Elezioni 2013: liste e programma di Rivoluzione Civile


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Antonio Ingroia riunisce attorno alla sua figura quattro partiti politici ovvero Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi ed Italia dei Valori. Di Pietro è passato dal 9% di un anno fa allo scarso 1-2% odierno e per questo ha dovuto accettare una federazione politica con gli altri movimenti di Sinistra per sperare di raggiungere il quorum del 4% alla Camera e dell’8% in qualche regione per il Senato. Anche la Lista arancione di De Magistris è presente nel ‘cartello elettorale’. Ingroia infine aggiunge quel tocco di ‘civico’ che potrebbe aiutare nell’intento di superare lo sbarramento.

Le liste di Rivoluzione Civile alla Camera dei Deputati e le liste di Rivoluzione Civile al Senato.

Qui trovate il Programma , alcuni punti di seguito:

  • Le  piccole e medie Imprese sono il motore d’Italia, una risorsa fondamentale per uscire dalla crisi. Negli ultimi anni sono state dimenticate, soffocate da corruzione e stretta del credito. Rivoluzione Civile vuole invertire la tendenza e puntare sulle Pmi per far ripartire il Paese. Come? Bloccando i pagamenti della pubblica amministrazione, facilitando l’accesso al credito e snellendo la burocrazia.
  • I candidati di Rivoluzione Civile offrono le loro soluzioni per rivoluzionare la scuola italiana. Pubblica è l’aggettivo più usato, sono necessari maggiori investimenti per motivare studenti ed insegnanti. La scuola è una risorsa, non un costo e come tale va valorizzata.
  • I costi delle grandi opere, in termini ambientali e di peso sul debito pubblico, sono decisamente superiori rispetto ai benefici che ne deriverebbero…..Rivoluzione Civile vuole rivoluzionare questo comparto della spesa pubblica: quello che serve all’Italia non sono poche, grandi opere che facciano un favore alle lobby delle costruzioni e del cemento, ma tante piccole opere che rimettano in sesto il paese, evitando di attivare codice rosso ogni volta che cadono due gocce di pioggia in più: impensabile in un paese avanzato e civile come l’Italia

La lunga marcia del CentroSinistra verso l’evoluzione del paese


Per celebrare “degnamente” l’anniversario della vittoria Berlusconiana dello scorso anno, questa sera mi avventuro in una nuova riflessione sul centrosinistra. L’Italia, storicamente, non ha mai rappresentato il baluardo del progressismo europeo, sia in ambito scientifico e sociale ne tantomeno in quello politico. L’Italia sino a sessantanni fa era un paese in gran parte costituito da analfabeti, nel nostro paese l’istituto del divorzio ha meno di quarantanni. Insomma, a quasi tutti gli avvenimenti importanti, noi siamo arrivati dopo, in ritardo.

Questa prerogativa italiana ci aiuta a spiegare, a mio modo di vedere, la crisi che attanaglia tutto il CentroSinistra, ora diviso in varie parti ancora alla ricerca di una identità. Mi spiego meglio. Tralasciando la prima repubblica, nei quindici anni della cosiddetta Seconda Repubblica, il CentroSinistra ha disputato cinque competizioni elettorali, perdendone tre e vincendone due. L’ultima vittoria, targata 2006, premiava una coalizione eterogenea che aveva al proprio interno una miriade di partiti e soprattutto di “culture” politiche tali da impedire a Romano Prodi , complice una maggioranza ristretta al Senato, di portare a termine la Legislatura.

L’ esigua maggioranza ha messo sotto gli occhi di tutti le contraddizioni della coalizione. Lo si è visto soprattutto in campo etico, per le unioni di fatto e la legge sulla fecondazione assistita, ma anche in politica estera, interna, sulla sicurezza, sul precariato etc….

In molti, tra i quali anche il sottoscritto, assistendo alla lenta agonia del governo Prodi II, hanno rimpianto il Prodi versione 1996, il governo dell’Euro, di Ciampi, Napolitano, Flick, Andreatta. Un esecutivo di alto profilo che riuscì a risanare il paese senza troppi sacrifici per la popolazione e che mise le basi per una rinascita dell’Italia. Nulla in confronto con il Prodi versione 2006 annichilito da Rutelli, Mastella, Pecoraro Scanio, Diliberto, Bertinotti e dagli altri “ducetti” di cui era composta la maggioranza.

In questa comparazione però c’è un errore di fondo, e cioè che l’Italia del 1996 era ben diversa da quella del 2006. Nel corso degli ultimi dieci anni il mondo è cambiato notevolmente, si sono affacciate nuove istanze da parte delle minoranze, i flussi migratori dall’est sono aumentati, i progressi della scienza hanno posto alla ribalta nuovi temi. Il Governo Prodi I avrebbe avuto le stesse difficoltà del Prodi II a trattare argomenti come le Unioni Civili, il testamentio biologico, la fecondazione assistita, “l’emergenza sicurezza”, la questione immigrazione. Solo che nel 1996 molti di questi temi non esistevano ancora o non erano nell’agenda politica nazionale ed internazionale.

Il CentroSinistra quindi, con il passare del tempo e con l’evolversi del progresso scientifico e della società moderna, si è trovato in grossa difficoltà nel far conciliare l’anima “cattolica” con quella laica e socialdemocratica. E questi contrasti sono destinati ad aumentare.

Nel campo avverso invece c’è stata una vera e propria cementificazione della coalizione. Il laico Berlusconi del 1994, ex socialista, è solo un ricordo. Ora Berlusconi è un fervente cattolico ed ha messo a “disposizione” della Chiesa il suo PDL. D’altro canto la Chiesa, se negli anni novanta aveva preferito rimanere abbastanza neutrale dividendosi nelle due principali coalizioni, ora , anche per l’affacciarsi di questi nuovi temi con cui necessariamente il CentroSinistra deve fare i conti, si vede maggiormente “garantita” dal Centrodestra italiano che di liberale ha veramente poco e somiglia sempre piu ad un partito confessionale.

I problemi del CentroSinistra però non finiscono qui, nel Centrodestra infatti c’è anche la Lega, altro movimento che nel corso degli anni ha subito delle mutazioni “genetiche”. Da movimento di protesta dei piccoli imprenditori è passato attraverso il secessionismo sino a diventare un partito plurale, composto da estremisti di destra ma anche da operai, poveri e disoccupati, persone che sino a qualche anno fa votavano a Sinistra e che ora si vedono maggiormente tutelati da chi li difende dai “nuovi poveri”, quegli immigrati sempre piu numerosi in un paese che non è ancora pronto ad una società multiculturale.

Questo insieme di fattori rende molto difficile per il Centro Sinistra un ritorno alla vittoria nel breve-medio termine . Noi elettori dobbiamo prendere coscienza che il governo di questo paese rischia seriamente di essere appannaggio della destra almeno per un decennio. L’aumento della immigrazione, l’esigenza crescente di fornire diritti alle minoranze, l’imporsi di temi come la fecondazione assistita, il testamento biologico, l’eutanasia, renderanno sempre piu difficoltosa la strada verso la vittoria, soprattutto con la presenza di una Udc svincolata dal CentroDestra, pronta a captare i voti cattolici in fuga dal Partito Democratico.

In una situazione di questo tipo sono perdenti le linee iperlaiciste ed anticlericali o quelle troppo “garantiste” verso l’immigrazione e la sicurezza. Il compito del CentroSinistra e principalmente del Partito Democratico è di quelli quasi impossibili e cioè trovare una “sintesi” tra le nuove esigenze nazionali ed internazionali ed adattarla al Paese o meglio al grado di “progresso” che esiste in questo paese. Per alcuni temi l’Italia non è ancora pronta e chissà per quanti anni ancora non lo sarà. Il CentroSinistra, ed in particolare il Partito Democratico, anche dall’opposizione, dovrà contribuire alla evoluzione del paese, senza estremismi, senza esasperazioni ma con argomenti validi, argomenti che oggi sono utilizzati dalla destra ed a cui il fronte progressista dovrà trovare una risposta valida, unica e credibile.

La lunga marcia del CentroSinistra è iniziata solo un anno fa e potrà concludersi vittoriosamente solo se, assieme ai progressisti, crescerà anche l’Italia.

 

Vendola, nasce RPS: Rifondazione per la Sinistra


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Nichi Vendola ed i suoi non fanno piu parte di Rifondazione Comunista. Oggi a Chianciano è nata Rifondazione per la Sinistra RPS, il simbolo è una Stella Rossa che campeggia tra le scritte RPS. Il dado è tratto, era oramai da tempo che nel Prc convivevano due partiti. Uno, quello “vendoliano” che vuole superare gli schemi novecenteschi del comunismo per guardare alla società moderna, libera da vincoli ideologici ma bisognosa di progetti concreti che aiutino i piu deboli. L’altro, quello di Ferrero e delle minoranze coalizzate contro la maggioranza relativa vendoliana, che ritiene ancora valida l’ideologia comunista e che non intende avere piu nulla a che vedere con il PD, partito con il quale Prc è stata al governo sino ad un anno fa con Ferrero Ministro nell’esecutivo di Prodi.

Vendola probabilmente si riunirà con la Sinistra Democratica di Mussi e Fava, con parte dei verdi e già alle prossime europee vedremo quanto questa scissione sia “significativa” per il futuro del governatore pugliese ed anche per il partito di Ferrero.

E’ triste vedere come la Sinistra continui a dividersi ma è pur vero che un chiarimento era necessario. Se da questo chiarimento potranno nascere due soli partiti, uno di Sinistra Governista (con Vendola, Mussi, Verdi ed altri) ed uno antagonista (con quel che resta del Prc e del Pdci) sarà un bene almeno per gli elettori.

 

Alla fine la spaccatura c’è stata. «Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore». Con queste parole il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ha confermato, all’Assemblea della minoranza che si è aperta a Chianciano, la scissione della sua corrente politica da Rifondazione Comunista. Il nuovo movimento ha già il logo, costituito dalle tre lettere «Rps» (Rifondazione per la sinistra), accanto a una stella rossa. «A quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione – ha sottolineato il governatore -. E soprattutto ai compagni che scelgono di continuare la propria lotta dentro il partito voglio esprimere gratitudine per aver condiviso una bella battaglia, e perché sono certo che continueranno a battersi perché nasca una sinistra nuova, una sinistra del lavoro e delle libertà, che ingaggi un molecolare corpo a corpo contro la paura e contro la solitudine».

