Obama eletto “ufficialmente” come Presidente


Il giorno 8 gennaio Barack Obama è stato ufficialmente eletto come 44esimo Presidente degli Stati Uniti. Come sapete infatti negli USA non vi è una elezione diretta bensi la competizione si gioca sul raggiungimento dei 270 voti elettorali necessari per la vittoria. Obama ha totalizzato 365 voti elettorali contro i 173 di McCain. I voti elettorali però sono rappresentati dai Grandi Elettori che, dopo la proclamazione del 4 novembre, vengono appunto eletti solo per riunirsi e votare a loro volta l’elezione del Presidente.

Tre giorni fa quindi, alla presenza di Dick Cheney, Presidente del Senato uscente, i 365 grandi elettori hanno eletto ufficialmente Barack Hussein Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Ecco la notizia: http://www.c-span.org/Watch/watch.aspx?MediaId=HP-R-14052

A joint session of Congress certified the election of Barack Obama as President of the United States and Joseph Biden as Vice President. The electoral vote total was 365 electoral votes for Pres.-Elect Obama and Vice Pres.-Elect Biden and 173 electoral votes for Sen. John McCain (R-AZ) and Gov. Sarah Palin (R-AK). Vice President Dick Cheney announced the results.

Qui il video della Proclamazione:

Il video completo invece lo trovate qui:

http://www.c-span.org/Watch/watch.aspx?MediaId=HP-R-14052

Usa 2008. Biden è il vice di Obama


Joe Biden. Ecco il nome del futuro vicepresidente degli Stati Uniti, qualora Barack Obama vinca la sfida di novembre contro John McCain. 65 anni, cattolico, Senatore, Presidente della commissione affari internazionali del Senato, esperto in politica estera.

Con questa mossa Obama ha cercato di colmare le “sue” carenze. Lui, relativamente “giovane” politicamente parlando, sceglie un esperto e navigato uomo politico. Biden, appunto.

Per una breve “biografia informativa” vi rimando a questo brano di un articolo di Vittorio Zucconi per Repubblica.it:

Joseph Biden è semplicemente tutto quello che Barak Hussein Obama non è. Quanto Barak appare snob, elitista, algido, intellettuale (“consumatore di rughetta”, dicono rabbrividendo a destra, sintomo terminale di elitismo gastronomico) e distaccato dal mondo dei colletti blu democratici, dal popolo del cestino colazione in fabbrica (almeno in quelle che non sono già volate in Cina), tanto il vecchio Joe è amato nel vecchio cuore industriale dell’Est, dove potrebbe dare qualche aiuto elettorale negli stati in bilico. E’ popolarissimo nel suo Delaware (lo staterello feudo della chimica Dupont de Nemours dove lui è senatore da 36 anni) nella vicina Pennsylvania, nell’Ohio, nel Michigan, nella “cintura della ruggine” che non si è convertita alla “Obamania”. E’ di famiglia, se non di particolare devozione, cattolica romana, contro il revivalismo messianico delle chiese battiste nere frequentate da Obama.

E’ un formidabile manovratore di leve parlamentari, quanto il suo capocordata Obama è ancora “junior”, essendo senatore al primo mandato. Ed è una linguaccia, con tendenza alla gaffe garrula e alla logorrea per autocompiacimento, il contrario dell’afro americano, incantevole nella enunciazione dei discorsi preparati, ma esitante nella battuta pronta.

……

La campagna di Barak Obama ha dunque fatto una scelta che, prima di essere giusta o sbagliata, come si vedrà soltanto il 4 novembre, era inevitabile. L’outsider con l’insider, venuto dal cuore dell’establishment politico. Il profeta del cambiamento temperato dalla esperienza di un cardinale di Washington.

Alcune dichiarazioni di Biden su Obama, in tempi non sospetti:

“il primo afro-americano di successo capace di parlare in modo pulito e articolato”

Ora mi chiedo, sarà credibile come vicepresidente? Mah

 

Corsa alla Casa Bianca: Hillary cede?


Il teatrino della Clinton pare volgere al termine, la ex first lady potrebbe “cedere il passo” questa sera. Si vocifera, tra le smentite, che la candidata democratica potrebbe “mettersi a disposizione” per far vincere il Partito. Alcuni parlano addirittura del Dream Team “Obama-Hillary” per la presidenza con la senatrice come vicepresidente. Soluzione ideale tre mesi fa, un po troppo forzata oggi. Vedremo, nelle prossime ore, con gli ultimi due stati votanti alle primarie, capiremo se la battaglia finisce qui o si prolungherà sino alla convection di Denver ad agosto.

Primarie Usa, giallo su ritiro di Hillary

18:13  ESTERILa Ap: stasera concederà la vittoria a Obama.
Ma il braccio destro della Clinton: «La corsa va avanti»
. Si vota
in Montana e South Dakota, Obama dovrebbe ottenere la certezza matematica. Ma l’ex first lady spera ancora nei superdelegati

Mi sono chiesto però il perche della cocciutaggine di Hillary, ha perso, se ne faccia una ragione e lasci strada libera ad Obama. La Stampa prova a capirne di piu. Che Hillary voglia far “perdere” Obama lacerando il partito per poi ripresentarsi nel 2012?

da: la stampa.it

Non c’è analista politico che non si ponga oggi questa domanda: che cosa spinge l’ex first lady a ostinarsi a combattere quando la guerra è perduta e a continuare a profondere risorse finanziarie sue e di suo marito in una causa senza speranza, che oltre tutto lacera i democratici e rischia di dare ai repubblicani, usciti malconci da otto anni di era Bush, una reale speranza di successo?

Questo rischio, in effetti, c’è. Da taluni sondaggi fatti tra gli elettori democratici risulta che molti di coloro che sostengono la Clinton preferirebbero votare per il repubblicano McCain piuttosto che per Obama, quando sarà il momento di scegliere il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Forse la risposta agli interrogativi sollevati dalla cocciutaggine di Hillary a non darsi per vinta e dalla sua ripetuta affermazione di essere ancora adesso il solo possibile candidato democratico con probabilità di uscire vincitore da una competizione contro McCain, la si può cercare proprio in quei dati. Se l’elettorato democratico restasse diviso, e anzi la divisione si aggravasse con il persistere dell’antagonismo tra i due, se Barack Obama venisse sconfitto nella corsa decisiva alla Casa Bianca, Hillary Clinton emergerebbe come il più che probabile candidato democratico alle elezioni presidenziali del 2012. Apparirebbe infatti come quella che avrebbe già vinto le elezioni precedenti, sol che la si fosse lasciata correre. Avrebbe allora 65 anni, un’età più che accettabile per un futuro presidente. McCain non sarebbe lontanissimo dagli ottanta.

Che la Clinton sia tenace e perseverante, non c’è dubbio. Che abbia un’alta concezione delle sue virtù e delle sue capacità, è altrettanto indubbio. Ha guardato lontano e si è preparata molto per tempo – anche se ha sbagliato la tattica iniziale – a questa battaglia elettorale. Non si può escludere che, dietro la sua attuale e apparentemente inspiegabile condotta, vi sia una strategia che mira non già alle elezioni presidenziali del prossimo novembre, ma a quelle di un novembre tutto di là da venire.

Usa 2008, Obama verso la nomination, salvo “ricorsi” di Hillary


Voto a metà per Florida e Michigan
Hillary, la rimonta si fa difficile

Barack Obama si avvicina sempre più al traguardo. Martedì potrebbe essere incoronato
L’ex first lady non getta la spugna, forse contesterà la decisione

 

WASHINGTON – Voto dimezzato per i due stati ribelli, Florida e Michigan, “colpevoli” di aver anticipato le elezioni primarie nonostante il veto del partito democratico. I dirigenti del partito, dopo una lunga trattativa, hanno raggiunto una soluzione di compromesso: i loro delegati andranno alla convention di Denver di fine agosto (come chiesto da Hillary Clinton), ma con diritto di esprimere solo mezzo voto (mentre Barack Obama puntava all’annullamento dei voti). A risentire maggiormente di questa decisione è l’ex first lady, che in entrambe le votazioni ha ottenuto un maggior numero di delegati e, nonostante il costante vantaggio di Obama, non ha mai smesso di sperare nella rimonta.

In Michigan la Clinton si era accaparrata 69 delegati contro i 59 del suo sfidante. In Florida 105 erano a suo favore e 67 hanno scelto Barack. La decisione dei vertici del partito sposta a 2.118 la soglia per ottenere la nomination, con Obama adesso a quota 2.050 (cioè a 68 delegati dalla vittoria) e con Hillary Clinton a quota 1.887.

Lo spostamento dei delegati per lei è quindi minimo e assolutamente non sufficiente ad annullare il vantaggio del senatore nero, che ha già fatto sapere che martedì sera aspetterà i risultati finali a Saint Paul, in Minnesota, nel baluardo del partito repubblicano, dove a settembresi terrà la loro convention per designare ufficialmente la candidatura del senatore John McCain. D’altronde il traguardo è visibile: nel calendario delle primarie sono in ballo ancora tre voti. A Portorico oggi e martedì in Montana e Sud Dakota. Fin da martedì sera Obama potrebbe quindi raggiungere la certezza matematica della candidatura.

Ma la Clinton non molla. Al termine della riunione di Washington i suoi rappresentanti hanno comunicato che la senatrice “intende riservarsi il diritto” di contestare la decisione presa su Michigan e Florida direttamente alla convention di fine agosto a Denver.

 

(1 giugno 2008)

http://www.repubblica.it/2008/01/speciale/altri/2008primarie/michigan-florida/michigan-florida.html