Obama, inizia la lunga marcia verso una ‘difficile’ rielezione…


Siamo ad ottobre, tra 13 mesi si voterà per le elezioni Presidenziali americane. Barack Obama ha annunciato che si ricandiderà, i Repubblicani sono alle prese con la scelta del suo avversario, dilaniati tra correnti estremiste e posizioni piu moderate. I candidati piu accreditati sono, al momento, i Governatori di Texas (Perry) e New Jersey (Christie). Proviamo comunque a fare il punto della situazione sul futuro dell’attuale Leader del mondo libero.

I sondaggi odierni danno il Presidente in grande difficoltà, la popolarità vicina al 40%, statistiche alla mano, non sembra un buon viatico per una tranquilla rielezione. Lo ha riconosciuto lo stesso Obama:

«Essere riconfermato alla Casa Bianca sarà difficile, in tempi di crisi economica»

D’altronde i primi tre anni di amministrazione non sono stati ‘eccellenti‘. La disoccupazione rimane alta, le Riforme varate dal governo non sembrano avere grandi effetti, non convincono ne quella sanitaria ne quella della finanza:

Sì, la riforma finanziaria introduce vincoli alle banche, ma più di facciata che di sostanza, e le banche stanno facendo esattamente quello che facevano quattro o cinque anni fa, con solo alcuni adempimenti in più, che non garantiscono nulla.
In fondo la riforma finanziaria se la sono scritta loro, con il via libera del Tesoro e della Casa Bianca, dove gli uomini dell’alta finanza dominano la scena….

Le famiglie americane non possono aver perso circa 8 mila miliardi di dollari di capitale – fra valori immobiliari, piani pensione e altri asset finanziari – e non sentirsi dire dal loro presidente a chi in particolare devono dire «grazie».(fonte)

Dal gennaio di quest’anno poi l’inquilino della Casa Bianca non puo piu contare sul sostegno del Congresso, in parte caduto in mani repubblicane. Lo abbiamo visto nel duello sul debito avvenuto qualche mese fa e che è culminato con il declassamento delle agenzie di rating. Il primo per gli Stati Uniti.

Molti osservatori pensano che Obama abbia deluso le aspettative. Se in campagna elettorale aveva costruito l’immagine del ‘Cambiamento’, una volta arrivato nelle stanze del potere non ha compreso appieno il modo di fare politica del Congresso, questo  ha prodotto riforme ‘soft’, lontane da quelle promesse iniziali che tanto avevano infiammato i cuori degli americani. Obama si è trasformato in un ‘Presidente come tanti‘ e questo potrebbe rappresentare la sua condanna.

Il Post, un anno fa, analizzava approfondiva l’argomento:

Sapeva che i repubblicani avrebbero rallentato ogni sua nomina, ogni sua azione legislativa, ma non si è mai posto il problema di superare questo problema una volta per tutte. L’amministrazione è stata lenta nelle contromisure all’ostruzionismo e ingenua nel non saperne prevedere gli effetti. Per questo Obama ha sprecato il suo capitale politico con questa rapidità. Un esempio di quest’ingenuità è il voto sulla legge sul clima, che avrebbe introdotto un sistema di incentivi e disincentivi fiscali in relazione alle emissioni di anidride carbonica delle imprese. La legge era indigesta ai centristi, indispensabili per il suo passaggio: Obama li ha praticamente costretti a votarla, innervosendoli e inimicandoseli per i mesi a seguire. E poi la legge non è passata, affondata dall’ostruzionismo.

I repubblicani gli hanno teso delle trappole fin dal primo giorno del suo mandato, ed è stato ingenuo pensare che potessero collaborare con lui in qualsiasi modo: Obama non li conosce. È compito della presidenza persuadere le persone, compresi i propri avversari: convincerli a fare quello che loro non vorrebbero fare, se questo è il bene del paese. Davvero Obama pensava di poter fare a meno di tutti i riti e le convenzioni della politica?

