Addio ad #AntonelloFalqui, l’uomo che inventò il #Varietà


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A 94 anni è scomparso Antonello Falqui, ideatore di tanti programmi televisivi del passato. Il Musichiere, Canzonissima, Teatro 10, Milleluci, Studio Uno, Dove Sta Zazà: Antonello Falqui è stato il Varietà, quello che molti ricordano con malinconia, una tv gentile, garbata e “colorata” (malgrado il bianco e nero).

Qui di seguito le puntate della mia rubrica Novecento dedicate ad alcuni programmi di Falqui:

La Storia della TV: anno 2000


Il nuovo numero della rubrica “Storia della TV” è dedicato all’anno 2000. Cifra tonda, fondamentale per la tv italiana.

Sconfitto il pericolo Millennium Bug, l’anno televisivo italiano iniziava con due produzioni ancora oggi in onda. Il 7 gennaio, su Rai1, faceva il suo esordio Don Matteo. La serie prodotta dalla Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction e con protagonista Terence Hill nei panni di un parroco di provincia impegnato a risolvere delitti e crimini è da subito un grande successo. Prodotto ancora ai nostri giorni, dopo 246 episodi, avrà una dodicesima edizione nel 2020.

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Mediaset rispose con un programma cult, C’è Posta per te. In onda dal 12 gennaio, lo show condotto da Maria De Filippi è diventato negli anni una vera e propria corazzata mediatica, capace di distruggere qualunque produzione concorrente. Lo sa bene la Rai, che oramai ha quasi abdicato al ruolo di regina del sabato sera autunno inverno. I diritti del format del programma, ideato in Italia da Maria De Filippi, sono stati acquisiti anche da altri paesi per realizzare delle edizioni locali della trasmissione.

Tornando alla fiction, Rai e Mediaset proseguirono la sfida con due produzioni di grande successo pur se dello stesso genere. Distretto di Polizia e La Squadra. Ambedue nati nel 2000, il primo, ambientato a Roma, ha avuto ben 11 stagioni. Il secondo, girato a Napoli, è stato prodotto sino al 2007.

Il duello tra i due colossi televisivi italiani non ha risparmiato il ‘sacro’. Nel 2000 infatti furono girate ben due fiction su Padre Pio. Mediaset si affidò a Sergio Castellitto, Rai preferì Michele Placido. Due sceneggiati di grande successo nell’anno successivo alla beatificazione del presbiterio italiano.

In TV, oltre al filone consolidato delle fiction, si sono avuti anche degli esperimenti interessanti. Uno su tutti fu Libero, il programma di scherzi telefonici di Rai2, ideato da Giovanni Benincasa e condotto per alcune stagioni da Teo Mammuccari. Buoni ascolti, diventato presto ‘cult’ tra i giovanissimi, ha favorito l’impennata nella carriera del conduttore romano. Prodotto sino al 2007. Sempre su Rai2, nello stesso anno, nasceva Stracult, un programma di cinema che analizzava appunto i cult movie del cinema popolare e che viene trasmesso ancora oggi. Una bella passerella per il grande schermo ‘minore’ e per tanti attori malvisti inizialmente e poi rivalutati.

Se spostiamo il mirino sulle serie tv non si può non citare Dawson’s Creek, il nuovo teen drama “figlio di Beverly Hills” e che faceva il suo esordio ‘in chiaro’, in Italia, a gennaio. Sei stagioni, 128 episodi, per un telefilm adolescenziale che ha lasciato il segno. Così come, per certi versi, ha fatto anche Sex and the City, trasmesso per la prima volta nel nostro Paese proprio nel 2000 e che ha contribuito ad un rinnovamento narrativo nella serialità americana ‘al femminile’, proseguita poi con Desperate Housewife ed altre produzioni di genere.

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Capitolo Cinema. La 72ª edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar, il 26 marzo 2000, certificava il trionfo di American Beauty, il dramma diretto da Sam Mendes si aggiudicava, tra gli altri, i premi come miglior Film, miglior regia e miglior attore protagonista, quel Kevin Spacey magistrale nel ruolo di un ossessionato Lester Burnham e che anni dopo vivrà sulla propria pelle uno scandalo devastante.

