2020: tutti gli ostacoli sul cammino del Governo



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Arrivato ai 100 giorni, con l’approvazione della manovra completata, il Governo non ha potuto usufruire di una tregua natalizia. Proprio la sera di Natale, sono arrivate le dimissioni del ministro dell’Istruzione Fioramonti, dopo il mancato stanziamento di fondi per il suo dicastero. Polemiche tra l’ex ministro ed i membri del suo partito e si vocifera di un possibile gruppo di ‘contiani’ in uscita dai 5 stelle e guidati proprio da Fioramonti.

Mangiato con fatica il panettone quindi, per arrivare alla colomba pasquale, l’esecutivo dovrà superare non pochi ostacoli, molti dei quali decisivi non solo per il proseguo del governo ma per la sopravvivenza della stessa legislatura. Vediamo di fare un riepilogo:

Prescrizione: 5 stelle e resto della maggioranza sono divisi, la riforma dovrebbe entrare in vigore ad inizio gennaio 2020 ma andava accompagnata da una riforma del processo penale. Da una parte i pentastellati spingono per evitare che la prescrizione vanifichi la richiesta di giustizia, dall’altra il centrosinistra vuole evitare che i processi diventino infiniti, lasciando una spada di damocle sui giudicati per chissà quanto tempo. Le posizioni sono lontane ed è essenziale trovare un compromesso.

Ex Ilva e Alitalia: per la società di AncelorMittal si tratta per evitare troppi esuberi, c’è un preaccordo ma il tutto andrà finalizzato nelle prossime settimane. Nulla è ancora certo per il destino della compagnia e dei lavoratori. Su Alitalia è stato concesso un prestito ponte ma anche qui, entro i primi sei mesi del 2020 andrà finalizzata la vendita ad un compratore e quindi la supervisione del governo sarà decisiva.

Ci sono poi da risolvere le questioni inerenti l’Autonomia regionale, dopo i referendum in Lombardia, Veneto e le richieste dell’ Emilia Romagna. Altra grana sarà il caso della nave Gregoretti, con una eventuale autorizzazione a procedere del Parlamento verso l’ex ministro dell’Interno Salvini.

Infine la legge elettorale e la riforma dei regolamenti parlamentari, due percorsi obbligati, in vista anche del probabile referendum sul taglio di deputati e senatori, in programma in primavera e la sentenza della Consulta sulla proposta di referendum contro il proporzionale organizzata dalla Lega.

Appuntamento cruciale sarà il 26 gennaio: le elezioni regionali in Emilia Romagna ed in Calabria. Qualora il PD perdesse la prima, la vita del governo sarebbe appesa ad un filo.

“Il 2019 sarà un anno bellissimo” disse Conte dodici mesi fa e sappiamo tutti come è andata a finire. Il 2020 si apre a tinte fosche per lui e per il nuovo governo. Sapremo presto come si è evolverà lo scenario.



#Proporzionale unica via per combattere i #Populismi


Su questo blog avete sempre letto affermazioni positive in riguardo al sistema elettorale maggioritario. Ebbene, avevo torto. Almeno oggi, nel periodo storico che stiamo vivendo. Vi spiego il perché. Partiamo dall’inizio.

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In Italia, dal dopoguerra al 1993, abbiamo avuto un sistema elettorale di tipo proporzionale (tranne il tentativo cosiddetto legge truffa), il quale ha “partorito” 52 governi in 48 anni. Non proprio un campione di stabilità. Ma, ce un ma con la M maiuscola. La legge proporzionale fu pensata per permettere la coabitazione di partiti politici che, tra loro, si guardavano con un po’ di sospetto. L’Italia veniva da vent’anni di dittatura fascista, molti esponenti politici avevano ‘combattuto’ il regime da sponde opposte e alla caduta del regime, avevano varato un governo di unità nazionale e quindi avevano necessità di un sistema elettorale che evitasse il dominio di uno sugli altri, i cosiddetti “pieni poteri” come qualcuno dice oggi. Il proporzionale garantiva rappresentanza a tutti e prevedeva necessariamente accordi post-voto tra forze diverse, limitando lo strapotere di un partito solo.

Il panorama politico italiano è degenerato negli anni non solo per la presenza di una legge di voto proporzionale ma soprattutto perché in Italia non tutti i partiti potevano governare. Il Movimento Sociale era inviso dalle forze democratiche per via del suo collegamento con il fascismo e quando tentò di approcciarsi al governo, tramite appoggio esterno, fu caos (governo Tambroni). Le forze di Sinistra Socialista e Comunista, essendo collegate con l’Unione Sovietica, erano fuori gioco.

Restavano solo la Democrazia Cristiana ed i piccoli partiti ‘satellite’ di centrosinistra (PDSI e PRI) e di destra liberale (PLI). Ben poco.

Negli anni ’60 i partiti di maggioranza ‘aprirono’ ai socialisti, in rotta con Mosca. Negli anni ’70 si tentò il dialogo, poi fallito, con i comunisti. Il tutto però vedeva sempre un partito, la DC, al centro della scena, ‘condannata’ al governo e partiti minori alternarsi o coabitare con essa. Un sistema bloccato che, al contrario di altre Nazioni, non avendo una politica della ‘alternanza’, ha visto aumentare la corruzione, le clientele ed accelerato il proprio declino, culminato con Tangentopoli.

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Nel 1993 si passò al Mattarellum, la legge elettorale con il 75 % dei parlamentari eletti in collegi maggioritari ed il restante con il proporzionale. Complice la ‘morte’ di alcuni partiti storici, uccisi dalle inchieste di Mani Pulite, lo scenario cambiò radicalmente, nacque Forza Italia ed il leaderismo prese piede. Nella prima elezione ‘maggioritaria’ la coalizione ‘centrista’ democristiana fu schiacciata tra la destra berlusconiana e la sinistra progressista e ben presto si spaccò in due, una parte si alleò con la Sinistra, dando vita al Centrosinistra. L’altra finì con Berlusconi, Fini e Bossi, dando vita al Centrodestra.

Era il 1995 e per diciotto anni fummo gestiti da un bipolarismo leaderistico. Pro o contro Berlusconi. Coalizioni raffazzonate, create solo per vincere e che, una volta al governo, condannate a governare da una maggioranza fornita dalla legge elettorale, ben presto creavano frizioni tra alleati e crisi inevitabili. Bossi vs Berlusconi nel 1994, Bertinotti vs Prodi nel 1998. Mastella vs Prodi nel 2008. Fini vs Berlusconi nel 2010 etc etc.

Sino al 2013, con l’arrivo del Movimento 5 Stelle e l’implosione del sistema per la presenza di tre ‘poli’. Il resto è storia di oggi, la conferma dei tre poli nel 2018, il boom di Salvini etc.

Nel frattempo il leaderismo nato nel 1994 con Berlusconi, aveva prodotto come risultato l’affermazione di protagonisti “egocentrici” del calibro di Renzi, Grillo ed in ultimo Salvini. Ed ogni coalizione al governo ha prodotto sistemi elettorali via via più instabili e frutto di mero calcolo politico. Il “Porcellum” nel 2005, l’Italicum renziano nel 2015 e per ultimo il ‘Rosatellum”nel 2017. Sistemi spesso abbattuti dalla Consulta per imperfezioni costituzionali.

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Oggi siamo in pieno Leaderismo Populista. Non solo in Italia. Gran Bretagna, Brasile, Stati Uniti hanno lo stesso problema. In un momento così delicato, con movimenti populisti, spesso di matrice radicale, figli del disagio sociale frutto del fallimento dei partiti tradizionali, è lampante come il sistema elettorale debba cambiare in senso proporzionale. Così da evitare che qualcuno possa avere ‘pieni poteri’ e per favorire coabitazioni tra partiti diversi senza che qualcuno prevalga ‘troppo’ sull’altro. Un ritorno alle alleanze post-elettorali. Possibilmente evitando, come accaduto in passato, che un solo partito rimanga sempre nelle stanze del potere.

Vedremo cosa farà il governo Conte in questo senso.

Il PD ‘fiuta’ il trappolone di Casini sulla legge elettorale, ma dai?


Nel Partito Democratico si sta diffondendo l’idea che il proporzionale non sia la migliore ‘ricetta’ per poter vincere e governare:

ROMA – “Se dopo il voto non c’è una maggioranza chiara si torna alle urne, se lo scordano che governo di nuovo con il Pdl”. Al termine di una giornata passata a insultarsi reciprocamente con Pier Ferdinando Casini, Bersani decide di alzare la posta e mettere sul tavolo della trattativa per la riforma del Porcellum una pistola carica: lo spettro di un voto che non risolve nulla e costringe l’Italia a tornare di nuovo ai seggi dopo poche settimane inconcludenti. Uno scenario da incubo, ma è quella l’unica alternativa che il segretario Pd prende in considerazione.

Perché ai piani alti del Nazareno, a dispetto di un’intesa Pd-Udc che sembrava cosa fatta, si stanno convincendo del fatto che Casini stia “scientificamente creando le condizioni per avere un Parlamento senza una maggioranza”. Che costringa perciò Bersani a rinunciare alla sua ambizione di guidare il paese, accettando un’altra fase di governo Monti (…)

L’intelligenza politica dei dirigenti democratici è eccezionale! Non lo aveva capito nessuno che Casini mirasse al proporzionale per riproporre Mario Monti anche dopo le elezioni!

Qui su Candido se ne parlava da mesi:

13 luglio:

il temuto ‘trappolone’ che negherà al CentroSinistra il ritorno al Governo del paese nel prossimo anno. Come? Attraverso la legge elettorale e grazie all’avvallo della Presidenza della Repubblica.

Il ritorno al proporzionale potrebbe risolvere tante magagne, per il CentroDestra, per Casini e per Napolitano. Una eventuale nuova legge elettorale proporzionale, anche grazie al probabile ‘boom’ dei grillini, non consentirebbe ad alcuna coalizione di poter ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento e costringerebbe quindi i partiti ad una ‘grossa coalizione’. Chi meglio di Monti (o qualche altro tecnico nel caso il Professore venisse eletto al Quirinale) come ‘garante’ di un nuovo governo di larghe intese?

In tutto questo indovinate chi ne uscirebbe sconfitto? Esatto, il CentroSinistra. Con il sistema proporzionale non potrebbe mai piu aspirare al Governo del paese, il PD sarebbe destinato ad essere ‘cooptato’ nella maggioranza Pdl-Terzo polo per un determinato periodo di tempo. Dopodichè la golden share delle future maggioranza passerebbe definitivamente a Casini, il quale sfrutterebbe tale potere per tentare di ricostituire un grande partito cattolico, chissà.. magari dirigendo le operazioni dal Quirinale….

Il ritorno di Berlusconi, il proporzionale e la terza repubblica (simile alla prima)


Con l’annuncio del ritorno di Berlusconi sulla scena si sta per concretizzare il temuto ‘trappolone’ che negherà al CentroSinistra il ritorno al Governo del paese nel prossimo anno. Come? Attraverso la legge elettorale e grazie all’avvallo della Presidenza della Repubblica. Non è un mistero infatti che Napolitano veda in Monti una delle poche risorse utili a riportare l’Italia fuori dalla crisi economica. Sono anni poi che il Capo dello Stato sensibilizza i partiti sulla necessità di cambiare il Porcellum.

Detto fatto. Il ritorno al proporzionale potrebbe risolvere tante magagne, per il CentroDestra, per Casini e per Napolitano. Una eventuale nuova legge elettorale proporzionale, anche grazie al probabile ‘boom’ dei grillini, non consentirebbe ad alcuna coalizione di poter ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento e costringerebbe quindi i partiti ad una ‘grossa coalizione’. Chi meglio di Monti (o qualche altro tecnico nel caso il Professore venisse eletto al Quirinale) come ‘garante’ di un nuovo governo di larghe intese?

Un esecutivo che farebbe felice Berlusconi, il quale potrebbe dettare ‘condizioni’ atte a tutelare le sue aziende e la sua persona in cambio del sostegno. Casini poi conserverebbe un ruolo importante nella nuova maggioranza. La Lega Nord infine , con il proporzionale, si vedrebbe ‘slegata’ da ogni patto e quindi sarebbe libera di poter portare avanti i suoi programmi populisti.

