#Techetechetè: il piccolo gioiello della Tv estiva


Su Ra1, ogni estate, viene trasmesso uno dei programmi più belli, a mio giudizio, del panorama televisivo italiano. Techetechetè. Frammenti tv in libertà. Nato nel 2009 dalle ceneri di altri prodotti simili come DaDaDa e SuperVarietà, lo show delle teche Rai si è via via sempre più specializzato nel trasmettere puntate monotematiche, che ci fanno riscoprire quanto bella era la televisione di una volta e aprono un fascio di luce sulle poche eccellenze del varietà di oggi.

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Programma di Elisabetta Barduagni e Gianvito Lomaglio, ideato dal paroliere Pasquale Panella, Techetechetè è un piccolo gioiello, a bassissimo costo peraltro. Lunga vita a prodotti di questo tipo.

Qui di seguito alcuni frammenti di puntante eccellenti:

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#Amadeus condurrà il 70esimo #Festival di #Sanremo


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Sanremo 2020 è stato affidato ad Amadeus, che sarà anche direttore artistico. Il conduttore nato a Ravenna avrà la responsabilità del Festival numero 70. Si preannunciano novità a breve. Fiorello e Jovanotti in primis.

#NomineRai, #Carboni al Tg1, #Sangiuliano al Tg2, #Paterniti al Tg3


Trovata la quadra sulla Rai. Qui di seguito le nomine proposte dal cda:

Il Cda della Rai ha dato il via libera al primo pacchetto di nomine che riguardano i telegiornali. Un solo voto contrario, quello di Rita Borioni. Giuseppe Carboni (attuale caporedattore del Tg2, scelto dal M5S) va dunque al Tg1. Alla Lega tocca invece la direzione del Tg2 con Gennaro Sangiuliano, mentre i 5 stelle ottengono a sorpresa anche la guida del Tg3, affidata a quella Giuseppina Paterniti che la Lega ha ritenuto «troppo di sinistra» per il Tg1. Ne fa le spese Luca Mazzà, fino all’ultimo considerato intoccabile alla guida del Tg3 e che, invece, deve traslocare alla Radio.

https://www.lastampa.it/2018/10/31/italia/il-cda-rai-approva-i-nuovi-direttori-carboni-al-tg-QeRsSBpoptYo3m9bYzzafJ/pagina.html

La Storia della TV italiana: anni ’50


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La Storia della Televisione, in Italia. Una rubrica nuova ed anche un progetto ambizioso,  tramite il quale cercherò di trasportarvi indietro nel tempo per capire cosa è stata la Tv nel nostro Paese. Dal 1954, primo anno della Tv italiana, arrivando ai nostri giorni.

Un passo indietro ulteriore è necessario. Anno 1925, l’inventore scozzese John Logie Baird costruì il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Negli anni 30 in varie nazioni d’Europa si sperimentarono le prime trasmissioni tv. Dall’Inghilterra alla Francia passando per la Germania nazista. Anche in Italia Mussolini si mosse in tal senso:

venne emanata una legge (9 gennaio 1936) che stabiliva il passaggio dei programmi dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) sotto il controllo del Ministero della Stampa e Propaganda del governo fascista. Le prime trasmissioni sperimentali iniziarono nel 1939 a Torino con l’EIAR.

Nel 1944 l’EIAR divenne RAI (Radio Audizioni Italiane, poi Radio Televisione) per proseguire le sperimentazioni rallentate dalla guerra. Arriviamo quindi al 3 gennaio 1954, la data in cui la Tv si ‘accese’ anche in Italia.

Il primo annuncio, dato in diretta da Fulvia Colombo:

L’Italia del 1954 è ‘rurale’, quasi il 40% dei lavoratori è impiegato nel settore agricolo, più del 30% è nell’industria e solo il 28% è nel terziario. Il reddito pro-capite nel 1950 era tornato ai livelli ante guerra.

La TV quindi rappresenta una vera e propria finestra sul mondo. E per molti anche l’occasione per imparare l’italiano.