FERRERO: «VANNO VERSO DESTRA» – Duro il commento di Paolo Ferrero, segretario del Prc: «Invito i compagni e le compagne riuniti a Chianciano a ripensare all’ipotesi di una scissione, perché non comprendo che senso abbia fare una scissione in nome dell’unità, è una contraddizione». Secondo Ferrero, con questa ennesima rottura, «la gente andrà a casa schifata». «È una cosa che mi preoccupa. È una scissione da destra o verso destra: ovviamente non voglio dire che Vendola sia di destra, sarebbe una sciocchezza. Tuttavia, il rischio è quello di una subalternità al Pd, che è già imballato di suo»

http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_24/vendola_prc_rps_nuovo_partito_58579422-ea16-11dd-a42c-00144f02aabc.shtml

Ferrero “licenzia” Sansonetti, Rifondazione verso la scissione


E fu cosi che un giornalista mediocre come Sansonetti, quello della richiesta di grazia per la Franzoni, passò alla storia come un martire. Oggi Ferrero, tramite il partito, ha provveduto a sfiduciarlo sostituendolo con un “uomo di partito” fedele alla nuova segreteria (Dino Greco). Sansonetti era infatti dell’area vendoliana, area minoritaria nel partito.

Durante la riunione  convocata per risolvere il “problema Sansonetti” c’è stata la rottura definitiva tra minoranza vendoliana e maggioranza ferrariana. Si va dritti verso la scissione.

PRC: VENDOLA, IMPOSSIBILE PER ME RESTARE NELLA DIREZIONERoma, 12 gen. (Adnkronos) – “La decisione di sostituire Piero Sansonetti alla guida di Liberazione rende per me impossibile condividere ancora la responsabilita’ di una direzione del partito che liquida brutalmente un’esperienza culturale e politica fortemente innovativa, preziosa per tutta la sinistra, e ignora, con piglio intollerante e autoritario, il dissenso della stragrande maggioranza del collettivo redazionale. Rassegno percio’ le mie dimissioni dalla Direzione di un Prc nel quale mi e’ ogni giorno piu’ arduo riconoscere i tratti del partito che ho contribuito a costruire sin dalla sua nascita”. Lo dice Nichi Vendola in una nota. “Oggi piu’ che mai -aggiunge Vendola – mi appare inutile e anzi dannoso insistere in una sfibrante e sterile rissa a sinistra. E’ invece ora di mettere mano alla costruzione di un nuovo percorso, che ci permetta di riscoprire un dizionario culturale e una pratica politica unitaria capaci di contrastare tutte le forme di sfruttamento, discriminazione, ingiustizia e intolleranza e di ricostruire dalle fondamenta la sinistra in questo paese”.
(Pol/Gs/Adnkronos)
12-GEN-09 19:24

  
Roma, 20:47

PRC: GRECO A LIBERAZIONE, SI VA VERSO SCISSIONE

Liberazione cambia direttore, Piero Sansonetti verra’ sostituito da Dino Greco, e Rifondazione Comunista si avvia a grandi passi verso la scissione. La maggioranza del segretario, Paolo Ferrero, e la minoranza vendoliana si sono scontrate sulla nomina del nuovo direttore del quotidiano del partito. Alla fine della riunione della direzione durata circa 7 ore si e’ avuto un giallo sul voto finale con la richiesta della verifica del numero legale. Alla fine la decisione del cambio di direzione e’ passata con 28 voti a favore, 3 contrari e 2 astenuti rispetto ai 60 componenti della direzione del Prc. I vendoliani hanno abbandonato la riunione prima del voto, ma i diffidenti della minoranza contrari alla scissione sono stati decisivi per assicurare il numero legale.

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/PRC-GRECO-A-LIBERAZIONE-SI-VA-VERSO-SCISSIONE/news-dettaglio/3496513

L’ultimo editoriale di Piero Sansonetti:

