Quirinale: Franco Marini non passa alla prima votazione


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Marini NON PASSA al primo turno. Mancano 500 voti e non ha ancora raggiunto quota 300. Buona parte di deputati e senatori piddini si sono ribellati alla scelta scellerata di Bersani.

Ecco la lista dei tanti parlamentari di CentroSinistra che hanno boicottato le decisioni della segreteria:

12.14Elenco parzialissimo di deputati e delegati regionali del PD che hanno detto di non aver votato per Franco Marini, con la loro scelta, se l’hanno dichiarata (in aggiornamento): Ignazio Marino, Pippo Civati (Rodotà), Roberto Giachetti (Bonino), Ivan Scalfarotto (bianca), Enzo Lattuca (bianca), Laura Puppato (Rodotà), Ileana Argentin (scheda bianca), Daniele Montroni (bianca), Antonio Decaro (Rodotà), Dario Ginefra, Marco Carra (bianca), Tiziano Arlotti (bianca), Maria Chiara Gadda (Rodotà), Paolo Cova, Patrizia Maestri, Ernesto Carbone, Luca Pastorino (Rodotà), Antonella Incerti (bianca), Lia Quartapelle. Oltre a questi, nel centrosinistra, SEL (che vota Rodotà), Bruno Tabacci, i socialisti (Emma Bonino).

Il segretario si deve dimettere.

Se avranno il coraggio, come si vocifera, di portare Marini alla quarta votazione ed eleggerlo a maggioranza assoluta, non so cosa potrà accadere.

Quirinale, il PD voterà Marini, Bersani stasera ha ucciso il Centrosinistra


Sino ad oggi, dal dopo-elezioni, ho condiviso spesso le decisioni del segretario democratico. Ora è cambiato tutto. Bersani è impazzito. Il risultato di questa sera è un PD distrutto, raso al suolo. Tutto questo per eleggere un Presidente gradito a Berlusconi. Ma Bersani pensa davvero che il governo ‘benedetto’ dal Cavaliere durerà? Non appena il Caimano avrà recuperato altro consenso (e non servirà molto vista la strategia suicida del PD) staccherà la spina al governo e si andrà ad elezioni che lo vedranno nuovamente trionfante. Regalare la Presidenza della Repubblica al CentroDestra per un esecutivo in cui la ‘golden share’ sarà di Berlusconi non ha senso.

Il capo dello stato deve essere frutto di condivisione ampia? Bene. In Italia ci sono 3 schieramenti dal 25-30% ciascuno.

Tra i due poli di minoranza, Bersani quindi sceglie di condividere l’elezione del Presidente con il Polo capitatano dalla persona che ha contribuito a ridurre in miseria questo Paese, che ne ha provocato il degrado culturale e sociale.

Bersani ha rinunciato ad eleggere una personalità d’alto profilo come Stefano Rodotà, condividendo la scelta con il M5S e rappresentando quindi quasi il 70% degli Italiani. Ha rinunciato anche ad una possibile collaborazione per modificare la legge elettorale e regolare una volta per tutte i conti con l’anomalia di Berlusconi.

Si vada sotto la sede del Pd per chiedere a gran voce le immediate dimissioni di Bersani. La scelta di Marini è inqualificabile!

La prima vittima di questa strategia? Ignazio Marino, probabilmente non andra’ neanche al ballottaggio alle comunali di Roma. Irresponsabili.

Verso il Quirinale, tra inciuci e larghe convergenze ecco i nomi più quotati


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Manca una settimana all’inizio delle procedure di elezione del nuovo Capo dello Stato. La Costituzione prevede una maggioranza qualificata per i primi tre turni di votazione, dal quarto è prevista la semplice maggioranza assoluta dei votanti. I ‘grandi elettori’ sono più di 1000. Tutti i deputati ed i senatori con l’aggiunta di una sessantina di delegati regionali.

Per mesi si è parlato di Monti, Prodi e Casini ma i risultati delle politiche hanno cambiato di molto le carte in tavola. C’è chi vorrebbe un accordo tra Berlusconi e Bersani, il Cavaliere spinge in questo senso per tutelarsi dalle inchieste. Altri, in molti, vorrebbero un Presidente fuori dall’inciucio. Poi ci sono i grillini, che oggi scelgono via web il loro candidato.

I nomi che circano sono molteplici, non è esclusa qualche sorpresa sul finale. Di seguito ecco i più accreditati:

Marini, Violante ed Amato. I possibili nomi per la Presidenza della Repubblica frutto di ‘inciucio’ tra PD e PDL.

Zagrebelsky, Rodotà o Bonino, qualora si decidesse di cercare una convergenza con il Movimento5Stelle.

Romano Prodi come ultima chance per Bersani di corteggiare qualche grillino e mettere al Quirinale una personalità antiberlusconiana.

La ministra Cancellieri come possibile outsider per mettere d’accordo Centrodestra e CentroSinistra.

Crisi PD, verso una segreteria Franceschini


 

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Sabato si riunirà l’assemblea nazionale del PD, eletta al tempo delle primarie, che dovrà scegliere cosa fare per il “dopo Veltroni”. Le possibilità in campo sono molteplici

1. La modifica dello statuto del partito per accelerare il processo che porti alle primarie e ad un congresso pre-europee, nel frattempo la reggenza sarebbe affidata a il vicesegretario Franceschini

2. L’elezione di Franceschini a “segretario reggente”, magari affiancato da altri dirigenti, che guidi il partito alle europee ed al successivo congresso di ottobre.

3. L’elezione, da parte della assemblea, di un segretario con pieni poteri che porti il PD al Congresso di ottobre. In questo caso il nome piu accreditato è sempre quello di Franceschini, naturale continuatore della linea veltroniana.

L’ultima ipotesi sembra quella piu “gettonata”. Avrebbe il favore della corrente dei “popolari”che avrebbero un loro uomo, Franceschini appunto, alla guida del partito, non come reggente ma come vero segretario. Anche i dalemiani (Bersani in testa) sarebbero concordi in quanto non vogliono “bruciare” un loro uomo nella “fornace” delle prossime europee ed amministrative e preferiscono giocarsi tutto ad ottobre. Naturalmente i veltroniani accettano di buon grado questa ipotesi perche, in chiave anti-dalemiana, un Franceschini con pieni poteri e quindi “frontman” del PD potrebbe rivelarsi una carta vincente nel prossimo congresso. Qualora infatti il partito non venga travolto nelle elezioni, il vice di Veltroni potrebbe candidarsi contro Bersani nella sfida per la segreteria.

In tutto questo marasma comunque emerge chiara la voce di iscritti, elettori e simpatizzanti del PD. “Via tutta la dirigenza”, questo si legge su blog e siti vari. Nei sondaggi aperti da Repubblica.it e Corriere.it relativi al nuovo possibile segretario, la richiesta principale è un Nome Nuovo, un personaggio non legato alla attuale dirigenza.

Come dar loro torto? Veltroni, D’Alema, Rutelli, Fassino, Bersani erano già dirigenti di partito quando alla Casa Bianca c’era Ronald Reagan, in Russia suonava l’inno Sovietico e Berlino era divisa in due. Sarebbe ora di cambiare non trovate? Ma con chi? Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Maurizio Martina, Alessia Mosca sono solo alcuni nomi di buoni amministratori o dirigenti locali pronti a “scalare” la vetta del partito… ma la scalata sarà possibile solo se alcuni della “vecchia guardia” si faranno da parte.

Il PD appare sempre piu alla ricerca di un Obama italiano.