Letta non durerà, è questione di statistica


Napolitano deve capire una cosa. Il Governo Letta non può durare più di qualche mese. A cinque mesi dalla nascita è gia ampiamente logorato da lotte intestine. Berlusconi arrivò a questi livelli dopo due anni (ed il governo sopravvisse un altro anno e mezzo solo grazie a Scilipoti e soci), Prodi iniziò ad implodere verso il nono mese (e cadde al 19esimo), Monti raggiunse tali vette di logoramento verso la fine dell’estate del 2012 (qualche mese dopo Berlusconi gli ritirò la fiducia).

E’ semplice statistica. Un governo cosi pieno di polemiche non sopravviverà più di alcuni mesi. Le strade sono quindi due. Varare la legge elettorale in parallelo con quella di stabilità e poi andare al voto con questo governo o farne un altro con i due punti di cui sopra. Non si può fare altro, il tergiversare di Letta per incompatibilità tra PD e PDL ha già fatto molti danni.

Se poi Napolitano si dimettesse, sarebbe una cosa buona e giusta.

Berlusconi torna ‘Caimano’, il Governo Letta verso la crisi


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Nel ‘consiglio di guerra‘ di ieri notte hanno vinto i falchi. Berlusconi sembra deciso a rompere l’alleanza di governo, cercare di abbattere la legislatura per andare ad elezioni anticipate a novembre e presentarsi ancora una volta come candidato leader, prima che magistratura e politica arrivino ad impedire una sua candidatura.

Il 28 agosto vi sarà un Consiglio dei Ministri a tema ‘IMU’, probabilmente si consumerà lì la rottura con il PDL, in rivolta per la mancata abolizione totale del balzello. Berlusconi accuserà Letta di voler continuare a ‘tassare gli italiani’, solito compione che ha ampiamente funzionato solo sei mesi fa. Il Governo quindi rischia di crollare ben prima del 9 settembre, giorno in cui si dovrebbe riunire la commissione senatoriale per votare sulla decadenza del Cavaliere.

falchi

Alcuni parlano di qualche senatore di centrodestra pronto a fare il salto della quaglia per garantire la prosecuzione del Governo. A mio giudizio sarà molto difficile arrivare ai 158 senatori necessari per avere la maggioranza a Palazzo Madama. Al senato vi sono fedelissimi di Berlusconi e conosciamo bene i mezzi utilizzati dal Cavaliere per ‘convincere’ nel 2010 i vari Razzi e Scilipoti.

Più probabile l’apertura della crisi ad inizio settembre. Non è dato sapere cosa farà Napolitano. Dimissioni? La vedo dura. Dopo la caduta di Letta i mercati sprofonderanno ed eventuali dimissioni anche del Capo dello Stato potrebbero far precipitare ancor di più le cose. Non che rimanere nello stallo odierno aiuti davvero il Paese a risolvere i propri problemi.

Un reincarico a Letta è nell’ordine delle cose e questa volta Napolitano potrebbe consentire a lui ciò che ha negato a Bersani qualche mese fa, ovvero la possibilità di presentarsi in Parlamento per ‘cercare’ i voti utili a formare una maggioranza per un governo breve che riformi la legge elettorale e poi guidi l’Italia verso elezioni anticipate nella primavera 2014.

Missione difficile, quella di eventuale Letta-bis. Grillo si opporrà ad ogni riforma delle legge elettorale e spingerà verso le elezioni per ‘incassare’ consensi a discapito di PD e PDL. Il PDL forse potrebbe arrivare a drammatizzare la situazione con dimissioni di massa. Il cerino passerà quindi al PD.

Io, come al solito, una via ce l’avrei. Approvare in poche settimane una legge elettorale maggioritaria a doppio turno. I democratici dovrebbero essere favorevoli, anche SEL potrebbe votarla, cosi come i grillini. Risultato? Dare all’Italia una legge che favorisce (non garantisce) la governabilità e rispondere per le rime ad un Berlusconi sempre concentrato sui suoi interessi e mai su quelli del Paese.

Naturalmente tale auspicio risulterà vano. Nel 2007 avrei preferito che Veltorni non dialogasse con Berlusconi per la legge elettorale, cosi non fu, Prodi cadde ed il Cavaliere trionfò. A febbraio avrei voluto l’elezione di Prodi o Rodotà alla Presidenza con un governo ‘civico’ di pochi mesi in grado di abolire il Porcellum e varare pochi provvedimenti economici per poi tornare al voto. Il PD ha scelto di accordarsi con Berlusconi.

Ogni qualvolta i Democratici sono chiamati a scegliere, hanno la capacità di commettere sempre gli stessi errori. Tanto che oramai pochi pensano ancora siano davvero errori.

Appuntamento a fine agosto per una prima vera analisi dei fatti.