I Radicali tornano.. alla casa del Padre


Da LINKIESTA:
Una delegazione guidata da Marco Pannella ha incontrato ieri sera il premier a Palazzo Grazioli. Al centro del dibattito legge elettorale, amnistia, eutanasia. «Cose di cui vorremmo parlare con il Pd». Ma anche una trattativa per «i soldi a Radio Radicale». Il resoconto della serata in un video dei Radicali. Aria di rottura con Bersani. E i militanti ora temono il passaggio al centrodestra.

E via, tornate da dove siete venuti. Cosa mai potrà garantire il Centrodestra a chi difende il testamento biologico, le unioni civili e la fecondazione eterologa… è un mistero.

E daje a Marchè… zompa!

Sfiducia, i numeri che tormentano Berlusconi e le opposizioni


In questi giorni molte fonti di informazione tentano di fare “la conta” dei deputati in vista della mozione di sfiducia di martedi prossimo. Il Fatto Quotidiano ed il Termometro Politico oggi pubblicano due articoli interessanti che contribuiscono a capire meglio la situazione.

Riassumendo possiamo avere alcune certezze:

  • Veltroni e Di Pietro hanno dato “indirettamente” una mano al Cavaliere visto che Massimo Calearo (ex Pd, lanciato dall’ex segretario democratico) e Razzi e Scilipoli (due deputati Idv) potrebbero sostenere il Premier votando contro la sfiducia.
  • I neonati sono dalla parte del Cavaliere. Ben due deputate Fli (Cosenza e Bongiorno) ed una Pd (Mogherini) potrebbero mancare il voto a causa della loro gravidanza.
  • I Radicali sono liberi in tutti i sensi. Dopo essersi fatti eleggere nelle liste del PD, dopo aver avuto una candidata (Bonino) a governatrice del Lazio sostenuta da una coalizione di Centrosinistra, eccoli pronti a flirtare con il Governo, in cambio di qualche briciola. Forse una semplice mossa mediatica di Pannella o il famoso richiamo dell’ex compagno Capezzone (“zompa”) ha avuto successo?
  • Quelli della SVP sono dei democristiani della peggior specie.

Detto questo, il totale dei SI alla Sfiducia si aggirano tra i 307 ed i 316 (ma un massimo di 3 deputate potrebbero mancare a causa della gravidanza). I NO alla Sfiducia vanno tra i 309 ed i 314 ( a cui potrebbero aggiungersi 2 voti SVP, per ora astenuti, ed un paio di acquisti dell’ultimo minuto).

Il Governo potrebbe quindi cadere come rimanere in piedi, nel caso della seconda ipotesi i voti di scarto si aggirerebbero tra 1 e 3. Piu o meno la maggioranza che aveva Prodi al Senato nel biennio 2006-2008. Auguri!

Bersani lancia il Nuovo Ulivo ed una Alleanza Democratica contro il Populismo della destra di Bossi e Berlusconi


Pierluigi Bersani parla. Dopo un lungo silenzio il segretario democratico scrive una lunga lettera a Repubblica in cui esprime le sue proposte per il futuro del CentroSinistra e del Paese.

Bersani propone una Alleanza Democratica contro la deriva populista di questa destra di governo:

Noi proporremmo un’alleanza democratica per una legislatura costituente. Un’alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell’emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale.

E poi il segretario PD auspica la creazione di un Nuovo Ulivo che, a differenza dell’Unione stile 2006, possa essere credibile e coerente.

Per dare l’impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all’altezza di una responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l’esperienza dell’Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia e per l’Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo.

Per quanto riguarda la crisi di governo, Bersani propone un governo di transizione per riformare la legge elettorale e mantenere gli impegni economici al fine di evitare all’Italia un default simile a quello greco.

Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l’impossibilità di mandare avanti l’attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L’elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all’analfabetismo o alla sfacciata malafede. E’ l’esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale!

Dalle varie forze di CentroSinistra arrivano commenti positivi. Finisce così l’era veltroniana della “vocazione maggioritaria”, la piu grande idiozia partorita dalle menti di Veltroni e che ha “regalato” a Berlusconi una maggioranza amplissima messa a rischio solo dal dissidio con Fini.

Ottimo Bersani. Finalmente qualcosa si muove nel CentroSinistra. Noi ne avevamo parlato proprio ieri:

Concludendo, a Sinistra sta per tornare una sorta di Ulivo allargato che va da Vendola a Di Pietro passando per Radicali, Pd, Socialisti e forse anche Rifondazione. Il sogno di Bersani è raggiungere un accordo con Casini ma ciò non accadrà. D’altro canto il terzo polo centrista, che potrebbe essere costituito da Casini, Fini, Rutelli e Lombardo, farebbe fatica a trovare una quadra sul programma. Troppo liberale il Presidente della Camera, troppo cattolico il leader Udc.

30 anni fa la legge sull’aborto


Trent’anni fa con una «seduta in Senato in un clima più disteso» si conclude la «lunga lotta» delle donne per l’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza. Si «definitivo per l’aborto», titola l’Unità del 19 maggio 1978, il giorno seguente l’approvazione della legge 194. La nuova legge vedrà la luce il 22 maggio con la promulgazione del presidente della Repubblica, nonostante la richiesta del Comitato promotore del Referendum e il Movimento per la vita ne avessero chiesto fino all’ultimo il rinvio.

Con 160 voti favorevoli e 148 contrari, il 19 maggio vengono definitivamente abrogate le norme fasciste del codice Rocco che considerava l’aborto «delitto contro l’integrità e la sanità della stirpe». Votano a favore della legge 194 comunisti, socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali, e indipendenti di sinistra. Votano contro «come previsto» Dc Svp, e i due tronconi dell’Msi.

Ma quello che si evince anche dall’articolo pubblicato il giorno seguente sull’Unità è che la vera novità sta nel clima più disteso che contraddistingue la votazione del Senato diversamente da quanto avvenuto nelle 36 ore di dibattito alla Camera. «In questo modo, dichiarava il vicepresidente del Senato Dario Valori – il Parlamento ha dato prova di grande senso di responsabilità e di grande impegno, affrontando e concludendo una materia assai delicata per evitare al Paese un traumatico scontro».

Iter extraparlamentare della 194
Ma non è certo un clima disteso quello che ha portato dopo sette anni di lotte extraparlamentari all’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza. Dalla prima manifestazione romana del 1971 in cui le donne del neo costituito Movimento per Liberazione della donna raccolgono firme per depenalizzare l’aborto, alla più vasta mobilitazione del 5 giugno 1973 contro il processo di Padova a Gigliola Pierobon per procurato aborto, le donne lottano perché la maternità diventi una scelta ma soprattutto perché l’aborto non sia più reato.

Iter parlamentare della legge
L’iter parlamentare della legge, invece, dimostra non soltanto l’arroccamento dei cattolici su posizioni “repressive” nei confronti delle donne, ma anche quanto la politica non fosse pronta ad accogliere le donne come soggetti lavorativi e non “riproduttivi”. A spiegarlo è un documento del Movimento per la Liberazione della donna divulgato in quei giorni che accusa la politica di considerare «l’aborto come infortunio sul lavoro». Solo l’11 febbraio del 1973, 5 anni prima dell’approvazione della 194, infatti, la prima proposta di depenalizzare l’aborto del deputato socialista Loris Fortuna, promotore anche della legge sul divorzio, non era passata al Senato e aveva raccolto solo 80 firme.

Ma ad aprire la strada alla legge 194 concorrono però nel corso degli anni vari fattori, non ultimo la sempre maggiore presa di coscienza delle donne e l’uscita allo scoperto dei casi di aborto clandestino.

