Berlusconi torna ‘Caimano’, il Governo Letta verso la crisi


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Nel ‘consiglio di guerra‘ di ieri notte hanno vinto i falchi. Berlusconi sembra deciso a rompere l’alleanza di governo, cercare di abbattere la legislatura per andare ad elezioni anticipate a novembre e presentarsi ancora una volta come candidato leader, prima che magistratura e politica arrivino ad impedire una sua candidatura.

Il 28 agosto vi sarà un Consiglio dei Ministri a tema ‘IMU’, probabilmente si consumerà lì la rottura con il PDL, in rivolta per la mancata abolizione totale del balzello. Berlusconi accuserà Letta di voler continuare a ‘tassare gli italiani’, solito compione che ha ampiamente funzionato solo sei mesi fa. Il Governo quindi rischia di crollare ben prima del 9 settembre, giorno in cui si dovrebbe riunire la commissione senatoriale per votare sulla decadenza del Cavaliere.

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Alcuni parlano di qualche senatore di centrodestra pronto a fare il salto della quaglia per garantire la prosecuzione del Governo. A mio giudizio sarà molto difficile arrivare ai 158 senatori necessari per avere la maggioranza a Palazzo Madama. Al senato vi sono fedelissimi di Berlusconi e conosciamo bene i mezzi utilizzati dal Cavaliere per ‘convincere’ nel 2010 i vari Razzi e Scilipoti.

Più probabile l’apertura della crisi ad inizio settembre. Non è dato sapere cosa farà Napolitano. Dimissioni? La vedo dura. Dopo la caduta di Letta i mercati sprofonderanno ed eventuali dimissioni anche del Capo dello Stato potrebbero far precipitare ancor di più le cose. Non che rimanere nello stallo odierno aiuti davvero il Paese a risolvere i propri problemi.

Un reincarico a Letta è nell’ordine delle cose e questa volta Napolitano potrebbe consentire a lui ciò che ha negato a Bersani qualche mese fa, ovvero la possibilità di presentarsi in Parlamento per ‘cercare’ i voti utili a formare una maggioranza per un governo breve che riformi la legge elettorale e poi guidi l’Italia verso elezioni anticipate nella primavera 2014.

Missione difficile, quella di eventuale Letta-bis. Grillo si opporrà ad ogni riforma delle legge elettorale e spingerà verso le elezioni per ‘incassare’ consensi a discapito di PD e PDL. Il PDL forse potrebbe arrivare a drammatizzare la situazione con dimissioni di massa. Il cerino passerà quindi al PD.

Io, come al solito, una via ce l’avrei. Approvare in poche settimane una legge elettorale maggioritaria a doppio turno. I democratici dovrebbero essere favorevoli, anche SEL potrebbe votarla, cosi come i grillini. Risultato? Dare all’Italia una legge che favorisce (non garantisce) la governabilità e rispondere per le rime ad un Berlusconi sempre concentrato sui suoi interessi e mai su quelli del Paese.

Naturalmente tale auspicio risulterà vano. Nel 2007 avrei preferito che Veltorni non dialogasse con Berlusconi per la legge elettorale, cosi non fu, Prodi cadde ed il Cavaliere trionfò. A febbraio avrei voluto l’elezione di Prodi o Rodotà alla Presidenza con un governo ‘civico’ di pochi mesi in grado di abolire il Porcellum e varare pochi provvedimenti economici per poi tornare al voto. Il PD ha scelto di accordarsi con Berlusconi.

Ogni qualvolta i Democratici sono chiamati a scegliere, hanno la capacità di commettere sempre gli stessi errori. Tanto che oramai pochi pensano ancora siano davvero errori.

Appuntamento a fine agosto per una prima vera analisi dei fatti.

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Alfano non viene sfiduciato grazie all’asse PD-PDL-Letta-Napolitano


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#‎Alfano‬ non viene sfiduciato grazie all’asse PD-PDL-Letta-Napolitano. Una pagina vergognosa per il nostro Paese. Una delle tante. Se pensiamo ai misteri sulla morte di ‪#‎Borsellino‬, su ‪#‎Ustica‬, sulla strage di Piazza Fontana, di Piazza Della Loggia, sulla strage di Bologna…

L’Enciclopedia delle vergogne Italiane si arricchisce di un piccolo nuovo paragrafo. Tutto qui.

Il PD ‘salva’ Berlusconi proponendo l’incompatibilità al posto della incandidabilità


Il PD è nel caos, lo si vede anche dalle proposte ‘nonsense‘ presentate in Parlamento. Nella fretta di ‘smarcarsi’ da Berlusconi i Democratici propongono finalmente una legge sul conflitto di interessi. Nel merito la legge sembra buona (si dovranno vendere le aziende di cui si è azionisti. La vendita peraltro non dovrebbe essere effettuata a beneficio di parenti stretti né agli amministratori delle aziende) è il metodo in cui verrà applicata che lascia perplessi. C’è infatti una falla gigantesca. Chi decide sulla incompatibilità è la giunta per le elezioni, i parlamentari quindi. Berlusconi perciò potrà presentarsi sempre alle elezioni, candidandosi e riscuotendo il suo solito successo. Una volta convocate le Camere si deciderà poi sul caso. Ciò vuol dire che se Berlusconi vince le elezioni, la Giunta, chiaramente in mano al centrodestra, mai renderà Berlusconi incompatibile e quindi il Cav potrà sedere in Parlamento finchè vorrà.

Un provvedimento quindi inutile. Meglio sarebbe l’incandidabilità, ovvero risolvere il problema alla radice. Chi ha quote in aziende non può candidarsi in Parlamento.

In pratica con le nuove norme la Giunta delle elezioni invece di dover decidere sulla ineleggibilità, che porterebbe alla decadenza immediata dal seggio, dovrebbe valutare una eventuale incompatibilità che non comporta nessuna decadenza automatica, ma dà la facoltà di optare: starà all’eletto rimuovere la causa senza rinunciare all’ufficio parlamentare o rinunciare al seggio conservando la causa dell’incompatibilità. La rimozione del conflitto potrà avvenire, prevede il disegno di legge, soltanto vendendo la partecipazione di controllo di un’azienda in un tempo certo (il lasso previsto è un anno) oltre il quale il parlamentare inadempiente decade. Detto in altre parole, se si vuole restare senatori o deputati, si dovranno vendere le aziende di cui si è azionisti. La vendita peraltro non dovrebbe essere effettuata a beneficio di parenti stretti né agli amministratori delle aziende.

[Il Fatto Quotidiano]

La rivolta in rete non si è fatta attendere. Andando avanti su questa strada i Dem rischiano seriamente di perdere consensi nel breve-lungo periodo.

Cassazione: Berlusconi ‘vede’ l’assoluzione, l’interdetto Previti ed il PD sostiene l’eleggibilità del Cav


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Ed anche se fosse condannato ed intertedetto, ci vorrebbero mesi per vederlo fuori dal Parlamento. Previti insegna:

Se la Cassazione confermasse la sentenza Mediaset (4 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici) cosa accadrebbe a Silvio Berlusconi? Si pone questa domanda stamattina su La Stampa Francesco Grignetti, rispondendosi “dipende”. Se infatti la legge sembra parlare chiaro (“un senatore colpito da interdizione dai pubblici uffici decade dalla carica”), la storia recente ci porta un esempio illustre: il caso Previti. Che ci ricorda come la sentenza non sarebbe immediatamente operativa, ma dovrebbe passare attraverso il vaglio della Giunta per le immunità del Senato. Dove il tempo potrebbe dilatarsi a dismisura.

Cesare Previti, anch’esso colpito da una sentenza definitiva della Cassazione (era il 4 maggio del 2006), ci mise quasi un anno a dare le sue dimissioni (neanche a “decadere”, ma a dimettersi di propria volontà). Al termine del processo Imi-Sir, Previti fu dichiarato “interdetto a vita dai pubblici uffici”. Ciononostante, il suo futuro non fu così scontato come si poteva pensare. La Camera si riunì per votare sulla proposta di “decadenza” dalla carica il 31 luglio del 2007 (ben 14 mesi dopo la sentenza della Corte).

La Stampa riporta le dichiarazioni di un senatore che seguì la faccenda:

Previti alzò le barricate e la tirò per le lunghe. Il centrosinistra era dell’opinione che si dovesse semplicemente prendere atto della sentenza della Cassazione. Il centrodestra, invece, pretendeva che si entrasse nel merito, si discutesse della sentenza, e si votasse pro o contro. Una cosa estenuante. Poi, alla fine, un attimo prima del voto, Previti si dimise.(HP)

Intanto Finocchiaro (PD) difende il Cav e non crede alla sua ineleggibilità parlamentare:

AGI) – Roma, 11 lug. – “A mio avviso, con questa legge, e’ difficile che si possa dichiarare l’ineleggibilita’” per Silvio Berlusconi”. Lo ha detto la senatrice del Pd Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama

Processo Berlusconi :Pdl e Pd sospendono i lavori del parlamento!!


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ROMA (Reuters) – Il Popolo della libertà ha ottenuto la cancellazione del vertice di maggioranza sulle questioni economiche e la sospensione delle attività parlamentari di oggi, dopo che ieri la Cassazione ha deciso di anticipare al 30 luglio l’udienza sul processo Mediaset a Silvio Berlusconi.Il Pdl sta valutando la propria posizione sui temi economici ai quali tiene maggiormente, Imu e Iva, alla luce della vicenda giudiziaria dell’ex premier che, già il 30 luglio, potrebbe vedersi condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.

Berlusconi viene processato. Il Pdl chiede la sospensione del parlamento ed il Pd acconsente. Che cosa si può aggiungere a tanta stoltezza?

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Arriva la legge ‘salva Silvio’ benedetta da PD e PDL


Arriva la legge ‘salva Silvio’ benedetta da PD e PDL:

“La proposta, infatti, è quella di applicare la detenzione domiciliare ai reati punibili con pena sino a sei anni. I beneficiari di questa legge potrebbero essere i condannati per corruzione in atti d’ufficio, minaccia e violenza privata e alterazione d’armi, reati di stalker e prostituzione minorile.”

http://www.termometropolitico.it/57823_arriva-la-proposta-salva-silvio-da-pd-e-pdl.html

Il PD eleggerà Daniela Santanchè alla vicepresidenza della Camera?


Giuseppe Civati rivela che il PD ed il PDL potrebbero eleggere Daniela Santanchè come Vicepresidente della Camera. Siamo arrivati a questo punto di collaborazionismo?  Il prossimo passo sarà avere Epifani editorialista de Il Giornale o Brunetta ospite d’onore alla Festa de L’Unità (o forse questo è già successo….)

Oggi ‘quel che resta del PD’ elegge Epifani segretario


Oggi si riunisce quel che resta del PD. Guglielmo Epifani, ex socialista, sarà eletto segretario ‘traghettatore’ verso il congresso di ottobre. Il partito è dilaniato da fazioni, correnti e faide. Politicamente distrutto, in piena crisi di subalternità al PDL, crisi evidente anche nella struttura del Governo Letta e nell’agenda ‘politica’ dettata ancora una volta da Berlusconi, il Partito Democratico cerca una strategia di sopravvivenza, dopo averle sbagliate tutte negli ultimi quattro mesi. Renzi, silente, guarda al futuro. Quale futuro poi non è dato sapere. I sondaggi danno il PD al 22% mentre il PDL veleggia verso il 30.

Fuori dal ‘palazzo’ sono attesi migliaia di contestatori, elettori e giovani militani democratici infuriati con la dirigenza e contrari al governissimo con il CentroDestra. Nello stesso giorno Berlusconi manifesta contro la magistratura, nel silenzio di Letta e Napolitano, i quali evidentemente temono ripercussioni sull’esecutivo e quindi tacciono.

Pomeriggio, sempre a Roma, si riunisce la Sinistra. Speranze per la costruzione di un soggetto politico progressista. Se ne sono viste tanti di iniziative del genere. Speriamo questa sia la volta buona.