Nuova giunta per Marino, fuori SEL, entra il Partito della Nazione


marino

Marino vara la terza giunta in poco più di due anni. Fuori SEL, monocolore PD. Per il Bilancio c’è il ritorno di Causo, già assessore con Veltroni. Il discusso senatore dem Esposito va ai Trasporti. New entry per l’ex sottosegretario di Monti e Letta Rossi Doria ed infine spazio alla Di Liegro.

In sostanza Marino, pur di rimanere Sindaco, ha accettato un commissariamento di fatto. E Sinistra Ecologia e Libertà passa all’appoggio esterno. Termina così l’alleanza ‘storica’ tra Dem e Sinistra.

D’altronde credo sia impossibile riproporre coalizioni come quelle già sperimentate dal 1993 ad oggi. Renzi è altro. Si volta pagina. O meglio si torna all’opposizione. Chissà per quanto tempo

Il futuro, anche qui a Roma, sembra essere quello del Partito della Nazione.

Roma: Marino ha i giorni contati, paga la sua inadeguatezza


Il Sindaco di Roma Ignazio Marino, lascia Palazzo Chigi dopo l'incontro tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con la delegazione di Sindaci dell'Anci. Roma 20 marzo 2014.
Il Sindaco di Roma Ignazio Marino, lascia Palazzo Chigi dopo l’incontro tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con la delegazione di Sindaci dell’Anci. Roma 20 marzo 2014.

Renzi abbandona il sindaco di Roma al suo destino. Marino ha i giorni (al massimo le settimane) contati. Ed anche per colpa sua. Ovviamente nulla c’entra Mafia Capitale, dalla quale è del tutto estraneo. Marino è una persona onesta ma non ha saputo governare con capacità e strategia. Ha preso provvedimenti contro tutti i settori della città, dagli automobilisti, con aumento del prezzo delle strisce blu e delle ztl; ai genitori, con l’aumento del prezzo degli asili nido; al settore pubblico, con il salario accessorio (peraltro non causato da lui ma da lui mal gestito); ai pendolari, con il taglio di decine di linee bus periferiche; alla gestione dell’immondizia (sempre non causata da lui ma da Cerroni e sempre da lui mal gestito).

Anche Zingaretti si trova in difficoltà ma ha saputo ben governare, aprendo case della salute, avviando progetti per i giovan, acquistando nuovi treni per le linee ferroviarie regionali e dando comunque l’impressione (perché anche quella è fondamentale) di fare qualcosa per i cittadini.  Il Sindaco di Roma no. Ed ora che è in difficoltà ne paga le conseguenze.

Quel che ha fatto Marino, ovvero tagliare ogni ‘lobby’ presente nella Capitale è cosa buona sia chiaro ma assieme a ciò andava messa in atto anche una strategia del consenso, inevitabile se vuoi fare politica e se pensi che sia giusto quello che fai.  Lui ha fatto tutto il contrario. Oggi è isolato anche perchè non ha il consenso della popolazione in quanto se lo è inimicato con i provvedimenti su mobilità, scuola e trasporti. Non basta essere onesti per essere competenti. E’ la triste realtà.

Salva Roma: Renzi vuol far privatizzare i servizi pubblici romani?


 

 

Diciamolo con chiarezza, per marzo non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria“. (Ignazio Marino)

Il decreto Salva Roma, con cui avrebbe dovuto essere sanato, in parte, il debito del Comune, ha subìto un arresto improvviso. Grazie all’ostruzionismo dei 5 Stelle e della Lega, il decreto non è stato convertito in legge e quindi ritirato dal Governo Renzi. Verrà ripresentato a breve. In modo diverso. E questo crea attriti tra il Sindaco Marino ed il Premier Renzi.

Cosa prevede il decreto:

Senza l’intervento del Governo, riassunto nel decreto, difficilmente Roma sarebbe riuscita a chiudere il bilancio 2013 e con altrettanta difficoltà riuscirebbe a chiudere quello del 2014, tenendo conto degli squilibri rispettivamente di 860 milioni e 1,2 miliardi. «Ma non ci sono regali per Roma», premette Marco Causi, deputato Pd e membro della commissione Finanze. Allora andiamo per ordine a rivedere il testo finale del provvedimento. La parte più importante è quella che consente un travaso di risorse tra la gestione commissariale e la gestione corrente. Cos’è la gestione commissariale? Dal 2008 c’è un commissario che segue la copertura del debito (circa 12 miliardi di euro) che il Comune di Roma aveva maturato in precedenza. Per ripianare quel debito Roma versa 500 milioni all’anno (una parte dell’Irpef, lo 0,4, va a quello scopo). Bene, grazie al Salva Roma, la Capitale recupera dalla gestione commissariale 600 milioni che spalma sui bilanci del 2013 e del 2014. Ossigeno di cui le casse del Comune non possono fare a meno.

Molti criticano tale decreto perchè pensano sia un ‘regalo’ alla Roma ‘magnona’. Niente di più falso. Roma non ha a disposizione tutti soldi derivati dalle tasse dei romani, in parte dirottati alla Regione. Per giunta, essendo Capitale, vi sono spese impreviste, come la garanzia di sicurezza e di organizzazione delle numerose manifestazioni nazionali, di eventi politico-culturali (da Panorama):

  • Ampio territorio.Roma ha il territorio comunale più vasto d’Europa e amministra un’area che per dimensione è grande, all’incirca, quanto la somma dei territori dei comuni di Milano, Napoli, torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Catania ed è superiore a quella di New York, Berlino, Madrid e Parigi.
  • Meno tasse di quanto pagate.Roma incassa molto meno di quanto spende per mantenere i servizi necessari ai romani e a tutti gli altri italiani che la utilizzano come loro Capitale. Ha in carico tutti i costi senza disporre di risorse economiche adeguate e autonomia normativa. Gli incassi consistono unicamente negli introiti delle tariffe applicate ai servizi e in piccole imposte comunali. Le tasse versate dai romani non sono nella disponibilità del comune ma in quella della Regione e dello Stato che le versano nelle casse comunali in quantità molto inferiore all’intero importo
  • Manifetazioni ad alto costo. A Roma si svolgono in media 2mila manifestazioni all’anno. Chi paga? Roma. Cosa paga? Tutto. Dagli interventi sul traffico (variazioni linee degli autobus, incremento del personale, pagamento degli straordinari, chiusura delle strade), al mantenimento della sicurezza (pagamento straordinari agenti di polizia municipale), alla pulizia. Anche gli eventi che si svolgono nello Stato del Vaticano sono a carico del comune di Roma. A differenza di quanto molti pensano, i pellegrini non portano alcuna ricchezza alla città. Si fermano al massimo tre giorni e generalmente alloggiano in strutture del Vaticano.

Gentiloni, Rutelli e Lanzillotta. Il ‘trio’ delle giunte di centrosinistra nel periodo 96-2006 vuole favorire le privatizzazioni del servizi pubblici della Capitale:

Subito dopo l’Immacolata, il sindaco della capitale si è visto subito sotto attacco da parte della cerchia romana del Pd politicamente legata a Renzi. Per esempio, ancora se la ricorda un’intervista di Gentiloni, sconfitto alle primarie da sindaco, che chiedeva il rimpasto in Campidoglio, proprio subito dopo l’elezione di Renzi alla segreteria. Richieste di rimpasto e giri di nomine, alcune fatte, altre da fare.

Ed ecco che arriva quindi lo ‘Svendi Roma’:

Per cui niente Salva Roma, i 450 milioni di euro per Roma arriveranno da un altro provvedimento, probabilmente un altro decreto. Però in Campidoglio sospettano che il Salva Roma sia ‘morto’ anche per un altro motivo. E cioè per via di un accordo tra Renzi e Scelta Civica, partito che ha favorito l’ascesa del presidente del Consiglio a Palazzo Chigi e che da tempo sta conducendo un’accanita battaglia sul Salva Roma, affinché venga modificato in maniera tale da favorire il maggior numero possibile di privatizzazioni dei servizi pubblici. Battaglia condotta in prima persona dalla senatrice di Sc Linda Lanzillotta, autrice del cosiddetto emendamento ‘Svendi Roma’.

Marino ha commesso alcuni errori da quando è diventato sindaco. Le nomine ai vigili urbani ed all’Ama, tanto per dire. Però credo abbia sempre agito in buona fede, prestando poco orecchio alle richieste partitocratiche del Pd romano. Ed ora gli viene presentato il conto. Roma probabilmente dovrà svendere le aziende di servizio pubblico. Grazie ai 5 Stelle che hanno fatto ostruzionismo sul decreto, impedendo la conversione in legge e grazie a Matteo Renzi, che si rivela per quello che in effetti è. Persona di centrodestra.

 

La ‘mia’ squadra ideale per cambiare l’Italia


DREAM TEAM

E ce ne sarebbero altri, da Gustavo Zagrebelsky a Fabrizio Barca e Maurizio Landini passando anche per ‘l’usato sicuro’ di Romano Prodi, tanto per fare qualche esempio. Persone con una spina dorsale, idee e progetti che fanno ben sperare per il cambiamento di Paese ancorato ai soliti classici sepolcri imbiancati o a nuovi-vecchi politicanti.

 

Comunali Roma, il PD perde tempo sul candidato mentre Alemanno ne approfitta


Ho aspettato qualche settimana prima di fare il punto sulla situazione romana. Il precipitare della crisi nazionale rischia di ripercuotersi a livello locale. Roma avrebbe dovuto essere chiamata al voto attorno ad aprile. Poi si è iniziato a parlare di marzo, oggi più di qualcuno lancia l’ipotesi Election Day ai primi di febbraio assieme alle Regionali di Lazio, Lombardia e Molise. Non si esclude neanche il voto congiunto con le Politiche, in programma tra la prima e la terza settimana di febbraio.

I centristi sembrano puntare su Alfio Marchini, costruttore di lungo corso. Il Centrodestra, anche se distrutto in ambito nazionale, riconferma la candidatura di Alemanno al Campidoglio. Il bilancio del sindaco è desolante, lo sanno molti romani. Sta di fatto che i sondaggi continuano a premiarlo (strano ma vero) anche grazie all’incertezza che regna nel CentroSinistra.

La defenestrazione di Zingaretti, sindaco in pectore da due anni e dirottato alla Regione Lazio senza ancora alcuna chiara spiegazione (dal canto mio ho stracciato la tessera del PD dopo tale decisione) ha lasciato un vuoto immenso. Tanti nomi ma poche certezze.

I candidati:

Da questo lato ci sono l’ex ministro Bianchi, i bersaniani Marroni e Sassoli, i renziani Gentiloni, Prestipino e Adinolfi. Ma il numero uno dei democratici teme uno scontro ai gazebo con troppi profili, per evitare i casi Genova, Milano e Napoli dove l’uomo del Pd esce sconfitto. Per questo chiede una candidatura unitaria. Il nome giusto sarebbe quello del segretario regionale Enrico Gasbarra. Che mercoledì incontrerà il leader Bersani per chiudere le liste regionali per il Parlamento. L’ipotesi di election day e i tempi stretti potrebbe dare una mano a chi non vuole più le primarie.

E torna in pista l’ipotesi Fabrizio Barca. Il ministro per la Coesione si dimetterà prima di Natale, ora che il premier Monti ha annunciato la fine della sua esperienza di governo, e in molti pensano che si aprirà lo spazio per una sua candidatura al Campidoglio.

Le primarie avrebbero dovuto tenersi il 20 gennaio ma se davvero si voterà a febbraio, sarebbe una scelta suicida scegliere il candidato meno di un mese prima dalle comunali.

La data delle primarie romane, fissata al 20 gennaio, con il voto per la Regione in 3 febbraio, rischia di slittare: impossibile prevedere a quando, ma l’ipotesi allo studio è quella di trasformarle in «consultazioni» – niente gazebo, voto esclusivamente nei circoli – accorpandole con le primarie per scegliere i parlamentari, obiettivo fissato dal «programma» da segretario regionale dello stesso Gasbarra. Le ipotesi sulle date, al momento, sono pura fantasia: perché il groviglio di date (voto per il Lazio, Politiche, amministrative…) complica un bel po’ il calendario. Nessuno vuole rinunciare alla consultazione con gli iscritti, ma non è escluso che quella sia la direzione. Soprattutto, al momento, il vero nodo da sciogliere è quello del candidato. Se Gasbarra non accettasse, due ipotesi: Ignazio Marino, al di là delle sue smentite, oppure Fabrizio Barca. Ovviamente senza primarie.

Gasbarra, Barca e Marino. Tre nomi sicuramente buoni, personalmente non entusiasmanti. L’unico comunque veramente collegato al territorio, cittadino romano e già presente da anni nella Capitale è Enrico Gasbarra. Vicesindaco con Veltroni, Presidente della Provincia di Roma dal 2003 al 2008, a mio giudizio è il naturale candidato alla carica di Sindaco. C’è un però. Si è sempre tirato indietro nel momento delle scelte importanti. Già nel 2008 era stato proposto come successore di Veltroni ma volle puntare ad un seggio parlamentare. Nelle regionali 2010 non scese in campo, costringendo il PD a rincorrere la Bonino.  Anche questa volta rinuncerà?

Una domanda finale, il CentroSinistra sta decidendo ancora una volta di regalare la Capitale alla destra? Vogliamo far vivere a Roma altri cinque anni bui come quelli appena trascorsi? Fatevi tale domanda, cari dirigenti democratici.

L’Unità ci manda in prima pagina…


Naturalmente sto scherzando. Mi fa solo piacere sottolineare che l’Unità, per presentare i candidati al Congresso, abbia utilizzato una immagine, raffigurante i tre, creata da me per il mio speciale dedicato alla assise democratica.

Tutto qui. Grazie all’Unità per aver ritenuto buona la mia grafica.

candidocongresso

Bindi a Rutelli. Il PD è anche di Sinistra, se non ti piace …vattene


La difesa del segretario uscente: nessuno può dire ad altri di andarsene

Bindi vs Rutelli, Franceschini: «allibito»

La «pasionaria» del Pd all’ex sindaco di Roma: il partito è anche di sinistra, se non ti va accomodati altrove

MILANO – Acque sempre agitate nel Pd mentre entra nel vivo la battaglia pre-congressuale. Francesco Rutelli esprime dubbi su un partito che possa essere considerato di sinistra. Rosy Bindi – oggi schierata con Pierluigi Bersani assieme all’altro ex dei Popolari Enrico Letta – gli manda a dire che se non gli piace l’idea di un partito in cui anche la sinistra possa riconoscersi può anche trarne le conclusioni, ovvero accomodarsi altrove. E il segretario uscente, Dario Franceschini, si dice a sua volta «allibito» dalle parole della Bindi, pronunciate nel corso di un’intervista alla Stampa. E ammonisce: «Dobbiamo toglierci dalla testa quell’idea pericolosa per la quale c’è qualcuno che vince e gli altri stanno fuori».http://www.corriere.it/politica/09_luglio_25/franceschini_pd_bindi_rutelli_a8a8fc8a-7932-11de-a96f-00144f02aabc.shtml

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Grande Rosy Bindi. Ha detto ciò che tanti elettori del PD pensano da tempo. Rutelli è oramai un corpo estraneo al partito. Vada via, vada nell’Udc o direttamente nel PDL. Bersani, di cui Bindi è sostenitrice, guadagna punti con queste dichiarazioni.