#Usa2018: elezioni di #midterm, #Trump rischia?


Tra qualche giorno negli Stati Uniti si vota per le elezione di medio termine. Verrà rinnovata tutta la Camera dei Rappresentanti ed un terzo del Senato. Si eleggono anche 36 governatori statali su 50.

Trump rischia di perdere la maggioranza al Congresso. Una delle due camere infatti probabilmente avrà una maggioranza democratica. In Senato, dove vengono rinnovati una trentina di seggi eletti nel 2012, i repubblicani possono sperare di mantenere la maggioranza.

Le sfide più interessanti

Avrete sentito parlare della sfida tra Ted Cruz e Beto O’Rourke per il Senato, in Texas, ma le partite interessanti sono davvero tante. Il Guardian ne ha raccolte alcune: ci trovate anche la Florida, dove è apertissima sia per il Senato (con l’uscente democratico Bob Nelson e il governatore in carica Rick Scott) sia per il governatore (lì il candidato democratico è il sindaco progressista di Tallahassee Andrew Gillum).

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Politica italiana, chi vincerà le elezioni di marzo?


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Novembre 2017. Mancano poco più di quattro mesi alle elezioni politiche in Italia ed è arrivato il momento di fare il punto della situazione, anche alla luce della approvazione del Rosatellum bis, la legge elettorale che reintroduce i collegi uninominali dopo ben dodici anni.

Di politica scrivo poco ultimamente quindi il primo interrogativo è: dove eravamo rimasti? L’ultima grande novità nel panorama politico italiano è datata dicembre 2016. Un anno fa il governo Renzi veniva abbattuto dalla bocciatura del Referendum costituzionale. La riforma voluta dal Premier veniva chiaramente respinta dai cittadini. Renzi aveva quindi rassegnato le dimissioni ed era nato il governo Gentiloni, un Renzi bis senza il segretario PD.

Oggi Gentiloni governa una maggioranza sempre più rissosa, Bersani ed altri big del PD hanno lasciato il partito mentre ex forzisti come Verdini fanno oramai parte integrante della maggioranza.

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Infografica sul Rosatellum bis, la nuova legge elettorale 1/3 maggioritaria e 2/3 proporzionale

I sondaggi vedono il Centrodestra avanti. Berlusconi, Salvini, Meloni e frattaglie varie raccolgono il 35-36% dei consensi. Mancano 2-3 punti % per avere una maggioranza assoluta nel prossimo parlamento. La nuova legge elettorale assegna 1/3 dei seggi in base maggioritaria e visti gli schieramenti di oggi, il cdx potrebbe vincere buona parte di questi seggi, ottenendo un cospicuo premio di maggioranza. Una coalizione che arrivasse al 39-41% dei voti potrebbe avere quindi i numeri per governare senza altro sostegno. E l’unica parte politica, al momento  in grado di arrivare a tale obiettivo, è appunto il centrodestra a trazione Salvini-Berlusconi.

L’ex Cavaliere ha recuperato un po’ di consenso e viaggia attorno al 14-15%, più o meno quanto la Lega. E Berlusconi non ha calato ancora gli assi nella manica, ovvero la lista Animalista della Brambilla e le decine di liste civetta che si apparenteranno alla coalizione di destra per raccimolare quel 2-3% necessario ad avere più seggi.

Poi ci sono i 5 Stelle. Grillo sempre meno frontman del gruppo. Di Maio, eletto leader e capo politico del Movimento, sarà il volto dei grillini nella campagna elettorale. Malgrado la brutta figura fatta a Roma, i 5 stelle continuano ad avere un consenso stabile che li proietta come primo partito nazionale, un 26-27% che però da solo è politicamente sterile e non garantirà alcuna maggioranza in parlamento. Cosa che, secondo me, è il vero obiettivo dei pentastellati. Continuare a fare opposizione nella prossima legislatura, senza assumersi responsabilità.

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Risultati delle elezioni regionali siciliane. Voto disgiunto del csx su Cancelleri.

Veniamo al CentroSinistra. Una parola fuori luogo, per il momento. Non c’è infatti alcuna coalizione da poter essere definita di centrosinistra. Il PD renziano, sempre più spaccato al proprio interno, appare debole e destinato alla sconfitta. I sondaggi danno i dem attorno al 25%. Renzi continua ad essere ‘silente’, più o meno. Viaggia in treno per fare campagna elettorale ma il consenso del 2014 è oramai un ricordo. Un terzo del PD è fuori dal partito. Da Bersani a D’Alema passando per tanti altri semplici elettori. Circoli chiusi, feste dell’Unità semideserte. La ‘ditta’ è defunta ed anche big come Veltroni, che avevano appoggiato l’ascesa di Renzi, oggi si dimostrano perplessi. L’ultima batosta è arrivata dall’addio del Presidente del Senato Grasso, che si è dimesso dal gruppo PD accusando chiaramente la leadership renziana di aver snaturato il partito. Eppure Renzi tira dritto, convinto di poter risollevare le sorti del partito, anche dopo l’ennesima sconfitta in Sicilia, dove il candidato PD Micari ha perso male contro Cdx e 5 Stelle.

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A sinistra del PD c’è, come sempre, poca chiarezza e scarseggiano le offerte politiche. Pisapia sembra intenzionato a creare una lista con i radicali di Emma Bonino, i socialisti ed i Verdi per allearsi in coalizione con Renzi. Una sorta di ‘stampella’ liberalprogressista che bilanci il centrismo renziano e del probabile alleato Alfano.

MDP, gli ex dem Bersani e soci, flirtano con Sinistra Italiana e Civati per creare un listone progressista, magari guidato da Pietro Grasso, capace di intercettare i delusi del PD e qualche grillino di centrosinistra. Obiettivo superare il 3% di sbarramento, arrivando magari al 5-6%.

Infine c’è la galassia centrista. Dall’Udc di Casini ad Alfano, a Verdini ed altri. Quelli che reggono ancora il governo Gentiloni e che, probabilmente, finiranno alleati di Renzi se non torneranno all’ovile Berlusconiano.

Chi vincerà quindi la sfida di marzo 2018? Forse il centrodestra, forse sarà necessaria l’ennesima ‘grossa coalizione’ o forse saranno i populismi di Salvini, Meloni e Di Maio ad avere una maggioranza post-voto?

Mancano ancora alcuni tasselli nel puzzle elettorale, programmi, candidati, strategie, ‘colpi di scena’. E non è detto che le prossime elezioni diano un parlamento con una maggioranza chiara. Si potrebbe tornare a votare entro poco e forse Renzi conta proprio su quello. Perdere le elezioni di marzo per vincere quelle successive, dopo il caos.

Appuntamento qui su Candido per seguire la prossima campagna elettorale. Stay tuned…

 

Il potere di una immagine, ricordi di bimbo


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Il potere di una immagine. Navigando nel web sul tema delle ‘Presidenziali’ americane mi sono imbattuto in questa foto. Ed all’improvviso mi è tornato in mente un ricordo di bimbo. Avevo 10 anni (credo), quindi era il 1988 e mancavano poche settimane alle elezioni in Usa. Parlando dell’argomento, Sorrisi e Canzoni (credo fosse quella testata) pubblicò una immagine simile. Tutte le foto dei Presidenti. All’epoca si sfidavano Bush e Dukakis.

Ebbene, quell’articolo mi piacque così tanto che decisi di fare delle fotocopie della pagine del settimanale. (Ricordo ancora l’odore delle copie stampate dalle fotocopiatrici automatiche presenti qui, nelle strade di Roma).

All’epoca Reagan, Presidente uscente, mi era molto simpatico e quindi implicitamente ‘tifavo’ per Bush. Ovviamente di politica non capivo nulla ma da quel momento iniziai ad interessarmene. Aiutarono molto gli eventi che di li a poco avrebbero scritto nuove pagine di Storia. Dal crollo del Muro, alla fucilazione di Ceaucescu (1989), la Guerra del Golfo (1990), il Golpe in URSS (1991), tangentopoli e gli attentati mafiosi (1992).

Nel 1992 iniziai un diario (tempo fa riportai anche qui alcune pagine) che ben presto divenne una sorta di ‘elenco quotidiano delle notizie’. Dall’Italia e dal mondo. Un ‘blog’ ante litteram. Lo tenni per 3-4 anni. Per tutta l’adolescenza fui accompagnato dal bisogno di ‘informare’ (chi poi? lo scrivevo solo per me..) o comunque di ‘fissare’ su carta quelle date e quegli avvenimenti.

Poi in età matura sono arrivati i forum di politica (2002) ed infine il blog (2006), che tuttora porto avanti, tra alti e bassi.

Forse in un’altra vita avrei potuto essere un giornalista. Se avessi avuto la giusta maturità in determinati momenti, avrei potuto fare di quell’interesse di bimbo una materia di studio ed una opportunità di sbocchi lavorativi.

Di tutto quello che è stato, oggi, resta un hobby. Bello, interessante, spesso coinvolgente. La voglia di ‘comunicare’ ad altri le proprie impressioni personali. Il desiderio di documentarsi per diffondere notizie il più corrette possibili, magari imparando anche qualcosa di nuovo.

Anche questo sono io e tutto grazie a quella foto dei ‘Presidenti’. Scusate il racconto ma a volte le immagini smuovono i ricordi ed in alcune occasioni si ha voglia di condividerli.

D.

Candido, quando cala la Passione…


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Dopo quasi otto anni è arrivata. Lentamente, all’inizio quasi in modo impercettibile. Al momento della presa di coscienza si cercano strade nuove per ravvivare il rapporto. Eppure qualcosa continua a non andare. I sacrifici che prima non pesavano tanto, gradualmente diventano macigni sempre più pesanti. E cosi si evade, si cerca altro. Fino a quando non ci si guarda uno con l’altro e si capisce che la crisi c’è ed è inutile girarci intorno.

E’ cosi. Per me e per lui. Io e Candido. Scrivo il blog dal 17 novembre 2007. Nella fase iniziale c’era tanta voglia di comunicare con gli altri, di esprimere me stesso, le mie opinioni. La passione di ricercare nuovi argomenti su cui documentarmi e poi discuterne con i lettori. Un modo per crescere, insieme.

Ma le cose cambiano. Il tempo passa. Il mondo che ci circonda si modifica. La politica, interesse che coltivavo fin da bimbo, negli ultimi anni ha assunto, per me, contorni sempre più incomprensibili. La crescita di leadership basate sulla immagine e non sulla sostanza, il rafforzamento dei populismi, da Grillo a Salvini. L’avvento di Renzi e la mutazione genetica del PD, da partito senz’anima a partito centrista con contorni liberali, la Sinistra ridotta al lumicino e stretta tra progetti fallimentari come L’Altra Europa o coalizioni ‘indecifrabili’, come quella proposta da Landini. Tutto questo ha avuto l’effetto di farmi allontanare dalla Politica. Di fuggire da ogni talk televisivo di genere (di cui ero invece affezionato spettatore sino a qualche anno fa). Ed il blog, imperniato sulla politica, ha perso gradualmente la spinta propulsiva.

E così ho iniziato ad ‘allentare’ l’aggiornamento di Candido. Da quotidiano a periodico. Ho cercato di variare temi, approfondendo la parte ‘storica’ della politica, inserendo rubriche di Cinema, Tv, Vintage ed altro. Ma per portare avanti tali progetti è determinante il tempo. Tempo che sta pian piano venendo meno, visti gli impegni della vita di tutti i giorni.

Gli articoli di riflessioni politiche, anche lunghi, su cui mi lanciavo fino a ad un paio di anni fa oramai non esistono più. Hanno lasciato spazio a scarni screenshot di siti di informazione, senza neanche commenti scritti. A volte mi limito a fare copia incolla dai miei post su facebook. Brevi, concisi e che richiedono poco tempo. Anche il social ha influito nell’aggravare la crisi del blog. Si è insinuato come un’amante. Prima con rapporti occasionali, poi sempre più frequenti, sino a diventare la prima scelta quotidiana. Fast, veloce, immediata. E Candido è diventata la moglie, quella bisognosa di cure ed attenzioni, di rapporti quotidiani, di piccole e grandi cose. Ma oggi è tutto più pesante.

Per questo d’ora in poi l’aggiornamento del blog sarà più sporadico. In base all’ispirazione del momento. Sperando torni la Passione per la Politica e la voglia di testimoniarla qui. Restano più di 5000 articoli scritti, un milione e mezzo di visualizzazioni, più di 4500 commenti. E tanta tanta vita. La mia, quella che ci ho messo, ogni giorno, nell’aggiornare lo spazio virtuale che avevo scelto di fare mio.

Chiudo con questo aforisma anonimo trovato in rete: “Difficile è l’arte di iniziare, ma ancora più difficile è l’arte di porre fine”

Calzante. Oggi più che mai.

D.

Storia: il Governo Tambroni ed il CentroSinistra


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Per capire meglio le vicende storiche del nostro Paese credo sia opportuno andare a riprendere alcuni eventi politici che hanno caratterizzato la Prima Repubblica. Ho scelto di cominciare con la nascita del Centrosinistra. Questa forma di governo nacque a cavallo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60.

i protagonisti di quel periodo. Da sinistra Amintore Fanfani, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, Fernando Tambroni
I protagonisti di quel periodo. Da sinistra Amintore Fanfani, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, Fernando Tambroni

I principali attori che portarono a tale scenario furono cinque. Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica dal 1955. Amintore Fanfani, segretario della Dc dal 1954. Fernando Tambroni, Ministro dell’Interno dal 1955 ed Arturo Michelini, segretario del Movimento Sociale Italiano. Senza contare Aldo Moro, esponente di primo piano della Democrazia Cristiana.

Anno 1958. L’Italia era governata da undici anni da una coalizione ‘centrista’ incentrata sulla Democrazia Cristiana. Dal 1947, anno di uscita di PCI e PSI dai governi di unità nazionale, la DC aveva varato diversi esecutivi all’insegna di una politica di centro. Dopo le elezioni del ’58, anche grazie alla ‘spinta’ data dal Capo dello Stato Gronchi, il partito di maggioranza relativa cerca nuove forme di governo.

Il 1° luglio 1958 nacque così un esecutivo presieduto da Amintore Fanfani e costituito da una alleanza DC-PSDI. Sulla carta il primo governo di ‘Centrosinistra’, in realtà la prima esperienza di tale formula si verificherà due anni più tardi. La Camera si esprime con 295 sì, 287 no e 9 astenuti. Fanfani però conserva anche la segreteria DC e questo, unito alla possibilità di allargare il consenso al PSI, agita molto le varie correnti della Democrazia Cristiana.

Per Fanfani infatti non sarà vita facile. Il suo partito continuerà ad osteggiare il segretario. Ad ottobre, in Sicilia, viene eletto Presidente della Regione un democristiano non indicato dal Premier. A dicembre il Governo viene battuto sulla tassa del gas liquido per auto e sulla soprattassa per la benzina; poi ancora sulla legge che liberalizza i mercati all’ingrosso. Si apre la crisi, che coinvolge l’esecutivo ma tutta la Dc più in generale. Infine a gennaio 1959, per via di contrati con il Presidente del Consiglio relativi alla legge sul Codice della Strada, si dimette il Ministro dei Trasporti, esponente del suo stesso partito. E’ la fine. Fanfani è costretto alle dimissioni, defenestrato dalla stessa DC. Lascia anche la segreteria del partito.

Mentre Aldo Moro diviene nuovo segretario DC, Antonio Segni succede a Fanfani a Palazzo Chigi. Il suo governo ottiene anche l’appoggio, seppur non determinante, del MSI. Il Movimento Sociale Italiano, nato nel 1946, in quel momento governa in molte giunte del Centro-Sud, tra le quali Napoli, Catania, Bari e Pescara. Il tutto grazie alla politica ‘conservatrice’ del segretario Arturo Michelini. Alla sua corrente ‘governista’ e filoborghese si opponeva Giorgio Almirante, esponente della parte più ‘sociale’ del MSI, quella legata alla Repubblica di Salò.

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Quando il governo Segni cade, per via della possibilità di aprire ad un appoggio socialista, Gronchi vara un Governo ‘del Presidente’ mettendone alla testa un suo fedelissimo. Fernando Tambroni, già Ministro dell’Interno in precedenti esecutivi ed esponente della ‘sinistra’ democristiana.

Tambroni, nelle intenzioni del Capo dello Stato, doveva presentarsi alle Camere per iniziare un cammino che avrebbe dovuto portare ad una virata a Sinistra, con un appoggio esterno del PSI di Pietro Nenni. Ebbene, accadde il contrario.

Nel marzo 1960 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi assegna a Tambroni l’incarico di formare un governo. Questi, esponente della sinistra democristiana e già ministro degli Interni, avrebbe dovuto guidare un governo di transizione verso una maggioranza di centrosinistra.
Tuttavia, il discorso con il quale, il 6 aprile, Tambroni si presenta alle Camere per chiedere la fiducia, è tutt’altro che ispirato alle indicazioni di Gronchi e della segreteria DC: non compare infatti alcun riferimento all’apertura ai socialisti, viene espresso un indirizzo politico ispirato al binomio “legge e ordine”, e non viene fatto cenno del carattere transitorio del governo. In questo modo Tambroni riesce a ottenere la fiducia per la prima volta grazie ai 24 voti del Movimento Sociale Italiano, determinando uno spostamento a destra degli equilibri politici e favorendo il tentativo del partito neofascista di uscire dall’isolamento in cui fin dalla sua nascita era stato relegato.

E’ la svolta. Quel che doveva essere un governo di transizione verso il CentroSinistra diviene un esecutivo di Centro-Destra appoggiato in modo determinante dai neofascisti. A Sinistra è la rivolta. Ed anche la DC non approva quel tipo di alleanza. Tanto da costringere Tambroni alle dimissioni, prima di passare in Senato. Si tenta con un nuovo esecutivo ma alla fine l’ex ministro dell’Interno ottiene la fiducia anche di Palazzo Madama.

Il 21 marzo il governo monocolore democristiano proposto da Tambroni ottenne la fiducia della Camera, per soli tre voti di scarto (300 sì e 297 no), con il determinante appoggio dei deputati missini. La circostanza causò l’abbandono dei ministri appartenenti alla sinistra della DC Bo, Pastore e Sullo.

L’11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni che furono respinte dal presidente Giovanni Gronchi, anzi ricevendo l’invito a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia.

Il 29 aprile, sempre con l’appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.

Il governo viene osteggiato da molti, all’interno del Parlamento e nell’intero Paese. Tambroni va avanti per la sua strada e concede al MSI , quasi come ‘baratto’ per l’appoggio in Parlamento, la possibilità di celebrare il proprio Congresso a Genova. Medaglia d’oro per la Resistenza al nazi-fascismo, la città insorge.

Poche settimane dopo, infatti, la vera spallata al progetto di Tambroni proviene dal moto di protesta popolare. Tutto parte da Genova, dove il governo ha autorizzato lo svolgimento del congresso nazionale dell’MSI. Di fronte al tentativo dei neofascisti di tenere il loro congresso nella città medaglia d’oro della Resistenza, il 30 giugno la popolazione scende in piazza; scoppiano violenti scontri fra manifestanti e forze dell’ordine che si protraggono per quattro giorni. Di fronte alla dura reazione della polizia le manifestazioni si allargano ad altre città, provocando numerosi morti.

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I morti negli scontri e le successive polemiche si uniscono al coro di proteste contro l’esecutivo. Il Premier cerca di respingere in ogni modo le critiche ma, quando anche la stessa DC lo sfiducia, è costretto a capitolare. il 19 luglio Tambroni dà le dimissioni.

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Il 5 agosto 1960 giura il nuovo Governo di Amintore Fanfani, formato da DC, PSDI e PRI e con l’astensione del PSI. E’ la nascita del primo CentroSinistra, che si concretizzerà con importanti provvedimenti come la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’aumento del 30% delle pensioni, l’avviamento di un’imponente opera di urbanizzazione del Paese, l’eliminazione della censura sulle opere liriche e di prosa. L’appoggio esterno del PSI durerà sino al 1963, quando con Aldo Moro, i socialisti entreranno a pieno titolo del Governo, rimanendoci, tranne qualche breve interruzione, sino al 1994.

Fonti:

http://www.treccani.it/scuola/lezioni/in_aula/storia/governo_tambroni/di_maggio.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Tambroni

Europee, chi voterai?


EURO2014

Visto che i sondaggi non si possono più pubblicare lascio la parola a voi, amici lettori. Chi voterete alle prossime elezioni Europee?

Poll: Chi voterai alle europee 2015

Risultati:

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Auguri a Blob, 25 anni di Italia sintetizzata in Tv


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Uno dei miei programmi preferiti compie 25 anni. Sono cresciuto con Blob, una felice intuizione della Rai3 di Guglielmi. Ed ancora oggi ha il suo perchè. Auguri!

La prima puntata di Blob, 17 aprile 1989

gennaio 1994. L’Italia alla vigilia del ‘Miracolo Italiano’ berlusconiano

Antologia di Emilio Fede, dopo la cacciata dal Tg4

House of Cards, il thriller politico da stasera su SKY Atlantic


House of Cards

Ore 21. Sky Atlantic. Finalmente!
House of Cards, un thriller politico, già vincitore di svariati Emmy e di un Golden Globe . Il premio Oscar Kevin Spacey e Robin Wright i protagonisti. Gli intrecci politici di una Washington corrotta e senza scrupoli hanno affascinato persino il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, fan accanito della serie.