In tutto questo indovinate chi ne uscirebbe sconfitto? Esatto, il CentroSinistra. Con il sistema proporzionale non potrebbe mai piu aspirare al Governo del paese, il PD sarebbe destinato ad essere ‘cooptato’ nella maggioranza Pdl-Terzo polo per un determinato periodo di tempo. Dopodichè la golden share delle future maggioranza passerebbe definitivamente a Casini, il quale sfrutterebbe tale potere per tentare di ricostituire un grande partito cattolico, chissà.. magari dirigendo le operazioni dal Quirinale….

Verdini “Ce ne freghiamo delle prerogative del Colle”. Piccolo “assaggio” di cosa accadrà dopo il 14 dicembre…


“Noi sappiamo delle prerogative del Capo dello Stato, ma ce ne freghiamo”
(Verdini, coordinatore PDL)

Me ne frego

O fascisti, avanti, avanti,
che già venne la riscossa,
or non più la turba rossa
questo suol calpesterà!

Per d’Annunzio e Mussolini
eia, eia, eia, alalà!

Me ne frego
me ne frego
me ne frego è il nostro motto,
me ne frego di morire
per la santa libertà!…

Questa nostra bella Italia
non sia usbergo al traditore,
e soltanto il tricolore
arra sia di civiltà,

Per d’Annunzio e Mussolini
eia, eia, eia, alalà!

Ma se un giorno si tentasse
disgregar salde coorti,
col sorriso dei più forti
pur la morte affronterem!…

Per d’Annunzio e Mussolini
eia, eia, eia, alalà

Questo è solo un “assaggio” di ciò che si aspetta nel caso in cui, il 15 dicembre, Berlusconi non sia piu capo del governo. (Sempre che si dimetta, in caso di sfiducia della Camera dei deputati. Non è detto che ciò accada, magari avrà messo gia i suoi avvocaticchi alla ricerca di un cavillo costituzionale..chissà)

Qui ed in altri articoli passati, ho piu volte scritto del pericolo serio di un rovesciamento di Berlusconi. Il leader del PDL non risparmierà alcun mezzo per poter fare i suoi interessi. Proteste di piazza, uso dei media (tg1, mediaset e giornali di famiglia) senza alcuno scrupolo ed altre belle cosette ci aspettano nei prossimi mesi. Mentre la crisi di governo con la nascita di un esecutivo debole potrebbe dare adito a speculazioni finanziarie tali da trascinare l’Italia nel baratro di Grecia ed Irlanda.

Il risultato? Che tra un anno o poco piu Berluconi, forte del “complotto ai suoi danni”, potrebbe vincere nuove elezioni e tornare alla grande a  Palazzo Chigi, trampolino di lancio verso il Quirinale, che intanto sarebbe stato ampiamente delegittimato dallo scontro con Napolitano (vedi il “ce ne freghiamo” odierno di Verdini).

D‘altronde… se non ora, quando? Oggi come oggi Berlusconi è debole. Sul fronte interno, con lo sfaldamento della maggioranza. Sul fronte estero con gli scandali che lo hanno travolto, di cui Wikileaks riporta diversi dettagli. Confindustria e forse anche il Vaticano stanno da tempo prendendo le distanze dal governo.

Val la pena di rischiare? Provare a cacciarlo da Palazzo Chigi sperando che dopo le dimissioni altri nel PDL seguano i finiani in un governo tecnico di ampi numeri?

In questo momento non so dare una opinione netta. Credo sinceramente che Berlusconi rappresenti un male per questo paese. Credo altresi che una manovra spericolata per detronizzarlo possa ottenere l’effetto contrario, dando nuovo vigore ad un uomo “distrutto” politicamente. (Cosa già accaduta negli anni scorsi).

Potrà l’Italia prescindere dall’immenso impero economico-mediatico di Silvio Berlusconi? Chi farà piu gli interessi dei suoi gruppi? Mah….

