#Usa2016, pronostico: Clinton vince ma non trionfa


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#Usa2016. Il mio pronostico finale. Florida e North Carolina (con i dem leggermente in vantaggio secondo i media) li assegno a Trump, assieme all‘Ohio. 274 Grandi elettori a 264 per Hillary Clinton, che quindi vince la sfida ma non trionfa. Strascichi velenosi post-elettorali.

Usa 2012: la notte della verità, chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti?


Chicago o Boston, una di queste due città questa notte ospiterà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Dopo una campagna elettorale da 6 miliardi di dollari siamo arrivati al momento della verità. Obama e Romney attenderanno i risultati nei loro quartier generali. Il democratico in Illinois, il repubblicano nel Massachussetts.

The Huffington Post diffonde una grafica riepilogativa della distribuzione dei delegati (Grandi elettori) in base agli ultimi sondaggi.

Il Presidente uscente, secondo il sito, potrebbe già avere raggiunto quota 270 rappresentanti, per la precisione 277, necessari per essere rieletto. In Florida comunque è scontro sulle operazioni di voto, sono già attivi gli avvocati dei due schieramenti. Anche in Ohio ci sono lunghe file per votare. Se i due stati risulteranno decisivi per l’elezione, l’esito finale potrebbe non esserci questa notte ma nei prossimi giorni. La diretta de Il Post

Promemoria sulle elezioni Presidenziali:

Brevemente, le elezioni americane non sono ‘dirette’, il Presidente viene eletto tramite un ‘passaggio indiretto’. Ogni Stato ha un numero stabilito di delegati, chiamati ‘Grandi elettori’, che si riuniscono dopo le elezioni di novembre per ‘eleggere formalmente’ il nuovo Comandante in Capo. Il loro numero totale è di 538.  Gli abitanti dei vari Stati dell’Unione, durante l’Election Day, votano i candidati presidenziali, chi tra di loro arriva primo in uno Stato ‘vince’ però tutti i delegati dello stesso. Per diventare Presidente si devono ottenere almeno 270 delegati.

La diretta di Candido inizia alle ore 23.30 e si conclude all’1.30:

23.30

Raiuno con Vespa, La7 con Mentana, il Tg3 Linea notte e poi le reti all-news stanno seguendo ‘live’ l’andamento delle elezioni americane. Il timing per avere informazione sicure è il seguente:

1.00. Si sapranno i primi exti poll di Indiana, Kentucky,Virginia, Georgia, South Carolina e Vermont. La Virginia è ‘incerta’ ma vicina a Romney. I dati di questo Stato saranno determinanti per capire la ‘tendenza’.

1.30. Si sapranno i risultati di Ohio, North Carolina e West Virginia. La North Carolina è attribuita a Romney, seppure non con sicurezza. I dati dell’Ohio, sempre che ve ne siano vista l’incertezza sul vincitore, potranno dare un quadro piu completo di come stanno andando le elezioni.

2.00. Arriveranno notizie da Florida, New Hampshire e Pennsylvania. Entro le due e mezza quindi potremmo capire chi sarà il prossimo Presidente, questo se non vi saranno Stati ‘too close to call’, troppo incerti per essere ‘assegnati’. In quel caso si dovrà attendere l’alba.

00.10

Kentucky ed Indiana vanno a Romney. Il New Hampshire ad Obama.

01.00

Vermont ad Obama, Virginia è ‘pari’, secondo gli exit poll.

01.30

Exit poll CNN: in North Carolina 49 a 49, (in teoria doveva andare a Romney) in Ohio Obama avanti 51 a 48.

01.30

Exit poll Nbc, Fox, Cbs, Cnn : South Carolina a Romney In base ai primissimi exit poll i maggiori network Usa assegnano a Mitt Romney il South Carolina dove sono in palio 9 grandi elettori

2.00

Exit poll CNN. Florida: Obama 50, Romney 49. In New Hampshire Obama 50, Romney 48. New Jersey: Obama 53, Romney 45. Pennsylvania: Obama 52, Romney 47.La CNN assegna a Barack Obama tutti questi stati: Connecticut, Delaware, District of Columbia, Illinois, Maryland, Massachusetts, Maine, Rhode Island. Tutto come previsto: Obama 65, Romney 49. Se davvero Obama vince Pennsylvania e Florida, prevalendo anche in Ohio, la rielezione è probabile.

