Il Primo Maggio della speranza


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“Lavoratori
ricordatevi il 1 maggio di far festa.
In quel giorno gli operai di tutto il mondo,
coscienti dei loro diritti,
lasceranno il lavoro per provare ai padroni che,
malgrado la distanza e la differenza di nazionalità,
di razza e di linguaggio,
i proletari sono tutti concordi
nel voler migliorare la propria sorte
e conquistare di fronte agli oziosi
il posto che è dovuto a chi lavora.
Viva la rivoluzione sociale!
Viva l’Internazionale!”.
(1 maggio 1890, il ‘primo’ in assoluto)
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Da quel primo maggio sono passati 123 anni. Allora si manifestava per ottenere l’orario di lavoro di otto ore, diritto che per noi è ‘ovvio’ ma che in quel tempo era una chimera. Si lavorava anche 12 ore al giorno e non venivano risparmiati neanche i bambini, già in fabbrica in tenera età.

Non esisteva lo stato sociale, non c’erano sanità pubblica, pensioni, cassa integrazione etc. C’era solo un lavoro sottopagato con il quale sopravvivere miseramente.

Da quel disagio e dalle prime lotte operaie nacquero le associazioni dei lavoratori, i partiti di Sinistra e poi i Sindacati e tutte quelle istituzioni sociali e politiche che hanno contribuito all’affermazione dei diritti che regolano la nostra società.

Tali diritti però, lentamente ma inesorabilmente, cominciano ad essere attaccati, ridotti, limitati. Nel nome di cosa? Del progresso? No, del massimo profitto. Di quella distorsione figlia del Capitalismo che sta distruggendo la società occidentale avvicinandola ai sistemi del terzo mondo o dei paesi in via di sviluppo.

Oggi si festeggia un Primo Maggio pieno di incertezze, per il futuro del Paese. La crisi economica si fa sentire, in quasi tutti i settori produttivi. Si respira un clima di pessimismo, la sfiducia è diffusa. Eppure non ci si può abbattere davanti alle difficoltà.

Che sia una Festa di Speranza, quindi. Perchè quella non possono togliercela. Una persona senza sogni e senza speranze non può sopravvivere. E l’Italia, malgrado tutti i limiti ben conosciuti, merita di vivere, non solo di sopravvivere!

Buon Primo Maggio!

Addio 25 aprile e Primo Maggio… tolte le due festività ‘simbolo’ della nostra Storia


Salutiamole per sempre, non le avremo mai piu. Il Governo ha approfittato della crisi per sottrarre due feste importantissime per la nostra storia. Il 25 Aprile, la Festa della Liberazione ed il Primo Maggio, il giorno dei Lavoratori. Due feste osteggiate da sempre dal centrodestra e recentemente anche da Confindustria.

Inutile dire che spostarle alla domenica vuol dire depotenziarle di significato. Bastava vietare i ponti vacanzieri oppure togliere feste come Ognissanti o l’Immacolata. No, al Vaticano non si poteva toglier nulla, meglio decapitare la Storia di questo Paese.

Questa sera gioiranno fascisti ed imprenditori. Mi viene da piangere….

RIBELLIAMOCI A QUESTA DECISIONE, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE!
IO HO APERTO UNA PAGINA FACEBOOK DEDICATA, CHI VUOLE SI ISCRIVA PER LASCIARE UNA TESTIMONIANZA DELLA NOSTRA STORIA, DEL NOSTRO ORGOGLIO DI ESSERE ITALIANI, DEMOCRATICI, LAVORATORI!

QUI LA PAGINA

Buon Primo Maggio di Resistenza!


Quest’anno la Festa dei Lavoratori è caratterizzata da divisioni aspre all’interno dei movimenti sindacali. Nel mondo politico si affacciano proposte di ‘revisione’ delle celebrazioni con aperture degli esercizi commerciali, anticamera a mio avviso della ‘negazione’ stessa del Primo Maggio. Festa parzialmente oscurata anche dalla liturgia di beatificazione di Giovanni Paolo II.

Un Primo Maggio di Resistenza quindi, quello di oggi e proprio per questo ritengo sia utile capire le radici della Festa, le motivazioni che spinsero alla creazione di una Giornata Mondiale per tutti i Lavoratori.

fonte

Origini del Primo maggio

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l’idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese :

“Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”.

Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.

Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l’opera di sensibilizzazione sul significato di quell’appuntamento.

“Lavoratori – si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 – ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l’Internazionale!”.

Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere.

Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.

In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.

In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva.

Del resto si tratta di una scommessa dall’esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale – il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire – rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe.

 Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un’iniziativa di carattere internazionale.

In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa.

“La manifestazione del 1 maggio – commenta a caldo Antonio Labriola – ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista”.

Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un’ottima riuscita:

“Il proletariato d’Europa e d’America – afferma compiaciuto Fiedrich Engels – passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti”.

Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l’anno successivo.

Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell’appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la “festa dei lavoratori di tutti i paesi”.

 Tra Ottocento e Novecento

Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L’obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento.

 Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei “moti per il pane”, che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l’impresa libica e contro la partecipazione dell’Italia alla guerra mondiale.

 Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ?

Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell’una e dell’altra caratterizzazione.

 Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una “festa ribelle”, ma nei fatti il 1 maggio è l’una e l’altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa.

Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell’obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.

 Il ventennio fascista

Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio.

Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse – dal garofano rosso all’occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria – l’opposizione al regime.

 Dal dopoguerra a oggi

All’indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d’Italia in un clima di entusiasmo.

 Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio.

 Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.

 Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio.

 Oggi un’unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti:

“Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l’interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de’sensi; e un’accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell’avvenire, naturalmente è portata a quell’esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa“.

‘Il Gattopardo’ e ‘La messa è finita’, cosi La7 si occupa del “Primo Maggio sacro e profano”


Un 1°Maggio all’insegna della Storia, del Cinema e della qualità con ‘Q’ maiuscola. Alle 21.00 la7 propone il film “Il Gattopardo” diretto da Luchino Visconti, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vincitore della Palma d’oro come miglior film al 16º Festival di Cannes.

Alle 14.00 poi un omaggio a Goffredo Lombardo, storico presidente della Titanus, casa di produzione tra le piu note del cinema italiano del passato. L’Ultimo Gattopardo, un documentario di Tornatore:

“il regista mischia con intelligenza le testimionianze di Verdone, Squitieri, Loren, Lancaster, Scola, Argento e moltissimi altri assieme alle immagini dei film da loro realizzati per la Titanus che scorrono sullo sfondo.
Ma anche lo snodarsi delle testimonianze, diviso per temi (la personalità, i film, la famiglia, l’affaire Gattopardo…), sembra essere un percorso di ricostruzione dell’identità debitore di quelle ricostruzioni umane tipiche dei film di Orson Welles. Lombardo come mr. Arkadin o come Charles Foster Kane, un uomo su cui si sa poco e su cui si indaga a partire da mille piccoli indizi, racconti, oggetti e misteri”

Domani invece, alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II e poco dopo l’uscita di Habemus Papam, la rete di Telecom omaggia Nanni Moretti mandando in onda un suo film sul ‘tema’, La messa è finita, girato nel 1985 , in concorso al Festival di Berlino del 1986, il film si è aggiudicato l’Orso d’argento.