Grandi “vecchi”


La generazione più martoriata dal virus porta sulle spalle il peso della saggezza e della memoria. Nella foto, due grandi “vecchi” che camminano, soli, verso l’altare. Quello religioso, della Fede e della misericordia. Quello laico, della Patria e della Storia.

Immagini che resteranno come simbolo di questo periodo epocale.

#Crisidigoverno: #consultazioni terminate, #Mattarella parla alle ore 20 ?



Fine delle consultazioni. Di Maio non nomina il PD e rilancia dieci punti per l’Italia. In mattinata il PD aveva dettato cinque punti per fare il governo. Non sembrano, al momento, esserci le condizioni per creare una maggioranza giallorossa. Mattarella si è preso due ore per riordinare le idee e sentire bene le parti. Parlerà tra poco. Il barometro della crisi si sposta verso le elezioni. Salvo ulteriori sorprese.

#Salvini,#DiMaio, #Mattarella: strategie per provocare o evitare la crisi di governo


50 miliardi. Il numero magico che fa tremare i polsi alla maggioranza di governo. 50 miliardi è l’ammontare, approssimativo (e con stima in difetto), della prossima manovra finanziaria. Tanto serve per poter finanziare il reddito di Cittadinanza pentastellato (4-8 miliardi), Quota 100 (5-8 miliardi) e flat tax leghiste (12-15 miliardi) a cui vanno aggiunti i 25 miliardi per evitare l’aumento Iva dal 22 al 24%, che scatterebbe in caso di mancate coperture alle clausole di salvaguardia previste ogni anno nella manovra di bilancio.

Riuscirà il governo a far quadrare i conti? Appare molto chiaro che per poter evitare una manovra mostro da decine di miliardi si dovrà rinunciare ad uno o più dei provvedimenti simbolo della maggioranza gialloverde oppure il peso di tali leggi ricadrà su tutti gli italiani grazie all’aumento dell’Iva, costo che graverà principalmente sui redditi medio bassi, quelli teoricamente ‘nei pensieri’ di Salvini e Di Maio.

Come poter uscire da una situazione così difficile? Mandando all’aria il governo, andando ad elezioni entro settembre/ottobre ed evitando di intestarsi una manovra dolorosa.

Salvini, sicuro vincitore alle prossime elezioni, potrà contare su una maggioranza nuova, coesa e pronta ad instaurare una battaglia strategica con Bruxelles, per procrastinare l’inevitabile salasso. Di Maio potrebbe provare a ricostruirsi una ‘verginità’ politica dall’opposizione. Zingaretti infine avrebbe la possibilità di sfruttare il treno elettorale per ripulire il parlamento dai renziani, contribuendo a far eleggere deputati e senatori della sua area politica. Tutti contenti quindi? Forse, tranne uno. Sergio Mattarella.

Il Presidente della Repubblica, che non ha interessi politici in ballo, punta solo alla stabilità finanziaria e politica e possibilmente a cedere lo scranno del Quirinale a Mario Draghi e non ad un rappresentante della futura maggioranza sovranista Salvini-Meloni. Riuscirà nell’intento? Lo scopriremo nelle prossime settimane…Stay tuned

Fonti:

HBRItalia
Panorama
IlSole24Ore
QuiFinanza

#Crisi drammatica: #Conte rinuncia, #Mattarella chiama #Cottarelli, ira #Di Maio- #Salvini


 

Tre giorni tra i più drammatici della Repubblica.

Domenica

Salvini e Di Maio non cedono su Savona all’Economia, Mattarella non cede nel chiedere la sua testa e di conseguenza la lista dei ministri del governo Conte viene respinta. Ira di 5 stelle e Lega, Di Maio evoca l’impeachment per il Capo dello Stato. Mattarella chiama Cottarelli al Quirinale per l’incarico di Premier.

Lunedì

Cottarelli riceve l’incarico mentre borsa e spread sono in sofferenza. Annuncia che se otterrà la fiducia si farà la finanziaria e si voterà ad inizio 2019, in caso si non fiducia al voto tra settembre ed ottobre. Il differenziale schizza sopra i 250 e piazza affari crolla. Continuano le polemiche su Mattarella. Di Maio invita a manifestare per il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica. Salvini lo segue, invitando il 2 ed il 3 gli italiani in piazza. Il Pd risponde indicendo una manifestazione di solidarietà con il capo dello Stato per il 1° giugno.

Martedì

Mercati agitati, lo spread in mattinata sopra i 300 punti, Milano in caduta libera. Il PD annuncia astensione sul governo Cottarelli che, quindi, non avrà alcuna forza politica pronta a votare la fiducia. In Senato inizia il ‘processo’ a Mattarella, con i 5 stelle che accusano e la Presidente Casellati che fatica a tenere l’aula. Nel frattempo quasi tutte le forze politiche iniziano a paventare elezioni a fine luglio. Cottarelli arriva al Quirinale ma al contrario di come si attendeva, non scioglie la riserva e prende altro tempo per consegnare la lista dei Ministri. Voci dicono di difficoltà a reperire personalità disposte a fare il ministro solo per poche settimane.

E domani si annuncia un’altra giornata di fuoco, per un fase drammatica che l’Italia non ricordava forse dagli anni di piombo.

Verso un governo 5 Stelle – Lega?


Tanto tuonò che piovve. La mossa della disperazione di Mattarella, ovvero varare un governo del Presidente per gestire il 2018 oppure per andare al voto entro qualche settimana senza Gentiloni a Palazzo Chigi, ha avuto il suo effetto. Far nascere la possibilità di un governo Di Maio-Salvini. Con il placet di Berlusconi, la Lega ha potuto iniziare un dialogo stretto con i grillini ed il patto per l’esecutivo sembra essere vicino. Ieri poi per Berlusconi c’è stato il colpo di teatro, ovvero la cancellazione della incandidabilità. Il Cavaliere torna a pieno titolo nell’agone politico e già qualcuno parla di dimissioni di un parlamentare forzista per consentire la sua elezione ed il contemporaneo ritorno in Parlamento.

Il nuovo scenario ha reso euforico il leader di Forza Italia, che guarda con rinnovato ottimismo al futuro e crede di poter far ‘schiantare’ l’alleato Salvini ed il rivale Di Maio. Il governo nascente, già redarguito da Mattarella, potrebbe durare poco. Questo si augura Berlusconi. E questo si augura anche Renzi. I due grandi sconfitti del 4 marzo confidano nel fallimento dell’alleanza grillin-leghista per potersi riproporre agli elettori come ‘usato sicuro’. Ben presto sapremo chi avrà ragione.

Rassegna stampa della ‘Crisi’: tra Renzi, Renzi bis, Padoan, Gentiloni etc


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Una mini rassegna stampa della ‘crisi’. Articoli di Repubblica, La Stampa e Il Corriere della Sera. Varie le ipotesi allo studio. Tra le preferenze di Mattarella, quelle di Renzi e le manovre interne al PD.

La prima ipotesi di Mattarella: Renzi in sella ed elezioni entro pochi mesi con nuova legge elettorale

Rinviare Renzi alle Camere per verificare se ha ancora la fiducia e dunque una maggioranza. Con un impegno solenne. Il nuovo giro di giostra ha una scadenza molto ravvicinata: la sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum, il 24 gennaio. E se il pronunciamento dei giudici riscrive una legge elettorale immediatamente utilizzabile, si scivola velocemente verso le elezioni anticipate. Anche ad aprile.

Al Quirinale, sebbene le consultazioni non siano mancora entrate nel vivo, si ragiona su questa ipotesi. Che contiene una notizia buona e una cattiva per Matteo Renzi. La buona è che il suo ritorno a Palazzo Chigi si reggerebbe su un “patto istituzionale” per andare molto presto alle urne. Anche nel caso si dovesse mettere mano alla legge elettorale con un ritocco o con un’armonizzazione delle regole di voto per Montecitorio e Palazzo Madama. Sarebbe comunque l’ex premier a gestire la partita. La cattiva è che un ritorno immediato sulla poltrona di presidente del Consiglio gli farebbe pagare un carissimo prezzo di immagine rispetto agli elettori, lo esporrebbe alla caricatura del Rieccolo, il soprannome affibiato all’eterno Amintore Fanfani. Per questo, Renzi continua ad avere mille dubbi.

È sempre possibile che questo disegno subisca delle variazioni, che qualche risposta positiva su una legge elettorale da farsi ex novo possa arrivare. A quel punto il Partito democratico ha i nomi per uscire dalla crisi. Il preferito di Renzi è il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Seguito da Pier Carlo Padoan. Molto dietro Graziano Delrio che secondo i renziani farebbe ombra al leader dem. Tagliato fuori invece Dario Franceschini.

http://www.repubblica.it/politica/2016/12/09/news/ancora_renzi_solo_per_votare_prima_opzione_del_quirinale_se_fallisce_in_pole_gentiloni-153742691/

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Seconda ipotesi: un governo fino all’estate

l’idea ormai maturata nello studio del capo dello Stato è che nessuno crede davvero che da questo passaggio possa nascere un governo con un orizzonte esteso fino alla scadenza naturale della legislatura, nel 2018. Un limite cui si starebbe rassegnando anche lo stesso Mattarella (per quanto il Colle non può mai battezzare esecutivi a scadenza, perché sarebbero incostituzionali), dando per scontato che nessun premier che si senta in corsa per qualcosa si intesterebbe in autunno la manovra finanziaria lacrime e sangue da più parti indicata come inevitabile.

http://www.corriere.it/la-crisi-di-governo//notizie/ipotesi-un-governo-334888c8-bd8d-11e6-bfdb-603b8f716051.shtml

Asse Franceschini-Bersani in chiave anti-renziana?

Ma deve fare i conti soprattutto con la novità che temeva e della quale lui stesso non ha ancora tutte le coordinate: è in atto un autentico terremoto all’interno del Pd. Un terremoto destinato a ridisegnare la geografia del partito. Per effetto di una doppia novità. La prima: una parte della maggioranza «renziana» – la corrente di Dario Franceschini e quella del Guardasigilli Andrea Orlando – ha fatto un passo di lato, rompendo politicamente con il segretario-presidente. Rottura significativa perché le due correnti hanno una forte presenza nei gruppi parlamentari, tanto è vero che sono «franceschiniani» entrambi i capigruppo, quello dei deputati Ettore Rosato e quello dei senatori Luigi Zanda

Ma la seconda novità è la più corposa, la più pericolosa per Renzi: il duo Franceschini-Orlando ha stabilito in queste ore un patto di consultazione con la minoranza che fa capo a Pier Luigi Bersani e anche, ecco l’ultima sorpresa, con Massimo D’Alema, molto attivo nella cucitura

http://www.lastampa.it/2016/12/09/italia/politica/pd-patto-tra-le-minoranze-antivoto-cos-matteo-si-ritrova-accerchiato-3CDGbDLKunV4kDYUxPpBRL/pagina.html

Partito Democratico o Partito Renziano?

Il leader è a Pontassieve (dovrebbe tornare a Roma oggi pomeriggio) e il Partito democratico si interroga sulle sue mosse future. Lo fanno anche i renziani che ieri erano particolarmente interessati a un sondaggio di Nicola Piepoli, secondo il quale un partito dell’ex premier avrebbe più consensi del Pd. È un’idea che stuzzica una fetta dei sostenitori del segretario. Per intendersi, quella che vede con maggior fastidio le manovre di Franceschini e compagni. Il «capo», però, almeno per ora, continua a guardare dentro i confini del Pd, tant’è vero che sta già preparandosi al Congresso, che vorrebbe tenere «subito», per «rimettere le cose a posto» e poi «rilassarmi un annetto e prepararmi alla sfida delle prossime elezioni».

E se Renzi rimanesse a palazzo Chigi?

Ma potrebbe esserci un altro scenario nel futuro dell’ex premier, soprattutto dopo le dichiarazioni di ieri di Luigi Di Maio, il quale ha detto che pur di andare alle elezioni i Cinque stelle sarebbero disposti ad arrivare al voto con il governo Renzi. Già, si sta parlando della possibilità che il segretario del Pd resti in carica. In quel caso Franceschini dovrebbe accodarsi, anche perché, secondo Renzi, non ha comunque la maggioranza dei gruppi parlamentari, tanto più dopo che Orlando non ha accettato la sua proposta di fare asse per stringere in un angolo il segretario. «Conviene a tutti fare gioco di squadra, sopratutto a chi ora è ministro», commenta il leader con i suoi.
Ma quello della sua permanenza a Palazzo Chigi è uno scenario di cui al momento il segretario non vuole parlare. Eppure c’è.

http://www.corriere.it/la-crisi-di-governo/notizie/faccio-quel-che-serve-colle-f08e188e-bd84-11e6-bfdb-603b8f716051.shtml

Governo Franceschino o Renzi bis?

Con i suoi cento parlamentari, tra cui i due capigruppo Rosato e Zanda, il ministro della Cultura e leader di Areadem ha dalla sua parte la maggioranza dei gruppi: un peso destinato a crescere a vista d’occhio, tanto che qualcuno già ne pronostica 130. Sulla carta dunque, Renzi è in minoranza. L’abbandono è stato repentino come lo era stato l’avvicinamento al nuovo capo, dopo la vittoria alle primarie. I franceschiniani prestati al renzismo sono tornati a essere franceschiniani e basta, lasciando all’inquilino del Nazareno forse meno di cinquanta deputati. Le cronache parlamentari li raccontano attovagliati tre sere fa in un’osteria romanesca tra Camera e Senato, su invito dei due toscani che si spartiscono la guida dei «falchi»: Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Con loro, in ordine sparso, Alessia Morani, Davide Ermini, Alessia Rotta, Francesco Bonifazi. Nel menu tonnarelli cacio e pepe, tiramisù e un bel governo Renzi bis. Sempre a tavola hanno imbastito la linea i seguaci di Bersani e Speranza, tanto che da domenica sera nel Pd si litiga su se e quanto i parlamentari della minoranza abbiano alzato i calici, domenica a casa di Guglielmo Epifani. Bersani era a Piacenza, ma di certo il suo cuore era a Roma con i compagni, che ora guardano a un governo Franceschini senza alzare troppo il sopracciglio.

http://www.corriere.it/la-crisi-di-governo//notizie/valzer-correnti-pd-stringe-leader-17e35e26-bd8f-11e6-bfdb-603b8f716051.shtml