2020: anniversari, ricorrenze e possibili scenari futuri


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Siamo entrati da pochi giorni nel 2020. Dibattito a parte su nuovo decennio o meno, il nuovo anno si apre con gravi incognite in riguardo alle crisi internazionali. Alle proteste filo-iraniane davanti l’ambasciata Usa a Baghdad, Donald Trump ha risposto in modo inatteso e dirompente. L’uccisione del più importante comandante iranianoQassem Soleimani, capo della divisione Qods dei Guardiani della Rivoluzione. Iran ed Iraq sono insorte contro l’omicidio e minacciano gravi ritorsioni contro gli Stati Uniti. Un avvenimento tuttora in pieno svolgimento e che non è chiaro ancora quali risultati produrrà nel già infuocato Medioriente.

Non solo Iran. E’ di questi giorni infatti la decisione del Presidente turco Erdogan di entrare in guerra. Il Parlamento di Ankara ha approvato la mozione che autorizza l’invio di militari turchi in Libia, come richiesto dal governo del premier libico Fayez al-Serraj. Il tutto per fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un’offensiva per prendere il controllo di Tripoli. L’Unione Europea esprime preoccupazione ma non ha fatto nulla per evitare ciò che è accaduto. Nessuna azione concreta per risolvere la crisi libica.

Fronti caldi anche in Venezuela, con gli scontri tra Maduro e gli oppositori; in Cile, con le proteste contro le iniziative del Presidente Pinera ed in Israele, chiamato al voto per l’ennesima volta.

Tornando all’Europa, il 31 gennaio la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea. La tanto attesa Brexit, grazie alla vittoria schiacciante di Johnson, si realizzerà a fine mese. Non è chiaro invece quanto durerà il periodo di transizione e se all’uscita dalle istituzioni europee, seguirà a breve una hard Brexit con ritorno dei dazi e delle frontiere.

E mentre i critici cinematografici iniziano a chiedersi chi vincerà l’Oscar (per la cronaca in pole c’è Joker ma seguono piazzati The Irishman, 1917, I due Papi, Piccole Donne, Storia di un matrimonio e Richard Jewell), il mondo della politica si interroga su quanto potrà ancora durare il Governo Conte.

Gennaio, come abbiamo già analizzato qui, sarà un mese cruciale per il Premier. Elezioni in Emilia Romagna, riforma della prescrizione ed altri temi scottanti rischiano di complicare la vita all’esecutivo. In molti hanno scommesso che sarà Renzi a far cadere il governo ma in realtà il vero pericolo viene dal disfacimento del Movimento 5 stelle. Di Maio e Grillo stanno di cercando di tenere insieme i cocci ma la crisi dei pentastellati è evidente. La cacciata di Paragone, seguita alle defezioni di tre senatori. Le dimissioni del Ministro Fioramonti con annessa nascita di nuovo gruppo (Eco) in sostegno di Conte. E’ di oggi la notizia della uscita di altri due deputati dal movimento. L’autodistruzione dei 5 stelle sembra inarrestabile ed alla fine potrebbe essere proprio questo il fattore di capitolazione dell’esecutivo. Interessanti saranno anche le regionali di primavera con Toscana, Ligura e Campania al voto e la concreta possibilità che almeno una delle regioni ‘rosse’ cada in mano leghista. Torneremo a votare per le politiche? A fine 2020 avremo Salvini Premier di un governo sovranista?

Spostandoci all’estero, a febbraio, negli Stati Uniti, inizieranno le elezioni primarie democratiche. Chi sarà l’avversario di Trump alle Presidenziali di novembre? L’ex vice Presidente Biden sembra partire favorito ma Elisabeth Warren e Bernie Sanders non sono lontani. Sullo sfondo l’ex sindaco di NY Bloomberg ed il sindaco di South Bend Pete Buttigieg. Salvo sorprese, possibilissime, tra questi cinque candidati uscirà fuori lo sfidante del Presidente in carica, peraltro sempre più lanciato verso la riconferma, anche grazie ai buoni risultati in economia.