La diretta di Candido si ferma qui. A domani per i risultati.

Usa 2012: malgrado i sondaggi pro-Obama, questa notte sarà un testa a testa?


I due contendenti alla Casa Bianca hanno passato le ultime ore di campagna elettorale in giro per l’America, anzi in giro negli Stati ‘chiave’. Il Comandante in Capo è stato in Ohio, Wisconsin e Iowa, dove ieri sera ha suonato per lui Bruce Springsteen. Il  repubblicano Romney invece ha toccato Florida, Virginia, Ohio e New Hampshire

Barack Obama

I sondaggi danno Obama avanti di qualche punto, sia a livello nazionale (non determinante) sia a livello di Stati ‘in bilico’. Finale in discesa per il Presidente? Pare proprio di no. Sembra infatti che il dato proveniente dall’early voting (il voto anticipato, negli Stati uniti gli elettori iscritti per votare possono farlo anche qualche giorno prima delle elezioni) sia deludente per il fronte democratico. Un calo di votanti per il partito di Obama, il che è preoccupante. Alcuni sondaggi poi danno Mitt Romney in recupero negli stati teoricamente già assegnati ai democratici.

Romney Campaigns Throughout Swing States Ahead Of Presidential Election

Non a caso nelle ultime ore in Ohio, uno degli stati incerti, sono arrivate le squadre di avvocati del Presidente e dello sfidante , pronti per eventuali ricorsi qualora il margine tra i due candidati sia ridotto. Un po’ come accadde in Florida nel 2000 con Bush e Gore.

Il Post ipotizza quattro scenari tremendi  per le elezioni americane:

1. La tempesta Sandy ostacola o compromette le operazione di voto e gli scrutini
2. Un numero molto alto di “voti provvisori” rende impossibile determinare il vincitore nella notte tra martedì e mercoledì
3. I voti contesi a causa degli errori di stampa sulle schede e dei malfunzionamenti delle macchine ai seggi potrebbero rallentare il voto negli stati in bilico
4. I rappresentanti dei due schieramenti potrebbero creare confusione e caos ai seggi

Malgrado i sondaggi favorevoli a Barack Obama si sta quindi diffondendo la sensazione che la sfida per la Casa Bianca si concluderà con un testa a testa sino all’ultimo voto. Stanotte ci sarà da divertirsi.

Usa 2012: si vota anche per Congresso, Governatori e Referendum


 

Martedì i cittadini americani non saranno chiamati solamente a scegliere il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Il 6 novembre si rinnovano anche tutti i 435 seggi della Camera, la cui legislatura dura due anni, un terzo del Senato, 33 seggi, i cui singoli mandati durano 6 anni ed 11 Governatori di altrettanti Stati della Confederazione.

Le elezioni per il Congresso, ovvero Camera e Senato, sono importanti per capire quanto ‘potere’ avrà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Nel 2008 Obama aveva ottenuto la maggioranza per i Democratici in tutti e due i rami del Congresso. Le elezioni di medio-termine del 2010 hanno visto vincere i Repubblicani alla Camera confermando invece la prevalenza democratica nel Senato. I risultati della ‘coabitazione’ tra la maggioranza repubblicana e la Presidenza democratica si sono visti nel 2011 con le battaglie in campo economico.

Vediamo meglio cosa accadrà martedì. La Camera dei Rappresentanti, saldamente in mano repubblicana, difficilmente cambierà colore:

È opinione unanime che la maggioranza non cambierà di mano. Ed è anche probabile che i rapporti di forza rimarranno più o meno quelli attuali, con il Partito Repubblicano in ampio controllo della Camera. Sarà comunque di sicuro interesse osservare la performance dei candidati vicini al Tea Party (per misurare i rapporti di forza all’interno del Partito Repubblicano) e in particolare l’eventuale riconferma dell’eroina conservatrice Michelle Bachmann nel sesto distretto del Minnesota.

