#ItaliaViva, la lista di #Renzi ed i suoi piani futuri


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Sul Blog ne parlavo un paio di anni fa ed oggi ci siamo. E’ nata la lista Renzi. Italia Viva, per ora solo gruppo parlamentare di transfughi dal PD a cui si aggiungeranno pezzi in libera uscita dal centro e da forza italia.

Come stratega Renzi è competitivo. La mossa non è di oggi, appunto ne scrivevo ben due anni fa, quando erano comparse le prime voci di un progetto solista dell’ex premier. Adesso si concretizza per via della opportunità aperta dal governo Conte II. Opportunità creata ad arte dallo stesso Renzi, assieme a Grillo e finalizzata da Zingaretti e Di Maio.

Renzi torna ad essere leader di un partito, finalmente modellato a sua immagine e somiglianza e grazie a Salvini potrà giocare in contrapposizione con il leader leghista cercando di riacquistare la popolarità perduta, lasciando a Zingaretti ed al PD le grane di governare e fare accordi con i 5 stelle e cercando una affermazione nelle politiche del 2023 per poi proporsi come ago della bilancia del futuro governo. Riprendersi Palazzo Chigi insomma. Da protagonista. Sulla via che fu di Craxi. È una scommessa. L’ego molto forte dell’ex segretario Dem lo spinge a tentare questa strada, contando sulla storica mancanza di appeal della Ditta.

Il suo movimento sarà giovane, femminista, propositivo e rivolto al futuro. Sarà capace di intercettare il voto dei giovani e dei moderati?

Una parte importante nella partita sarà dei media. Se, come auspica l’ex segretario Pd, riusciranno a ‘pompare’ il dualismo tra lui e Salvini, per Renzi si apriranno praterie elettorali. Vedremo però se l’ottimo stratega terrà a bada la parte egocentrica. Il limite di Renzi, così come lo è stato per Berlusconi ed in queste ultime settimane anche per Salvini, è proprio quello.

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#Crisidigoverno: #consultazioni terminate, #Mattarella parla alle ore 20 ?



Fine delle consultazioni. Di Maio non nomina il PD e rilancia dieci punti per l’Italia. In mattinata il PD aveva dettato cinque punti per fare il governo. Non sembrano, al momento, esserci le condizioni per creare una maggioranza giallorossa. Mattarella si è preso due ore per riordinare le idee e sentire bene le parti. Parlerà tra poco. Il barometro della crisi si sposta verso le elezioni. Salvo ulteriori sorprese.

#Crisidigoverno: l’errore di #Salvini ed il rischio di perdere la partita


E’ successo. Matteo Salvini ha commesso un primo grave errore. La rottura voluta con i grillini, il successivo pressing per il voto, il no alle dimissioni dei ministri leghisti, il listone imposto a Forza Italia, la possibilità di un accordo 5 stelle-PD; le ultime mosse del vicepremier hanno scombussolato il panorama politico italiano e soprattutto hanno messo all’angolo la Lega, che ora sembra cercare una tardiva riconciliazione con Di Maio e soci. Difficile ma non impossibile, vista la schizofrenia politica dei pentastellati.

Di fatto però Salvini ha sbagliato. I sondaggi post-rottura danno ampi segnali in questo senso. La lega scende di qualche punto, salgono i grillini ed il PD. “Chi rompe il patto, pagherà elettoralmente” diceva lo stesso segretario leghista mesi fa. Giorgetti, suo uomo di fiducia, gli rimprovera di aver sbagliato i tempi. La mossa del listone di centrodestra proposta a Forza Italia ha indispettito gli azzurri, spingendo alcuni parlamentari forzisti a sperare nel ‘non voto’ per riciclarsi magari nel nuovo movimento di Renzi. Ed infine, la rottura traumatica del governo sembra spingere i grillini a cercare un accordo, difficile ma anch’esso non impossibile, con il Partito Democratico.

Tornare con i 5 stelle farebbe perdere la faccia (e probabilmente consensi) alla Lega. La nascita di un governo demostellato di legislatura toglierebbe la tribuna d’onore al leader leghista.

Ora Salvini deve solo sperare che gli altri “giocatori” sbaglino le loro mosse e torni il suo turno. Altrimenti la partita sarà persa.

fonti:
Corriere Della Sera
Affari italiani
il Messaggero
Huffington Post

#crisidigoverno: 5 problemi per il governo 5Stelle-PD


Il 20 agosto si aprirà, in Senato, il dibattito sulla fiducia al premier Conte. Salvini ed i ministri leghisti non si dimettono ma confermano di voler porre fine al governo pentastellato. Nel frattempo si fanno più concrete le possibilità di un accordo tra 5 Stelle e PD. Qui di seguito cinque ragioni per le quali un esecutivo demostellato potrebbe andare incontro a vita difficile:

1️⃣ Sono molte le criticità nel mettere mano a leggi approvate con la Lega, Decreto sicurezza in primis
2️⃣ Il fronte mediatico contrario, da Mediaset a una buona parte della Rai
3️⃣ I tanti temi su cui Pd e 5 Stelle hanno idee diverse, Tav, Tap, politica estera, infrastrutture etc. Come resistere cinque anni senza affrontare tali provvedimenti?
4️⃣ Le pressioni di piazza che Lega e Centrodestra attueranno, manifestazioni, proteste, iniziative mediatiche
5️⃣ I tranelli che Lega e Centrodestra cercheranno di fare in Parlamento, mettendo in difficoltà il governo. Vista anche l’inesperienza dei 5 stelle

A tutto questo dobbiamo aggiungere che un accordo di questo tipo si reggerà sul PD “renziano“, visto che due terzi dei parlamentari sono ancora fedeli all’ex segretario e quindi il governo potrebbe cadere non appena per Renzi si presentasse l’occasione giusta, la formazione del suo partito personale, un evento che sia per lui comodo e su cui cercare lo strappo. Insomma il nuovo esecutivo sarebbe ostaggio di un altro Matteo.

Per Salvini, d’altro canto, un periodo all’opposizione, potrebbe significare un ulteriore aumento del consenso. In molti sono convinti che il leader leghista abbia rotto con i 5 stelle per vincere facile le elezioni e soprattutto per sottrarsi ad una manovra ‘lacrime e sangue’ che avrebbe danneggiato la Lega. C’è anche da aggiungere che i dati provenienti dall’Europa, Germania in primis, non sono buoni. Il PIL tedesco è fermo, si preannuncia un una recessione europea e l’Italia, anello debole, ne subirebbe le conseguenze. Meglio l’opposizione allora, che garantisce spazio mediatico e politico ma non obbliga a responsabilità. Il governo demostellato potrebbe essere travolto dalla crisi e quindi il centrodestra salviniano avrebbe la strada ancor più spianata verso la vittoria.

In tutti questi ragionamenti c’è comunque un grosso Se. Se, infatti, un governo di legislatura tra Movimento e Democratici riuscisse a trovare la quadra in un programma preciso e dettagliato, iniziando da una manovra che non pesi sulle tasche dell’italiano medio, magari ottenendo un ‘credito’ dall’Europa, spaventata da una possibile avanzata di Salvini; se il nuovo governo approvasse provvedimenti di ampio respiro a livello sociale, una aggiustatina al reddito di cittadinanza, il salario minimo, maggiori tutele per i lavoratori, maggiore attenzione all’ambiente, condito magari da qualche riforma interessante su taglio dei parlamentari e legge elettorale proporzionale. Ecco, se accadesse tutto questo forse, con il tempo, la ‘bolla salviniana’ potrebbe sgonfiarsi. E magari Mattarella potrebbe lasciare il Quirinale a Draghi (o ad un’altra personalità di spicco) nel 2022.

Il governo dei SE. Sono troppi forse ma val la pena di tentare, qualora se ne presenti l’occasione. Nei prossimi giorni (e nelle prossime settimane) ne sapremo di più!

#ElezioniEuropee2019, considerazioni e guida al voto


Domani l’Italia va al voto per eleggere i deputati europei. 73 seggi in ballo. Il tema è ‘sovranismo vs europeismo’. In molti si attendono una valanga di voti per il fronte sovranista ed una consacrazione di Matteo Salvini come suo leader. In realtà Popolari e Socialisti reggeranno e governeranno assieme ai Liberali. Tra i Popolari però c’è chi guarda ad una alleanza proprio con i sovranisti al posto dei socialisti. Su tutto è piombata la Brexit, con il Regno Unito che avrebbe dovuto già essere uscito dall’UE e che invece partecipa alle elezioni consegnando probabilmente (e di nuovo) la vittoria a Nigel Farage, non più con l’UKIP ma con il Brexit Party. Sarà interessante verificare se a Marine Le Pen riuscirà il sorpasso sul Presidente Macron, se in Spagna e Portogallo la Sinistra batterà un colpo, se la CDU in Germania reggerà o collasserà, come voteranno i Paesi dell’Est, dall’Ungheria di Orban alla Polonia del PiS.

Da queste elezioni nell’Unione dipende anche il futuro del governo italiano. Siamo in campagna elettorale da più di un anno in effetti. Qui di seguito un po’ di considerazioni sulla tornata elettorale italiana.

Il Vincitore scontato

E’ Matteo Salvini ovviamente. Un anno fa la sua Lega ottenne il 17%, oggi veleggia sopra il 30 ed è quindi il sicuro vincitore di queste consultazioni. L’unica incognita è nella portata della vittoria. Sopra il 31-33% si tratterebbe di un vero trionfo che, qualora il duo Salvini-Meloni superasse il 38%, porterebbe probabilmente alla crisi di governo ed a nuove elezioni a fine estate-inizio autunno, prima della finanziaria “lacrime e sangue” che tutti già prevedono. Una affermazione attorno al 27-29% costituirebbe pur sempre un gran risultato qualora i 5 stelle restassero sotto di almeno 2-3 punti. A questo punto il governo potrebbe resistere per qualche altro mese e per Salvini le cose potrebbero mettersi male con l’arrivo della legge di bilancio.

L’asticella di sopravvivenza di Di Maio

Il Movimento 5 stelle viene da un risultato clamoroso alle politiche 2018, impossibile da ripetere ad oggi. Per Di Maio l’asticella di sopravvivenza più che legata ad una percentuale è legata ad un fatto ovvero non essere superato dal PD di Zingaretti. Qualora i 5 stelle finissero terzi, inizierebbe il processo al leader e le divisioni interne, il progressismo di Fico, il movimentismo di Di Battista, il ruolo istituzionale di Conte, potrebbe causare uno smottamento impossibile da fermare. Smottamento verificabile anche in caso di risultato sotto il 20-21%, il quale rappresenterebbe la peggior affermazione del Movimento dalla sua esistenza.

L’incognita PD, tra il nuovo corso di Zingaretti ed il fantasma di Renzi

Veniamo al Partito Democratico. Nicola Zingaretti è segretario da due mesi e mezzo ma il partito, soprattutto in Parlamento, ancora non è propriamente ‘sotto controllo’, la pattuglia ‘renziana’ è ben presente ed il governatore del Lazio è in piena fase di ricerca della legittimazione. Un buon risultato alle elezioni, ad esempio tra il 22 ed il 24%, e magari la vittoria in Piemonte con Chiamparino, potrebbe favorire il consolidamento della leadership. Soprattutto in caso di sorpasso sui 5 stelle. Raggiungere il 20% appare come il minimo per poter ‘cantare vittoria’. Qualora il PD andasse sotto le percentuali del 2018 inizierebbe il processo al segretario e per Renzi sarebbe più facile tentare un clamoroso ritorno. Da osservare anche le mosse del sicuro eurodeputato Calenda. Il duo potrebbe ritrovarsi presto in una nuova formazione politica, frutto del possibile collasso di +Europa.

Meloni Vs Berlusconi

Forza Italia e Fratelli d’Italia si danno battaglia per la leadership del ‘fù centrodestra’. Berlusconi compare in ogni trasmissione per dare l’idea di un partito solido ma Forza Italia è in via di dissoluzione. Dal governatore Toti ad altri, in molti guardano alla Lega di Salvini e l’europeismo di Tajani e fedelissimi berlusconiani non sembra dare grandi risultati. Molto tonico invece il partito di Giorgia Meloni, i sondaggi davano in crescita FDI e c’è chi ipotizza un sorpasso sugli azzurri. Ciò significherebbe un nuovo centro destra targato Salvini-Meloni ed il disfacimento di Forza Italia.

La Sinistra ed il miraggio del 4%

Un 4% per sopravvivere. E’ questo il miraggio a cui si attacca l’ennesimo cartello elettorale che raccoglie varie sigle della galassia ‘a sinistra del Pd’. ‘Dal 2008 della Sinistra Arcobaleno al 2014 de L’Altra Europa con Tsipras, passando per Liberi ed Uguali e chi più ne ha più ne metta. Cartelli elettorali nati solo per superare lo sbarramento elettorale e portare in Parlamento la voce di chi continua a difendere le proprie posizioni senza fare mai un passo indietro favorendo il ricambio generazionale e sopratutto progettuale. Peccato per alcuni candidati europei di valore.

+ Europa ed Europa Verde

Il partito della Bonino, ormai diventato un soggetto liberale è alle ultime battute finali. Il mancato superamento del quorum potrebbe rappresentarne la fine. L’unione con il movimento del sindaco di Parma, Pizzarotti, potrebbe aiutare ad arrivare al 4%. Molto peggio è messa Europa Verde, il cartello elettorale nato dalla collaborazione tra Verdi e Possibile. Microformazioni senza alcuna speranza.

Da verificare poi i risultati di Casapound, in continua ascesa in alcune zone del Paese; Il Popolo della Famiglia, a cui si vocifera saranno dirottati alcuni voti cattolici in uscita dalla Lega; Il Partito Comunista di Rizzo, soggetto anacronistico ma il cui simbolo potrebbe ancora stregare qualcuno.

Augurando un buon voto a tutti voi, vi lascio due link:

Come si vota:

Elezioni europee 2019: come si vota | La guida al voto di TPI

Test, chi votare alle Europee?

I test per capire chi votare alle europee

Zingaretti si candida alla guida del PD, finalmente!


Finalmente Zingaretti. L’unica speranza per un centrosinistra progressista. Daje Nicola!

Il Presidente della regione Lazio guarda a sinistra ed ai civici. Bene così, l’unica speranza per rinascere è tornare indietro, cancellando gli anni renziani e guardando a sinistra, ai movimenti civici, alle persone comuni. Sarà un percorso lungo e durerà anni ma almeno la strada sembra esserci. A Renzi si dia un bel programma tv, così il suo ego sarà appagato.

Zingaretti, Sala, Pizzarotti, De Magistris, Saviano. Forse il Pd ha capito da dove iniziare a costruire un modello di CentroSinistra sostenibile. Non sarà facile mettere insieme tante anime diverse ma sicuramente è già una buona base per ricostruire un campo largo che archivi definitivamente il renzismo.

Cos’ha fatto la sinistra contro le disuguaglianze?
«La sinistra ha accettato il terreno del pensiero unico: mercato, meritocrazia, competizione, narcisismo, consumismo. Al massimo è riuscita a declinare un liberismo progressista. Oggi la spinta liberista ha portato al fallimento delle società occidentali; e anche la sinistra si è trovata senza la terra sotto i piedi. Non si possono riproporre vecchie ricette. Ma l’innovazione — parola inflazionata — va indirizzata verso la giustizia, contro le disuguaglianze. Altrimenti i frutti del crollo del liberismo vengono raccolti dalle forze populiste, di destra, antieuropee. E per l’Italia questo è particolarmente pericoloso”

Qui il resto dell’intervista:

Qui e qui altre news interessanti:

Che Zingaretti stia facendo la cosa giusta lo si capisce anche da chi lo avversa. Uno su tutti, Orfini!

 

Cari Dem vi spiego perché avete perso


Riporto integralmente una riflessione trovata su Facebook e che condivido:

Cari Democratici, vi spiego perché avete perso.

Sgombriamo subito il campo. Non avete perso perché gli italiani sono ignoranti, non avete perso per colpa dei gufi, non avete perso a causa della minoranza interna e credetemi, non è nemmeno colpa di D’Alema.

Ora facciamo un piccolo flash-back. Metà anni ’90 per non andare troppo lontano: l’estate, la sezione del Partito, la festa de l’Unità e l’immancabile Piero (il sovietico) tra una bestemmia alla cassa e l’Unità la Domenica mattina. A pranzo i tortelli (rigorosamente fatti a mano dai compagni di Parma) ed a cena lo stufato d’asino (rigorosamente fatto dai compagni di Cremona).

Se a questo punto della storia siete persi, fermatevi. Se invece avete già assunto l’atteggiamento snob degli ultimi anni allora siete parte del problema.

E se non avete ancora capito qual è il problema, lasciate che ve lo suggerisca. Vi era un tempo in cui un operaio ed un professionista si incontravano la sera nelle sezioni dei partiti. Voi eravate lo spazio, quel momento di partecipazione nel quale i due potevano incontrarsi, confrontarsi e litigare.

Fast forward 30 anni dopo. L’operaio ed il professionista vivono su due mondi disconnessi. Il primo guadagna 1,000 Euro al mese, si sente fondamentalmente escluso da ogni processo decisionale, non ha materialmente gli strumenti per confrontarsi con il nuovo mondo, è incazzato e viene generalmente trattato come un idiota o come un razzista. Il secondo guadagna 60,000 Euro l’anno (o 200,000 se è emigrato), scrive “200,000” con la virgola e non il punto perché usa la convenzione anglosassone, la mattina legge il NYT, parla inglese, guarda con snobbismo il primo, non capisce come possano gli operai non amare il “jobs act”, non ha *mai*, dico *mai* alcuna interazione con l’operaio, gli prende l’orticaria a sentir parlare di “popolo”.

Se state ridendo, se avete a questo punto dello scritto un atteggiamento snob, siete parte del problema.

Il punto, cari i miei fighissimi amici democratici è la vostra totale e clamorosa incapacità di stabilire una qualunque forma di connessione emotiva con l’unica cosa che conta: il popolo.

Non siete meno ignoranti degli elettori dei 5 stelle. Siete solo più arroganti. Già, perché una classe politica minimamente avveduta, soprattutto se “di sinistra” risponde al seguente principio elementare: fare per lo meno un piccolo sforzo per ascoltare il dissenso del popolo ed incanalarlo in processi partecipativi. Al contrario. Il popolo non digerisce il jobs act? Massa di ignoranti che non capiscono niente di flessibilità, spread, job-market e altre finezze del nuovo homo pdemocratico. Gli italiani hanno problemi con l’immigrazione? Massa di razzisti. Il popolo ha dei problemi a capire l’ossessione per le questioni di genere? Massa di omofobi, ignoranti e retrogradi. Razza di ignoranti, massa di bestie da insultare su fb.

E così avete trasformato un partito del popolo in un partito elitario, snob, micragnoso, antisocialista. Il mondo finanziario? Quello è con voi. Il mondo accademico? Anche quello è con voi. I salotti radical-chic? Anche quelli sono con voi. Tutta la parte più figa del Paese è con voi. Tutti, ad esclusione dell’unica cosa che conta in politica e che davvero conta se ci si crede “di sinistra”: IL POPOLO.

Già, ecco il punto, voi non siete più sinistra, siete la destra più odiosa: quella che produce, guadagna, parla inglese, ama New York assai più di Mosca e storce il naso con disgusto ogni volta che ascolta il popolo becero, razzista e omofobo protestare perché ha fame.

(di Andrea Amerighi)