Nuove tecnologie. Mentre noi italiani dovremo fare i conti con la fase 2 del digitale terrestre, comprare nuovi televisori o adattare i vecchi con l’ennesimo dispendioso decoder, il 2020 sarà l’anno del 5G. Dalle reti di quinta generazione si attende una vera rivoluzione: nel decennio che comincia sempre più oggetti, infrastrutture e ambienti urbani saranno connessi alla rete. E chi gestirà tale tecnologia? L’ombra cinese si allunga su tutto il mondo tecnologico.

Il nuovo anno sarà anche pieno di ricorrenze, soprattutto per l’Italia. i 500 anni dalla morte di Raffaello, i 150 anni dalla presa di Roma. I 100 anni dalla nascita di Federico Fellini ed Alberto Sordi. Allargando l’orizzonte fuori dai nostri confini, si festeggeranno i 250 anni dalla nascita di Beethoven, i 150 anni dalla morte di Dickens. 150 dalla nascita di Lenin, 50 anni dallo scioglimento dei Beatles e dalla morte di Jimi Hendrix.

Passando allo sport, nel 2020 si svolgeranno anche i campionati Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo. Chissà invece chi prevarrà nel campionato di calcio italiano. La solita Juventus, la nuova Inter di Conte, la sorpresa Lazio o l’impossibile riscossa della nuova Roma di Friedkin?

Veniamo infine alle notizie meno piacevoli. Come dimostra l’incendio inarrestabile in Australia, un disastro senza precedenti, anche nei prossimi dodici mesi vi saranno ahimè calamità naturali in tutto il pianeta e saremo chiamati a contare vittime e danni ingenti. Come ogni anno, purtroppo. Perdonatemi il finale macabro ma se dovessi pronosticare “i morti eccellenti” del 2020, farei i nomi del Principe Filippo, Kirk Douglas ed Olivia De Havilland.

Tensioni Iran-Arabia Saudita, un quadro generale


Si aggravano le tensioni tra Iran ed Arabia Saudita. L’uccisione dell’imam sciita da parte di Riyadh ha fatto esplodere le proteste davanti alla ambasciata Saudita a Teheran. Da lì l’escalation. Non pochi pensano che la mossa Saudita sia stata attuata proprio per avere una reazione esagerata da parte iraniana, più precisamente degli oppositori al Presidente riformista Rohani che ha varato l’accordo sul nucleare con le organizzazioni internazionali.

Chi si oppone a Rohani non vuole aperture ma vuole tenere isolato l’Iran ed in questo caso ha come maggiore alleato proprio l’Arabia Saudita. Pesano poi le divisioni religiose, gli iraniani sciiti contro i rivali sunniti sauditi. Una bella grana anche in chiave soluzione per Siria, Libia ed Irak

Per approfondire:

http://www.internazionale.it/notizie/2016/01/02/arabia-saudita-iran-al-nimr

Per capire meglio la rivalità Iran-Arabia ecco una ottima sintesi ‘storica’ di LIMES:

Oltre a rappresentare l’ultimo episodio nell’endemico conflitto arabo-persiano, l’uccisione del leader sciita Nimr al-Nimr da parte di Riyad segnala l’intrinseca debolezza dell’Arabia Saudita e il tentativo di testarel’equilibrio di potenza che gli americani cercano di imporre al Medio Oriente.


Di fatto un possedimento personale della famiglia regnante, l’Arabia Saudita si regge sul benessere garantito ai cittadini dalla rendita petrolifera e dall’ideologia wahhabita che legittima i Saud quali custodi di Mecca e Medina. Benché la maggioranza della popolazione sia sunnita, la provincia orientale di Al-Sharqiyya, la più ricca di giacimenti petroliferi, è abitata in maggioranza da sciiti e storicamente Riyad ne disinnesca le spinte autonomiste con un misto di repressione ed elargizioni finanziarie.


