per non alienarsi le simpatie dei nostalgici La Russa tira fuori questa “boutade”. Il PDL ed AN sono salve, la Destra di Storace non avrà i voti dei loro elettori. Ma l’Italia? Il Nostro paese ha salva la faccia quando un Ministro della Repubblica Italiana difende chi ha combattuto contro le persone che han contribuito a crearla, QUESTA Repubblica?

Fiorello e l’Inno di La Russa


Ennesima trovata della premiata ditta Fiorello&Baldini. Prendete il Ministro della Difesa, Ignazio “Digiamolo” La Russa, aggiungete il Gioca Jouer di Cecchetto, un ballo dei primi anni 80, ed otterrete il nuovo inno dell’esercito! Buon ascolto 😀

E per chi non si ricorda ecco la versione originale by Cecchetto, sigla del Sanremo 81