Si certo, non tutto è negativo sia ben chiaro. Molte cose sono state fatte. La Riforma sanitaria, per quanto modificata rispetto al progetto originale, potrebbe rappresentare una eredità importante negli anni futuri, salvo bocciatura della Corte Suprema. L’abolizione del Don’t ask don’t tell nell’esercito, che ha sancito l’emancipazione omosessuale nelle forze armate. Per quanto riguarda la sicurezza è da segnalare l’eliminazione di Osama Bin Laden e di altri ‘nemici’ dell’America, inaugurando una nuova politica antiterrore:

Il presidente Obama ha dato un’impronta indelebile alla guerra al terrore nei passati sei mesi, ridimensionando la grande guerra che il suo predecessore aveva lanciato contro l’Iraq e l’Afghanistan, e invece ampliando una campagna segreta in molti paesi condotta con attacchi aerei di precisione che hanno un’impronta militare molto più ridotta.(fonte)

In verità la rielezione del Presidente si giocherà sul fronte economico e del lavoro. L’8 settembre Obama ha annunciato una piano sul lavoro da $447 miliardi. Ha chiesto al Congresso, repubblicano, di appoggiarlo dando a quest’ ultimo la responsabilità di un eventuale fallimento. La Casa Bianca spera cosi di abbassare il tasso di disoccupazione e di contribuire ad un rilancio dell’economia. Ad inizio settembre il 70% degli americani non approvava le scelte economiche di Obama. La conferma per il secondo mandato è tutta lì. Se nel 2012 l’economia darà segnali di ripresa e la disoccupazione inizierà a scendere il Presidente potrà avviarsi con piu fiducia verso le elezioni. In caso contrario potrà salvarsi solo grazie ad un eventuale ‘suicidio’ dei Repubblicani.

Obama ci prova, nuovo piano di sanità gratis


Forza Presidente Obama! 😀

La riforma contiene alcune differenze rispetto alle due leggi precedenti.
Prevista anche l’istituzione di authority di controllo sulle tariffe assicurative

Obama presenta il nuovo piano sanità
gratis per 31 milioni di americani

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WASHINGTON – Il piano per la riforma sanitaria di Barak Obama è pronto. Il presidente degli Stati Uniti lo ha presentato oggi affermando che la riforma “coprirà anche quei 31 milioni di americani privi di assicurazione o schiacciati dal peso degli esorbitanti premi richiesti dalle compagnie”. Il provvedimento rappresenterebbe la versione definitiva della riforma sulla sanità ma anche “un compromesso” volto a sbloccare l’iter della legge approvata, nei mesi scorsi, dalla Camera e dal Senato, ma in due versioni inconciliabili.

Usa, Riforma Sanitaria appesa ad un filo, Ted Kennedy cerca di aiutare Obama


La Riforma Sanitaria americana sembra essere appesa ad un filo. Mentre la popolarità del Presidente Obama cala vistosamente attestandosi attorno al 50%, dal blog di Andrea Mollica apprendiamo che al Senato americano la Riforma avrà bisogno di almeno altri 4 voti per poter passare. Al momento infatti sembrano esserci 45 voti a favore su un totale di 100. Se arriveranno almeno a quota 49  il provvedimento potrebbe passare con il voto favorevole del cinquantesimo senatore e cioè il Presidente della Assemblea, il vicepresidente americano Biden.

Ogni voto quindi è prezioso e proprio per questo Ted Kennedy, oramai morente, ha chiesto pubblicamente di poter cambiare i metodi di sostituzione dei senatori, cosi da evitare, in caso di sua scomparsa, il fallimento della Riforma piu importante degli ultimi decenni, dare una assicurazione sanitaria alla quasi totalità dei cittadini americani.

(ANSA) – NEW YORK, 20 AGO – Il senatore Ted Kennedy, malato da un anno di cancro al cervello, ha chiesto la modifica della legge di successione statale. Il senatore ha scritto una lettera ai leader del Massachusetts in modo che lo stato non perda un voto al Senato nel momento in cui il suo seggio dovesse diventare vacante. Kennedy chiede al governatore di nominare un senatore pro-tempore prima che gli elettori possano scegliere il suo successore in una elezione speciale.

I primi 100 giorni di Obama


In un interessante articolo de La Stampa vengono riassunti i primi 100 giorni di Barack Obama alla guida degli Stati Uniti d’America. Un Presidente che sta lasciando un segno notevole. Un Cambiamento non formale ma reale. Ecco i principali provvedimenti dell’era Obama:

Cuba

Il 13 aprile Obama ordina la revoca alle restrizioni ai viaggi e alle rimesse dei cubano-americani che hanno ancora parenti a Cuba. La decisione, presa per «rendere il popolo cubano meno dipendente dal regime castrista», segna il primo cambio di rotta significativo in decenni di frizioni tra Stati Uniti e Cuba e coincide con sforzi in corso in Congresso per la revoca totale dell’embargo americano. Le limitazioni ai viaggi e ai trasferimenti di denaro furono introdotte dal presidente John F.Kennedy nel 1962, nell?ambito dell?embargo contro Castro e il suo governo rivoluzionario. Il presidente Jimmy Carter negli anni Settanta allentò i vincoli, che furono però di nuovo rafforzati da Ronald Reagan negli anni Ottanta.

Meno tasse per i ceti medio-bassi

«Sono orgoglioso di annunciare che la mia amministrazione ha diminuito la pressione fiscale sulle famiglie dei lavoratori». Nel giorno in cui negli Stati Uniti scadono i termini per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, il 15 aprile, Obama afferma che l’American Recovery and Reinvestment Act, il piano di rilancio economico che prevede meno tasse per il 95 per cento dei lavoratori americani, «interesserà 120 milioni di famiglie, mettendo nelle loro tasse 120 miliardi di dollari».

Tassa sul Tabacco
E’ entrata in vigore la norma, licenziata in tempi record dal Congresso e sponsorizzata dal Presidente Obama, che prevede il triplicarsi del peso del fisco sulla produzione di tabacco. Il primo effetto, il più vistoso per le tasche dei contribuenti, causato dal rincaro fiscale è che la quota spettante all?erario, calcolata sul prezzo del singolo pacchetto di sigarette, sale da 39 centesimi fino a oltrepassare la soglia record di 1 dollaro. Il risultato di questa escalation del fisco è stato di mettere in fuga centinaia di migliaia di americani dal mercato del tabacco.
Denuncia delle torture
Obama decide di rendere pubblici i memorandum – quattro dal 2002 al 2005 – che descrivono una serie di tecniche di interrogatorio aggressive e tuttavia autorizzate che vanno dal waterboarding alla privazione del sonno e all?esposizione al freddo o al caldo eccessivo usate per fare pressioni sui prigionieri detenuti a Guantanamo. L?assicurazione dell?impunità agli agenti che hanno praticato le torture obbedendo algi ordini suscita polemiche a sinistra, la divulgazione dei documenti suscita polemiche a destra.
Svolta ambientalista
«L?inquinamento fa male» ed «è causato dall?uomo». Pertanto vanno limitate le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra. Per un europeo si tratta della scoperta dell?acqua calda ma questa evidenza, di cui ha finalmente preso atto l?agenzia Usa per l?ambiente, l?Epa, Environmental Protection Agency, per gli otto anni della era Bush era un tabù. La decisione segue la decisione di Obama di impegnarsi contro il degrado ambientale e di mandare al prossimo summit Onu di Copenhagen a dicembre, il capo negoziatore Todd Stern «con il mandato più forte possibile».
Medio Oriente
Obama ha invitato il presidente palestinese Abu Mazen, quello l’egiziano Mubarak e il premier israeliano Netanyahu a Washington per l’inizio di giugno. È il rilancio della politica americana per il Medio Oriente e il segnale di un ridimensionamento del rapporto esclusivo con Israele che aveva caratterizzato l?era Bush
Dialogo con l’Iran
In occasionedel Nowruz, il capodanno del calendario iraniano, che cade il 21 marzo, Obama indirizza un videomessaggio al popolo iraniano affermando «Vorrei parlare direttamente al popolo e ai dirigenti della repubblica islamica di Iran, superiamo trent’anni di conflitti […]. Con il nuovo anno ci sia davvero un nuovo inizio». Apertura poi un po? ridimensionata dal rifiuto a partecipare alla conferenza di Ginevra sul razzismo, culminata nello show anti israeliano di Ahmadinejad, ma rinnovata con un?apertura immutata al dialogo.
Disimpegno in Irak
Un disimpegno in Iraq, più annunciato che finora messo in pratica, è stato annunciato da Obama fin dalla campagna elettorale. Il 2010 dovrebbe essere la dead-line
Islam
Nei suoi primi cento giorni di governo Obama ha eliminato dal lessico della Casa Bianca la parola «islamismo» in relazione al terrorismo di al Qaeda e il Dipartimento della Difesa ha invitato a sostituire la definizione «guerra al Terrore» di Bush con un più rilassante «operazioni di emergenza d?oltremare». Inoltre, nel suo viaggio in Turchia, ai primi di aprile, Obama ha dichiarato: «Lasciatemelo dire nel modo più chiaro possibile: gli Stati Uniti non sono, e non saranno, in guerra con l?Islam». Tra i gesti più mediatici la scelta di Dalia Mugahed, una donna musulmana e velata scelta a far parte del Consiglio consultivo sulla fede del presidente Usa, in rappresentanza di 25 confessioni religiose.
No alle armi nucleari
Al vertice Nato di Strasburgo Obama invoca la pax nucleare e dice «Vogliamo un mondo senza armi nucleari», promettendo un’agenda per cercare di raggiungere il traguardo.
Distensione con la Russia
Dopo numerosi segnali di disgelo, dopo il duro confronto sulla guerra in Georgia che aveva concluso l?aministrazione Bush, in margine al G20, un lungo colloquio di Obama con il capo del Cremlino Dmitri Medvedev segna la ripresa dei rapporti con la Russia e l?apertura di una stagione di collaborazione, concordando tra l?altro l?impegno a un accordo tra i due leader sul rinnovo del Trattato per la riduzione delle armi strategiche, il noto Start-1.
Tornano i fondi pro-aborto.
 La rivoluzione Obama comincia ad abbattere i primi pilastri dell’era Bush. A poche ore dall’insediamento, il presidente democratico sta per siglare lo sblocco dei fondi federali ai gruppi internazionali che promuovono o effettuano l’aborto. Il provvedimento era stato già preannunciato nel programma di Obama come una delle prime misure ad essere varate. Conosciuta anche come “Global gag rule” o “Mexico City Policy”, è stata introdotta per la prima volta ai tempi della presidenza Reagan (nel corso di una conferenza Onu nella capitale messicana nel 1984) e poi revocata e reintrodotta dalle successive amministrazioni democratiche e repubblicane. Bill Clinton l’aveva revocata nel 1993, ma era tornata come uno dei primi atti di George W. Bush al suo primo ingresso alla Casa Bianca nel 2001

Inauguration Day: meno 1


Meno 1. Domani Barack Hussein Obama giurerà come 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, sabato sono iniziate le celebrazioni ufficiali del “cambio della guardia”, Obama è arrivato in treno, come Lincoln. Ieri c’è stato il mega concero a Washington. Domani la cerimonia ufficiale, “l’Inaguration Day” e cioè il giuramento del nuovo Presidente. Di seguito un pò di news sulle celebrazioni (tratte da Repubblica.it):

Bush a cena dalla Rice poi telefona agli “amici”, compreso Berlusconi
Oggi il Luther King Day, dedicato allo “spirito di servizio” nella comunità

Obama, popolarità alle stelle
“Governo efficiente, ma fate la vostra parte”

L’Inauguration Day costerà 170 milioni di dollari, in gran parte offerti dagli sponsor
Tra gli invitati anche il pilota-eroe dell’aereo nell’Hudson

WASHINGTON – Ultime 24 ore per George W. Bush alla Casa Bianca, meno 24 ore per Barack Obama. Alla vigilia dell’Inauguration Day, la popolarità del nuovo presidente non è mai stata così alta: secondo il sondaggio Cnn reso noto oggi, Obama ha il sostegno dell’84% degli intervistato. Sei persone su dieci vedono la cerimonia di domani come una “celebrazione della democrazia” e, ancor più significativamente, per 9 afroamericani su 10 dicono che quel che sta per accadere è “la realizzazione di un sogno”.