A livello internazionale il principale nemico del paese è l’Iran sciita che, erede della bimillenaria tradizione imperiale persiana, al pari di sauditi e turchi, vorrebbe dominare l’intero Medio Oriente e che Riyad accusa di sobillare proprio i sudditi di Al-Sharqiyya. Nel corso dei decenni Saud e persiani si sono scontrati per procura in numerosi teatri bellici – dall’Oman al Libano, dall’Iraq al Bahrein, dalla Siria allo Yemen – e dal 1979 Riyad ha sempre potuto contare in funzione anti-persiana sull’ombrello difensivo americano.


Il disimpegno statunitense dalla regione e l’apertura di Obama alla Repubblica Islamica, culminata nell’accordo sul programma nucleare di Teheran raggiunto lo scorso luglio, hanno minato le certezze di Casa Saud. Intenzionata ad estricarsi dagli a-strategici conflitti mediorientali per concentrarsi sull’Asia-Pacifico, la Casa Bianca favorisce l’instaurazione di un equilibrio tra le principali potenze levantine – Turchia, Israele, Arabia Saudita, Iran – che ora costringe Riyad ad occuparsi direttamente del proprio destino.

Il resto qui:

http://www.limesonline.com/la-debolezza-dellarabia-saudita-lo-scontro-con-liran-e-il-disimpegno-usa/88885

Il 2016 tra crisi internazionali, emergenze ed elezioni (USA in primis)


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Nel 2016 vi saranno molti appuntamenti importanti. Iniziando dalla politica.

Europa e resto del Mondo

La Spagna rappresenta una incognita. Germania ed Unione europea spingono per una grande coalizione PP-PSOE. Gli spagnoli però non sono abituati a tale scenario e non è detto che alla fine prevalgano altre scelte. Un governo di minoranza (popolare o di coalizione centro-destra) o un governo di Sinistra (con socialisti e progressisti sostenuti da Podemos). Il ricorso a nuove elezioni entro l’anno sembra non così scontato.

Dodici mesi di consultazioni. Elezioni presidenziali in Portogallo nel mese di gennaio. A Febbraio si darà il via alle primarie presidenziali negli Stati Uniti. Se la candidatura di Clinton appare solida, sul fronte repubblicano non è ancora chiaro chi potrà realmente prevalere tra il populismo di Trump e gli altri candidati. Sempre a febbraio elezioni parlamentari in Iran. Ad aprile tocca all’Irlanda. A giugno le presidenziali in Islanda. Poi due appuntamenti importanti. Le elezioni della Duma russa daranno il quadro della forza di Putin. A novembre infine la sfida delle sfide, le Presidenziali negli Stati Uniti decideranno il Comandante in Capo per i prossimi 4 anni. Duello Trump-Clinton?

In Europa il fronte anti-sistema sarà messo alla prova. Dal Governo Tsipras (di Sinistra) a quelli di Polonia ed Ungheria (di destra),a chi potrà far pesare i propri voti (Podemos). Gli altri (Le Pen, Salvini, Grillo, Farage) staranno a guardare. Il loro consenso sarà pari all’aumento delle emergenze (finanziaria, migratoria, sul terrorismo). E nel 2017 si vota in Francia.  Anche Angela Merkel potrebbe vivere periodi di tensioni interne, soprattutto in merito al tema immigrazione.

Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a 'Porta a Porta', il 21 gennaio 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Italia

Anche l’Italia avrà due appuntamenti elettorali importanti. Le comunali in primavera, con al voto città importanti come Roma, Napoli, Milano e Torino. E poi il referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale voluta dal governo. Due banchi di prova importanti per Renzi. Se sul quesito referendario è scontato un ampio successo, le sfide locali potrebbero riservare sorprese, soprattutto sul fronte 5 Stelle. Molti guardano a Roma. Milano sarà probabilmente appannaggio di Sala (qualora prevalga nelle primarie). Napoli altra incognita. A Torino Fassino cerca il bis. Qualora il movimento candiderà personaggi credibili, potrebbe anche averla vinta in almeno un capoluogo.