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Due film campioni di incassi dell’anno furono Il Gladiatore, il colossal  storico che ha consacrato il già noto Russell Crowe ed X-men, diretto da Bryan Singer, che contribuì a rafforzare il genere Cinecomics, poi esplosi a fine decennio con le produzioni Marvel.

In Italia segnalo il bel film di Marco Tullio Giordana, i Cento Passi, dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, giornalista ed attivista impegnato nella lotta alla mafia.

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E mentre la Lazio vinceva il suo secondo scudetto della Storia, su Canale5, il 22 maggio, veniva trasmesso per la prima volta un nuovo format poi diventato di culto. Chi vuol essere Miliardario. Gerry Scotti si apprestava a condurre la la versione italiana del format inglese Who Wants To Be a Millionaire? Tredici edizioni, l’ultima, celebrativa, proprio qualche mese fa.

Il 2000 nella musica può essere riassunto in una parola. Anastacia. L’esordio bomba della cantautrice statunitense fu di quell’anno. I’m Outta Love, uscito ad inizio 2000 in Usa e poi arrivato in primavera anche in Europa. Milioni di copie vendute, hit dell’anno in testa per settimane in molte classifiche nazionali, il brano ha consacrato l’artista americana nel mondo.

Qui di seguito la classifica dei brani più venduti in Italia nell’anno 2000:

I'm outta love - Anastacia [#1, 2000/01]
Freestyler - Bomfunk MC's [#1, 2000/01]
It's my life - Bon Jovi [#1]
Move your body - Eiffel 65 [#1, 1999/00]
Vamos a bailar - Paola e Chiara [#1]
Too much of Heaven - Eiffel 65 [#1]
Music - Madonna [#1, 2000/01]
Sex bomb - Tom Jones & Mousse T [#1, 1999/00]
American pie - Madonna [#1]
Lady (hear me tonight) - Modjo [#1, 2000/01]

Tornando al piccolo schermo, nell’anno della creazione del dipartimento Teche della Rai, sempre nella azienda di Viale Mazzini, Pippo Baudo conduceva Novecento. Il programma era nato dal successo di Giorno dopo Giorno, quiz di Rai3 che aveva segnato il ritorno in Rai di Baudo dopo la parentesi Mediaset di fine anni 90.

La trasmissione raccontava fatti e personaggi italiani del novecento alla presenza di testimoni e storici. La formula prevede un talk-show condotto da Baudo e la partecipazione di due coppie del mondo dello spettacolo e della cultura che si sfidano in un quiz relativo ai temi della trasmissione

(Wikipedia)

Uno spettacolo gradevole, come solo Pippo Baudo sapeva fare e che ebbe una buona affermazione sulla terza rete, palcoscenico insolito per il conduttore siciliano e per il genere proposto. Ho così tanto apprezzato il programma da aver scelto lo stesso titolo per la rubrica sulla storia del programmi televisivi italiani, Novecento appunto.

Sul fronte sportivo, oltre al successo della Lazio in campo nazionale, la Francia vinse gli Europei di calcio grazie ad un golden goal di Trezeguet proprio sull’Italia di Zoff. Fortemente criticato da Berlusconi, il commissario tecnico lasciò l’incarico. In Formula Uno, Michael Schumacher riportò, dopo 21 anni, il titolo piloti in casa Ferrari.

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L’autunno, negli Stati Uniti, fu segnato da una delle elezioni presidenziali più incerte di sempre, che avrebbe poi visto prevalere di pochissimi voti il governatore George Bush su il vicepresidente uscente Al Gore. In Italia invece su fu un autunno ‘culinario’. Nel mezzogiorno di Rai1 arrivava infatti Antonella Clerici con la prima edizione del fortunatissimo La Prova del cuoco. Anche la Rai sceglieva il cooking show, di lì a poco tutta la tv ne sarebbe stata contagiata.

Menzione ‘culturale’ per Ulisseil piacere della scoperta, è del 2000 la prima puntata, dedicata agli Etruschi, del programma televisivo documentaristico ideato da Piero Angela ed Alberto Angela, e condotto da quest’ultimo. 19 edizioni, più di 200 puntate e soprattutto la promozione su Rai1 di quest’anno con un buon riscontro di pubblico. Segno che la qualità e la cultura pagano, anche in prima serata.

