#Quirinale: Elezione #Mattarella, live blog


PresidenteSergio Mattarella, 74 anni, siciliano, è il dodicesimo Presidente della Repubblica. Votato da Pd, SEL, Scelta Civica, Ndc-Udc ed altre piccole formazioni, viene eletto con ampia maggioranza. Forza Italia, Lega e Movimento5Stelle i partiti contrari alla sua candidatura.

  • 664 voti finali per Mattarella. 105 bianche, più di 30 forzisti hanno votato Mattarella. I fittiani, appunto. Compatti invece i 5 stelle su Imposimato.
  • Matterella ha raggiunto i 505 voti, è il 12esimo Presidente della Repubblica
  • Secondo me oggi Mattarella può avvicinarsi ai 650 voti. Finirà più probabilmente tra 625 e 640. Un successone per Renzi. Una debacle per Berlusconi.
  • Mattarella lascia la Consulta a bordo di una Panda grigia .
  • Il voltafaccia di Ncd, dapprima per la scheda bianca, poi per Mattarella ha delle conseguenze. Il capogruppo di Ap (Ncd-Udc) al Senato Maurizio Sacconi, secondo quanto si apprende, si è dimesso. La scelta è irrevocabile e ad effetto immediato. Anche la portavoce Saltamartini si è dimessa.
  • Ma vogliamo spendere qualche parola per Lei, la vera protagonista di queste elezioni presidenziali? Valeria Fedeli, la ‘rossa’ vice di Grasso!
Ma vogliamo spendere qualche parola per Lei, la vera protagonista di queste elezioni presidenziali? Valeria Fedeli, la 'rossa' vice di Grasso!
  • #‎quirinale‬. Con il risultato scontato le uniche incognite sono quanti voti di Forza Italia e 5 stelle andranno a ‪#‎Mattarella‬. Da tenere d’occhio quindi i voti ad Imposimato ed il totale delle bianche.
  • Ah, comunque Mattarella è interista. È abituato alle sofferenze…
  • Con l’elezione del Presidente della Repubblica oggi, finalmente, Enrico Mentana ed i suoi collaboratori, dopo quattro giorni, vengono restituiti alle loro famiglie. Stava diventando una emergenza umanitaria..
  • Berlusconi, Salvini e Grillo. Gli unici a non votare Mattarella. Finalmente una nuova alleanza si sta delineando! Avrebbero potuto votare tutti insieme che ne so.. Cristina D’Avena. Volto di Canale5, come Imposimato… Sarà per la prossima volta..
  • Bersani 2013 presenta a Berlusconi una rosa di nomi, alcuni dei quali (Marini in primis) non erano graditi a metà del suo partito. Berlusconi sceglie Marini (quello che fece cadere Prodi nel 98)il PD si spacca con i prodiani contro. Bersani propone quindi Prodi(quello fatto cadere da Marini) che ovviamente ha i mariniani e dalemiani contro. Sappiamo come è finita. Renzi 2015. Il premier trova un candidato che unisca il PD e sia votabile da molti fuori il partito, poi va da Berlusconi e gli dice ‘questo è il nostro uomo, se vuoi votalo’. Così si fa Bersani. Questo vuol dire avere intelligenza politica. Cosa che tu non hai mai avuto, buttando a mare i nostri voti.

#totoquirinale: Berlusconi stoppa Mattarella, salgono Veltroni e Fassino


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Domani prima votazione ed ancora sembra tutto in alto mare. PD e FI dovrebbero votare scheda bianca alle prime 3 votazioni.

Nell’incontro di oggi a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi pare aver respinto la candidatura di Sergio Mattarella, fatta da Matteo Renzi (vecchie ruggini, nel 1990 Mattarella, ministro nel governo Andreotti, si dimise in polemica con l’approvazione della legge Mammì salva Fininvest).

Il Cavaliere avrebbe fatto il nome di Giuliano Amato, non gradito a Renzi in quanto ‘amico’ di Massimo D’Alema, condividono la fondazione Italianieuropei.

Sembra si sia parlato di Paola Severino, ex Ministro della Giustizia, in quota centristi ma non è un ‘politico’ ed il Premier cercherebbe proprio una figura politica più che tecnica.

Si apre quindi il file ‘ex segretari’ Dem, con Veltroni e Fassino in ‘pole’. Qualcuno sussurra Finocchiaro ma su di lei pesa l’inchiesta in cui è coinvolto il marito. Sullo sfondo il Ministro dell’economia Padoan, ‘tecnico’ ma membro del governo Renzi e Graziano Delrio, l’avatar a cui Renzi aspirerebbe.

I Presidenti: Sandro Pertini (1978-1985), il più amato dagli italiani


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Sandro Pertini
(1896-1990)

Presidente dal 1978 al 1985

PERTINI

Settimo appuntamento per la rubrica. Questa volta il protagonista è un uomo molto amato ancora oggi, a venticinque anni dalla sua morte ed a trenta dalla fine del suo mandato. Sandro Pertini.

“Quando mi hanno offerto la presidenza della Repubblica, a 82 anni, io sono diventato pallido come un morto. Questi miei giovani compagni del Psi, invece, quando gli offrono una carica se la prendono senza batter ciglio. Comunque son sicuro che, dei miei 832 elettori, almeno la metà si sono già pentiti”.

Questo il commento di Pertini, qualche mese dopo la sua elezione. Ma andiamo per gradi, tornando al giugno del 1978. Il Capo dello Stato, Giovanni Leone, si dimette con sei mesi di anticipo per mettere fine alla campagna denigratoria lanciata da Sinistre e Stampa nei suoi confronti. Ci si prepara quindi alla elezione del nuovo Presidente ed il clima, sociale e politico, non è dei migliori. Tra scandali, inchieste, nervosismo americano per il ‘compromesso storico’ tra PCI e DC, il terrorismo culminato con il rapimento e l’assassinio del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. E proprio Moro sarebbe stato uno dei candidati più probabili per il Quirinale.

Gli schieramenti politici erano i seguenti. La DC proponeva Guido Gonella auspicando Benigno Zaccagnini, il PSI rispondeva con la candidatura di bandiera, Nenni, pensando seriamente alla candidatura dell’ex segretario Francesco De Martino. Il PCI votava Amendola. Uno dei nomi più accreditati però era il repubblicano Ugo La Malfa, uno dei fautori del compromesso storico ed anche per questo malvisto da Bettino Craxi, segretario socialista da due anni. Il PSI propose quindi Antonio Giolitti minacciando, in caso contrario, di ritirare il sostegno al governo di solidarietà nazionale nato durante il rapimento di Moro con l’appoggio di tutti i partiti tranne il MSI.

pertini

Ci vollero 16 scrutini per arrivare ad un accordo, ad un nome condiviso. Sandro Pertini appunto, ex Presidente della Camera e simbolo della Resistenza. Un nome gradito al PCI, non avverso alla DC e che facesse contento il PSI (non Craxi però, che lanciò la candidatura di Pertini per bruciarlo, salvo poi accettarlo suo malgrado). E quindi l’8 luglio 1978, con 832 preferenze, votato da tutti i partiti tranne che dai missioni, l’ex partigiano venne eletto al Colle:

Nato in provincia di Savona nel 1896, Pertini aderì al Partito Socialista nel 1918 e durante il fascismo venne prima arrestato e poi mandato in esilio, esperienza che condivise con Filippo Turati. Tornò in Italia per la lotta di liberazione […]
Dopo la Liberazione, e un primo periodo passato ad aspettare la rivoluzione socialista, venne eletto nell’Assemblea Costituente. Da allora e per molti anni, fu considerato una specie di “monumento a se stesso”, una personalità da riverire ma da tenere lontano da incarichi di governo, e infatti venne eletto presidente della Camera in virtù della sua anzianità

Ma da Presidente della Camera, Pertini riesce ad emergere mediaticamente e politicamente, con il suo modo di fare da ‘cittadino’ e non da ‘politicante’:

Ne ha dato prova nel 1974, da presidente della Camera, prima respingendo l’aumento dell’indennità dei deputati (“Ma come, dico io, in un momento grave come questo, quando il padre di famiglia torna a casa con la paga decurtata dall’inflazione… voi date quest’esempio d’insensibilità? ‘Io deploro l’iniziativa’, ho detto. ‘Entro un’ora potete eleggere un altro presidente della Camera . Siete 630, ne trovate subito 640 che accettano di venire al mio posto. Ma io, con queste mani, non firmo’…”).

E poi schierandosi dalla parte dei tre giovani pretori della sua Liguria Mario Almerighi, Carlo Brusco e Adriano Sansa – che avevano scoperchiato il primo scandalo dei petroli: i partiti e quasi l’intero Parlamento a libro paga dell’Unione Petrolifera in cambio di leggi fiscali di favore. Mentre politici e grande stampa attaccavano i “pretori d’assalto”, Pertini li ricevette a Montecitorio

L’elezione di Pertini cambia il ruolo del Capo dello Stato nella vita politica italiana. Da quello ‘notarile’ si passa a quello attivo, sulla falsa riga della Presidenza Gronchi di qualche decennio prima.

Il suo settennato non sarà mai sfiorato dall’ombra di uno scandalo e registrerà – tra i non pochi pregi – quello di aver rotto il quarantennale monopolio della Dc su Palazzo Chigi con la nomina dei due primi governi a guida laica: prima quello di Giovanni Spadolini (dopo un vano incarico a La Malfa), poi quello di Craxi (che si presenta al Quirinale in blue jeans, e lui lo rispedisce a casa a cambiarsi: “Vai, vai, ne riparliamo più tardi”).

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini mentre bacia la mano ad una signora nel centro di Nizza
Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini mentre bacia la mano ad una signora nel centro di Nizza

E, grazie al suo modo di fare,  fu anche il Presidente ‘più amato dagli italiani’:

Amatissimo dalla gente, non ha mai mancato di partecipare a eventi pubblici e a situazione che potessero portargli simpatie, nello stesso modo in cui si muoveva negli stessi anni Giovanni Paolo II, si cui Pertini era grande amico pur essendo ateo. Notissima la sua partecipazione alla finale dei mondiali del 1982 vinti dall’Italia, e il viaggio di ritorno sull’aereo degli azzurri

Suo malgrado dovette partecipare anche a molti funerali. Da quello del sindacalista di Guido Rossa a quello delle vittime della strage di Bologna, dal presidente egiziano Sadat al suo amico, il segretario del PCI Enrico Berlinguer:

..quando si ritrova a Padova dove Berlinguer s’è appena sentito male nel famoso comizio. Arriva fra i primi in ospedale e, insieme a Tonino Tatò, si fa portare nella stanza dove il leader comunista è intubato alle macchine. Si fa allestire una stanza, ha un lieve malore ma non si muove di lì, ascolta i medici dire che non c’è più niente da fare, piange e conforta i famigliari: “Lo porto a casa io, come un fratello, un amico. Un compagno di lotta”. Si carica la bara del compagno Enrico sull’aereo presidenziale e l’accompagna ai funerali in piazza San Giovanni, il 13 giugno, con un milione di persone, ancora in lacrime.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini con il papa Giovanni Paolo II°

Amico anche di Papa Giovanni Paolo II, Pertini si era sempre dichiarato ateo; nonostante ciò, nel suo studio al Quirinale aveva sempre tenuto un crocifisso: sosteneva infatti di ammirare la figura di Gesù come uomo che ha sostenuto le sue idee a costo della morte.

Indro Montanelli disse di lui: Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità

stat pertini

A fine mandato fece sapere di essere favorevole ad una eventuale rielezione ma il Parlamento gli preferì il ‘notaio’ Francesco Cossiga. Notaio che ben presto avrebbe scoperto l’uso e l’abuso della parola. Ma questa è un’altra storia…

FOnti:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/15/colle-11-presidenti-pertini-al-colle-socialista-che-sapeva-resistere/563416/
http://www.polisblog.it/post/76369/i-presidenti-della-repubblica-sandro-pertini-1978-1985
http://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Pertini

Quirinale: chi dopo Napolitano?


Dimissioni di Giorgio Napolitano

Da oggi il Quirinale è ‘Sede Vacante’. Alle 10.36 di questa mattina Giorgio Napolitano ha rassegnato le dimissioni dopo quasi nove anni di mandato. Ed ora?

Dimissioni di Giorgio Napolitano

Chi sarà eletto al suo posto?

Difficile dirlo, tre settimane fa avevamo fatto dei nomi, nel frattempo alcuni sono tramontati ed altri ne sono spuntati. Le quotazioni di Padoan sono scese anche per via del pasticciaccio del provvedimento fiscale ‘salva-Berlusconi’ . Salgono invece le speranze per Franceschini. New entry, l’ex Ministro Sergio Mattarella, Castagnetti ed il Sindaco di Torino Piero Fassino. Il primo soprattutto. Ancora in ballo i nomi di Prodi, Bersani, Finocchiaro e Veltroni. Meno probabile quello di Pinotti.  Mario Draghi si è defilato. Pietro Grasso, da oggi Presidente provvisorio, potrebbe tornare in gioco in caso di mancata elezione del candidato ‘di Renzi’. Perchè il Premier ha detto chiaro e tondo che il Presidente sarà eletto entro gennaio. La prima votazione è attesa per il 29. Ma il voto è segreto e tutto può accadere.

Con quale numeri sarà eletto?
Dipende. Berlusconi probabilmente si accorderà con Renzi, se non lo ha già fatto. Si punta ad eleggere il Capo dello Stato con una ampia maggioranza, dalla quarta votazione (quella a maggioranza semplice). Cosà faranno però le minoranze PD e FI? L’Ncd convergerà probabilmente sul nome scelto dal Patto Renzi-Berlusconi. La Lega, per bocca di Salvini, farà dei nomi della ‘società civile’. SEL non ancora pervenuta. M5S punta alle Quirinarie 2.0?

Il PD vira su Prodi, no da 5 Stelle e montiani: elezione a rischio per il Prof


Dopo il fallimento di Marini, Bersani ha proposto Romano Prodi. Il partito, a parole, si è ricompattato. Vedremo poi nei fatti.

I candidati alla IV votazione saranno Prodi (centrosinistra), Cancellieri (centrodestra e scelta civica) e Rodotà (M5S).  Difficilmente il Professore passerà subito, è fondamentale però che ottenga più voti della Cancellieri. Metto in conto un 40-50 voti in meno per Prodi, dovuti ai franchi tiratori ex popolari ed ai dalemiani. Bisognerà vedere quanti di SC voteranno per Cancellieri e quanti invece sceglieranno diversamente. Previsione mia: su 497 voti di partenza, l’ex leader dell’Ulivo ne otterrà al massimo 440-450

Al massimo Prodi può rimanere in sella sino alla VI votazione. Se tutti i grillini votano compatti Rodotà e tutti gli altri la Ministro dell’Interno per il Prof si mette male. A quel punto rispunterebbe D’Alema.

La strategia suicida di Bersani, il PD a pezzi, gli elettori furiosi: unica soluzione, votare Prodi


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Bersani ha distrutto tutta la propria residua credibilità. Se nel mese trascorso la sua strategia di dialogo con il Movimento5Stelle era comprensibile, il cambio di rotta verso Berlusconi è inqualificabile. Già da qualche settimana l’ottusaggine dei grillini aveva generato molti dubbi da parte di diversi elettori, pronti forse a tornare nel CentroSinistra. Con la mossa scellerata di ieri Grillo ha riguadagnato la scena e la teoria dell’inciucio si è realizzata in tutta la sua gravità.

Gli elettori democratici sono furiosi:

Una ventina di giovani militanti del Pd torinese hanno occupato la sede della federazione provinciale del partito per protestare contro il “metodo” utilizzato per la scelta del candidato alla presidenza della Repubblica. I ragazzi minacciano di restare nella sede fino a quando non sarà eletto il nuovo presidente. “Marini è una persona di degna – spiega Paolo Furia segretario regionale dei Giovani Democratici  – Ma questa candidatura sorge all’interno di un accordo con il Pdl che per noi è impresentabile”.

Da la Stampa:

La rabbia della base di centrosinistra esplode davanti a Montecitorio, nelle mail che intasano le caselle di posta dei giornali, sui social network. Nel mirino c’è Bersani, si legge su un cartello, «il sicario del Pd». E ancora: «Non fatelo, non vi votiamo più», «Rodotà senza se e senza ma», «Rodotà presidente», «Rodotà è il cambiamento, Marini il fallimento», «Com’è triste la vostra (ir)responsabilità».I manifestanti gridano il nome del costituzionalista (indicato da M5S) e «dateci gente onesta»

Rotondi (PDL) pronosticava Marini già due settimane fa:

Chi è Franco Marini? E’ quello che va orgoglioso di aver fatto cadere l’unico Governo di buonsenso che questo paese abbia mai avuto, quello di Romano Prodi. Era il 1998 e Marini e D’Alema ‘tramarono’ contro il Professore. Lo dice , senza vergogna, l’ex sindacalista:

Come uscirne ora? Marini non intende ritirarsi e quindi diventa ufficialmente il candidato del CentroDestra. Si vocifera che metà PD sia in trattativa con M5S per eleggere Prodi mentre l’altra parte sia in contatto con il PDL per votare D’Alema. Altri nomi sono quelli di Cassese, Gallo, Mattarella, Amato. Rodotà è oramai un candidato ufficiale di Grillo e quindi difficilmente ci potrà essere una convergenza sul suo nome.

A questo punto si voti compatti Romano Prodi. L’unica soluzione per uscire dall’empasse, eleggere una persona valida, dare un segnale al popolo del CentroSinistra ed anche a Berlusconi. Non si baratta un governo di pochi mesi con un Presidente che rimane in carica per sette anni. Prima il Presidente, poi (eventualmente) l’esecutivo, altrimenti elezioni anticipate.