Renzi, oramai etichettato da molti come ‘neoberlusconiano’ per le politiche liberalconservatrici attuate su Lavoro (Jobs Act), Scuola e Fisco (no tasse sulla prima casa per tutti) dovrebbe aggiustare il tiro ‘coprendosi’ a Sinistra. Sarà forse l’anno delle Unione Civili, dello Ius soli e dell’inasprimento dei provvedimenti contro i reati. Chissà se questo gioverà alla sua popolarità. Una cosa è certa. Il 2016 inizia nel segno del Premier, per mancanza di avversari. Forza Italia è in disfacimento, con Verdini che recluta parlamentari ogni giorno. Berlusconi non sembra poter fare nulla per arrestare la caduta ed insegue il nuovo leader del Centrodestra ovvero Matteo Salvini. Il populismo leghista paga ancora ed i temi nazionali ed internazionali (immigrazione, sicurezza, pericolo attentati) saranno determinanti per accrescerne ulteriormente il consenso. I 5 Stelle sono ancora in fase di ‘maturazione politica’ e le amministrative potrebbero far fare loro un importante salto di qualità o arrestarne il consenso. Il resto è nulla. A Sinistra del PD c’è il vuoto. Sel, ora Sinistra Italiana assieme ad ex PD, non sembra impensierire Renzi, così come Possibile di Civati. Anche il Centro è annichilito dal decisionismo renziano. Le scelte ‘progressiste’ sui diritti civili potrebbero però consegnare qualche elettore in più ad Alfano e soci.

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Fronti caldi nel Mondo

Infine l’instabilità sui fronti caldi del Pianeta. Dalla Siria all’Iraq passando per la Libia, lo Yemen (senza dimenticare l’Egitto). L’ISIS nel 2015, aldilà degli attentati organizzati nel Mondo, ha perso terreno in Siria ed Iraq. Curdi e coalizione internazionale hanno recuperato terreno. C’è da capire come si muoverà Al Baghdadi per conquistare consenso e finanziamenti e se il fronte anti-ISIS riuscirà a trovare un accordo duraturo tra i vari attori in gioco (ribelli, Assad, Curdi, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia etc).

In Europa si temono attentati in Italia, Germania e Gran Bretagna. Il Giubileo potrebbe essere una ghiotta occasione anche se la risposta occidentale sarebbe poi inevitabile ed il tutto potrebbe assumere i contorni di una Guerra Santa tra religioni, cosa che l’ISIS non credo abbia intenzione di intraprendere (dichiarazioni di facciata a parte). Bisogna però considerare anche le schegge impazzite del terrorismo, non controllabili.

Cina e Stati Uniti rischiano di scontrarsi ‘economicamente’ nel fronte asiatico. Le manovre cinesi negli arcipelaghi Spratly e Paracel (ricchi di petrolio, gas e snodo commerciale) indispettiscono Washington che cerca alleanze nei paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia).

Sul fronte russo, se ancora ci sono tensioni per l’Ucraina e si dialoga in chiave ‘soluzione in mediorente’, nuove fonti di scontro sono in Europa. Il Montenegro aderirà alla Nato e Putin è fermamente contrario. Si profilano tensioni e piccole ripicche. Senza trascurare gli scontri con la Turchia, destinate ad inasprirsi.

In Venezuela, dopo la sconfitta di Maduro nelle elezioni parlamentari, la situazione potrebbe precipitare. Anche il Brasile non se la passa bene, con un procedimento di impeachment per la Presidente.