Per quanto riguarda il Senato, ora in mano ai Democratici, i sondaggi davano in vantaggio i Repubblicani ma nelle ultime settimane c’è stato un recupero del partito di Obama:

Attualmente i senatori democratici sono 51, quelli repubblicani 47. La maggioranza democratica è però rafforzata dai due “indipendenti”, Joe Lieberman del Connecticut e Bernie Sanders del Vermont, che votano abitualmente con il partito di Obama. Fino a qualche mese fa i sondaggi davano una conquista repubblicana come molto probabile. Nelle ultime settimane invece le previsioni si sono fatte più incerte e al momento sembrerebbe più plausibile la conferma della maggioranza democratica. Tuttavia, i timori del partito dell’asinello si fondano sul fatto che dei 33 seggi in palio ben 23 sono attualmente occupati da propri Congressmen e appena 10 da Repubblicani.

l centro dell’attenzione sono i seggi di Virginia, North Dakota e Montana, vinti dai Democratici 6 anni fa in Stati che sono considerati più conservatori che liberal. Quindi, se è possibile che i Democratici riescano a mantenere il controllo del Senato, non è nemmeno esclusa la possibilità del pareggio a quota 50. In tal caso, da prerogativa costituzionale, il tie-breaking vote, cioè il voto decisivo, sarà quello del vicepresidente.

Le sfide piu interessanti per il Senato:

Una delle sfide più significative sarà in Massachusetts, feudo per decenni della famiglia Kennedy, dove si presenta per i repubblicani il senatore uscente Scott Brown, che nel 2010 conquistò con grande sorpresa il seggio lasciato vacante dalla morte di Ted Kennedy. Di fronte avrà Liz Warren, una economista di Harvard, ex consulente di Barack Obama alla Casa Bianca e paladina dei diritti dei consumatori e dei risparmiatori. Nell’Indiana invece il voto per il Senato rappresenta un test per il Tea Party e l’ala più conservatrice del Partito repubblicano, che ha imposto la candidatura di Richard Mourdock, già nella bufera per avere detto in un dibattito che la gravidanza frutto di uno stupro è qualcosa voluto da Dio. Suo avversario sarà Joe Donnelly.

Si vota anche in 11 stati per l’elezioni di altrettanti Governatori. I democratici rischiano di piu dei repubblicani:

Lo scenario attuale vede i Repubblicani condurre sui Democratici per 29 governatori a 20 (il Rhode Island è amministrato dall’ex Repubblicano, ora Indipendente, Lincoln Chafee). Come per le sfide per il Congresso, quella del 2012 si profila anche a livello governatoriale come un’elezione in cui i Democratici hanno tutto da perdere: delle 11 poltrone in palio, infatti, 8 sono attualmente democratiche e soltanto 3 repubblicane. Il GOP potrebbe quindi incrementare il proprio vantaggio….

Il partito di Obama dovrebbe confermare senza problemi Delaware, Vermont e anche territori per loro ostici quali Missouri e West Virginia, mentre i Repubblicani non dovrebbero incontrare difficoltà nel vincere in North Dakota, Utah e Indiana. Del tutto aperte le sfide di North Carolina, Montana, New Hampshire e Washington, che sono ‘incerti’ con governatore uscente democratico,  e quindi rappresentano una ghiotta occasione per i candidati repubblicani.

Infine si vota anche per alcuni Referendum in vari Stati:

Sono previsti anche 176 referendum a livello statale e locale. La legalizzazione del matrimonio tra omosessuali è uno dei temi più discussi a livello nazionale: per la prima volta una piccola parte degli elettori americani dovrà esprimersi su questo argomento e, secondo i sondaggi, dove si vota – ovvero in Maine, Maryland e Stato di Washington – dovrebbe prevalere il “sì”. Il Minnesota, invece, potrebbe diventare il 31esimo Stato americano a definire il matrimonio, nella propria Costituzione, come unione sola ed esclusiva tra un uomo e una donna. Finora negli Usa le nozze gay sono riconosciute in Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, New York e Vermont; è ancora in corso, su questo tema, la battaglia legale in California.
I californiani dovranno esprimersi su undici referendum, tra cui quello sulla pena di morte, l’etichettatura degli Ogm e l’aumento delle imposte per finanziare le scuole. Gli Stati dove si terranno i referendum sono 38, secondo i dati forniti dall’Initiative and Referendum Institute della Southern California University: i promotori sperano che spingeranno un numero maggiore di elettori, poco interessati alla “grande politica”, ad andare a votare.

Usa 2012: non solo Obama-Romney, gli altri quattro candidati alle Presidenziali


Continua lo speciale dedicato alle Elezioni negli Stati Uniti. Dopo aver spiegato come funziona il sistema elettorale americano, la presenza dei delegati di ogni stato (i Grandi elettori) e dopo aver analizzato i sei ‘swing state‘ è giunto il momento di concentrarci sugli sfidanti.