Il palinsesto del primo giorno di programmazione:

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Inizialmente la Tv non era poi così diffusa. 80.000 televisori ad inizio 1954, soprattutto per via dei prezzi esorbitanti. Il costo di un televisore era proibitivo (250.000 lire per un apparecchio), equivaleva al reddito annuo di una famiglia di ceto medio. Ecco perché si ebbe uno sviluppo nei bar delle “sale tv” dove ci si recava per assistere collettivamente alle trasmissioni.

Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del ’54 la quota di popolazione servita supera il 48%. Nel ’61 raggiunge il 97% degli italiani. e la rete di trasmissione non copriva tutto il territorio.

La sigla del primo Telegiornale:

Ma cosa trasmetteva la TV nel 1954? Il volto della RAI dei primi anni ’50 non poteva che essere lui. Mike Bongiorno.

Il conduttore italo-americano ha l’onore di aver presentato la prima trasmissione televisiva ovvero Arrivi e partenze. Alle ore 14.30 del 3 gennaio, subito dopo l’inaugurazione ufficiale della nascente televisione italiana.

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Bongiorno, che era stato scelto personalmente dal direttore generale della Rai Vittorio Veltroni (padre del politico Walter Veltroni), intervistava personaggi italiani e stranieri in partenza o in arrivo negli aeroporti e nei porti italiani. L’altro intervistatore del programma era Armando Pizzo giornalista Rai.

La trasmissione segnò il debutto di Antonello Falqui, che ne era il regista.

Inizialmente i programmi duravano quasi 4 ore. Nei primi 10 anni di vita gli abbonamenti crebbero costantemente: dai 24.000 del ’54 a oltre 6 milioni nel ’65. Nello stesso periodo il cinema subì un notevole calo nel numero di biglietti venduti.

E mentre negli Stati Uniti nascevano da subito network privati, per i quali non si pagava canone, nell’Europa post bellica l’unico ente in grado di sostenere le ingenti spese per le trasmissioni risultava essere lo Stato.

E se negli altri Paesi europei la Tv poteva contare su un pubblico mediamente scolarizzato, in Italia il mezzo televisivo, oltre che ‘intrattenere’ venne pensato anche per ‘educare’ la popolazione, dove l’analfabetismo era ancora alto. Nel 1954 parlava correntemente l’italiano solo il 20%della popolazione (quasi il 13% è analfabeta).

Nel 1958 nacque quindi il progetto di Telescuola.

un programma televisivo sperimentale della RAI realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie [..] Telescuola fu un’esperienza umana e didattica straordinaria che in sei anni avrebbe permesso di entrare in contatto con gruppi di ascolto sparsi in piccoli centri di tutta Italia, contribuendo, di fatto, all’alfabetizzazione del Paese. Si possono citare tra i conduttori un giovanissimo Luciano Rispoli

Il progetto fu poi integrato nel 1960 dal programma ‘Non è mai troppo tardi‘. Un ‘Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta’ condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, il cui fine era quello di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado, pur avendo superato l’età scolare. Vere e proprie lezioni.

Ma sul Programma Nazionale, ovvero l’unico canale Tv, c’era ben altro. Il teatro al venerdì sera ma anche programmi comici. Un, due, tre ad esempio, condotto da Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Andato in onda dal gennaio 1954 al 1959, era strutturato in forma di sketch e parodie.

E poi i quiz con lo ‘storico’ Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno, in onda dal 1955 al 1959. Successo clamoroso, tanto da essere trasmesso anche nei cinema. Vediamo un piccolo estratto da un video dell’Istituto Luce:

Grande popolarità riscosse anche Il Musichiere, programma musicale che rese famoso il conduttore romano Mario Riva.

I concorrenti, seduti su di una sedia a dondolo, dovevano ascoltare l’attacco di un brano musicale e, una volta riconosciutolo, precipitarsi a suonare una campanella a dieci metri di distanza per avere diritto a dare la propria risposta, accumulando gettoni d’oro per il montepremi finale. Il montepremi si conquistava indovinando il “motivo mascherato”, eseguito all’apertura di una cassaforte che conteneva la vincita.

I motivi musicali erano eseguiti dall’orchestra di Gorni Kramer e da due cantanti: Nuccia Bongiovanni e Johnny Dorelli. Quest’ultimo fu poi sostituito da Paolo Bacilieri.

In onda dal 1957 sino al 1960, quando Riva morì tragicamente in un incidente.

