Europee: i gruppi all’europarlamento, info


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Già da oggi si vota in alcuni stati, il clou domenica 25 quando centinaia di milioni di cittadini europei si recheranno a votare per rinnovare Parlamento, Governo ed istituzioni dell’Unione. Come vedete nell’infografica qui sopra sono riportati nel dettaglio il n. di seggi per ogni paese e l’eventuale sbarramento % per accedervi. In Italia si deve prendere almeno il 4% per portare qualche parlamentare a Strasburgo. In Francia è il 5%, in Germania non vi è quorum minimo.

Qui di seguito invece i Gruppi Europei come sono rappresentati al momento. Si prevede un calo dei Popolari in favore delle forze Populiste. Il PSE però, ora S&D, non sembra poterne approfittare. C’è chi dice che PP e SD assieme non arriveranno neanche al 376 seggi di maggioranza necessari per avere un governo ‘bipartisan’. Aperture verso l’ALDE, i liberaldemocratici europei.

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L’Italia elegge 73 eurodeputati. I partiti italiani aderiranno ai seguenti gruppi europei:

  • PD al Gruppo Socialisti e Democratici
  • Forza Italia e Nuovo Centrodestra-Udc aderiscono al Partito Popolare Europeo.
  • Nell’Alde è confluita la lista Scelta Europea, che raccoglie Scelta Civica, il Centro Democratico di Bruno Tabacci e Fare per Fermare il Declino.
  • In Italia a confluire nel gruppo dei Greens sono i Verdi.
  • La lista Tsipras si dividerà, SEL dovrebbe aderire a S&D, Rifodanzione alla Sinistra Europea

SEL a Congresso, nella ‘terra di mezzo’ tra PSE e Sinistra Europea


Il 2° Congresso di SEL passa alla storia come quello della ‘terra di mezzo’, ovvero la collocazione in cui SEL passerà i prossimi mesi. A Sinistra del PD, a destra dei micropartiti comunisti-antagonisti. A sinistra del PSE, a destra della Sinistra Europea-GUE. Sel sara’ con Tsipras, ma non contro Schulz.

ASCA Un documento, che ha piu’ l’aria di una mozione, votato dal Congresso, impegna il gruppo dirigente ”ad aprire immediatamente un confronto, un’interlocuzione” con tutti quei soggetti che in Italia desiderano un’altra Europa, per verificare se vi ”sia la possibilita’ di un percorso comune” che porti Sel a confluire in quella lista unica, autonoma, della societa’ civile, a sostegno della candidatura del leader della sinistra greca, Alexis Tsipras, alla presidenza della Commissione Ue. Di conseguenza, Sel non appoggera’ la candidatura del socialista Martin Schulz, che sara’ invece sostenuta dal Partito Democratico. Vendola tuttavia allontana l’ipotesi della confluenza di Sel nel Gue, la Sinistra europea che raccoglie i partiti comunisti del Vecchio continente, scaccia anche quella di entrare nel Pse (al momento e’ d’obbligo perche’ potrebbe essere sinonimo di alleanza con il Pd) ma ammette di guardare verso Schulz.

No alla confluenza nel PD ma anche un no secco a liste con Prc-Pdci ed affini:

‘I partitini malati di nostalgia e ortodossia ideologica non sono nostri compagni di viaggio”

Se Fava e Migliore propendevano per un appoggio a Schulz per entrare poi nel PSE, la ‘base’ ha deciso diversamente. Di guardare al greco Tsipras ed alla lista di Sinistra in suo sostegno. Di seguito una intervista a Nicola Fratoianni, leader emergente di SEL e sostenitore proprio della ‘strada greca’:

“Noi a sinistra del Pd. Renzi, ti conviene”

Non teme che la strada greca vi allontani da un interlocutore necessario come il Pd?
No, è il contrario. Pensiamo che per ricostruire un centrosinistra capace di vincere serva una sinistra. Serve a tutti una sinistra autonoma ma unitaria nel linguaggio e non settaria. Serve al paese e serve persino a Matteo Renzi.
Noi avanziamo una proposta per questo partito e questa prospettiva e se conquisterà una forza credo diventerà interlocuzione necessaria anche per gli altri. E poi l’interlocuzione è fatta tra diversi che si parlano, si guardano con interesse e pensano di essere reciprocamente utili. Ma diversi altrimenti non è interlocuzione. L’unità si fa quando si costruisce conflitto e per conflitto intendo fecondità e confronto di idee. Altrimenti è palude.

Come vi differenziate da Renzi?
Quando Renzi parla di ‘Jobs act’ e si concentra sulle regole del mercato del lavoro, io dico che forse dobbiamo concentrarci sulla struttura del sistema produttivo, sul mercato del capitale, sull’intervento pubblico in economia. Se dice ‘unioni civili’, gli direi che è un po’ arretrato per l’Italia proporre quello che in paesi governati dalla destra è già matrimonio per tutti. Credo che una interlocuzione vera e onesta sia più utile a tutti, non ci si allontana quando si dice la verità. Anche perché io non sto dicendo a nessuno che non gli voglio parlare. Mi confronto, so che su alcune cose ci sono punti di avanzamento e che su altri ci sono delle differenze. Vorrei che questo livello del confronto fosse il terreno su cui si costruisce una relazione.