Si parla sempre di Barack Obama e Mitt Romney ma ci sono altri quattro candidati alle elezioni Presidenziali di martedì prossimo. Gary Johnson, ex repubblicano candidato dal Partito Libertario; Virgil Goode, un altro repubblicano vicino alla destra cristiana; Rocky Anderson, ex democratico e Jill Stein, esponente dei verdi.

Gli altri candidati negli Stati Uniti

Questi quattro esponenti politici non sono candidati in  tutta l’Unione, non avendo raggiunto i requisiti per ognuno degli Stati. Assieme raccoglieranno al massimo il 4-6% dei voti eppure, in passato, gli outsider sono riusciti a condizionare le elezioni Presidenziali.

L’evento più recente risale al 1992 quando il miliardario conservatore Ross Perot ottenne a livello nazionale quasi il 19%, non vinse in nessuno Stato però tolse voti determinanti al repubblicano George Bush favorendo la vittoria di Bill Clinton. Nel 2000 il verde Ralph Nader, pur raccogliendo poche preferenze a livello nazionale, risultò determinante in Florida dove George Bush junior vinse solo per 537 voti mentre le sue preferenze in quello stato furono 97.421.

Andando più a ritroso nel tempo scopriamo che i cosiddetto ‘terzo incomodo’ è riuscito, in alcui casi, ad ottenere anche alcuni Grandi elettori. E’ il caso di George Wallace, governatore democratico dell’Alabama, segregazionista durante il periodo delle lotte per i diritti civili degli afroamericani.

Nelle elezioni del 1968 si candidò contro il repubblicano Nixon ed il democratico Humphrey ottenendo i delegati di Georgia, Alabama, Mississipi, Lousiana ed Arizona, stati del Sud ad alto tasso di ‘razzismo’ nell’epoca. La vittoria finale andò a Nixon anche grazie alle divisioni del Partito Democratico.

Qui di seguito, tratte da Il Post, brevi biografie dei ‘quattro’ esponenti minori alle Presidenziali 2012:

Gary Johnson

Gary Johnson

Tra gli outsider, Johnson è quello con il curriculum più lungo. Governatore repubblicano del New Mexico per due mandati dal 1995 al 2005, è stato candidato anche alle primarie repubblicane vinte da Mitt Romney. Dopo essersi ritirato alla fine del 2011, ha vinto la nomination del partito libertario a maggio scorso. Il suo programma è simile a quello che ha portato avanti da governatore del New Mexico: lotta alla burocrazia, diminuzione della spesa pubblica, abbassamento delle tasse e depenalizzazione del consumo di marijuana.

Virgil Goode

Virgil Goode

È il candidato del Constitution Party, il terzo partito americano per numero di votanti (è comunque molto distaccato dai primi due, naturalmente). Il suo programma è vicino alla destra cristiana, e si oppone con forza all’immigrazione. Goode è stato membro della Camera dal 1997 al 2008. La prima volta venne eletto con i democratici, ma le sue posizioni fortemente contrarie all’aborto e al controllo delle armi lo fecero spostare verso il partito repubblicano, con il quale si candidò fino al 2008. Dopo aver perso il seggio si iscrisse al Constitution Party, di cui è diventato candidato alla presidenza quest’anno.

Rocky Anderson

Rocky Anderson

Sindaco dal 2000 al 2008 di Salt Lake City, la capitale dello Utah, lo stato dei mormoni, Anderson è una specie di avversario in casa di Romney. Cresciuto in una famiglia di mormoni, Anderson ha abbandonato la chiesa in età adulta ed è molto critico nei confronti del mormonismo. Anche il suo programma sembra l’opposto di quello di Romney: Anderson è per un aumento delle tasse per i più ricchi e a favore di una tassa sulle transazioni finanziarie. Il suo partito è il Justice Party, fondato da lui stesso appena un anno fa per appoggiarlo alle elezioni, oggi è diventato il sesto partito del paese.