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Crisi umanitarie

Le crisi umanitarie non saranno assenti. Da quelle dei migranti in fuga dalle guerre (dipenderà dalla evoluzione in Libia, Siria, Iraq, Yemen, Sudan, Africa sub-sahariana) ad una possibile nuova emergenza in Nepal, devastato dal recente terremoto. Vi sono poi le emergenze umanitarie ‘dimenticate’ dai media. (El Salvador, Honduras e Guatemala su tutte, secondo Reuters) e quelle pronte ad esplodere (Congo e Burundi) o a riesplodere (Ucraina)

Accordi internazionali (e crisi finanziarie)

Alcuni accordi importanti stipulati nel 2015 (dal TTIP/TTP al nucleare iraniano, fino ad arrivare all’accordo sul clima) potrebbero avere sviluppi nell’anno appena iniziato o essere clamorosamente smentiti dai fatti o superati dagli eventi. Il prezzo del petrolio continuerà a scendere? Altre crisi finanziarie saranno destinate ad esplodere in Europa o nel resto del Pianeta?

Sport e Società

Il 2016 sarà anche un anno di Sport. A giugno gli Europei in Francia, ad agosto le Olimpiadi in Brasile. Ed a maggio si chiude la Serie A. Sarà una sfida a tre tra Inter, Juve e Napoli?

Per finire gli eventi nostrani. Facile prevedere nuovi scandali, arresti più o meno eccellenti. Inchieste più o meno clamorose. (Pensate a grandi eventi ed aspettatevi grandi casini, Giubileo in primis?). Solita cronaca nera e pollaio nei talk politici. E l’Oscar, Sanremo, Masterchef, Amici, X Factor? Chi vincerà le sfide più attese della Tv e del Cinema? Infine i lutti eccellenti. Chi ci lascerà nel 2016? Tra musicisti, attori, scrittori, economisti e politici la lista sarà composita. Nessuna previsione quest’anno però.

Pezzo lungo il mio, tante parole ma in realtà l’anno è tutto da scrivere (e da vivere). Ed il primo capitolo è già iniziato!

 

L’ISIS avanza in Libia, l’Italia prova a disinnescare la ‘bomba’ immigrazione


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L’ISIS avanza in Libia, il problema immigrazione cresce. L’Italia propone una soluzione interessante. Ovvero identificare i bisognosi di asilo prima che prendano la via del mare, direttamente nei Paesi da cui si dovrebbero imbarcare.

“Gli organismi internazionali, Nazioni Unite, Unhcr, Croce Rossa e i governi locali ci hanno già dato il via libera per allestire campi di identificazione e richiesta di asilo nei cinque paesi della fascia sub sahariana tra cui Niger e Mali. Adesso aspettiamo il via libera di Bruxelles”. La fonte del Viminale va dritta al cuore del problema mentre circola in rosso numeri, emergenze, priorità. “Se è vero, come sostiene la nostra intelligence, che i miliziani dell’Is potrebbero sganciare sull’Italia una bomba-immigrati per creare caos e fare pressione, è chiaro che dobbiamo con urgenza prevedere un sistema di controllo del flusso degli immigrati prima che prendano il mare”.

2015, ‘previsioni’ sparse sul nuovo anno


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Ed ecco le solite ‘previsioni’ sull’anno appena iniziato. Chissà quali saranno quelle giuste e quali no. A fine 2015 tireremo un bilancio.

Italia.

Si sceglierà il Capo dello Stato. Renzi non vorrà una figura capace di fargli ombra. Punto su Padoan anche se la minoranza PD e quella di FI potrebbero allearsi per fare lo sgambetto al Premier e come ai tempi della DC negli anni 50-70 Renzi potrebbe trovarsi un Capo dello Stato diverso da quello desiderato. Con conseguenze anche per il suo governo e per la legge elettorale in fase di approvazione. Berlusconi, seppur indebolito, potrebbe cavarsela. Possibile grazia presidenziale da parte di Napolitano, prima delle dimissioni. Grillo in parte cederà consensi. La Lega ne trarrà beneficio. Salvini rischia di aprire un’Opa sul Centrodestra. Difficoltà per Ignazio Marino a Roma, potrebbe non arrivare a fine anno, suo malgrado.

Europa:

A fine gennaio si terranno le elezioni politiche in Grecia. Al momento Syriza di Alexis Tsipras è in vantaggio. La paura di una ‘vendetta’ dell’Ue potrebbe causare un recupero in extremis del Centrodestra. Probabilmente però la vittoria andrà al leader di Sinistra che, senza maggioranza assoluta, dovrà cercare un accordo con altri partiti. Riuscirà Tsipras ad evitare nuove elezioni? Dipenderà dalla dimensione della sua vittoria. Credo alla fine prevarrà una alleanza Syriza-PASOK-altri di sinistra con annessa richiesta alla UE di rivedere gli accordi per il risanamento. Per i mercati europei si prevedono altalene notevoli. A maggio si terranno le elezioni in Gran Bretagna. I Laburisti di Miliband dovrebbero farcela su Cameron, alla cui destra ci sono i populisti di Ukip che erodono voti. E se prevalesse proprio Farage?

A dicembre infine le elezioni in Spagna. Anche qui c’è un terzo incomodo nella tradizionale sfida tra destra e sinistra. Si tratta di Podemos, una sorta di ‘grillini’ più credibili e ragionevoli. Potrebbero seriamente vincere la sfida contro PP e PSOE e soprattutto nessuna delle forze politiche vincitrici avrà una maggioranza assoluta e quindi dovrà ricorrere ad accordi per poter far approvare i propri provvedimenti. Credo in un governo di minoranza PSOE sostenuto in Parlamento da Podemos. E pure qui per i mercati sarà un periodo difficile.

Mondo

La Russia non se la passa molto bene, la debolezza del rublo, le proteste per il regime autoritario del Presidente, i possibili focolai estremisti in Cecenia. Putin avrà di che occuparsi. La crisi economica potrebbe colpire anche la Cina, con conseguenze nel mondo intero. Altre zone a rischio sono la Nigeria, dove si terranno elezioni politiche. La Turchia, anch’essa in periodo elettorale. Il Venezuela, stretto da una crisi che dura da molti mesi e che potrebbe sfociare in proteste represse nel sangue. Poi c’è la Libia, dilaniata dallo scontro tra parlamento appoggiato dall’Egitto ed i miliziani sostenuti dalla Turchia. Lo Stato Islamico nato in Iraq e Siria continuerà a far parlare di se, con nuovi rapimenti, esecuzioni e soprattutto attentati in giro per il mondo. Infine l’Argentina, che torna al voto a fine anno, tra le proteste di chi non vorrebbe ancora Kirchner al governo.

Società

E poi ancora sarà l’anno dell’EXPO, dei mondiali di nuoto, del lancio del film Cinquanta sfumature di grigio. Nuovi scandali tutti italiani si affacceranno su tg e giornali, assieme ai casi di cronaca nera, da quelli nati a fine 2014 a quelli tutti nuovi e da scoprire sui vari programmi pomeridiani o crime in prima serata.

Per i lutti eccellenti, dovessi fare un nome direi Ciampi.

La Libia brucia e non da oggi…


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Mentre Gaza è sotto le bombe ed in Ucraina si combatte, si apre (non da oggi) un altro fronte caldo: la Libia

E’ guerra a Tripoli. Quasi 100 morti e 400 feriti è il nuovo bilancio di due settimane di scontri nella sola capitale, dove le diverse milizie si contendono il controllo dell’aeroporto internazionale, in una prova di forza che non è solo territoriale e che si dimostra sempre più violenta. Anche a Bengasi, in Cirenaica, si contano solo oggi almeno 38 morti in scontri tra forze speciali libiche e gruppi armati islamici.

Da dove viene la crisi, il Post:

 

Secondo i media locali sono tra i più gravi da quando è caduto il regime di Muammar Gheddafi nel 2011. Gli attacchi organizzati dalle diverse milizie hanno causato la chiusura di buona parte degli uffici governativi nel paese e hanno portato a diversi problemi di consegna delle merci, a partire da quelle di carburante.

Milizie
Diverse milizie che controllano alcune parti della Libia sono finanziate, in maniera più o meno diretta, dal governo libico allo scopo di garantire la sicurezza in alcune zone del paese. Le forze governative non hanno infatti la capacità di tenere sotto controllo l’intera regione. Il problema è che le milizie stesse sono difficili da controllare e in molti casi fanno ciò che vogliono nei loro territori di competenza. Capita spesso che si combattano tra loro per conquistare pozzi petroliferi, da usare poi come contropartita con il governo per ottenere altri benefici. Alcuni miliziani hanno anche attaccato uffici pubblici e sedi ministeriali, sempre con l’obiettivo di trarre concessioni e vantaggi di tipo politico ed economico.

Da Gheddafi alle elezioni di maggio 2014

Dopo la caduta di Gheddafi la Libia fu governata dal Consiglio di transizione nazionale, il comitato che raggruppava le opposizioni. Poi ci furono le elezioni parlamentari e il nuovo Parlamento, il 14 novembre 2012, nominò come primo ministro Ali Zeidan. L’instabilità politica ha portato a succedersi tre diversi primi ministri tra marzo e giugno. Il primo a dimettersi è stato lo stesso Ali Zeidan, sfiduciato per come aveva gestito la crisi di una petroliera sequestrata dai ribelli e rientrato in Libia un mese fa dopo un esilio in Germania. Gli è succeduto Abdullah al-Thani, ex ministro della Difesa che ha poi lasciato ad Ahmed Miitig. La sua elezione avvenuta all’inizio di maggio è stata però dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema della Libia a inizio giugno. Al potere è quindi tornato Abdullah al-Thani, con un incarico ad interim.

Khalifa Haftar
Un personaggio da tenere d’occhio per comprendere la situazione in Libia è Khalifa Haftar, ex colonnello dell’esercito libico e a capo di una delle forze paramilitari più potenti. Lo scorso maggio ha organizzato a Bengasi, seconda città del paese per grandezza, una serie di offensive contro estremisti islamici accusati di “destabilizzare la Libia”. Ha poi condotto un attacco armato contro il Parlamento di Tripoli, nel quale sono morte almeno due persone.

 

 

Un articolo apparso un mese fa sulla Stampa, che anticipava la degenerazione della crisi:

Finora, la Libia bruciava dentro. Decine di morti ogni settimana negli scontri per strada, fucilate contro gli avversari, qualche lancio di granate anticarro, e comunque la vita continuava nel suo impossibile equilibrio. Ma ora questo fuoco comincia ad ardere di brutto, e la puzza e il fumo si allargano oltre i confini. Aveva cominciato la «battaglia del petrolio», con pozzi e raffinerie prese d’assalto: da 1 milione 700 mila barili al giorno, la produzione era precipitata a poco più di 130 mila, e quella che appariva una guerra per bande era poi, in realtà, il primo serio segno dell’attacco lanciato all’unità della Libia. Gran parte dei bacini di idrocarburi sono a Est, in Cirenaica; e la Cirenaica si sente derubata dal centralismo di Tripoli. Vuole autonomia, chissà anche indipendenza (ha già nominato un suo primo ministro «locale»), e poi è la regione dove sono acquartierati gli islamisti: Derna ne è la capitale, Bengasi una dépendance, e quella che era una delle primavere arabe si sta contaminando, anch’essa, in una guerra dove logiche tribali e tentazioni fondamentaliste si allargano a coprire il vuoto istituzionale del potere. 

 

Autonomia, dunque, per una «più equa spartizione» dei petrodollari. Però, poi, la Cirenaica confina con l’Egitto, e il suo petrolio libico fa gola al nuovo Faraone del Cairo, al-Sisi; il quale nell’Operazione Dignità che un generale in pensione, Khalifa Haftar, sta conducendo a suon di cannonate contro gli islamisti a Bengasi (ma fino a Tripoli) vede un’ottima occasione per mettere un semaforo egiziano sui pozzi nominalmente libici, oltre che ottenere la pulizia della frontiera da qualsiasi rimasuglio di Fratellanza Musulmana.

Nel ri-disegno di una Mezzaluna che si sfalda dal Maghreb fino al Golfo, la nuova geostrategia regionale intreccia una lotta per l’egemonia che ormai non ha più frontiere. Haftar ha con sé l’Egitto e la Brigata Zintan (che sono 23 milizie dure come la pietra), contro gli stanno gli islamisti di Ansar al-Sharia e la Brigata Misurata (duri anch’essi come pietre, con 200 milizie, 40 mila uomini, e 800 carri armati rubati a Gheddafi).

Potrebbe essere un’altra faccia delle guerre di religione che si combattono nel vicino Oriente, ora che Gheddafi non li tiene più a bada. Ma noi prendiamo dalla Libia il 23% dei nostri idrocarburi, e abbiamo a mal galleggiare in acqua centinaia di migliaia di migranti che partono dalle coste libiche. Se la Libia brucia, rischiamo di ustionarci di brutto.

Disordini Libia, Obama rischia di fare la fine di Carter?


Ciò che sta accadendo in Libia e negli altri paesi arabi, l’uccisione dell’ambasciatore americano, la rivolta contro le ambasciate Usa, mi riporta alla memoria l’occupazione della ambasciata americana in Iran nel 1979. Quella faccenda costò a Carter la rielezione. Se Obama non saprà gestire bene la situazione, la cosa potrebbe sfuggire di mano anche a lui.

Da Linkiesta alcuni dettagli della vicenda:

Una certa predisposizione per l’assalto alle ambasciate l’Iran degli ayatollah ce l’ha da tempo: dal 4 novembre 1979, per la precisione. Da quando, cioè, all’indomani della rivoluzione khomeinista fu occupata la rappresentanza diplomatica americana e 52 cittadini statunitensi furono trattenuti in ostaggio per 444 giorni, fino al 20 gennaio 1981.
….

Vengono occupati anche i consolati di Tabriz e Shiraz, e la vicenda «segna il punto più basso degli incerti rapporti tra gli Stati Uniti e l’Iran», scrive la Stampa del 6 novembre. Sei dipendenti dell’ambasciata evitano la cattura rifugiandosi nelle rappresentanze diplomatiche di Svizzera a Canada. Ci rimarranno tre mesi. Il parlamento di Ottawa si riunisce in seduta segreta per deliberare la concessione di un passaporto canadese (provvisorio) ai cittadini Usa nella loro ambasciata, perché potessero uscire dal paese (e sarà il Canada a fare da tramite tra Washington e Teheran).

Il presidente Usa Jimmy Carter all’inizio della crisi dichiara che non intende fare uso della forza.Ma poi, di fronte allo stallo della situazione, cambia idea e dà il via libera al blitz. Solo che finisce malissimo: un elicottero Usa si scontra in volo con un aerocisterna C130, uccidendo otto soldati americani e un cittadino iraniano (presumibilmente una guida). L’operazione “Artiglio d’aquila” (questo il nome in codice) fallisce miseramente il 25 aprile 1980
….

non sarà Jimmy Carter ad accogliere gli ostaggi di ritorno a casa. La vicenda iraniana influisce profondamente sulla campagna elettorale Usa, Teheran lo sa e contribuisce scientemente a non far rieleggere Carter. La tempistica è molto significativa: la liberazione degli ostaggi, consegnati agli algerini che facevano da mediatori, avviene il 20 gennaio 1981, esattamente alla fine del discorso di insediamento del neoeletto Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti.