Elezioni Usa: esistono anche le Primarie democratiche ed Obama le sta stravincendo


Ebbene si, non esistono solo le primarie del Partito Repubblicano. Anche se il Presidente in carica intende ripresentarsi per un secondo mandato, deve comunque concorrere nelle elezioni primarie. Obama le sta stravincendo:

Il Post. Non esistono candidature di diritto alla presidenza, negli Stati Uniti, e chi vuole candidarsi all’interno di un partito deve seguire l’iter prestabilito: prima le primarie, poi la convention, poi la candidatura (le primarie si possono aggirare candidandosi da indipendenti). Barack Obama quindi è candidato alle primarie democratiche, e come lui altri 32 candidati: di questi, 3 sono riusciti a raccogliere firme e documentazioni necessarie a presentare la propria candidatura in cinque stati, Missouri, Oklahoma, New Hampshire, Louisiana e Texas. I tre candidati sono Darcy Richardson, attivista di sinistra, secondo cui la rielezione di Obama sarebbe “un quarto mandato della presidenza Bush”; Vermin Supreme, artista e già candidato alle elezioni del 2004 e del 2008; Randall Terry, attivista antiaborto. Ai caucus democratici dell’Iowa hanno partecipato circa 25.000 persone, il 98 per cento di queste ha scelto Obama, il 2 per cento si è astenuto o ha votato altri candidati. Alle primarie democratiche in New Hampshire sono andate a votare poco più di 50.000 persone: l’81,9 per cento ha scelto Obama, gli altri voti si sono persi tra schede irregolari o bianche e candidati minori. Finora Obama ha conquistato tutti i delegati a disposizione. In questo caso, insomma, le primarie democratiche saranno sicuramente una formalità: lo staff di Obama le sta utilizzando per mobilitare militanti, aprire comitati e raccogliere fondi in vista delle elezioni presidenziali di novembre.

Non sempre, però, per il Presidenti in carica fu facile ‘vincere’ le primarie del proprio partito:

Quattro presidenti uscenti si sono visti negare la nomination dagli elettori del loro partito: il democratico Franklin Pierce, nel 1857; Millard Fillmore, del partito Whig, nel 1853; il democratico Andrew Johnson nel 1868; il repubblicano Chester A. Arthur nel 1885. Di questi quattro, solo Pierce era stato direttamente eletto alla presidenza: gli altri tre erano arrivati alla Casa Bianca a causa della morte del presidente eletto. In altre occasioni le elezioni primarie sono state comunque decisive nella mancata candidatura o rielezione di presidenti uscenti. Lyndon Johnson nel 1968 si era candidato alla rielezione e inizialmente era stato sfidato alle primarie da Eugene McCarthy: dopo una vittoria di stretto margine in New Hampshire e la candidatura di Robert Kennedy, decise di ritirarsi. Ancora: nel 1951 il Congresso americano aveva deciso di porre nella Costituzione un limite di due mandati consecutivi per ogni presidente, esentando però da questa norma il presidente in carica all’epoca, Harry S. Truman. Questo aveva già fatto due mandati e nonostante una grave impopolarità nel 1952 si candidò a un terzo mandato, ritirandosi dopo aver perso le primarie del New Hampshire contro il senatore del Tennessee Estes Kefauver.

Negli ultimi quarant’anni soltanto tre presidenti non sono riusciti a ottenere un secondo mandato: Gerald Ford, Jimmy Carter e George H. W. Bush. E questi tre presidenti hanno qualcosa in comune: tutti e tre per ottenere la nomination hanno dovuto sfidare e sconfiggere avversari piuttosto impegnativi. Gerald Ford nel 1976 fu sfidato dall’allora governatore della California Ronald Reagan. Jimmy Carter nel 1980 fu sfidato da Ted Kennedy e dall’allora e tutt’ora governatore della California Jerry Brown. George H. W. Bush nel 1992 fu sfidato da Pat Buchanan, popolare opinionista ultraconservatore. Queste tre competizioni andarono in modo piuttosto diverso tra loro. Reagan arrivò vicinissimo a strappare la nomination a Ford, che ebbe la meglio solo alla convention. Carter ottenne il 51 per cento dei voti, ma Ted Kennedy non ritirò mai la sua candidatura e soltanto alla convention dette proprio il sostegno al presidente uscente. Bush vinse facilmente contro Buchanan, ma nella sua candidatura confluì un pezzo del malessere diffuso tra i repubblicani. Tutti e tre uscirono dalle primarie vincenti ma logorati, e questo contribuì a far perdere loro la rielezione.

Caucus Iowa: Romney vince di misura, sorpresa Santorum


Nell’immagine, da sinistra, Romney, Paul e Santorum

I risultati dei caucus in Iowa:

Mitt Romney e Rick Santorum quasi pari con il primo che vince per soli 8 voti. Terzo Ron Paul con il 21%,  Newt Gingrich si ferma intorno al 13%, Rick Perry arriva appena al 10, Michelle Bachmann è lontanissima, con il 5%. La Beachmann ha poi annunciato il ritiro.

Una breve analisi de Il Post relativa ai primi tre candidati:

Gli sfidanti di Romney
Che il favorito per la vittoria finale fosse Mitt Romney era noto, per profilo politico, consenso popolare, forza economica e organizzativa. E sappiamo anche che Romney non era obbligato a vincere in Iowa, per la strategia che si è dato, quanto in New Hampshire. Oggi abbiamo anche la conferma di un’altra cosa nota, riguardo Romney, cioè della sua difficoltà a sfondare nell’elettorato più conservatore. Non è detto che sia una cosa negativa, vista la necessità per Romney di attrarre anche indipendenti e democratici delusi, se vorrà battere Obama, ma potrebbe rendere difficoltosa la conquista della nomination. Oggi sappiamo con chi Romney dovrà vedersela: con Rick Santorum, con Ron Paul e – un po’ meno – con Newt Gingrich.

Le speranze di Santorum
Chiunque abbia seguito un minimo Rick Santorum negli ultimi anni probabilmente non si sarebbe mai aspettato di vederlo seriamente in corsa per la nomination. Santorum è un estremista religioso, noto più per le sue sparate contro gli omosessuali che per le sue proposte politiche. A un certo punto i sondaggi lo davano all’ultimo posto, in Iowa. In attesa di capire meglio come si sia distribuito demograficamente il voto, di certo sappiamo che l’elettorato locale gli era favorevole (nel 2008 premiò Huckabee, altro candidato molto religioso e molto conservatore) e che aver battuto nell’ultimo mese tutte le 99 contee dello Stato di certo gli ha dato una mano. Santorum ha intercettato il consenso che nei mesi avevano conquistato e perso Bachmann, Perry, Cain e Gingrich, trovandosi nel posto giusto al momento giusto. Il problema di Santorum è che essendosi concentrato sull’Iowa oggi si trova privo o quasi di strutture e risorse organizzative negli altri Stati, a cominciare dal New Hampshire. Per competere con Romney ha bisogno di trarre il massimo dal buon risultato di stanotte, soprattutto dal punto di vista economico, e cominciare a spendere.

Ron Paul ha già finito?
Viceversa, nel caso di Ron Paul il risultato dell’Iowa potrebbe decretare l’inizio della fine. Già da qualche giorno i sondaggi avevano visto la progressiva erosione dei suoi consensi.

I prossimi appuntamenti: il 10 gennaio in New Hampshire (primarie), il 21 in South Carolina (primarie), il 31 il primo grosso appuntamento in Florida (primarie), il 4 febbraio in Nevada (caucus).

Per gli amanti della statistica e della storia, quattro anni fa in Iowa vinsero Obama per il Dems e Huckabee per il Gop, Romney arrivò secondo. Uno dei primi articoli del Blog, datato 4 gennaio 2008 :

Obama ha ottenuto un risultato strepitoso conquistando il 37,6 per cento dei consensi degli elettori che si sono reacati ai caucus, mentre Edwards e Clinton sono finiti quasi alla pari (29,8 a 29,5).

Nella sfida tra i candidati del partito di Bush ha prevalso nettamente l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee che con il 34 per cento ha staccato il mormone Mitt Romney (25 per cento) e umiliato l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, finito soltanto sesto con un misero 4 per cento.