Jill Stein

Jill Stein

Outsider tra gli oustsider, Jill Stein, candidata dei Verdi, non ha mai ricoperto alcuna carica elettiva, anche se il partito l’ha candidata due volte come governatore del Massachusetts. La sua candidatura a presidente ha ricevuto l’appoggio del linguista e attivista Noam Chomsky. Il suo programma è basato sul “Green New Deal”, ispirato alle politiche del presidente Franklin Delano Roosvelt dopo la depressione del ’29, e consiste in una forte riduzione delle spese militari e in un aumento delle tasse sui più ricchi. Secondo Stein le risorse così ottenute andrebbero investite con l’obiettivo di impiegare ogni americano senza lavoro nel settore delle energie rinnovabili e della conservazione dell’ambiente.

Ohio e Florida, la vittoria alle Presidenziali passa da questi due stati


Concludiamo il viaggio negli ‘swing state’ con Ohio e Florida, i due ‘big’ ancora indecisi su quale candidato premiare nella corsa alla Casa Bianca. Oggi il Wall Street Journal fornisce sondaggi in cui il Presidente è in vantaggio in entrambi gli Stati. In realtà la Florida sembra colorarsi di ‘rosso’ repubblicano.

Ohio

Ohio – BandieraOhio – Localizzazione

Da wikipedia:

Situato nel Midwest, 11 milioni di abitanti. Ohio è una parola irochese che significa “bel fiume”/”bella terra”. La sua capitale è Columbus, sede di aziende commerciali ed industriali.

L’economia dello Stato si basa su importanti insediamenti agricoli ed industriali; in particolare Cleveland, la più grande area metropolitana dello Stato, è denominata la capitale mondiale dello pneumatico. Altra città importante è Cincinnati. Curiosità: nell’interland di Cleveland esiste una città chiamata Parma.

E’ anche detto ‘Buckeye State‘ per via del tipo di alberi che un tempo ricopriva gran parte delle colline dello Stato.

L’Ohio è uno degli stati decisivi per la conquista della Casa Bianca, da sempre. Solo due volte, nel 1944 e nel 1960, il candidato perdente a livello nazionale ha vinto in Ohio. La classe operaia  potrebbe rivelarsi fondamentale nella rielezione di Barack Obama . Secondo un recente sondaggio del New York Times, una buona fetta della popolazione dello Stato pensa che l’economia si stia riprendendo e crede che il merito sia dei provvedimenti presi dal Presidente.

I Grandi elettori messi in ‘palio’ dall’Ohio sono 18. I sondaggi recenti danno un leggero vantaggio per il democratico:

Florida

Florida – BandieraFlorida – Localizzazione

Da wikipedia:

19 milioni di abitanti. Nel 1513 lo spagnolo Juan Ponce de León , che ‘scopri’ il territorio, la battezzò La Pascua Florida (in riferimento alla Domenica delle Palme). La sua economia, che si è andata sviluppando dal tardo XIX secolo, si basa principalmente sul turismo, sull’agricoltura e sui trasporti. È anche nota per i suoi parchi di divertimento, per la produzione di arance e per il Kennedy Space Center.

È detta Stato del Sole (Sunshine state) o Stato delle Everglades, dal nome delle celebri paludi che sono una delle più famose attrattive turistiche. La Florida è conosciuta anche come lo “Stato dei pensionati”, in quanto molti cittadini della classe agiata del New England al termine della loro attività lavorativa vanno a trascorrere la vecchiaia in Florida beneficiando del clima locale.

La capitale è Tallahassee, centri importanti sono Miami, Orlando e Tampa.

Nel 2000 la Florida finì sui giornali di tutto il mondo. Per 537 voti, su uno stato di 18 milioni di persone, George Bush prevalse su Al Gore e si insediò alla Casa Bianca. Vittoria contestata, stabilita dalla Corte Suprema per 5 voti contro 4.

Nel 2008 Obama vinse con meno di 3 punti di scarto. Le variabili per questa elezione sono diverse. Gli anziani, ad esempio, che qui vengono a ‘svernare’, temono i tagli alla sanità di Romney. Gli ispanici invece, in gran parte democratici, in Florida lo sono molto di meno. I cubani poi sono decisamente repubblicani. Lo Stato ha in dote 29 delegati da dare al vincitore.

I sondaggi mostrano un vantaggio per il repubblicano:

Usa 2012: New Hampshire e Virginia, due stati ‘incerti’


Quando mancano solo 4 giorni al martedì elettorale che sancirà la vittoria di uno dei due candidati alla Presidenza, noi torniamo ad occuparci di quegli stati ancora in bilico tra democratici e repubblicani. Oggi analizziamo New Hampshire e Virginia.

New Hampshire

New Hampshire – BandieraNew Hampshire – Localizzazione

Da wikipedia:

1.316.470 abitanti (2010), situato nella regione della Nuova Inghilterra, prende il nome dalla contea inglese dell’Hampshire. La capitale è Concord.

Il New Hampshire viene chiamato “The Granite State” (lo Stato di granito) a causa delle sue numerose cave di tale materiale, anche se quest’industria è declinata notevolmente negli ultimi decenni.

Il New Hampshire è  noto per le elezioni primarie, essendo il primo Stato (dopo i caucus dell’Iowa) a celebrarle ad inizio gennaio dell’anno elettorale. Questo piccolo Stato in passato è quasi sempre rimasto appannaggio dei repubblicani, l’unico della regione del New England, che invece è tendenzialmente democratica. Solo Clinton ed Obama sono riusciti a ‘strapparlo’ recentemente al Grand Old Party. La dote portata dal New Hampshire è di 4 Grandi Elettori.

I sondaggi danno Obama in leggero vantaggio:

Virginia

Virginia – BandieraVirginia – Localizzazione

Da Wikipedia:

8 milioni di abitanti. Deve il suo nome alla regina d’Inghilterra Elisabetta I che era conosciuta come la Regina Vergine. La Virginia è nota come la “Madre dei Presidenti”, poiché ben otto di essi sono nati in questo stato. La capitale è Richmond.

La Virginia è stata a lungo una roccaforte Repubblicana. Nelle Elezioni Presidenziali del 2008, i 13 voti elettorali sono stati vinti da Obama, ponendo fine ad un dominio Repubblicano lungo 44 anni. Alcuni cambiamenti socio-economici che hanno attraversato questo stato negli ultimi tempi lo hanno reso sempre più differente dai tradizionali stati del Sud, cosi si spiega il ‘cambio’ di tendenza elettorale. Ad oggi comunque risulta essere ancora politicamente ‘incerto’. La Virginia vale 13 Grandi Elettori.

Le tendenze demoscopiche danno un leggero vantaggio a Romney:

Usa 2012: Wisconsin e Colorado, ‘swing states’ decisivi


Il secondo appuntamento per le elezioni americane è dedicato ad un approfondimento su alcuni stati ‘chiave’, ovvero i cosiddetti ‘swing state’, ‘oscillanti’,dove non vi è la chiara prevalenza di un candidato rispetto all’altro.

Al momento sono sei gli stati incerti, oggi ci occupiamo dWisconsin e Colorado

Wisconsin

Wisconsin – BandieraWisconsin – Localizzazione

Da wikipedia:

5.711.767 abitanti. Il nome dello Stato è un’inglesizzazione dell’adattamento francese di un nome indiano che si dice significhi “il luogo dove viviamo”. Si trova nella regione dei Grandi Laghi

L’economia dello Stato è trainata dall’agricoltura e dall’industria manifatturiera: è conosciuto come uno “Stato contadino”. L’industria tradizionale, soprattutto nel centro principale di Milwaukee, è la produzione di birra.

Lo Stato di ‘Happy Days’ stabilisce 10 ‘grandi elettori’ per la corsa alla Casa Bianca. Nel giugno 2012 è stato riconfermato Governatore il repubblicano Scott Walker. In Wisconsin i democratici hanno vinto, seppure talvolta di misura, tutte le ultime Presidenziali dal 1988 ad oggi. Gli ultimi sondaggi danno Obama davanti a Romney:

Passiamo ora ad un altro stato decisivo:

Colorado

Colorado – BandieraColorado – Localizzazione

da wikipedia:

5 029 196 di abitanti. Il nome deriva dallo spagnolocolorado, che significa colorato (di rosso), ed era stato dato all’inizio al fiume Colorado, le cui acque sono rosse quando scorre in fase di piena attraverso i terreni erosi dei canyon. È chiamato Centennial State perché è diventato uno Stato federato degli Stati Uniti nel 1876, cento anni dopo la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti.

La città più popolosa è la capitale Denver.

Nella capitale Denver si è svolto il primo dibattito tra i due candidati Presidenti, quello che Obama ha perso nettamente. Non è un caso che il Presidente abbia visitato il Colorado proprio negli ultimi giorni di campagna elettorale.  Il Centennial Stateha in dote 9 grandi elettori. Al momento i sondaggi danno Obama e Romney praticamente alla pari: