I Presidenti: Giorgio Napolitano (2006-2015), da ‘notaio’ a ‘Re’ rieletto


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Giorgio Napolitano
(1925)

Presidente dal 2006 al 2015

Quirinale - Consultazioni

Ed eccoci arrivati all’ultimo numero della nostra rubrica. L’elezione del nuovo Capo dello Stato, ad inizio 2006, si presenta non semplice e scontata. L’Unione di CentroSinistra guidata da Romano Prodi ha vinto, di poco, le elezioni politiche ed ha una maggioranza quasi inesistente al Senato. Berlusconi ha fatto di tutto per non cedere il potere, dopo cinque anni di dominio, ha gridato ai brogli, al colpo di stato, ha presentato ricorsi. Tra i due poli quindi non c’è un bel clima.

Rifondazione comunista ottiene la Presidenza della Camera, con Fausto Bertinotti. L’ala democristiana il Senato, con Franco Marini. Ai DS non rimane che chiedere il Quirinale. Si parla di Massimo D’Alema. Anche Berlusconi sarebbe disponibile alla sua elezione, contando su un possibile periodo di ‘distensione’. L’opposizione nasce però nell’ala moderata dell’Unione e tra le fila di An e Udc. Ci si allontana quindi da una candidatura condivisa, alla ‘Ciampi’. Proprio il Presidente uscente declina la possibilità, ventilata dal centrodestra, di una rielezione ‘a tempo’ come garante di tutto il Parlamento. Si fa largo così la candidatura di Giorgio Napolitano:

A questo punto il Pdl propone Amato o Marini, ma i Ds si impuntano: se non vogliono D’Alema, devono accettare un altro ex-Pci. Nei primi tre scrutini il centrosinistra vota scheda bianca, il centrodestra per Gianni Letta e poi bianca, inoltre ci sono voti sparsi per Franca Rame (Idv) e Umberto Bossi. Alla quarta votazione, il centrosinistra presenta la candidatura di Giorgio Napolitano, che viene eletto con 543 voti, 38 in più del quorum richiesto.

Chi era Giorgio Napolitano? Ex Presidente della Camera, ex Ministro degli Interni, da sempre rappresentante dell’ala ‘destra’ del PCI:

Napoletano, classe 1925, è l’ultimo in attività tra gli esponenti storici del Partito Comunista italiano, e tra i più stimati anche nello schieramento avversario. Pochi mesi prima dell’elezione, Ciampi lo ha nominato senatore a vita, atto che viene letto come una sorta di investitura. In Parlamento quasi ininterrottamente dal 1953, Napolitano è stato per decenni l’esponente di spicco dell’ala destra del Pci, quella chiamata “migliorista”, che voleva avvicinare il partito alla socialdemocrazia occidentale, togliendolo dal raggio d’influenza dell’Urss e spingendo per un dialogo con il Psi e la Dc. Famosi, su questo punto, i suoi dissensi con Enrico Berlunguer.Per anni è stato il “ministro degli Esteri” del Pci

Il nuovo Presidente nomina Romano Prodi come Premier nel 2006. Assiste alla crisi del 2007, poi rientrata ed infine è costretto ad accettare le dimissioni di Prodi, dopo la sfiducia di inizio 2008 per via della defezione dell’Udeur. Da sempre contro il ‘Porcellum’, Napolitano prova ad affidare un mandato esplorativo al Presidente del Senato Franco Marini proprio per varare un governo che riformi la legge elettorale. Marini fallisce, si va quindi alle elezioni, stravinte da Berlusconi. Per il Presidente inizia così la ‘fase Ciampi‘, ovvero quella della ‘moral suason’ verso il Governo del Cavaliere:

Seguendo l’esempio di Ciampi, Napolitano tenta la strada della moral suasion e proprio come il suo predecessore riesce a irritare il centrodestra senza però frenare le leggi più discusse.

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Il mandato di Napolitano sembra procedere in continuità con quello di Carlo Azeglio Ciampi. Una coabitazione forzata con il Centrodestra ed una attenzione particolare alla Patria, culminata con le celebrazioni per il 150 anniversario della Unità d’Italia, iniziati nel 2011. Proprio sul finire dell’anno però, a causa dell’esplosione della crisi economica e del logoramento della maggioranza di governo, Napolitano imprime una accelerata alla fine dell’esecutivo di Silvio Berlusconi:

il governo Berlusconi è indebolito dalle defezioni e soprattutto dal discredito internazionale e Napolitano riesce a condurre in porto le dimissioni del Cavaliere costruendo un governo tecnico di larghe intese guidato da Mario Monti, che Napolitano ha appena nominato senatore a vita.

Il Capo dello Stato gioca un ruolo molto importante nella nascita e nell’avvio del Governo di Mario Monti tanto che in un editoriale del 2 dicembre 2011, il New York Times attribuisce al Presidente Napolitano il soprannome di “Re Giorgio”, riferendosi a Giorgio VI del Regno Unito, per rimarcare la difesa delle istituzioni italiane durante una delle crisi economiche più gravi dal dopoguerra.

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A fine 2012, Monti viene sfiduciato da Berlusconi ed annuncia la sua candidatura a guida del terzo polo di centro, in parte deludendo gli auspici di Napolitano stesso che avrebbe preferito un ruolo superpartes per il Premier tecnico da lui scelto l’anno prima.

Le elezioni anticipate del febbraio 2013 si concludono senza vincitori ma con una prevalenza del Centrosinistra di Pierluigi Bersani. Napolitano gli affida un incarico ‘esplorativo’ che si rivela infruttuoso. Si avviano quindi le elezioni del nuovo Capo dello Stato.

Il segretario del PD Bersani si accorda con Berlusconi per l’elezione di Franco Marini al Quirinale. Tale decisione spacca il Partito Democratico e nelle prime votazioni Marini non ottiene il quorum necessario per essere eletto. Il ritiro della sua candidatura lascia campo a Romano Prodi, il padre dell’Ulivo e del PD. Anche lui viene però boicottato da parte del partito, provocando le dimissioni di Bersani dalla segreteria e lasciando nel caos l’intero Parlamento.

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Il 20 aprile 2013, vista la difficile situazione, un ampio schieramento parlamentare chiede a Giorgio Napolitano la disponibilità ad essere rieletto come Presidente della Repubblica. Egli accetta e viene così riconfermato, alla sesta votazione, con 738 voti su 997 votanti dei 1007 aventi diritto. Giorgio Napolitano è quindi il primo Presidente della Repubblica rieletto per una seconda volta.

Nel discorso di insediamento, il Capo dello Stato lega la sua permanenza al Quirinale alla realizzazione delle Riforme istituzionali necessarie a far ripartire il Paese. Qualche giorno dopo nomina Enrico Letta, vicesegretaio Pd, alla Presidenza del Consiglio. Nasce un governo di grande coalizione che vede una maggioranza ampia, dal PD al PDL passando per il polo centrista di Scelta Civica. Durerà poco. A fine anno Berlusconi ritirerà la fiducia al governo, l’ala governista del PDL, guidata da Alfano, rimarrà con Letta. Nel frattempo Matteo Renzi viene eletto segretario PD. Ad inizio 2014 il segretario PD sfiducia il Presidente del Consiglio, che si dimette. Napolitano nomina Matteo Renzi alla Presidenza del Consiglio.

Nell’anno di governo di Matteo Renzi, seppur con difficoltà, le Riforme costituzionali procedono e la nuova legge elettorale concordata tra PD e Berlusconi sembra in dirittura d’arrivo. Giorgio Napolitano annuncia le dimissioni nell’ultimo discorso di fine anno, il 31 dicembre 2014. Le formalizzerà il 15 gennaio 2015, lasciando il Quirinale dopo quasi nove anni di mandato.

Le statistiche della Presidenza Napolitano:

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Fonti:
http://www.polisblog.it/post/77197/i-presidenti-della-repubblica-giorgio-napolitano-2006-2013
Wikipedia
Statistiche tratte da L’Espresso

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Il Governo Renzi, la lista dei Ministri


++ Governo: Napolitano conferisce incarico a Renzi ++

Renzi senza voce. Vuol dire che ha parlato molto, se non discusso, con Napolitano. Probabilmente sul Ministero degli Esteri, vincendo la battaglia e promuovendo la fedelissima Mogherini.

Un governo mediocre. Madia, Boschi, Mogherini sono state promosse solo perchè renziane. Alfano agli Interni grida vendetta. Orlando alla Giustizia poi.

Ecco la squadra:

Economia: Padoan (Presidente Istat, ex Presidente fondazione ‘dalemiana’ Italianieuropei)

Interni: Alfano (Ncd, riconfermato)

Lavoro: Poletti (Presidente Legacoop, che voleva meno tasse su lavoro ed imprese e più tasse su redditi e patrimonio)

Giustizia: Orlando (Pd)

Esteri: Mogherini (Pd, renziana)

Difesa: Pinotti (Pd, sottosegretario uscente)

Istruzione: Giannini (Segretaria Scelta Civica, linguista, ex rettore Università per Stranieri di Perugia)

Sviluppo Economico: Guidi (Presidente giovani Confidustria, si era parlato di lei come volto nuovo per Forza Italia)

Cultura: Franceschini (Pd, Ministro uscente per i Rapporti con il Parlamento)

Salute: (Ncd, riconfermata)

Trasporti: Lupi (Ncd, riconfermato)

Riforme: Boschi (Pd, fedelissima del Premier)

Ambiente:  Galletti (Udc)

Agricoltura: Martina (Pd)

Pubblica Amministrazione: Madia (Pd, renziana)

Affari Regionali: Lanzetta (Pd, ex Sindaco antimafia)

Sottosegretario alla Presidenza: Delrio (Ministro uscente per gli Affari regionali, fedelissimo del Premier)

Grillo 2011: “Napolitano cacci Berlusconi”, ora lo accusa di averlo cacciato


Estate 2011. Il Governo Berlusconi traballa, crisi tra Lega e Pdl, impossibilità di varare una manovra credibile. Inizia la speculazione finanziaria, lo spread sale. Grillo scrive:

«Lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi». (Beppe Grillo, 30 luglio 2011)

Napolitano sostituisce Berlusconi con Monti. Ed ora Grillo cambia idea e scrive:

Berlusconi era allora un presidente del Consiglio regolarmente eletto, non era ancora stato condannato e fatto decadere. Fu sostituito con un tecnocrate scelto da Napolitano senza che il Parlamento sfiduciasse il governo in carica. Oggi, dopo due anni e mezzo, sappiamo che lo spread non ha (né aveva) nulla a che fare con l’economia reale. Infatti lo spread è sceso mentre l’Italia è in profonda recessione, stiamo molto peggio del 2011. Sappiamo anche che un Presidente della Repubblica ha svolto funzioni che non gli sono attribuite dal suo incarico senza che gli italiani ne fossero informati.

Ipocrita ed opportunista. La rete, la sua ‘cara’ rete, non dimentica però…..

Messaggio di fine anno: Napolitano annuncerà le dimissioni?


E’ un’indiscrezione clamorosa quella che riguarda il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, filtrata a poche ore dalla vigilia di Capodanno: il Capo dello Stato potrebbe lasciare il Quirinale annunciando le sue dimissioni nel consueto messaggio di fine anno agli italiani. I rumors sul possibile passo indietro del Presidente della Repubblica sono stati lanciati dalle pagine del Corriere della Sera: una decisione che scatenerebbe un terremoto politico proprio a ridosso del nuovo anno. Fonte

Sarebbe una mossa incomprensibile, ragionando per logica. A gennaio dovrebbe essere varato un nuovo patto di maggioranza per riformare la Legge elettorale ed avviare le riforme costituzionali e del lavoro.

Il secondo mandato di Napolitano era si legato alle larghe intese con Berlusconi, fallite qualche settimana fa. Ciò non toglie che il Governo Letta riceverebbe un colpo quasi mortale qualora venisse a mancare lo ‘scudo Presidenziale’. Una decisione del genere ha quindi poco senso.

In caso di nuova elezione spero si converga sul nome di Romano Prodi.

Renzi, Letta, Berlusconi, Grillo, Napolitano ed i Cinesi. La ‘settimana’ n.6


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  • Ex di (in)successo. Cari ex comunisti, che effetto fa vedere sfilare sul palco della assemblea del proprio partito, da posti di potere, un socialista (Epifani) e due democristiani (Letta e Renzi)? Per voi solo posti in platea, oramai. Fatevele due domande.
  • Incompatible. Parte la canzone che accompagna Renzi sul palco dell’ assemblea Pd (dei Negrita). Tra me penso ‘ma proprio sta lagna dovevano scegliere?’ . L’aveva scelta lui. Appunto. Incompatibili, anche dal punto di vista musicale.
  • La politica del maglione. Letta si presenta alla assembla Pd con il maglione, distinguendosi da Renzi e soci, in giacca e cravatta. Lui è ‘uomo del fare, non dell’ apparire’. A me invece ricorda quello di Marchionne.
  • Gli Incredibili. L’Italia è l’unico Paese occidentale in cui un ex Premier può dire che se lo arrestano scatta ‘la Rivoluzione’ e nel quale un leader politico può scrivere una ‘lettera di stampo eversivo’ alle Forze dell’ordine.
  • Capo dello Stato cercasi. Invece di far politica un giorno si e l’altro pure, Napolitano dica qualcosa sulle minacce al Pm Di Matteo e sugli scontri creati dal popolo dei forconi. Faccia il Presidente!
  • Luna Gialla. I Cinesi sbarcano sulla Luna. Quella contraffatta. Dagli Americani nel 1969.

 

Letta non durerà, è questione di statistica


Napolitano deve capire una cosa. Il Governo Letta non può durare più di qualche mese. A cinque mesi dalla nascita è gia ampiamente logorato da lotte intestine. Berlusconi arrivò a questi livelli dopo due anni (ed il governo sopravvisse un altro anno e mezzo solo grazie a Scilipoti e soci), Prodi iniziò ad implodere verso il nono mese (e cadde al 19esimo), Monti raggiunse tali vette di logoramento verso la fine dell’estate del 2012 (qualche mese dopo Berlusconi gli ritirò la fiducia).

E’ semplice statistica. Un governo cosi pieno di polemiche non sopravviverà più di alcuni mesi. Le strade sono quindi due. Varare la legge elettorale in parallelo con quella di stabilità e poi andare al voto con questo governo o farne un altro con i due punti di cui sopra. Non si può fare altro, il tergiversare di Letta per incompatibilità tra PD e PDL ha già fatto molti danni.

Se poi Napolitano si dimettesse, sarebbe una cosa buona e giusta.