Ma la Tv degli anni 50 visse anche di ‘eventi’. Come il Festival della Canzone Italiana. Sanremo. Nato nel 1951, dal 1954 venne trasmesso anche in Tv, riscuotendo grande successo, sino ad arrivare al record dei 30 milioni di telespettatori incollati davanti al televisore per assistere alla performance di Domenico Modugno, con il suo ‘Nel blu dipinto di blu’, vincitore del Festival 1958.

Sempre nel 1958 ecco lo show per eccellenza. Dalla Radio sbarca in Tv ‘Canzonissima‘, il torneo musicale che vede protagonisti i più importanti cantanti nazionali. La prima edizione condotta da Renato Tagliani con Tognazzi, Agus, Walter Chiari, Lauretta Masiero e Corrado Pani. Rimarrà in onda, anche con nomi diversi, sino al 1976.

Nel 1957 arriva anche la pubblicità. Carosello, il programma composto da brevi filmati seguiti da messaggi pubblicitari. Volti noti della tv e cartoni animati aiutarono gli italiani ad entrare nell’epoca del ‘consumismo’. In onda tutti i giorni per dieci minuti, dalle 20.50 alle 21. E dopo Carosello ‘tutti i bimbi a nanna’.

Non mancava lo Sport, con la Domenica Sportiva, in onda sino dalle prime ore della Tv, nel gennaio 1954. Altro programma di successo fu Campanile sera. In onda dal 1959 per tre stagioni e condotto dall’onnipresente Mike Bongiorno assieme a Renato Tagliani ed Enzo Tortora.

Fu il primo esempio di “gioco collettivo” in quanto veniva data la possibilità di giocare al pubblico che partecipava alla trasmissione e a quello da casa.[…] l meccanismo del gioco era semplice. Si trattava in pratica di un quiz, con domande rivolte a concorrenti di un paese del Nord Italia e di una località del Sud, alle quali venivano abbinate anche prove atletiche. In questo modo il pubblico veniva a conoscenza della realtà dei piccoli paesi italiani ed infatti il filmato che dava inizio alla puntata del quiz descriveva il paesaggio e la realtà produttiva dei comuni in gara.

Successo clamoroso. Il format fu venduto anche all’estero e fu ispirazione per il successivo Giochi senza frontiere.

Infine, la Tv degli anni ’50, in pieno stile democristiano, era anche ricca di censure. Ne ricordiamo due in particolare:

[..] il famoso caso della soppressione del varietà La piazzetta nel 1956 per la ballerina Alba Arnova che, andando in scena in diretta con una calzamaglia color carne diede l’impressione (per via del bianco e nero) di essere nuda, o la sospensione del varietà Un, due, tre e l’allontanamento dei conduttori Raimondo Vianello ed Ugo Tognazzi colpevoli di aver parodiato una caduta di cui era stato protagonista il presidente della repubblica Giovanni Gronchi;

 Termina così il primo numero de La Storia della TV, dedicato agli anni ’50. Il primo decennio vide il vorticoso sviluppo del mezzo televisivo, sia nella distribuzione presso la popolazione, sia nella creatività di autori, conduttori e maestranze.

Gli anni ’60 riserveranno tante sorprese. Dalla nascita di un secondo canale, al varo di nuovi programmi, accompagnando gli italiani in un periodo non facile per il Paese e per il Mondo intero. Ma ne parleremo nel prossimo numero.

Stay tuned…

Fonti
wikipedia, da cui sono tratti gli estratti ed i virgolettati.

Nomine TG: Rai ‘militarizzata’ per il Referendum


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Nomine Rai.
La berlusconiana di ferro Ida Colucci al TG2 al posto del centrista Masi. (Si profila un nuovo patto FI-PD? Anche perché Mediaset si trova in difficoltà dopo l’affaire Vivendi-Premium)

Il TG3 viene ‘normalizzato’ o meglio renzianizzato, arriva Luca Mazzà, ex volto pomeridiano del tg (personalmente mi è sempre stato antipatico, quando lo vedevo in tv cambiavo canale). Aveva lasciato Ballarò per contrasti con Giannini ed il TG per contrasti con Berlinguer. (un giusto pedigree da renziano)

Il TG1 rimane ad Orfeo, un direttore per ogni stagione.

Al TGRegionale resta Vincenzo Morgante, vicino a Schifani e quindi a quell’area ‘centrista’ utile per avere i numeri al Senato.

Ah già, ma questa è la Rai del ‪#‎cambiaverso‬.

PS: quanti amici piddini che prima si stracciavano le vesti in nome della libertà di informazione, della Rai fuori dai partiti, oggi sono silenti, ovviamente per meri interessi di ‘bottega’, renziana…

http://www.blitzquotidiano.it/…/nomine-rai-manuale-cencell…/

#Sanremo2015: le #pagelle


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Sanremo è finito, con la vittoria del trio lirico Il Volo. Ed ecco puntuali arrivano le pagelle del Festival di Carlo Conti

0 I responsabili della grafica per la classifica finale. Conti già ha avuto problemi del genere in Tale&Quale. Saranno gli stessi?

1 La famiglia con sedici figli portata quasi ad esempio. Esempio di cosa?

2 Alessandro Siani e Pintus, imbarazzanti

3 I soliti idioti, appunto.

4,5 a Moreno ed al suo prosciutto Crudo. Fabian, non pervenuta

Dear Jack, Grignani e Bianca Atzei, se ne poteva fare volentieri a meno

5 Raf, giustificato dalla malattia. Anna Tatangelo, senza giustificazioni

5,5 Di Michele-Platinette, Britti e Nesli. Non hanno convinto del tutto

5,5 Gianna Nannini. Prestazione deludente e con vari errori. Un superospite non se lo può permettere.

5,5 I Boiler, comicità a tratti. Pochi.

6 Masini, fa il suo compitino, senza infamia e senza lode.

6 Rocio, bella. Punto.

6,5 Nek, sempre il solito ma con un pezzo molto radiofonico e che sarà una hit. Annalisa, carina.

6,5 AstroSamantha registrata, in diretta sarebbe stato meglio. Rischia la sovrapposizione mediatica comunque.

6,5 Panariello. Fa ridere e visti gli altri ospiti comici è già tanto. Virginia Raffaele, brava ma poteva dare di più.

6,5 Tiziano Ferro e Biagio Antonacci. Fanno il loro dovere di superospiti italiani.

6,5 le Nuove Proposte , in complesso.

7 Conchita Wurst. Molto brava, non c’è che dire. Gli altri ospiti internazionali, buon assortimento

7 Emma, un po’ ‘rustica’ ma genuina, anche nel modo di porsi. Prova superata

Irene Grandi con una canzone delicata, quasi anomala per lei, abituata a sonorità rock. Il Volo, tanta tecnina ma senz’anima.

7 Chiara, non male brano ed interpretazione. Nina Zilli, la ragazza blues colpisce ancora.

7,5 Malika Ayane, brano davvero bello. Lorenzo Fragola, bel pezzo e bravo lui nell’interpretarlo, a diciannove anni un bell’inizio.

7,5 Arisa, la sua goffaggine (vera o meno) strappa più di qualche risata e la rende simpatica

7,5 Kutso, sono pazzi e per questo vanno premiati

8 Marta e Gianluca, vera rivelazione del Festival. Sono comici e fanno ridere davvero. Incredibile!

Menzione a parte per il conduttore. Carlo Conti merita un 7. Ha svolto il suo compito nel giusto modo. Non strabordando, come avrebbe fatto Baudo. Sicuramente farà il bis il prossimo anno. E lì si vedrà davvero il suo talento. Saprà innovare mantenendo il successo di quest’anno?

Palinsesti Rai 2014-2015, tutte le novità e le conferme


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Rai1

Il ritorno di Raffaella Carrà in prima serata, Benigni in uno speciale sui Dieci Comandamenti, ‘le notti al museo’ di Alberto Angela. Tanta fiction e meno serate per Bruno Vespa. Le principali novità e le conferme:

  • Pino Insegno assieme a Paola Perego in Domenica In
  • Ballando con le Stelle (Milly Carlucci), Tale e Quale Show (Carlo Conti, che quest’anno farà gli straordinari anche con Sanremo)
  • l’apertura di stagione sarà affidata a Massimo Ranieri, dal 13 dicembre con Sogno e son desto bis.
  • Torna anche Così lontani così vicini: confermato Al Bano, affiancato da Paola Perego
  • Cristina Parodi, a cui sarà affidata la Vita in diretta in duplex con Marco Liorni.
  • Torna su Rai Uno anche Raffaella Carrà: Forte Forte Forte è il titolo del talent show che avrà l’arduo compito di trovare in dieci puntate i protagonisti della tivù di domani.
  • Benigni in prima serata a dicembre con uno speciale su I Dieci Comandamenti
  • Nuovo impegno in prima serata anche per Antonella Clerici, al timone di Senza parole, emotainment attraverso cui persone comuni comunicheranno messaggi importanti con l’aiuto di personaggi famosi.
  • In seconda serata, Porta a Porta con Bruno Vespa che cede in complesso venti puntate a Duilio Gianmaria col suo riuscitissimo  Petrolio.
  • Cultura tendenza spettacolo con Alberto Angela, atteso alla prova di Una notte al museo: il divulgatore resterà chiuso in importanti musei e li racconterà in maniera inedita.
  • Esordio a Uno Mattina per Francesca Fialdini (ex conduttrice di A sua immagine e Uno Mattina In Famiglia), al fianco di Franco Di Mare. “Ci sarà maggiore interazione tra rete e Tg1 ma non posso anticipare nulla”, dice Leone. Si riduce a due blocchi il resto della mattina con A conti fatti, affidato a Elisa Isoardi, e Storie Vere, con Eleonora Daniele che si allunga a un’ora.

Fiction Rai1

  • 110 le serate di Rai1 dedicate alla fiction made in Italy. 13 serie tv inserite in palinsesto, metà delle quali rappresentano sequel di fiction di successo come Che Dio ci Aiuti, Il Restauratore, Un Passo dal Cielo, Una Grande Famiglia, Braccialetti Rossi, Questo Nostro Amore, La Narcotici e Fuoriclasse.
  • Tra le novità si segnalano, invece, Un’Altra Vita (con Incontrada e Goggi) , La Dama Velata, Baciato dal Sole e Grand Hotel.

RAI2

  • Detto Fatto con Caterina Balivo, che si prepara a sbarcare anche in prima serata – da novembre – con Il più grande pasticcere, talent itinerante che avrà per protagonisti i giovani pasticceri.
  • Sempre in prima serata, tornano Made in Sud con Elisabetta Gregoraci e The Voice 3, nel 2015.
  • Nel pomeriggio in arrivo dalle 17 Max Giusti – con un inedito remix del suo programma radiofonico Super Max
  • Torna dopo un paio anni di esilio anche Milo Infante con Senza peccato, quattro appuntamenti in seconda serata per raccontare il mondo degli adolescenti).
  • Confermatissimi Nicola Savino a Quelli che il calcio Costantino della Gherardesca con Pechino Express a settembre e Boss in incognito da gennaio.

Rai3

Vianello ha imparato la lezione. La rivoluzione del weekend è miseramente fallita. Ulisse, Report e Presadiretta tornano al loro posto.

  • Quanto al prime time, il sabato torna Che tempo che fa con Fabio Fazio in accoppiata con Massimo Gramellini, fino alle 21 e 30 (a seguire, Ulisse con Alberto Angela) poi la domenica con Luciana Littizzetto.
  • Tornano al classico spazio della domenica anche Report e Presa diretta, per chiudere con Gazebo (Zoro sbarca anche il lunedì e sono previste anche incursioni in prima serata).
  • Capitolo marchi storici: ci sono Ballarò, per ora senza Giovanni Floris, Chi l’ha visto (Federica Sciarelli) e Amore Criminale (Barbara De Rossi).
  • A Kilimangiaro arriva Camila Ratzovich ad affiancare Dario Vergassola.
  • S’intitola Ti scatterò una foto il nuovo format previsto per l’autunno: “Ci crediamo molto, partiamo da una foto pubblica o privata per raccontare le emozioni del paese”, anticipa Vianello che svela anche la volontà di tentare l’esperimento di una nuova fact-fiction.
  • Tornano poi le inchieste “morali” di Domenico Iannacone con Dieci comandamenti, Hotel 6 stelle, Sfide con Alex Zanardi e i noir con Franca Leosini (lei davvero stracult). Gerardo Greco sbarcherà invece a New York, con Slang, per raccontare le storie di vita di italiani nei quattro quartieri simbolo della Grande Mela.