Ieri pomeriggio, nella sede del giornale, abbiamo brindato, interrompendo per una mezz’ora il lavoro. Abbiamo bevuto champagne e mangiato pasticcini, scherzando e scambiandoci gli auguri. Perché? Perché siamo gente strana, e infatti – come dice il titolo – in questi anni abbiamo fatto un giornale strano. Quando siamo tristi, a noi viene voglia di scherzare, di godere un po’.
Ieri eravamo tristi. Perché quello che va oggi in edicola è l’ultimo numero di un “ciclo” che è durato molti anni, ed è stato importante nella storia del giornalismo italiano. Liberazione giornale vero, autonomo, libero, impertinente, che dà fastidio a tutti e non si fa intimidire da nessuno. E’ una storia che dura più o meno da 15 anni, e cioè da quando il quotidiano uscì per la prima volta, diretto da Lucio Manisco. E che ha avuto tra i suoi protagonisti un grande, come Sandro Curzi.
E’ la conclusione di un ciclo perché la maggioranza del Prc, partito editore del giornale, ha deciso di mettere la parola fine alla storia dell’autonomia e di nominare un commissario politico che garantisca la sottomissione del giornale alla linea del partito e alle sue esigenze. Davvero è un peccato.
Mi hanno detto – i dirigenti di Rifondazione – che devo andarmene perché non rispetto la linea del partito. Anzi, mi hanno detto che la contrasto apertamente. Mi sono chiesto: ma qual è la linea del partito? Quando Liberazione l’ha contrastata?
Quando si è battuta, più di ogni altro giornale, contro l’insicurezza e gli infortuni, e i morti sul lavoro? Quando ha gridato contro il patriarcato, contro il maschilismo, ha raccontato che in questa nostra società, da millenni, c’è una lotta tra i sessi? Quando si è trovata abbastanza sola nella battaglia senza quartiere al razzismo, per la difesa dei rom, degli stranieri, contro i quali il centrosinistra aveva emanato un decreto inaccettabile, e che ha aperto la strada alla Lega? Quando ha organizzato la grande manifestazione del 20 ottobre del 2007 (insieme al manifesto e a Carta ) che teneva insieme diritti civili e sociali, metalmeccanici e gay, femministe e anticlericali, pensionati e studenti? Oppure Liberazione ha violato la linea del partito quando ha chiesto che tutti i migranti potessero entrare in Italia – stracciando tanti principi del senso comune – quando ha denunciato i Cpt e il blocco navale nel Mediterraneo – che ha prodotto migliaia di morti – o gli accordi con gli aguzzini della Libia? Ha contrastato la linea quando ha denunciato le dittature, anche quelle comuniste, ha preso le distanze dal castrismo, ha condannato la Cina? Quando si è scagliata contro la riforma della scuola? Quando si è schierata con l’indulto? Quando ha fatto una bandiera del garantismo? Quando ha detto che la libertà è un valore che viene prima di tutto e che non può essere in nessun modo limitato, o ridotto, o subordinato? Oppure quando ha cercato di contrastare la riforma delle pensioni, quando ha fatto dei diritti dei lavoratori, e dei loro salari, l’asse centrale della sua idea di economia?
Sono sempre stato convinto che la linea di un partito dovrebbe riguardare queste questioni. Invece, mi pare di avere capito che mi si imputa di violare la linea perché varie volte ho sostenuto che la sinistra non dovrebbe restare rinchiusa dentro le gabbie di piccoli partiti, ma dovrebbe allargarsi, aprirsi, unirsi. E’ questo il reato di lesa maestà. Ne ho dedotto che la linea consiste non in un progetto di società ma semplicemente nella propria dichiarazione di esistenza. La linea che oggi ha Rifondazione, mi pare, può essere riassunta così: «Rifondazione esiste, punto e basta». E se è così, è vero: Liberazione è stata fuori linea.
L’altro giorno Paolo Ferrero mi ha detto che a lui dispiace che sia andata a finire in questo modo. E che se io dopo il congresso di Chianciano non avessi «alzato il tiro», cioè reso sempre più polemico il giornale, si sarebbe trovata una soluzione. Sarà. Ma io non ho affatto alzato il tiro. Le provocazioni più ardite, Liberazione le ha lanciate prima del congresso di Chianciano. Quando ha titolato sul famoso «oltre Rifondazione», quando ha fatto la polemica su Cuba, i titoli choc sul «maschio assassino», quando ha proposto che Rifondazione uscisse dal governo, eccetera eccetera. Allora il partito reagì, qualche volta protestò, litigò con noi, ma a nessuno venne in mente di cacciarmi o di normalizzare il giornale. Non gli passava neanche per la testa. Ritenevano l’autonomia una cosa seria e inviolabile.
La verità è che il tono non lo ha alzato il giornale, ma il partito. Che ha cambiato repentinamente tutte le sue posizioni. Che è arrivato fino ad esaltare il muro di Berlino, il comunismo di Honecker, di Breznev, di Gomulka. Noi abbiamo cercato solo di resistere, di mantenere vivo il cammino che la sinistra, e il comunismo italiano, avevano percorso in tutti questi anni, e che ora – scusatemi se cito Bertinotti, ma io stimo molto Bertinotti e gli sono grato per tante cose – ora è del tutto irriconoscibile. Io pensavo che Ferrero, che non è uno stalinista come molti suoi compagni di viaggio, avrebbe potuto farsi forza con Liberazione , con le sue battaglie, per evitare di finire prigioniero.

Rifondazione, colpo di scena in arrivo?


Giorni fa avevamo analizzato la crisi del Partito Democratico, scosso da inchieste e carenza di azione politica; ma se Sparta piange, Atene non ride. Da Rifondazione Comunista infatti arrivano nuove notizie circa la direzione politica del partito. Eravamo rimasti alla vittoria di Ferrero contro Vendola ed alla quasi certa scissione dei vendoliani di “Rifondazione della Sinistra” ma ora arrivano interessanti novità.

Il tutto parte dalla querelle tra Liberazione, giornale di riferimento del Prc, ed il partito. Il quotidiano è diretto da anni dal vendoliano Sansonetti, Ferrero vorrebbe cambiare linea politica ma incontra la contrarietà della redazione del giornale, che peraltro è afflitto da una seria crisi finanziaria.

Ed ecco la svolta. Ferrero, si legge da alcuni giornali, chiede di poter vendere il giornale per salvarlo dal fallimento, si parla anche di un compratore misterioso. I Vendoliani annunciano dura opposizione a questo progetto anche perche ciò significherebbe l’addio di Sansonetti e quindi il cambio di linea politica del giornale. Non piu vendoliano ma forse piu vicino alla segreteria di Rifondazione. Intanto si infittiscono i contatti tra la minoranza prc e Sinistra Democratica al fine di creare un nuovo partito politico, con annessa scissione comunista.

In tutto questo torna, seppur defilata, l’ombra del “Grande Vecchio”, l’ex segretario Bertinotti sino ad ora schierato con Giordano, Migliore e Vendola e la minoranza ma in procinto, forse, di allearsi con Ferrero per evitare la scissione del partito. Ferrero sembra disponibile all’accordo, che potrebbe essere “siglato” appunto tramite la vendita di Liberazione ad un editore vicino a Bertinotti. Contrari all’accordo sarebbero invece proprio i vendoliani, come detto già pronti alla scissione.

All’orizzonte si profila l’ennesimo ribaltone con i bertinottiani contro i vendoliani ed alleati alla fragile maggioranza schierata con Ferrero? Per la Sinistra, la voglia di farsi del male, è sempre di attualità…..

Bertinotti: “Comunismo, parola indicibile”


Esplode improvvisa la querelle tra comunisti, o presunti tali. Tutto nasce da una dichiarazione dell’ex segretario di Rifondazione, Bertinotti, rilasciata a Bruno Vespa per il suo nuovo libro:

«Comunismo è una parola indicibile . Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce» (Fausto Bertinotti)

La risposta del segretario del Prc, Ferrero:

“Io continuo a pensare che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’uguaglianza e la libertà». «Se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte, con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe meglio della parola comunismo, anzi».

La replica di Bertinotti:

“Sebbene non pensi che l’affermazione possa stupire qualcuno, e neppure interessare particolarmente chi non mi conosce, sono comunista. Punto».

Io mi sento di aggiungere che, a mio parere,  in Italia la parola “Comunismo” è stata sinonimo di lotta per la libertà. Che poi in ambito internazionale i regimi comunisti si siano macchiati dei peggiori reati possibili è assodato. Come è assodato che le idee di inizio novecento sono oramai superate, come il comunismo stesso.Non per questo, in Italia, la parola Comunismo è indicibile. Sta alle persone valutare ciò che il PCI ha rappresentato per questo paese. Sta alle persone capire che è il momento di veicolare le idee di riscatto sociale e di maggiori diritti cercando di catalizzare piu forze possibili, rinunciando alle ideologie nel nome del bene comune, dei piu deboli

Rifondazione in piena “Sindrome Prodiana”


Ecco la nuova Rifondazione Comunista targata Ferrero. Un partito retto da una maggioranza debolissima, frutto dell’unione “contro” Vendola, che non è saldamente unita da un programma. Leggendo queste righe avete avuto un dejavù? Vi ricorda l’esperienza del governo Prodi?
Si, sembra proprio cosi in effetti. Baste vedere cosa è accaduto oggi al Comitato Politico Nazionale, riunitosi per eleggere alcuni organi politici. La composizione della Segreteria, dove i vendoliani non sono voluti entrare, è stata eletta con solo 141 voti a favore e 130 contro. 138 voti era il quorum necessario perche potesse essere valida la elezione. Successivamente è stata respinta una mozione sulla politica estera presentata da Migliore. Respinta 96 voti contro 126.
Tornano quindi i “numeri ballerini” di Prodi, il quorum famoso da raggiungere al Senato, le imboscate delle opposizioni per mettere in difficoltà la maggioranza presentando mozioni “trappola”.  Ed i piccoli partiti che ricevevano incarichi importanti visto il loro ruolo cruciale? I trotzkisti che ottengono un incarico importante in segreteria malgrado il loro 3,2% nel partito vi dice nulla? Saranno l’Udeur della situazione? faran cadere Ferrero al primo appuntamento importante? Oppure alzeranno la posta anche loro?
Intanto si sta organizzando il partito nel partito, a fine settembre si riunisce “Rifondazione per la Sinistra” e cioè il “partito” di Vendola e dei suoi. Un po come il PD ai tempi di Prodi. Un movimento nuovo che rischia di indebolire ancora di piu la gia fragile maggioranza ferrariana, già indebolita di suo visto il calo dei “numeri” a sua disposizione. Da 148 della elezione a segretario ai 141 della elezione della segreteria nazionale.
Intanto il Governo punta ad approvare una legge elettorale europea con sbarramento al 5% cosi da buttare fuori dal Parlamento Europeo tutto ciò che non sia PD, PDL. In un clima politico di questo tipo Rifondazione naviga in acque agitatissime.
Prodi governò un anno e mezzo, usurando la sua popolarità e quella della sua maggioranza, spazzata via dalle mosse suicide di Veltroni e Bertinotti e dal Cavaliere. Cosa accadrà a Ferrero e soprattutto a Rifondazione comunista se, nel partito, le premesse sono quelle “Prodiane”?

Di seguito la notizia del CPN di Rifondazione, tratta da aprileonline.it

 

Ferrero elegge la nuova segreteria

I Bertinottiani restano fuori, mentre una parte dei sostenoitori della mozione Vendola entrano nella Direzione nazionale. Il partito rischia la “sindrome del governo Prodi”,  tant’è che lo stesso segretario del Prc non esita a definire “risicata” la maggioranza coagulatasi a fine luglio. Domani, al Brancaccio di Roma, parte la campagna d’autunno

Il Comitato politico nazionale di Rifondazione ha eletto la nuova direzione nazionale e la segreteria. La maggioranza coagulatasi a fine luglio attorno a Paolo Ferrero al Congresso di Chianciano, e che lo stesso Ferrero ha definito “risicata”, regge quindi la sua prima prova del fuoco.

La nuova Direzione del Prc è composta da 60 membri e comprende tanto la maggioranza coagulatasi attorno al segretario Paolo Ferrero, ex ministro del governo Prodi, quanto un pezzo della minoranza bertinottiana capitanata dall’ex capogruppo Gennaro Migliore, protagonista già durante lo scorso congresso di una contrapposizione tutta interna alla sua area tra “vecchi” e “giovani”. In tutto i sostenitori della mozione Vendola in Direzione nazionale saranno 28 su un totale di sessanta. La nuova composizione della Direzione ha ricevuto una votazione largamente maggioritaria: 247 i favorevoli alla nuova Direzione, 22 i contrari, 5 gli astenuti.

Diversa la situazione in Segreteria. Con l’esplicito rifiuto a collaborare alla “gestione unitaria” del partito venuto dai seguaci di Nichi Vendola, per bocca dell’ex capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore, il segretario del Prc, Paolo Ferrero, ha dato via libera alla proposta di segreteria di maggioranza (i voti a favore al comitato politico sono stati 141, 130 i no e 3 gli astenuti), di 7 componenti, tra cui Claudio Bellotti, leader di Falcemartello, l’ultimo gruppo organizzato trotzkista rimasto in Rifondazione.
Per la mozione principale dell’attuale maggioranza del Prc, Rifondazione in movimento, oltre a Ferrero siederanno in segreteria Roberta Fantozzi (responsabile lavoro) e Eleonora Forenza (scuola) entrambe vicinissime al segretario, insieme agli esponenti di Essere comunisti, Claudio Grassi (organizzazione e di fatto numero due del partito) e Maria Campese. Per l’articolata area dell’Ernesto (7,7% al congresso) ci sarà Gianluigi Pegolo (enti locali). A Bellotti andrà il settore “radicamento sociale”, un vero successo per i suoi trotzkisti ‘eretici’ e che premia il risultato del 3,2% ottenuto al congresso, decisivo per la risicatisima maggioranza che ha portato alla svolta a sinistra del Prc e Ferrero alla guida del partito. Fuori da tutti gli organismi dirigenti l’ex segretario e candidato premier nella sfortunata esperienza della Sinistra arcobaleno, Fausto Bertinotti.
Come gesto unilaterale, Ferrero ha comunque confermato il vendoliano Sergio Boccadutri tesoriere del partito.
Qualche malumore per le decisioni sugli organigrammi ha abbassato i voti ricevuti dalla lista della segreteria da 148 (quelli sui quali potenzialmente avrebbe potuto contare la maggioranza) a 141, con 130 contrari e 3 astenuti.

Ad animare la riunione odierna ci ha pensato un lungo scontro procedurale su un ordine del giorno di condanna del comportamento della Russia in Caucaso, firmato dall’ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, dall’eurodeputato Roberto Musacchio e da Elettra Deiana, che è stato alla fine bocciato con 96 voti a favore, 126 contrari e 4 astenuti. Le varie anime della mozione Ferrero hanno accusato i vendoliani di voler strumentalizzare la guerra in Georgia per dividere la maggioranza interna al partito, e alla fine, in una seconda votazione, è stato deciso di rinviare comunque la discussione sull’argomento a una prossima riunione.

Dopo lunghi mesi di tormenti e scontri interni, domattina, al Teatro Brancaccio di Roma, Rifondazione torna a guardare all’esterno con una assemblea nazionale intitolata “Ricominciamo dall’opposizione”, che verrà conclusa dall’intervento di Paolo Ferrero e che inaugura la campagna d’autunno che culminerà nella manifestazione nazionale dell’11 ottobre contro “le politiche aggressive del Governo di centrodestra”. Il segretario punta a una svolta “a sinistra, ma anche in basso. Perché – spiega Ferrero – il problema è ricostruire un’utilità sociale della sinistra e dei comunisti. E per questo va affermata un’opposizione di sinistra al governo e a Confindustria, senza inseguire il Pd, che questa opposizione non la vuole fare”. Dopo la sconfitta della coalizione Arcobaleno, Ferrero punta a “unire la sinistra dal basso e dall’opposizione. Ognuno ci sarà con la sua identità, ma per lavorare unitariamente” e per quel che riguarda il Prc senza dimenticare che gli ultimi sondaggi “non indicano una dissoluzione, ma una crescita di Rifondazione”.
Ma all’iniziativa di domani mancherà probabilmente il sostegno e la presenza della minoranza interna: gli uomini di Vendola hanno accusato in queste settimane il segretario di aver compiuto un passo unilaterale, mai discusso con nessuno, e la considerano una iniziativa di parte.

Sul futuro del Prc pesa dunque il rischio di una “sindrome Prodi“, ovvero il problema per l’ex ministro della Solidarietà sociale dell’ultimo governo di centrosinistra di guidare una maggioranza di partito quanto mai risicata e con punte possibili di conflittualità interna. Per Ferrero “la linea politica chiara”, quella appunto della svolta a sinistra, “fa premio su altre possibili questioni”. Esclude la scissione dei vendoliani: “Perché – dice – non ne vedo lo spazio politico” e, assicura che continuerà con la proposta della gestione unitaria a tutti i livelli del partito.
Migliore dice no al “nuovo centralismo democratico” e, nell’escludere la scissione, conferma però i prossimi appuntamenti dell’area programmatica “Rifondazione per la sinistra“, a partire da quello del 27 settembre a Roma con tutti gli ex arcobaleno e oltre.

Ferrero Segretario. L’incoscienza al potere.


Paolo Ferrero è il nuovo segretario di Rifondazione Comunista. A nulla sono valsi i tentativi di mettere d’accordo le due principali mozioni. L’ex Ministro della Solidarietà Sociale, persona che peraltro stimo molto, arriva alla guida del Partito dopo una battaglia serrata con il governatore della Puglia Nichi Vendola. Vendola, esponente della ex maggioranza bertinottiana, era l’unico candidato ufficiale alla segreteria ma la sua mozione aveva conquistato solo il 47% dei delegati per il Congresso, una maggioranza relativa ma non in grado di poter guidare, da sola, il partito. Ferrero invece, forte di un 40% della mozione uno, ha saputo unire le altre tre mozioni arrivando quindi a farsi eleggere dal Comitato Politico e cioè dal “parlamentino” nominato oggi dai delegati del Congresso.

Gennaro Migliore, vendoliano ed ex capogruppo alla Camera, in un suo intervento di oggi ha accusato i “ferrariani” di non aver voluto unire il 90% del partito (e cioè i delegati delle due principali mozioni) ma di aver voluto solamente coalizzare quattro mozioni contro una.

Nichi Vendola ha ammesso la sconfitta ma ha annunciato battaglia, “minacciando” piu o meno velatamente di creare una corrente nel partito. Corrente che avrà il 48% e che quindi sarà la metà esatta di Rifondazione.

Il “furbo” Ferrero ha avuto in dote i voti dei “comunisti duri e puri” ed ora dovrà gestirli. E cosi, se pur nelle difficoltà e nella spaccatura verticale, il Prc ha deciso. Ha impresso una svolta a Sinistra, ha messo una pietra tombale sul progetto di Sinistra Plurale, ha ritirato fuori Falce e Martello annunciando la corsa solitaria alle Europee, ha affievolito il progetto di Sinistra Europea nato quattro anni fa, ha dichiarato guerra al PD rendendosi indisponibile ad alleanze politiche. Fonti del Tg1 parlano anche di una eventuale uscita dalla maggioranza nelle amministrazioni locali. Una svolta a 360 gradi con salto mortale carpiato all’indietro.

Un salto nel vuoto, mi viene da aggiungere.

Rifondazione parte dal 3% circa della Sinistra Arcobaleno. E’ molto probabile che, rispolverando i gloriosi simboli del passato, riuscirà ad incrementare questo misero risultato. Complice anche una possibile riunificazione con il PDCi e con le altre “schegge” comuniste, immagino che si potrà arrivare ad un 4-5% e forse anche ad eleggere qualche parlamentare europeo tra un anno.

Detto questo però, dobbiamo anche capire QUALE PREZZO dovrà pagare la Sinistra Italiana. Le prime avvisaglie le avvertiamo già in questi giorni. Fassino corteggia l’Udc. Casini nicchia ma sta valutando sul da farsi. Se continuerà ad essere “chiuso” a Destra, per potersi “salvare” sarà costretto ad allearsi con il Partito Democratico. Ed il Partito Democratico, per poter avere qualche speranza di vittoria futura, dovrà scegliere le  alleanze guardando ai numeri ed alla compatibilità. La scelta quindi apparirà obbligata. Perche a Sinistra del PD non ci sarà piu una Federazione Progressista compatibile con l’esperienza di governo. A Sinistra del PD ci sarà un Partito Comunista dei “duri e puri”, poco avvezzi al dialogo e comunque troppo schiacciati su posizioni incompatibili con la cultura di Governo. E quindi il PD guarderà maggiormente all’Udc.

Nel frattempo le altre forze politiche della ex-Sinistra Arcobaleno, orfane di un contenitore che possa ospitarle e rinnegate dai nuovi dirigenti di Prc, saranno “costrette” ad una confluenza, piu o meno dolce, nel Partito Democratico. Nel frattempo il populismo di Di Pietro calamizzerà i voti degli antiberlusconiani, comprese frange di Rifondazione e della Sinistra Radicale.

Fin qui l’analisi politica. Ma quali saranno le conseguenze “sociali”? Proprio in questi giorni la maggioranza di centrodestra ha cancellato la possibilità di regolarizzazione dei precari nei casi di contenzioso in atto. Una norma tutta a favore degli imprenditori e che va a danno dei piu deboli. Deboli per i quali, se pur tra le infinite polemiche, il Governo Prodi aveva previsto qualche tutela in piu. Il Protocollo sul Welfare, che anche io ho criticato aspramente, dava qualche piccolo aiuto. Prevedeva il pareggio del costo del lavoro entro il 2011, forniva qualche tutela ai cocopro.  Troppo poco per i lavoratori, troppo poco per la Sinistra Radicale, che è stata “travolta” anche per questi motivi.

E qui torniamo al Congresso di Rifondazione. Visto il fallimento del Governo Prodi in alcuni provvedimenti di indirizzo sociale ed ideologico, visto che la ex maggioranza bertinottiana aveva avallato, seppur tra le polemiche, quei provvedimenti, ecco che, per reazione, i “duri e puri” svoltano a Sinistra. Rinunciando al Governo, maledicendo quella alleanza.

I duri e puri dimenticano di ricordare che “Quella” alleanza però si reggeva su un Senatore, grazie ad una legge diabolica e grazie anche alla pochezza della proposta politica complessiva del CentroSinistra.

I duri e puri dimenticano di ricordare che 60 senatori della Sinistra valevano quanto un Dini o un Fisichella o un Turigliatto e che in quelle condizioni era molto difficile operare.

I duri e puri dimenticano di ricordare che, comunque siano andate le cose, “quella” maggioranza ha detassato l’ICI ai redditi medio-bassi, ha permesso di risparmiare grazie alla liberalizzazioni, ha combattuto l’evasione fiscale, ha previsto dei miglioramenti sociali, ha ritirato le truppe dall’irak, ha fatto approvare la moratoria sulla pena di morte all’ONU. Ha fatto pochissimo sia ben chiaro ma qualcosa ha fatto.

Ma hanno vinto i duri e puri. O almeno pensano di aver vinto. Sino a quando Ferrero non si rivelerà per quello che penso sia, cioè una persona furba che ha saputo sfruttare il momento ma che non ha un chiaro disegno politico se non quello di complicare ulteriormente la vita alla Sinistra

Ma in tutto questo contesto, che fine faranno quei cittadini a cui Rifondazione si è sempre rivolta? Quei cittadini “senza voce”, gli operai, i precari, i “deboli” non tutelati ne dal punto di vista sociale ne da quello dei diritti civili?. Ferrero dice che il partito dovrà stare “Meno in tv e piu con la gente”. Ricominciare dal basso quindi.

Io vorrei però entrare nel cervello di tutti quei delegati, quegli iscritti e quegli elettori di Rifondazione e degli altri partiti della galassia comunista-radicale per capire “COME” vorrebbero risolvere i problemi. Un partito di lotta ottiene ben poco se non accetta gli “oneri” che il governo del paese impone.

Il Partito Comunista, con il suo 30 e passa percento, ha fatto tante battaglie certo ma chi ha ottenuto lo Statuto dei Lavoratori, la Nazionalizzazione dell’Energia Elettrica, la Riforma della Scuola Pubblica? Forse il PCI che scendeva nelle piazze? O forse il PSI che appoggiava la maggioranza di governo con l’allora DC?

In Spagna Zapatero ha messo mano al mercato tv tagliando le gambe ai monopoli privati ed alle lottizzazioni politiche, ha “Laicizzato” il paese, ha ritirato le truppe dall’Irak. Lo ha fatto dalle piazze oppure Governando, anche con l’appoggio della Izquerda Unida, e cioè la Sinistra Radicale Spagnola?

E’ chiaro che Prodi non era Zapatero, come non lo è Veltroni, è chiaro che in Italia, dove un uomo vestito di bianco si affaccia ogni domenica da un balcone e detta le condizioni, è molto difficile portare avanti certi discorsi. E’ altrettanto chiaro che l’Italia è un paese conservatore, nelle idee e nei modi. In una situazione di questo tipo si deve scegliere. Governare, scendendo a compromessi ma realizzando qualcosa (a seconda dei “numeri” delle varie maggioranze) oppure essere “duri e puri” rimanendo perennemente all’opposizione, ululando alla Luna e lasciando il proprio popolo in una condizione di difficoltà.

Marx, Engels, Gramsci, l’Anticapitalismo, l’antiglobalizzazione, la cultura, la filosofia, la storia, le recriminazioni non aiutano ad arrivare a fine mese, a pagare il mutuo, ad avere uno stipendio dignitoso.

E sappiamo tutti che quando le persone soffrono, spuntano fuori i “parassiti” che puntano l’indice contro il “diverso” di turno. Sia esso ebreo, gay, rom o musulmano. E guarda caso gli episodi di intolleranza si stanno moltiplicando, tra l’indifferenza di molti, troppo presi a “sbarcare il lunario”.

Cari Comunisti “duri e puri”, continuate cosi, filosofeggiate su chi è piu puro oppure denunciate la situazione sociale senza però proporvi come alternativa credibile e di governo. Ritirate fuori la “lotta di classe” tra Borghesi e Operai dimenticando che da che mondo è mondo il piu forte cerca sempre di “sottomettere” il piu debole e questo non accade solo tra imprenditori ed operai ma anche tra semplici cittadini. E’ compito dello stato cercare di tutelare tutti, senza distinguere tra classi, preoccupandosi di tutti i “singoli cittadini”, in quanto tali e non in quanto imprenditori, operai, impiegati, etcetc.

Continuate cosi cari amici. La nave “Italia” sta affondando e voi state contribuendo in modo decisivo a farla affondare.