Crisi di Governo, pausa estiva. Ipotesi sul futuro, con il pallottoliere in mano….


Con il voto odierno sulla sfiducia a Caliendo, la Camera ha sospeso le attività sino all’8 settembre. Il Parlamento va in vacanza. La politica no. Mai come quest’anno l’estate sta riservando notevoli sorprese sul futuro del nostro sistema politico. Appare  infatti certa la nascita di un terzo polo in contrapposizione con l’asse Pdl-Lega e con il CentroSinistra. I finiani, ora riuniti nel gruppo “Futuro e Libertà per l’Italia” dichiarano fedeltà al centrodestra ma sembrano già iniziate le manovre che porteranno alla crisi di governo. L’unica incognita è l’occasione utile per la caduta dell’esecutivo. La causa della rottura definitiva sarà importante poi anche in vista della possibile campagna elettorale futura, ma di questo non è dato saperne e quindi è inutile parlarne.

Vorrei invece soffermarmi sugli scenari possibili successivi all’apertura della crisi. Mettiamo il caso che Berlusconi cada nei prossimi mesi. Cosa potrebbe accadere?

Le principali opzioni sono tre.

  • Governo tecnico per approvare la finanziaria ed una nuova legge elettorale, salvo poi tornare al voto
  • Governo delle “larghe intese“, della durata di almeno due anni, che veda quindi la presenza di forze dell’attuale governo e di parte dell’opposizione impegnate in un esecutivo pronto a fare le “grandi riforme che il paese aspetta da anni” (tanto per citare una frase che si sente spesso)
  • Elezioni anticipate con la legge elettorale vigente.

Ora veniamo ai numeri presenti in Parlamento, visto che ogni esecutivo futuro dovrà comunque passare per la fiducia:

Questi gli schieramenti della XVI Legislatura:

Camera

  • CentroDestra “berlusconiano”: 296
  • Terzo Polo (Fini, Casini, Rutelli, Lombardo): 86
  • Partito Democratico: 206
  • Italia dei valori: 24
  • Altri 18

Senato:

  • CentroDestra “berlusconiano”: 160
  • Terzo Polo (Fini, Casini, Rutelli, Lombardo): 30
  • Partito Democratico: 113
  • Italia dei valori: 12
  • Altri 7

Visti i numeri, analizziamo le posizioni dei singoli partiti:

PDL: per il partito di Berlusconi, l’unica strada possibile sono le elezioni anticipate, da cavalcare attaccando a testa bassa tutte le opposizioni e soprattutto il traditore Fini. Un governo di transizione potrebbe operare modifiche alla legge elettorale tali da “disinnescare” il potere berlusconiano. Una legge totalmente proporzionale impedirebbere una maggioranza parlamentare per l’asse Berlusconi-Lega e quindi qualsiasi futuro governo potrebbe nascere solo previo accordo con altre forze politiche. In stile prima Repubblica.

Lega Nord: anche i leghisti sarebbero per le elezioni anticipate seppur meno enfaticamente del Cavaliere. Per la Lega è importante l’approvazione del Federalismo, riforma da rimandare a data destinarsi in caso di crollo dell’esecutivo nei prossimi mesi. Se la crisi si aprirà prima della approvazione finale del federalismo fiscale, il movimento di Bossi potrebbe mettere sul piatto proprio tale provvedimento in cambio di un appoggio ad un esecutivo di larghe intese. Ipotesi remota, ma possibile.

Partito Democratico: Bersani lo ha detto piu volte, il Pd sarebbe favorevole ad un governo tecnico, di transizione, che possa prendere provvedimenti a sostegno di lavoro, economia e famiglie, fermo restando la modifica alla legge elettorale vigente. In verità i democratici non vogliono andare alle elezioni perche totalmente impreparati. Al momento Bersani non ha ne un programma ne una coalizione che possa riscuotere un minimo di fiducia da parte degli elettori non ideologizzati. A dir la verità non si sa neanche con quale alleato correre assieme. Vendola sembra essere pericoloso in chiave primarie di coalizione. Una eventuale sfida Bersani-Vendola potrebbe riservare amare sorprese al Pd che di certo vincerebbe la partita ma rischierebbe di perdere una grossa fetta di elettori in migrazione verso il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà. D’altro canto Di Pietro, che continua giorno dopo giorno la polemica con i democratici, non puo non essere calcolato come alleato. Eppure il vicesegretario Letta ha preso le distanze da una alleanza con SeL ed Idv definendola un “suicidio” e puntando invece ad un patto Pd-terzo polo. Confusione totale quindi, come al solito.

Italia dei Valori: Di Pietro non ha scelta. Deve spingere verso le elezioni anticipate senza passare per alcun governo. Lo deve fare per due ragioni. La prima è capitalizzare al massimo il momento consentendo all’Idv, nei sondaggi data attorno all’8%, di raddoppiare i propri parlamentari, dall’altra per evitare che il nuovo Movimento di Grillo eroda consensi al suo partito, qualora l’Idv appoggiasse un eventuale esecutivo tecnico. Come potrete ben capire per il Tonino nazioanle non ci sono altre opzioni in caso di caduta di Berlusconi. Elezioni subito. L’unica variante potrebbe essere rappresentata da una aventuale rottura con il Partito Democratico. In caso di rottura infatti, qualora il Pd corra da solo o alleato con il solo Vendola, il voto utile derivante da questa legge elettorale (che premia i due blocchi principali) unito alla presenza del Movimento a 5 Stelle, porrebbe in sera difficoltà il partito dell’ex PM.

Terzo Polo: Chiamo cosi l’area che unisce il movimento di Fini con l’Udc di Casini, l’Api di Rutelli e l’Mpa del governatore sicilia Lombardo. La nuova “area centrista” non avrebbe alcun interesse a tornare al voto con questa legge elettorale. Il voto utile infatti spingerebbe una parte dei simpatizzanti di Rutelli e di Fini a scegliere rispettivamente Pd e Pdl, in quanto possibili beneficiari del premio di maggioranza. In caso di un proporzionale puro invece il terzo polo molto probabilmente avrebbe le chiavi di ogni futuro esecutivo. Un pò come la Dc degli anni 50-60 ed il Psi degli anni 80. Prima repubblica quindi. Quella dei governi che durano lo spazio di uno sbadiglio.

Dopo aver visionato le opzioni sul campo dei vari partiti presenti in parlamento, cerchiamo di fare delle ipotesi nel caso in cui i finiani escano definitivamente dal centrodestra causando la crisi di governo:

Governo Tecnico aperto a tutte le forze “antiberlusconiane”

L’unica possibilità per la realizzazione di un esecutivo con una maggioranza “alternativa” a quello odierno è  che vi prendano parte tutte le forze politiche tranne il Pdl e la Lega. In questo caso avremo: 316 voti alla Camera (piu almeno un’altra decina in arrivo dal gruppo misto) e 155 al senato (che potrebbero superare i 160 del centrodestra grazie all’appoggio di alcuni membri del gruppo misto e dei senatori a vita, già determinanti ai tempi del governo Prodi).

Capite bene quindi che un governo “antiberlusconiano” con dentro Pd, Udc, Fini, Idv ed altri singoli sarebbe fragilissimo numericamente. Senza contare le proteste di piazza inscenate da Berlusconi e da Bossi, complice le tv ed i media vicini al Premier e pronti a delegittimare ogni tentativo volto a detronizzare il “leader minimo”

C’è chi dice che un eventuale crisi di governo potrebbe spingere altri membri Pdl (vedi Pisanu ad esempio) a prendere definitivamente le distanze dal Premier. In questo caso, qualora si aggiungano altri esponenti della maggioranza in ordine sparso un futuro esecutivo tecnico-istituzionale potrebbe reggere il tempo necessario per riformare la legge elettorale e liberare il paese dal giogo Berlusconi-Lega.

Tutto ciò appare comunque improbabile soprattutto perche le ipotesi di appoggio Idv sono vicine allo zero. Di Pietro vuole le elezioni anticipate e difficilmente potrebbe appoggiare altre ipotesi.

Governo Tecnico senza Idv

Poniamo il caso che Di Pietro, coerente con ciò che ha detto sino ad oggi, non entri in un governo tecnico appoggiato da Pd-Udc-Finiani ed altri singoli parlamentari centristi. Poniamo anche il caso che l’Idv non partecipi alle votazioni o si astenga alla Camera uscendo in Senato (dove l’astensione equivale al voto contrario). Quali numeri avrebbe un siffatto governo:

Alla Camera, sulla carta, avrebbe l’appoggio di 292 parlamentari ed il voto contrario di 296 berlusconiani. Calcolando il voto a favore di una parte del gruppo misto e di qualche defezione nella Idv o nel Pdl, anche se con molta difficoltà potrebbe esserci una maggioranza, seppur fragilissima, a Montecitorio. A Palazzo Madama invece le cose andrebbero decisamente peggio. Si 143, no 160. Anche con “l’uscita” della Idv, per poter nascere,  al nuovo governo  non basterebbe l’appoggio di tutti  i senatori “non schierati” tra i quali vi sono una piccola pattuglia di senatori a vita, dovrebbe pescare anche all’interno del Pdl e della Lega.

In caso di mancato sostegno di Di Pietro quindi, un governo alternativo alla attuale maggioranza non potrebbe avere vita se non tramite la defezione di qualche dipietrista o pdellino. Cosa possibile ma non probabile, non nei numeri che servirebbero in questa situazione.

Conclusioni finali:

Tirando le somme, visti i numeri, gli schieramenti e gli scenari possibili, mi sento di affermare che l’ipotesi piu probabile, in caso di caduta di Berlusconi, sarebbero le elezioni anticipate, da tenere con questa legge elettorale che premia i due schieramenti piu grandi e penalizza, tramite il voto utile, i movimenti piu piccoli.

Tale prospettiva potrebbe garantire a Berlusconi una nuova vittoria ed una nuova maggioranza in tutti e due i rami del parlamento. I sondaggi danno l’alleanza Pdl-Lega abbonamentemente sopra il 40%. Pd-Idv e SeL assieme potrebbero raccogliere al massimo il 35-38%. Il terzo polo, in una situazione di questo tipo, non andrebbe oltre il 10%. L‘incognita piu grande comunque è rappresentata dal movimento di Beppe Grillo. La Lista 5 Stelle infatti potrebbe risultare determinante per l’ottenimento della maggioranza parlamentare alla coalizione di Berlusconi. Se alla Camera il Premier non avrebbe problemi a vincere il premio di maggioranza, al Senato, dove il premio è regionale, i numeri potrebbero tradirlo consegnando al paese un parlamento senza maggioranza assoluta. Ma… c’è un ma “importante” ed è appunto rappresentato dal comico genovese. Come abbiamo visto nelle scorse regionali, la lista 5 stelle erode consensi al Centrosinistra, maggiormente a Di Pietro e quindi potrebbe risultare determinante per far calare il totale dei voti presi dalla coalizione progressista facendo “vincere” le regioni al centrodestra e garantendo una, minima, ma possibile maggioranza parlamentare anche al Senato.

Sempre che il Pd scelga l’alleanza naturale con Idv e SeL e non preferisca “sperimentare” una coalizione con Fini e Casini. A quel punto però Vendola e Di Pietro avrebbero buon gioco nello spartirsi i voti in uscita dai Democratici. (Tra i quali il mio :D)

Naturalmente tante variabili potrebbero cambiare il copione politico e strategico dei prossimi mesi. Inchieste, arresti, corruzione, scelte politiche inaspettate, strategie nuove, fatti gravi che spingano il paese all’unità nazionale… come sappiamo quel che si dice oggi è gia cosa vecchia domani. Staremo a vedere consapevoli però che il Cavaliere parte in pole position per vincere le prossime elezioni e candidarsi seriamente alla poltrona piu ambita, quella del Quirinale dove ora però siede Napolitano, il quale non ha mai nascosto la sua avversione verso l’attuale legge elettorale. Se e quando il pallino passerà nelle sue mani, sono sicuro che farà del tutto per evitare nuove elezioni con la “porcellum”.

Stay tuned….