Il dibattito si sposta così dalla scelta della maternità da parte delle donne alla salute femminile. Quello che le donne chiedono non è più soltanto la depenalizzazione per poter abortire senza essere considerate boia ma anche l’assistenza gratuita per mettere fine alle morti causate dagli aborti clandestini. Le donne si battono, insomma, perché l’intervento abortivo venga considerato alla stregua di ogni altra cura medica da assicurare a chi ne abbia bisogno. Poi, nel ‘75, fanno particolare scalpore gli arresti del segretario radicale Gianfranco Spadaccia, accusato di aver organizzato aborti clandestini in una clinica di Firenze, e delle militanti Adele Faccio e Emma Bonino, che si autodenunciano. Questa linea di autodenuncia viene sottoscritta poi dallo slogan che apre la manifestazione del 12 gennaio 1975 a Firenze che dice: «Fuori le donne che hanno abortito, dentro Fanfani e tutto il suo partito».

E a proposito di salute solo un mese dopo Firenze la Corte di Cassazione si pronuncia a favore dell’interruzione di gravidanza, non punibile come reato nel caso in cui la donna sia in pericolo di vita e invita il Parlamento a legiferare partendo dal principio che «non si può dare al concepito una prevalenza totale ed assoluta» rispetto al corpo della donna.

La strada all’abrogazione del codice Rocco in materia di aborto si fa più breve, dunque, ed è facile testarlo. Il 1974 si apre con la vittoria dei “no” al referendum sull’abrogazione della legge sul divorzio. L’Italia sembra pronta a parlare di “diritti delle donne”. E nel 19 maggio del 1975 -con la legge 151 che riforma il diritto di famiglia -viene attuata l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.

Ma la vera partita si gioca il 14 aprile alla Camera. Solo un mese prima di quel dibattito disteso di cui parla l’Unità, infatti, Pci e Dc vengono accusati di scambiarsi voti e «massacrare la legge» in un clima tutt’altro che sereno. La Camera mette ai voti il testo della 194 dopo 36 ore di discussione.

Sarà Pietro Ingrao a convocare una seduta dei capigruppo e a trovare l’accordo con i Radicali. In cambio della fine del loro ostruzionismo Ingrao promette il referendum sul finanziamento pubblico cui verrà aggiunto il quesito di abrogazione della legge Reale sulle armi.

La 194 passa così con 308 voti favorevoli: quelli del Pci, Psi, Psdi, Pri, Pli e di un drappello di democristiani. Votano contro 275 deputati: quasi tutta la Dc, i Radicali, l’Msi, il Pdup-Dp.

Il testo
Ma il testo che esce dalla votazione non è più quello che si era iniziato a scrivere fin dal 1977 con l’impegno di una commissione parlamentare mista e trasversale. Ma il testo anche così presentato ottiene comunque la fiducia della Camera, dimostrando quel clima di “solidarietà nazionale” ritrovato dopo l’omicidio Moro.

Ma la legge scontenta tutti seppur nel clima di vittoria. La Dc viene accusata dal Vaticano per aver ritirato le clausole che definivano l’aborto un crimine. Le donne, soprattutto quelle dell’Udi gridano al massacro del testo così come loro l’avevano voluto soprattutto in tema di “libertà femminile” e di autodeterminazione. Il più criticato è l’articolo sull’obiezione di coscienza che permette ai medici che non siano d’accordo con la legge la possibilità di non applicarla.

Alessia Grossi

dal blog laicilibertarianticlericali

Elezioni: Come si vota


Siamo arrivati al voto. Grazie agli speciali di Corriere.it  e di Repubblica.it vi posto un vademecum su come si vota e su cosa si vota.

COSA SI RINNOVA

I componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati.

Nelle regioni a statuto ordinario:
– 8 Presidenti e Consigli provinciali (Asti, Varese, Massa Carrara, Roma, Benevento, Foggia, Catanzaro, Vibo Valentia)
– 426 Sindaci e dei Consigli comunali (di cui 9 capoluoghi di provincia: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Massa, Pisa, Roma, Viterbo, Pescara)

Nelle regioni a statuto speciale:
– i presidenti e degli organi consiliari delle regioni Sicilia e Friuli Venezia Giulia
– in Friuli Venezia Giulia si vota anche per le elezioni del presidente e del consiglio di 1 provincia e dei sindaci e dei consigli di 8 comuni (di cui 1 capoluogo di provincia).

QUANDO SI VOTA

Le operazioni di voto si svolgono:
domenica 13 aprile, dalle ore 8 alle ore 22
lunedì 14 aprile, dalle ore 7 alle ore 15

In caso di turno di ballottaggio per l’elezione dei presidenti di provincia e dei sindaci dei comuni, si vota:
domenica 27 aprile, sempre dalle ore 8 alle ore 22
lunedì 28 aprile 2008, dalle ore 7 alle ore 15

IL CORPO ELETTORALE

Camera e Senato
Gli elettori sul territorio nazionale (dati riferiti al 45° giorno antecedente la data della votazione e suscettibili di lievi modificazioni al termine della revisione straordinaria delle liste elettorali attualmente in corso) sono:
– per la Camera dei deputati 47.295.978 (22.688.262 maschi e 24.607.716 femmine)
– per il Senato della Repubblica 43.257.208 (20.620.021 maschi e 22.637.187 femmine).
Eleggono 618 deputati e 309 senatori.
Le sezioni elettorali sono 61.225.

Gli elettori residenti all’estero che votano per la circoscrizione estero (dati provvisori) sono:
-per la Camera dei deputati 2.812.400
-per il Senato della Repubblica 2.531.560.
Eleggono 12 deputati e 6 senatori.

Elezioni provinciali
Le elezioni nelle 8 province di regioni a statuto ordinario interessano 5.838.223 elettori (2.797.138 maschi e 3.041.085 femmine).
Le sezioni elettorali sono 6.758.

Elezioni comunali
Sono 6.060.784 elettori (2.896.923 maschi e 3.163.861 femmine).
Le sezioni elettorali sono 6.990.

Considerando una sola volta gli enti interessati contemporaneamente a più elezioni amministrative nelle regioni a statuto ordinario, il numero complessivo di elettori è di 9.099.766, di cui 4.371.308 maschi e 4.728.458 femmine.
Il numero complessivo di sezioni elettorali è di 10.624.

Per Friuli Venezia Giulia e Sicilia (al 30 giugno 2007) gli elettori sono 5.697.172 (2.751.466 maschi e 2.945.706 femmine).
Le sezioni elettorali interessate sono 6.669.

 

 

 

COME SI VOTA

La legge elettorale prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza e soglie di sbarramento. Sia per la Camera (scheda rosa) sia per il Senato (scheda gialla), l’elettore esprime il voto tracciando con la matita copiativa un solo segno sul contrassegno della lista prescelta. È vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione. Anche nel caso di liste collegate in coalizione, il segno va sempre posto solo sul contrassegno della lista che si vuole votare e non sull’intera coalizione. Se il segno dovesse invadere parzialmente altri simboli il voto viene comunque assegnato: si intende infatti riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso. In Valle d’Aosta (per Camera e Senato) e in Trentino-Alto Adige (per il solo Senato) l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno (esempio: una croce o una barra) sul contrassegno del candidato prescelto o nel rettangolo che lo contiene.

ELEZIONI PROVINCIALI

(scheda verde)

Per quanto riguarda le elezioni provinciali (scheda di colore verde) l’elettore potrà esprimere il proprio voto: a) tracciando un solo segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di presidente della provincia. In tal modo, il voto si intenderà attribuito solo al candidato presidente; b) tracciando un solo segno o sul contrassegno relativo ad uno dei candidati alla carica di consigliere provinciale o sul nominativo del candidato presidente. In tal modo, il voto sarà attribuito sia al candidato consigliere che al candidato alla carica di presidente collegato; c) tracciando un segno sia sul rettangolo contenente il nominativo del candidato presidente, sia sul contrassegno relativo ad uno dei candidati consiglieri collegati o sullo stesso nominativo del candidato consigliere medesimo. In tal modo, il voto sarà parimenti attribuito tanto al candidato alla carica di presidente che al candidato consigliere che fa parte del gruppo o di uno dei gruppi collegati. Per le elezioni provinciali non è ammesso il cosidetto «voto disgiunto», cioè il voto per un presidente della provincia di un gruppo o di un gruppo di liste e per un candidato al consiglio provinciale di un altro gruppo o gruppo di liste.

ELEZIONI COMUNALI 

(scheda azzurra)

Per quanto riguarda le elezioni comunali (scheda di colore azzurro) le modalità di voto variano a seconda della grandezza del comune.
Nei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti l’elettore potrà esprimere il voto:
a) tracciando un solo segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco. In tal modo, il voto si intenderà attribuito solo al candidato sindaco;
b) tracciando un solo segno sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere comunale collegate a taluno dei candidati alla carica di sindaco. In tal modo, il voto sarà attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco collegato;
c) tracciando un segno sia su uno dei contrassegni di lista che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata. In tal modo, il voto si intenderà attribuito tanto al candidato sindaco che alla lista ad esso collegata;
d) tracciando un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco ed un altro segno sul contrassegno di una lista di candidati consiglieri non collegata al candidato sindaco prescelto. In tal modo, il voto si intenderà attribuito sia al candidato sindaco che alla lista di candidati consiglieri (cosiddetto voto disgiunto). L’elettore potrà manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, scrivendone il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, la data e il luogo di nascita) sulla riga alla destra del contrassegno della lista di appartenenza del candidato consigliere. In tal modo, il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato a consigliere comunale e alla lista cui il candidato stesso appartiene, anche al candidato alla carica di sindaco collegato con la lista stessa, a meno che l’elettore non si sia avvalso della facoltà del cosidetto voto disgiunto.

Nei Comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti di Regioni a statuto ordinario, l’elettore potrà esprimere il proprio voto:
a) tracciando un solo segno di voto sul nominativo di uno dei candidati alla carica di sindaco;
b) tracciando un solo segno di voto sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere;
c) tracciando un segno di voto sia sul contrassegno di lista che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata. In tutti questi, il voto si intenderà attribuito sia in favore del candidato alla carica di sindaco sia in favore della lista ad esso collegata. L’elettore potrà manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, scrivendone il nominativo sulla riga stampata sotto il contrassegno della lista di appartenenza del candidato consigliere stesso. Così il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato a consigliere comunale, anche alla lista cui il candidato appartiene e al candidato alla carica di sindaco collegato con la lista stessa.

 ELEZIONI NEI MUNICIPI (EX CIRCOSCRIZIONI)

(scheda grigia)

Per eleggere i presidenti dei Municipi è possibile scegliere una delle seguenti opzioni:

Per eleggere i presidenti dei Municipi è possibile scegliere una delle seguenti opzioni:

  • Barrare il nome del candidato presidente senza indicare preferenza di lista
  • Indicare solo una preferenza di lista; in tal modo il voto va alla lista e al candidato presidente
  • Barrare il simbolo della lista prescelta e il candidato presidente collegato
  • Infine barrare solo il simbolo della lista prescelta si vota automaticamente anche il candidato presidente collegato
  • ELEZIONI REGIONALI IN FRIULI VENEZIA GIULIA

     Il voto per le regione Friuli Venezia Giulia varia da provincia a provincia. Per tutti i chiarimenti consultare il sito della Regione.

    ELEZIONI REGIONE SICILIANA

    Anche la normativa elettorale per l’elezione del presidente e del consiglio della Regione siciliana è speciale. Si riporta qui il testo della norma.
    LA TESSERA ELETTORALE

    Per esercitare il diritto di voto, presso l’ufficio elettorale di sezione nelle cui liste risulta iscritto, l’elettore dovrà esibire, oltre a un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale.
    Chi avesse smarrito la propria tessera potrà chiederne il duplicato agli uffici comunali che, a tal fine, saranno aperti da martedì 8 a sabato 12 aprile, dalle ore 9 alle ore 19, e per tutta la durata delle operazioni di voto di domenica 13 e lunedì 14 aprile. Gli elettori sono invitati a voler verificare sin d’ora se siano in possesso di tale documento e, in mancanza, a richiedere al più presto il rilascio del duplicato, evitando di concentrare tali richieste nei giorni di votazione.

    IL DIVIETO DI INTRODURRE TELEFONI CELLULARI NELLE CABINE ELETTORALI

    Per assicurare la segretezza dell’espressione del diritto di voto è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini. Il presidente dell’ufficio elettorale di sezione, all’atto della presentazione del documento di identificazione e della tessera elettorale da parte dell’elettore, inviterà l’elettore stesso a depositare le apparecchiature indicate di cui è al momento in possesso. Le apparecchiature depositate dall’elettore, prese in consegna dal presidente dell’ufficio elettorale di sezione unitamente al documento di identificazione e alla tessera elettorale, saranno restituite dopo l’espressione del voto. Chiunque violi tale divieto è passibile di denuncia alla competente autorità giudiziaria con conseguenti sanzioni detentive e pecuniarie.

     

    Il PD perde colpi e….credibilità


    Poco piu di una settimana fa avevo postato un articolo sul PD in cui promuovevo l’impostazione data da Veltroni alla Campagna elettorale. Candidature giovani, scaricati i vecchi soloni, proposte interessanti.

    Al momento della presentazione delle candidature però ecco che cominciamo a notare le prime crepe, che presto potrebbero tramutarsi in voragini.

    Innanzitutto la protesta dei radicali italiani per i loro nove candidati, “non sicuri di esseri eletti”, secondo Bonino e soci, “traditi i patti” gridano i libertari. La candidatura dei radicali sta scuotendo anche il mondo cattolico sia all’interno che all’esterno del PD. La Stampa di oggi riporta dei sondaggi “informali” in cui si nota un sensibile recupero UDC dato dai voti cattolici in uscita proprio dal PD.

    Se poi andiamo alle singole persone non possiamo non rimanere esterrefatti dalla candidatura di Massimo Calearo, il Presidente di Federmeccanica, un “falco” di Confidustria che proprio ieri sera ha brindato al crollo del governo Prodi, che odia Vicenzo Visco (forse perche ha costretto molte imprese a pagare le tasse?) e non condannava lo sciopero fiscale minacciato dalla Lega. Una persona veramente imbarazzante. In coda a questo articolo sono elencate alcune sue dichiarazioni, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa  Roberto Boccuzzi, l’operaio della Tyssen anch’egli candidato per il PD.

    Se poi andiamo ad analizzare altri nomi scopriamo l’assenza di Giuseppe Lumia, vicepresidente dell’Antimafia. Incredibilmente non sarà candidato. A chi non lo sa ricordo che  boss Bernardo Provenzano, secondo quanto rivelato dal collaboratore di giustizia Nino Giuffré, aveva condannato a morte Lumia incaricando lo stesso pentito di eseguire il piano. Il progetto è saltato in seguito all’arresto di Giuffré, dopo che armi e uomini da impiegare per mettere a segno il delitto erano già pronti. Il collaboratore ha spiegato che l’idea di uccidere il vice presidente della Commissione antimafia era nata dopo un incontro con Provenzano: “Lumia era molto attivo nei discorsi antimafia – afferma Giuffré – allora se ricordo bene, addirittura era il presidente dell’Antimafia nazionale e io ero uno dei suoi nemici, perché lui gravitava nella zona di Termini Imerese, ma in modo particolare nella zona di Caccamo”. “Lumia – aveva aggiunto il pentito – martellava sempre in modo particolare contro di me nell’ambito politico e per questo doveva essere ucciso”.(ANSA). 

    Lumia sarà lasciato solo? senza protezione? sarà abbandonato a se stesso? Non lo sappiamo, intanto apprendiamo però che tra i candidati PD figura Vladimiro Crisafulli. Crisafulli (fonte wikipedia) nel 2002 fu messo sotto inchiesta in seguito ad un filmato che lo ritraeva in un hotel di Pergusa durante il congresso provinciale della CGIL scuola, in compagnia di un presunto boss mafioso Raffaele Bevilaqua [1] [2] [3] e «si fa baciare sulle guancie […] e con lui discute a lungo di appalti, assunzioni, raccomandazioni e favori vari». [4] Indagato dalla Procura di Enna per concorso esterno in associazione mafiosa e si è autosospeso da vice presidente dell’Ars. L’indagine è stata poi archiviata dalla Procura.

    Continuando a leggere la lista dei “nominati” da Veltroni notiamo anche un candidatura “particolare”. Pornopolitica ci parla della futura parlamentare Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro Salvatore Cardinale. “La famiglia conserva il seggio. Nel 2008 si può diventare deputati anche per diritto ereditario”, commenta Sebastiano Messina su La Repubblica.

    I teodem vengono ricandidati tutti, la Binetti viene spostata alla Camera. Sarebbe interessante chiedere a Veltroni con che coraggio si ricandida una persona che ha votato NO ad una fiducia al Governo.

    In definitiva penso che l’effetto Veltroni si stia esaurendo proprio nel momento peggiore, cioè nell’ultimo mese elettorale. Si sta esaurendo perche la teoria del “ma anche” puo funzionare sino ad un certo punto. Si possono tenere assieme un imprenditore ed un operaio, un laico ed un cattolico, un liberale ed un socialista ma tali persone devono comunque condividere dei valori di fondo che permettano tale convivenza. Leggendo alcuni nomi nel PD si capisce chiaramente che tali valori, in molti casi, non esistono e pian piano stanno esplodendo tutte le pericolose contraddizioni le quali non faranno altro che indebolire il Partito stesso, proprio nel momento piu delicato, quando Berlusconi scoprirà le sue carte e sappiamo bene come sappia “vendere bene”.

    Di seguito ecco alcune dichiarazioni del “Democratico” Massimo Calearo

    “Le imprese per prime fanno fatica ad arrivare a fine mese (….) il precariato parte dalle imprese”(Ballarò 12.02.07)

    “San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il governo e adesso c’è un partito come il Pd che ha un programma moderno. Non è vero che tutti gli imprenditori votano Berlusconi”.

    Calearo non risparmia critiche al vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco. “Per carità di Dio, spero non lo ricandidino”.”(Ballarò 04.03.07)

    ONU: Approvata la Moratoria contro la Pena di Morte!


    Pena di morte, sì dell’Onu
    alla moratoria proposta dall’Italia
    NEW YORK – L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha detto sì alla proposta di moratoria sulla pena di morte. La decisione dell’Onu è una vittoria per l’Italia che ha portato avanti l’iniziativa. Il testo ha ottenuto 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti. E’ stato un successo del partito pro-moratoria che ha conquistato 5 voti in più rispetto al pronunciamento della terza Commissione in novembre.

    Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, sponsor della moratoria, ha detto che il sì dell’Onu dà l’opportunità di aprire un dibattito “anche in vista dell’abolizione”.
    “Intensa commozione”, è stata espresa anche da Romano Prodi: “Sono orgoglioso per il lavoro svolto dall’Italia. Oggi è davvero una giornata storica”.

    Il documento non è vincolante, ma ha un grande significato morale.