Tsipras dunque è il primo mattone per andare avanti da soli, autonomi dal Pd?
La candidatura di Tsipras è quella che in modo più potente può indicare l’idea di un’altra Europa. E ce n’è bisogno perché questa Europa qui è un disastro: è quella che ha massacrato la Grecia, ha devastato i popoli europei con politiche di austerità. Tutto questo non va bene, va cambiato. Tsipras dice che questo cambiamento è possibile a partire dall’esperienza greca, ma che ha bisogno di una piattaforma. Il punto non è il nome ma la piattaforma cui allude e io lo dico sapendo che non considero i socialisti europei uguali al Ppe, che non mi voglio rassegnare alle larghe intese e che voglio parlare con Schulz non come avversario ma come interlocutore. Ma allo stesso tempo so che per fare questo è utile e necessario che ci sia una sinistra anche in Europa, che dica che questa Europa qui non va bene.

Il PD nella bufera


Un autunno caldo quello del Partito Democratico. I tanti malumori mai sopiti stanno ora venendo a galla con tutto lo strascico di polemiche conseguenti. Se il segretario Veltroni, dopo gli scontri dei mesi scorsi, aveva posto fine alla alleanza con l’Italia dei Valori cominciando a tessere una rete di contatti per avere un rapporto sempre piu stretto con l’Udc di Casini, giorni fa sono arrivate le “Bombe” di Cacciari e Chiamparino.

Ha iniziato il sindaco di Venezia che, il 10 dicembre fonderà il PD del Nord, una federazione nordista del Partito Democratico. Va giù duro Cacciari con Veltroni dicendo: “in questi mesi non ha fatto quello che doveva fare per organizzare il partito nel territorio. Lo si è visto con la gestione delle candidature, in molti casi «paracadutate» sul livello locale. E secondo molti sindaci del Nord con la politica «centralista» del Pd. «Si dà un’immagine devastante, sempre le stesse facce che decidono, litigiosità continua su tutto». Veltroni ha risposto parlando di un coordinamento dei rappresentanti del Nord ma a Cacciari questa soluzione non piace.

Poi è arrivato Chiamparino con la sua proposta di alleanze locali tra PD e Lega se il partito di Bossi rinuncerà al populismo.

Ma non finisce qui. Giorni fa l’imbarazzante presenza della delegazione democratica al vertice del Partito Socialista Europeo con Fassino che firma il manifesto socialista a nome dei “DS” mentre Veltroni, come segretario PD, non sottoscrive. Intanto c’è da registrare il forte malumore dei centristi presenti nel partito che criticano anche l’incontro tra l’ex sindaco di Roma ed il Premier Socialista Zapatero. Rutelli parla chiaro stoppando qualsiasi confluenza nel PSE e rinnegando anche una semplice federazione PSE-PD.

Oggi Veltroni ha chiesto le dimissioni di Bassolino ed un rimpasto della giunta Jervolino. Tutto questo perche, secondo il Corriere della Sera, sul PD Campano sta per abbattersi una bufera giudiziaria e il segretario non vuole esserne coinvolto, tanto piu che i rapporti con Bassolino sono freddini.

L’ex sindaco di Roma, stretto tra mille pressioni, perde le staffe ed in una intervista a Repubblica chiede ai suoi contestatori di farsi avanti: “Io non amo parlare di questioni interne al Pd- dice Veltroni- ma di fronte a quello che sta accadendo avverto la necessità di dire: adesso basta. Basta con le confessioni anonime, basta con i retroscena, basta con i veleni. È inimmaginabile che nel cuore di una crisi economica gravissima e di una crisi di consenso del governo, il centrosinistra riformista ricada nel suo solito vizio autolesionista: quello di segare l’albero su cui sta seduto”.

Questa dichiarazione provoca la reazione dell’eterno rivale, Massimo D’Alema che risponde per le rime, rinnegando qualsiasi paternità sulle contestazioni al leader PD: “Io e Veltroni ci conosciamo da tanti anni e lui sa benissimo che il giorno in cui ritenessi che dovrebbe lasciare la carica di segretario del Pd lo direi innanzitutto a lui e poi pubblicamente, perché a volte sono sì spigoloso ma sempre franco e diretto. Dunque, se non l’ho detto è perché non lo penso”.

Un clima molto pesante in casa Democratica, i nodi su alleanze, strategie politiche, collocazione europea stanno logorando il partito, tutto questo alla vigilia delle elezioni regionali in Abruzzo, dove il PD, travolto dalle inchieste giudiziare, sostiene il candidato della Italia dei Valori. Mai come ora il partito di Di Pietro appare il vero “faro” del CentroSinistra sia in parlamento che nel paese e questo, viste le discutibili populistiche finalità del Tonino Nazionale, fanno intuire quanto la parola “crisi” sia oggi sinonimo di “CentroSinistra”.