L’ultimo anno del XX secolo si concluse con ascolti record per un nuovo genere di programma. Il reality show. A settembre, su Canale5, prese il via il Grande Fratello, basato sul format olandese Big Brother, generato anche dal clamore che scaturì dal film The Truman Show, il reality per eccellenza ebbe un grosso successo in Europa e soprattutto in Italia. 16 milioni di spettatori videro l’ultima puntata del dicembre 2000.

Spiare le reazioni di ragazzi sconosciuti chiusi assieme in una casa fu un gran colpo di genio degli olandesi e soprattutto ha generato un filone televisivo oramai predominante. Assieme ai talent, i reality hanno davvero cambiato la televisione, contribuendo a mandare in pensione il genere di spettacolo di varietà che per tanti anni ha caratterizzato il nostro piccolo schermo. Una evoluzione del linguaggio tv che è forse più una involuzione, una perdita di qualità in cambio di ‘vicinanza’ alla gente comune. Il famoso quarto d’ora di notorietà di Andy Warhol che diventa un vero e proprio modo di fare televisione. E chissà con quali altre e temibili evoluzioni future.

#Techetechetè: il piccolo gioiello della Tv estiva


Su Ra1, ogni estate, viene trasmesso uno dei programmi più belli, a mio giudizio, del panorama televisivo italiano. Techetechetè. Frammenti tv in libertà. Nato nel 2009 dalle ceneri di altri prodotti simili come DaDaDa e SuperVarietà, lo show delle teche Rai si è via via sempre più specializzato nel trasmettere puntate monotematiche, che ci fanno riscoprire quanto bella era la televisione di una volta e aprono un fascio di luce sulle poche eccellenze del varietà di oggi.

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Programma di Elisabetta Barduagni e Gianvito Lomaglio, ideato dal paroliere Pasquale Panella, Techetechetè è un piccolo gioiello, a bassissimo costo peraltro. Lunga vita a prodotti di questo tipo.

Qui di seguito alcuni frammenti di puntante eccellenti:

#Amadeus condurrà il 70esimo #Festival di #Sanremo


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Sanremo 2020 è stato affidato ad Amadeus, che sarà anche direttore artistico. Il conduttore nato a Ravenna avrà la responsabilità del Festival numero 70. Si preannunciano novità a breve. Fiorello e Jovanotti in primis.

#NomineRai, #Carboni al Tg1, #Sangiuliano al Tg2, #Paterniti al Tg3


Trovata la quadra sulla Rai. Qui di seguito le nomine proposte dal cda:

Il Cda della Rai ha dato il via libera al primo pacchetto di nomine che riguardano i telegiornali. Un solo voto contrario, quello di Rita Borioni. Giuseppe Carboni (attuale caporedattore del Tg2, scelto dal M5S) va dunque al Tg1. Alla Lega tocca invece la direzione del Tg2 con Gennaro Sangiuliano, mentre i 5 stelle ottengono a sorpresa anche la guida del Tg3, affidata a quella Giuseppina Paterniti che la Lega ha ritenuto «troppo di sinistra» per il Tg1. Ne fa le spese Luca Mazzà, fino all’ultimo considerato intoccabile alla guida del Tg3 e che, invece, deve traslocare alla Radio.

https://www.lastampa.it/2018/10/31/italia/il-cda-rai-approva-i-nuovi-direttori-carboni-al-tg-QeRsSBpoptYo3m9bYzzafJ/pagina.html

La Storia della TV italiana: anni ’50


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La Storia della Televisione, in Italia. Una rubrica nuova ed anche un progetto ambizioso,  tramite il quale cercherò di trasportarvi indietro nel tempo per capire cosa è stata la Tv nel nostro Paese. Dal 1954, primo anno della Tv italiana, arrivando ai nostri giorni.

Un passo indietro ulteriore è necessario. Anno 1925, l’inventore scozzese John Logie Baird costruì il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Negli anni 30 in varie nazioni d’Europa si sperimentarono le prime trasmissioni tv. Dall’Inghilterra alla Francia passando per la Germania nazista. Anche in Italia Mussolini si mosse in tal senso:

venne emanata una legge (9 gennaio 1936) che stabiliva il passaggio dei programmi dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) sotto il controllo del Ministero della Stampa e Propaganda del governo fascista. Le prime trasmissioni sperimentali iniziarono nel 1939 a Torino con l’EIAR.

Nel 1944 l’EIAR divenne RAI (Radio Audizioni Italiane, poi Radio Televisione) per proseguire le sperimentazioni rallentate dalla guerra. Arriviamo quindi al 3 gennaio 1954, la data in cui la Tv si ‘accese’ anche in Italia.

Il primo annuncio, dato in diretta da Fulvia Colombo:

L’Italia del 1954 è ‘rurale’, quasi il 40% dei lavoratori è impiegato nel settore agricolo, più del 30% è nell’industria e solo il 28% è nel terziario. Il reddito pro-capite nel 1950 era tornato ai livelli ante guerra.

La TV quindi rappresenta una vera e propria finestra sul mondo. E per molti anche l’occasione per imparare l’italiano.

Il palinsesto del primo giorno di programmazione:

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Inizialmente la Tv non era poi così diffusa. 80.000 televisori ad inizio 1954, soprattutto per via dei prezzi esorbitanti. Il costo di un televisore era proibitivo (250.000 lire per un apparecchio), equivaleva al reddito annuo di una famiglia di ceto medio. Ecco perché si ebbe uno sviluppo nei bar delle “sale tv” dove ci si recava per assistere collettivamente alle trasmissioni.

Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del ’54 la quota di popolazione servita supera il 48%. Nel ’61 raggiunge il 97% degli italiani. e la rete di trasmissione non copriva tutto il territorio.

La sigla del primo Telegiornale:

Ma cosa trasmetteva la TV nel 1954? Il volto della RAI dei primi anni ’50 non poteva che essere lui. Mike Bongiorno.

Il conduttore italo-americano ha l’onore di aver presentato la prima trasmissione televisiva ovvero Arrivi e partenze. Alle ore 14.30 del 3 gennaio, subito dopo l’inaugurazione ufficiale della nascente televisione italiana.

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Bongiorno, che era stato scelto personalmente dal direttore generale della Rai Vittorio Veltroni (padre del politico Walter Veltroni), intervistava personaggi italiani e stranieri in partenza o in arrivo negli aeroporti e nei porti italiani. L’altro intervistatore del programma era Armando Pizzo giornalista Rai.

La trasmissione segnò il debutto di Antonello Falqui, che ne era il regista.

Inizialmente i programmi duravano quasi 4 ore. Nei primi 10 anni di vita gli abbonamenti crebbero costantemente: dai 24.000 del ’54 a oltre 6 milioni nel ’65. Nello stesso periodo il cinema subì un notevole calo nel numero di biglietti venduti.

E mentre negli Stati Uniti nascevano da subito network privati, per i quali non si pagava canone, nell’Europa post bellica l’unico ente in grado di sostenere le ingenti spese per le trasmissioni risultava essere lo Stato.

E se negli altri Paesi europei la Tv poteva contare su un pubblico mediamente scolarizzato, in Italia il mezzo televisivo, oltre che ‘intrattenere’ venne pensato anche per ‘educare’ la popolazione, dove l’analfabetismo era ancora alto. Nel 1954 parlava correntemente l’italiano solo il 20%della popolazione (quasi il 13% è analfabeta).

Nel 1958 nacque quindi il progetto di Telescuola.

un programma televisivo sperimentale della RAI realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie [..] Telescuola fu un’esperienza umana e didattica straordinaria che in sei anni avrebbe permesso di entrare in contatto con gruppi di ascolto sparsi in piccoli centri di tutta Italia, contribuendo, di fatto, all’alfabetizzazione del Paese. Si possono citare tra i conduttori un giovanissimo Luciano Rispoli

Il progetto fu poi integrato nel 1960 dal programma ‘Non è mai troppo tardi‘. Un ‘Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta’ condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, il cui fine era quello di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado, pur avendo superato l’età scolare. Vere e proprie lezioni.

Ma sul Programma Nazionale, ovvero l’unico canale Tv, c’era ben altro. Il teatro al venerdì sera ma anche programmi comici. Un, due, tre ad esempio, condotto da Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Andato in onda dal gennaio 1954 al 1959, era strutturato in forma di sketch e parodie.

E poi i quiz con lo ‘storico’ Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno, in onda dal 1955 al 1959. Successo clamoroso, tanto da essere trasmesso anche nei cinema. Vediamo un piccolo estratto da un video dell’Istituto Luce:

Grande popolarità riscosse anche Il Musichiere, programma musicale che rese famoso il conduttore romano Mario Riva.

I concorrenti, seduti su di una sedia a dondolo, dovevano ascoltare l’attacco di un brano musicale e, una volta riconosciutolo, precipitarsi a suonare una campanella a dieci metri di distanza per avere diritto a dare la propria risposta, accumulando gettoni d’oro per il montepremi finale. Il montepremi si conquistava indovinando il “motivo mascherato”, eseguito all’apertura di una cassaforte che conteneva la vincita.

I motivi musicali erano eseguiti dall’orchestra di Gorni Kramer e da due cantanti: Nuccia Bongiovanni e Johnny Dorelli. Quest’ultimo fu poi sostituito da Paolo Bacilieri.

In onda dal 1957 sino al 1960, quando Riva morì tragicamente in un incidente.

Ma la Tv degli anni 50 visse anche di ‘eventi’. Come il Festival della Canzone Italiana. Sanremo. Nato nel 1951, dal 1954 venne trasmesso anche in Tv, riscuotendo grande successo, sino ad arrivare al record dei 30 milioni di telespettatori incollati davanti al televisore per assistere alla performance di Domenico Modugno, con il suo ‘Nel blu dipinto di blu’, vincitore del Festival 1958.

Sempre nel 1958 ecco lo show per eccellenza. Dalla Radio sbarca in Tv ‘Canzonissima‘, il torneo musicale che vede protagonisti i più importanti cantanti nazionali. La prima edizione condotta da Renato Tagliani con Tognazzi, Agus, Walter Chiari, Lauretta Masiero e Corrado Pani. Rimarrà in onda, anche con nomi diversi, sino al 1976.

Nel 1957 arriva anche la pubblicità. Carosello, il programma composto da brevi filmati seguiti da messaggi pubblicitari. Volti noti della tv e cartoni animati aiutarono gli italiani ad entrare nell’epoca del ‘consumismo’. In onda tutti i giorni per dieci minuti, dalle 20.50 alle 21. E dopo Carosello ‘tutti i bimbi a nanna’.

Non mancava lo Sport, con la Domenica Sportiva, in onda sino dalle prime ore della Tv, nel gennaio 1954. Altro programma di successo fu Campanile sera. In onda dal 1959 per tre stagioni e condotto dall’onnipresente Mike Bongiorno assieme a Renato Tagliani ed Enzo Tortora.

Fu il primo esempio di “gioco collettivo” in quanto veniva data la possibilità di giocare al pubblico che partecipava alla trasmissione e a quello da casa.[…] l meccanismo del gioco era semplice. Si trattava in pratica di un quiz, con domande rivolte a concorrenti di un paese del Nord Italia e di una località del Sud, alle quali venivano abbinate anche prove atletiche. In questo modo il pubblico veniva a conoscenza della realtà dei piccoli paesi italiani ed infatti il filmato che dava inizio alla puntata del quiz descriveva il paesaggio e la realtà produttiva dei comuni in gara.

Successo clamoroso. Il format fu venduto anche all’estero e fu ispirazione per il successivo Giochi senza frontiere.

Infine, la Tv degli anni ’50, in pieno stile democristiano, era anche ricca di censure. Ne ricordiamo due in particolare:

[..] il famoso caso della soppressione del varietà La piazzetta nel 1956 per la ballerina Alba Arnova che, andando in scena in diretta con una calzamaglia color carne diede l’impressione (per via del bianco e nero) di essere nuda, o la sospensione del varietà Un, due, tre e l’allontanamento dei conduttori Raimondo Vianello ed Ugo Tognazzi colpevoli di aver parodiato una caduta di cui era stato protagonista il presidente della repubblica Giovanni Gronchi;

 Termina così il primo numero de La Storia della TV, dedicato agli anni ’50. Il primo decennio vide il vorticoso sviluppo del mezzo televisivo, sia nella distribuzione presso la popolazione, sia nella creatività di autori, conduttori e maestranze.

Gli anni ’60 riserveranno tante sorprese. Dalla nascita di un secondo canale, al varo di nuovi programmi, accompagnando gli italiani in un periodo non facile per il Paese e per il Mondo intero. Ma ne parleremo nel prossimo numero.

Stay tuned…

Fonti
wikipedia, da cui sono tratti gli estratti ed i virgolettati.

Nomine TG: Rai ‘militarizzata’ per il Referendum


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Nomine Rai.
La berlusconiana di ferro Ida Colucci al TG2 al posto del centrista Masi. (Si profila un nuovo patto FI-PD? Anche perché Mediaset si trova in difficoltà dopo l’affaire Vivendi-Premium)

Il TG3 viene ‘normalizzato’ o meglio renzianizzato, arriva Luca Mazzà, ex volto pomeridiano del tg (personalmente mi è sempre stato antipatico, quando lo vedevo in tv cambiavo canale). Aveva lasciato Ballarò per contrasti con Giannini ed il TG per contrasti con Berlinguer. (un giusto pedigree da renziano)

Il TG1 rimane ad Orfeo, un direttore per ogni stagione.

Al TGRegionale resta Vincenzo Morgante, vicino a Schifani e quindi a quell’area ‘centrista’ utile per avere i numeri al Senato.

Ah già, ma questa è la Rai del ‪#‎cambiaverso‬.

PS: quanti amici piddini che prima si stracciavano le vesti in nome della libertà di informazione, della Rai fuori dai partiti, oggi sono silenti, ovviamente per meri interessi di ‘bottega’, renziana…

http://www.blitzquotidiano.it/…/nomine-rai-manuale-cencell…/

#Sanremo2015: le #pagelle


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Sanremo è finito, con la vittoria del trio lirico Il Volo. Ed ecco puntuali arrivano le pagelle del Festival di Carlo Conti

0 I responsabili della grafica per la classifica finale. Conti già ha avuto problemi del genere in Tale&Quale. Saranno gli stessi?

1 La famiglia con sedici figli portata quasi ad esempio. Esempio di cosa?

2 Alessandro Siani e Pintus, imbarazzanti

3 I soliti idioti, appunto.

4,5 a Moreno ed al suo prosciutto Crudo. Fabian, non pervenuta

Dear Jack, Grignani e Bianca Atzei, se ne poteva fare volentieri a meno

5 Raf, giustificato dalla malattia. Anna Tatangelo, senza giustificazioni

5,5 Di Michele-Platinette, Britti e Nesli. Non hanno convinto del tutto

5,5 Gianna Nannini. Prestazione deludente e con vari errori. Un superospite non se lo può permettere.

5,5 I Boiler, comicità a tratti. Pochi.

6 Masini, fa il suo compitino, senza infamia e senza lode.

6 Rocio, bella. Punto.

6,5 Nek, sempre il solito ma con un pezzo molto radiofonico e che sarà una hit. Annalisa, carina.

6,5 AstroSamantha registrata, in diretta sarebbe stato meglio. Rischia la sovrapposizione mediatica comunque.

6,5 Panariello. Fa ridere e visti gli altri ospiti comici è già tanto. Virginia Raffaele, brava ma poteva dare di più.

6,5 Tiziano Ferro e Biagio Antonacci. Fanno il loro dovere di superospiti italiani.

6,5 le Nuove Proposte , in complesso.

7 Conchita Wurst. Molto brava, non c’è che dire. Gli altri ospiti internazionali, buon assortimento

7 Emma, un po’ ‘rustica’ ma genuina, anche nel modo di porsi. Prova superata

Irene Grandi con una canzone delicata, quasi anomala per lei, abituata a sonorità rock. Il Volo, tanta tecnina ma senz’anima.

7 Chiara, non male brano ed interpretazione. Nina Zilli, la ragazza blues colpisce ancora.

7,5 Malika Ayane, brano davvero bello. Lorenzo Fragola, bel pezzo e bravo lui nell’interpretarlo, a diciannove anni un bell’inizio.

7,5 Arisa, la sua goffaggine (vera o meno) strappa più di qualche risata e la rende simpatica

7,5 Kutso, sono pazzi e per questo vanno premiati

8 Marta e Gianluca, vera rivelazione del Festival. Sono comici e fanno ridere davvero. Incredibile!

Menzione a parte per il conduttore. Carlo Conti merita un 7. Ha svolto il suo compito nel giusto modo. Non strabordando, come avrebbe fatto Baudo. Sicuramente farà il bis il prossimo anno. E lì si vedrà davvero il suo talento. Saprà innovare mantenendo il successo di quest’anno?