Obama ed il vice presidente Joe Biden, insieme alle loro famiglie, hanno partecipato oggi ad una delle iniziative di volontariato tenute nella zona di Washington. Dopo il centro per i ragazzi senza tetto, Barack Obama è andato in una scuola superiore di Washington per incontrare studenti e genitori raccolti per un’altra iniziativa di volontariato. ”Faremo funzionare il governo – ha detto il presidente – faremo
in modo che vi ascolti, che si interessi a voi, che faccia in modo che la gente possa avere l’assistenza sanitaria, possa mandare i figli al college, pagare le bollette, conservare le proprie case”. Ma è necessario, ha ribadito, l’impegno di tutti per migliorare l’America,
”perché il governo può fare solo fino ad un certo punto”. Sempre in maniche di camicia, Obama è poi passato a salutare, fermandosi a scambiare anche qualche battuta, tutti i ragazzi, genitori ed insegnanti.

Ieri il Concerto in onore del nuovo Presidente:

Il  palco è stato eretto nello stesso luogo dove Martin Luther King pronunciò lo storico discorso “I Have a Dream”. Dopo aver reso omaggio al Memorial, presidente e vicepresidente, e rispettive consorti, hanno salutato le migliaia di persone presenti.

Il concerto è stato aperto da una versione di “The Rising” di Bruce Springsteen e dalle immagini dei discorsi storici di Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy. Ricchissimo il programma, con esibizioni di star del calibro di Beyoncè, U2, Bruce Springsteen, Stevie Wonder, e interventi di attori e attrici: da Tom Hanks a Jamie Foxx, che ha fatto un’imitazione del presidente eletto; da Denzel Washington a Laura Linney. Hbo ha comprato per 2,5 milioni di dollari i diritti per l’evento, ma negli Stati Uniti il concerto potrà essere seguito gratis sul sito dell’emittente televisiva.

L’ultima notte di George W. alla Casa Bianca

Dietro la retorica e le danze, nell’ultimo giorno che diventa il primo, la verità è il rito. Sta in quei furgoni bianchi e gialli con la scritta “Security Storage”, l’impresa di traslochi, parcheggiati nelle strade dietro il portico sud della Casa che cambia inquilino (mai padrone) per la 44esima volta. Nei 54 impiegati ancora in servizio e nel 250 soldati comandati al facchinaggio che vanno e vengono, ben contenti di portare scatoloni piuttosto che stare in Iraq. Hanno portato via dalla Casa Bianca finora mille metri cubi, il volume di un discreto appartamento, di carte e documenti, sotto lo sguardo occhiuto della vice direttrice degli Archivi Nazionali, che quattordici camion e due aerei della US Air Force hanno recapitato nella cristianissima Southern Methodist University di Dallas dove George Bush costruirà la propria biblioteca, accanto alla casa da 2,1 milioni di dollari acquistata per la pensione.

Dal mezzogiorno di domani, tutto quel materiale, e quello ancora da scoprire tra le email e i server, non apparterà legalmente più a Bush, ma alla nazione.  Queste sono le ore nelle quali l’uomo più potente del mondo assiste al proprio funerale civile a mezzogiorno e un minuto di domani, il momento fino al quale potrebbe ordinare il bombardamento atomico di Teheran o Mosca, e alle 12.02, neppure un caffè. Senza “rischi per la democrazia”, nelle certezza di una liturgia che tutti, da 209 anni quando fu aperta la Casa Bianca, rispettano anche se dentro di loro si divincolano.

In attesa di Obama, Hillary affila le armi….


Mancano oramai poco piu di tre settimane all’insediamento di Barack Obama e già circolano voci sulle strategie future dei membri della sua amministrazione. Hillary Clinton, Segretario di Stato e quindi nuovo capo della diplomazia statunitense, sta tessendo la “sua tela” circondandosi di fedelissimi e cercando di acquisire “poteri” maggiori rispetto a quelli avuti dai suoi predecessori, Rice e Powell. Speriamo che Obama non si trovi presto una “serpe in seno” al suo governo. Mah…..

Di seguito un articolo tratto dal Blog Camillo  di Christian Rocca in cui si spiegano le principali mosse di Hillary:

New York. Hillary Clinton sta cominciando a giocare la sua partita dentro la prossima Amministrazione Obama, approfittando della decisione del presidente eletto di tenere il suo vice, e gaffeur in capo, Joe Biden a distanza di sicurezza dalle questioni più delicate, a cominciare da quelle di politica estera. A poco meno di un mese dall’insediamento di Obama, l’ex first lady è in piena attività, crea la sua squadra, prova a conquistare spazi dentro l’Amministrazione, candidandosi di fatto al ruolo di numero due, e si prepara alla procedura di conferma della nomina a segretario di stato, che spetta al Senato.


I suoi piani sono stati svelati dal New York Times di ieri. Hillary ha scelto, anche se formalmente la decisione è di Obama, i suoi due vice al dipartimento di stato. Il primo è il nome che tutti si aspettavano: James Steinberg, ex funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale di Bill Clinton, già capo di quel centro di studi mediorientali della Brookings Institution che nel 2002 ha convinto l’America liberal dell’opportunità di invadere l’Iraq e di cambiare il regime nazionalsocialista del Baath. Rettore della Lyndon Johnson School di Affari pubblici all’Università del Texas di Austin, Steinberg è sostenitore della tesi che “sarebbe un errore se l’intero concetto di guerra preventiva fosse abbandonato” e ha un profilo che conferma in pieno l’idea di risolutezza clintoniana negli affari di politica estera.
La seconda scelta di Hillary (e di Obama) è quella che segnala l’intraprendenza del prossimo segretario di stato e il suo tentativo di svolgere nell’Amministrazione un ruolo più grande rispetto a quello che hanno avuto Colin Powell e Condoleezza Rice durante i due mandati di George W. Bush. Clinton, infatti, ha scelto Jacob J. Lew come suo secondo vice. Lew ha un profilo economico e finanziario, non di politica estera.
Già direttore dell’ufficio del bilancio alla Casa Bianca di Clinton e tra i massimi dirigenti della banca Citicorp, Lew avrà il compito di aumentare la fetta dei finanziamenti che il governo federale riserva al corpo diplomatico, ma anche quello di seguire l’evoluzione della crisi finanziaria planetaria. Hillary è consapevole che la crisi economica sarà uno dei punti centrali della politica estera e, per questo, sta cercando di strappare al Tesoro competenze, e vetrina, a favore del suo dipartimento di stato.
 

Sul fronte più strettamente della politica estera e di sicurezza nazionale, il piano di Hillary è quello di rafforzare il ruolo di Foggy Bottom, sottraendo spazi al Pentagono che negli anni di Bush ha spesso avuto il sopravvento. Hillary può contare su un segretario al Tesoro, Timothy Geithner, un esperto di mercati che non sembra attrezzato a competere politicamente con l’ex first lady, e su un segretario alla Difesa, Bob Gates, che mostra di essere favorevolissimo a lasciare ai diplomatici la gestione della politica estera. Gli ostacoli principali per Hillary saranno alla Casa Bianca, in attesa di capire se Obama vorrà lasciar correre o meno. Il vicepresidente Joe Biden, intanto, era stato scelto proprio per la sua esperienza di politica estera e, per quanto ha spiegato che intende il ruolo di numero due in modo opposto a quello attivo e militante di Dick Cheney, sarà difficile che abdichi del tutto. Hillary dovrà vedersela soprattutto con l’ex generale Jim Jones, il consigliere per la sicurezza nazionale di Obama. Jones e Hillary sono amici, ma Jones ha il compito di coordinare, dalla stanza accanto a quella del presidente, la politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti.
Clinton, d’accordo con Obama, pensa di usare gli inviati speciali, in medio oriente, in Pakistan e magari in Iran. I nomi che circolano solo quelli di clintoniani doc come Richard Holbrooke, di esperti bipartisan come Dennis Ross e anche di Bill Clinton.