 speciale tratto da Panorama.it

Rivoluzione in Rai, fusione tra Tg1-Tg2 e Tg3-RaiNews-Regionali


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Ecco la rivoluzione di Gubitosi. Il direttore della Rai ha in mente una ‘fusione’ tra le redazione dei quattro Tg della tv di Stato. Le redazioni di Tg1 e Tg2 saranno fuse assieme. Cosi come Tg3, Tg regionali e RaiNews.

La rivoluzione di viale Mazzini sarà in due fasi: «Abbiamo immaginato due fasi, la prima si dovrà realizzare tra il 2015 e il 2016. Prevede la nascita di due newsroom. La numero 1 sarà composta dall’accorpamento di Tg1, Tg2 più Rai Parlamento. La 2 sarà formata da Tg3 più Rai News più Tgr e Ciss, meteo e Web. Newsroom 1 sarà generalista e avrà anche un canale istituzionale. Newsroom 2 porterà un’evoluzione dell’all news integrando offerta nazionale, internazionale e locale. Con Newsroom 2 otteniamo un risparmio immediato. Rai News che doveva sostituire la sua digitalizzazione di prima generazione, ora potrà usare quella di ultima di Rai Tre senza costi aggiuntivi. L’obiettivo è sfruttare i punti di forza che abbiamo utilizzando un unico standard produttivo. Saranno due grandi accorpamenti ma apparentemente non cambierà nulla».

Nessun cambiamento di loghi o volti. Si supererebbe la Riforma del 1975, quella che divise la Rai in tre aree politiche con il Tg1 alla Dc (poi divenuto nella seconda repubblica appannaggio del vincitore delle elezioni, Forza Italia o PD), Tg2 al PSI (poi Forza Italia ed infine An), Tg3 al PCI (Pds-Ds-PD).

Nella pratica, «i marchi Tg1, Tg2, Tg3 rimarrano. Chi guarda il Tg1 delle 20 continuerà a vedere il logo e i conduttori abituali che sono caratterizzanti. Così il Tg2. Ma le due redazioni saranno state unificate. A differenziare l’offerta saranno i vice direttori, i coordinatori di impaginazione ed editoriali e i conduttori, tutti dissimili da una testata all’altro. Così l’impianto sarà più nitido e si potranno valorizzare e distinguere meglio i contenuti, le missioni dei telegiornali, riposizionare e razionalizzare editorialmente le rubriche, evitando repliche, incentivando la creatività. Ha presente la Volskwagen che produce con i marchi Audi, Volkswagen, Bentley ecc?».

Gli fa eco Milena Gabanelli, la conduttrice di Report, intervistata dal Corriere,  avanza ipotesi di tagli alle redazioni ed alle spese relative ad uffici e sedi della Rai:

“Per tornare efficiente e competitiva, la Rai andrebbe ‘snellita’, ma modifiche radicali saranno possibili solo se si interviene sulla riforma del 1975, meglio nota come lottizzazione”. Lo scrive in un lungo editoriale sul Corriere della Sera Milena Gabanelli, in cui fa la lista degli sprechi del servizio pubblico. Troppi telegiornali, reti e strutture inventate solo per accontentare politici, assessori e governatori di turno. Troppi incarichi dirigenziali e una proliferazione incredibile di sedi e strutture regionali. Nulla di più lontano dalla Bbc, “il miglior servizio pubblico al mondo” di cui tanto si parla ma che mai sarà avvicinato se non si mettono “competenza” e “merito” come criteri essenziali per la nomina della governance.

In seguito alla lottizzazione, scrive la giornalista, “ogni partito si è preso un canale, e poi ci ha infilato i suoi uomini scegliendo come unico criterio la ‘fedeltà’, non all’azienda ma al partito. Risultato: proliferazione di strutture e incarichi dirigenziali che negli anni si sono stratificati”. Per questo la Rai è imparagonabile a ogni altro servizio pubblico del mondo: