Gli ultimi giorni dell’Impero Berlusconiano? Esilarante articolo di Giannini su Repubblica


Stimo molto Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica. Questa volta però non posso sottrarmi dal criticare fortemente un suo articolo. Leggendolo non sapevo se ridere o piangere. Nel pezzo del vice di Ezio Mauro si analizza la possibile uscita di scena di Berlusconi ed i possibili ‘Bruto’ pronti ad assassinare il ‘Cesare’ di Arcore. Scrive Giannini:

“Siamo agli ultimi giorni dell’Impero…” Non è uno qualsiasi, a raccontarmi il clima che prelude a avvelena la possibile fine del berlusconismo. È un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che descrive così le convulsioni interne al Pdl, alla vigilia dei ballottaggi.

Sono anni che si parla di ‘fine dell’Impero’, di ‘tramonto del Berlusconismo’, di ‘agonia del Premier’ etc.. salvo poi ritrovarci tutti quanti a commentare l’ennesima legge vergogna fatta dal Cavaliere per salvare lui e le sue aziende. Peraltro sarebbe curioso sapere chi sia la ‘gola profonda’ di Giannini tra Letta, Santanchè,Bonaiuti, Giovanardi, Augello, Miccichè, Ravetto, Crimi, Belsito e cioè i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio.

Forse è una previsione azzardata. Ma il mio interlocutore, “informato dei fatti”, racconta di un partito ormai totalmente dilaniato e sgovernato. Diviso in fazioni, “che già si litigano le spoglie del capo”.

E’ vero che da quando è nato il PDL vi è una maggiore presenza di ‘insubordinati’ ma sta di fatto che sino ad oggi sono sempre tornati tutti all’ovile non appena il ‘capo’ ha alzato la voce. Non vedo perche dovrebbero cambiare le cose. Chi paga la campagna elettorale di tutti i ‘volti’ noti del Pdl? Se non è riuscito Fini a farlo fuori, potrà riuscire qualche mezza figura che si nasconde ancora dietro le ‘gonne’ del Premier?

Una fazione, la più forte, è qualla di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia non firma nè autorizza più nulla. Blocca tutto, non spende più un euro. Si narra che stia precostituendo un “tesoretto” segreto dentro il bilancio dello Stato, con il quale lanciare e finanziare il vero “piano di sviluppo” se e quando gli sarà affidato un governo”di emergenza”, per portare il Paese fuori dalla crisi.

Fosse davvero cosi, un Ministro che ‘nasconde’ soldi per tirarli fuori come meglio crede, sarebbe da  arrestare seduta stante.

Un’altra fazione è quella di Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia, con la rete di Comunione e Liberazione, si sta smarcando su tutto. Dalla campagna elettorale della Moratti al difficile rapporto con la Lega. E ormai non fa mistero di voler correre in prima persona, per il dopo Berlusconi. “Io ci sarò”, dice. Lui “c’è già adesso”, chiosa l’anonimo sottosegretario

Formigoni in effetti è da sempre un ‘battitore libero’ sempre all’interno dell’alveo berlusconiano però. Ha comunque la sua rete autonoma di consensi e clientele.

Una terza fazione è quella di Maurizio Sacconi. Persino il ministro del Welfare, con la sponda della Cisl di Raffaele Bonanni, sta tessendo la trama di un’area moderata, catto-socialista, da contrapporre all’ala militarista pidiellina.

Sacconi leader di una fazione? Ma per carità….

Una quarta fazione, la più attiva e articolata, è quella degli ex An che fanno capo a La Russa e Alemanno, e che punterebbero a de-berlusconizzare il partito e a rifondarlo sulle basi identitarie di una destra sarkoziana, o neo-gollista.

La Russa neogollista? Vabbeh…

Una quinta fazione – ora tuttavia fiaccata dalle nuove rivelazioni sullo scandalo Anemone – sarebbe quella di Claudio Scajola, che punterebbe a un approdo uguale e contrario: liquidare il Pdl, sciogliere il patto scellerato con il Senatur, e tornare allo spirito della prima Forza Italia, anche senza l’anima post-missina, se serve.

E dove va una Forza Italia senza finiani, post missini e fuori da un patto con la Lega? All’opposizione perenne direi, quindi Scajola punta alla minoranza a vita?…

“Se si perde a Milano, l’idea è questa: si propone cortesemente al Cavaliere un’uscita consensuale, e pilotata, e si fa subito un altro governo con un premier indicato da lui, e scelto tra uno dei capi delle fazioni in lotta. Possibilmente Tremonti. Se Silvio rifiuta, e si ostina a resistere, allora l’appuntamento è a settembre: si lasciano passare i referendum, che saranno un’altra botta, si lascia passare l’estate, e poi alla ripresa d’autunno i congiurati escono allo scoperto, e fanno fuori il vecchio Cesare”.

‘ si propone cortesemente al Cavaliere una uscita consensuale’ ? Ma di cosa stanno parlando? Silvio Berlusconi, il proprietario di un Impero economico-mediatico in cui ‘non tramonta mai il sole’, dopo aver speso un quinto della sua vita per non farsi togliere i privilegi di un monopolio televisivo degno del Sudamerica dovrebbe poi ‘farsi da parte cortesemente’? E magari ringraziando anche?

E come vorrebbero farlo fuori ‘il vecchio’Cesare? Il Premier è proprietario di 3 reti tv, ne controlla altre due di stato, ha ‘Il Giornale’, la Mondadori, l’Einaudi, Mediolanum piu altre decine e centinaia di soci, affiliati, controllati disposti a fare di tutto pur di obbedirgli, perche ‘lui’ in quel mondo è il ‘padrone’. Cosa farebbero i Tremonti, gli Scajola, i Sacconi, i Formigoni o i La Russa? Cosa potrebbero combinare se non appoggiati dall’opposizione? E soprattutto quale futuro potrebbero avere questi tanti portaborse senza il ‘comodo divano’ di Papà Silvio?

Berlusconi ha tre poteri, quello economico (dato dalle sua ricchezza), quello mediatico (dato dalle sue aziende) e quello politico (dato dal suo ‘secondo lavoro’ di Premier). Perdendo il terzo, conserverebbe ancora intatti i primi due. L’unico modo perche si realizzi davvero il tramonto dell’era Berlusconiana è quello di togliere al Cavaliere tutti e tre i poteri. E per farlo serve una azione congiunta tra tutti gli ‘attori in gioco’, di maggioranza e di opposizione. Un programma di deberlusconizzazione incentrato su nuovi paletti al mercato televisivo, su un conflitto di interessi serio che impedisca ad un magnate di entrare in politica e su leggi che servano ad evitare futuri ‘Berlusconi’ di qualsiasi parte politica.

Qualora si realizzino tali condizioni si dovrà sempre fare i conti con l’Impero, con i prezzolati di oggi e di domani, con l’avvio della ‘campagna di vendetta’ di Berlusconi, realizzata con il possibile lancio di un nuovo partito costruito su ‘cloni’ giovani e totalmente serventi, sponsorizzata dal potere economico e da quello mediatico. Cosi come fu nel 94. Magari con nuovi partner pronti ad assecondarlo. La Lega o qualcun’altro si trova sempre.

Ecco. Ora ragioniamo un attimo. Ce li vedete voi La Russa, Sacconi, Tremonti, Scajola e Formigoni a votare assieme a Pd, Idv ed Udc delle leggi contro Berlusconi in un governo di ‘salute pubblica’? … riuscite a vederli tutti uniti assieme alle opposizioni contro la ‘vendetta’ del Cavaliere, pronto ad additarli come ‘comunisti’ e ‘traditori’?  appunto….

Inchieste: “Tutti gli uomini del Presidente”


Leggendo un interessante articolo di Giannini su Repubblica si trova la citazione di un famoso film americano “Tutti gli uomini del Presidente”. Eccoli:

Guido Bertolaso, ras della Protezione Civile, signore delle Emergenze e vicerè dei Grandi Eventi, finito nel tritacarne dell’inchiesta sul G8, che nel triangolo Balducci-Anemone-Fusi ha svelato un micidiale meccanismo di corruzione sistemica e di arricchimento personale.

Claudio Scajola, feudatario ex democristiano e plenipotenziario del Nord-Ovest, dimesso da ministro per aver lucrato (a suo dire inconsapevolmente) un appartamento dalla stessa banda al lavoro tra La Maddalena e L’Aquila.

Aldo Brancher, storico tenutario dei rapporti con la Lega, dimesso da ministro dopo aver tentato di approfittare della nomina per sottrarsi al processo che lo vede imputato per la vicenda Antonveneta-Bnl.

Denis Verdini, potentissimo coordinatore del Pdl, invischiato in diversi filoni d’inchiesta: prima gli appalti del G8, adesso anche le cene organizzate con i compagni di merende per spartire gli affari, condizionare i giudici della Consulta chiamati a decidere sul lodo Alfano, fabbricare falsi dossier ai danni degli avversari dentro il Popolo delle Libertà.

Nicola Cosentino, vicerè azzurro della Campania e accusato di concorso esterno in associazione camorristica, ora coinvolto anche nell’inchiesta sul killeraggio morale ai danni del presidente della Regione.

Marcello dell’Utri, sovrano di Publitalia e delle Due Sicile, padre fondatore di Forza Italia e garante degli equilibri con Cosa Nostra (secondo la Corte d’Appello, sicuramente fino al 1993), a sua volta finito nell’inchiesta sull’eolico (insieme al governatore della Sardegna Ugo Cappellacci) in quanto ospite di casa Verdini per le cene con i magistrati alla Antonio Martone o i faccendieri alla Flavio Carboni

Berlusconi continua a difenderli a spada tratta. Non puo fare altro. Lui è il maestro dell’impunità, non puo certo pretendere limpidezza dai suoi cortigiani. Il problema è che l’opinione pubblica, pronta a perdonarlo personalmente, poco tollera “la cricca”. Il Premier quindi rischia di affondare con tutta la barca.

Vedremo

Casino delle Libertà


Due articoli, su L’Espresso e La Stampa, danno una lettura nuova ai fatti politici di questi giorni. Mentre la “cricca berlusconiana” è sotto attacco, Casini strizza l’occhio al Pdl.

di Marco Damilano (Espresso)

Scandali. Dimissioni. Scontri interni. Sospetti incrociati. Timori di nuove inchieste. Nel Pdl è partita la guerra per bande. Così Berlusconi e il suo esecutivo finiscono nella bufera

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“Vedrete, il caso Scajola è prodromico”, sentenzia l’ex ministro andreottiano Paolo Cirino Pomicino, esperto di manovre. È solo l’inizio, il meglio, o il peggio, deve ancora arrivare.

“Quello di Anemone era un sistema. E ora c’è il terrore”, spiega un notabile azzurro. Nel Transatlantico alla deriva torna la paura dello tsunami. L’incubo che le dimissioni di Scajola siano il primo passo verso l’abisso. Circolano i nomi nel mirino dell’inchiesta della procura di Perugia, pescati tra i 240 conti correnti di Zampolini. Altri ministri in carica, almeno due e di primissimo piano, coinvolti nel metodo della compravendita delle case utilizzato da Scajola per acquistare l’appartamento con vista Colosseo. E numerosi parlamentari, deputati e senatori, di maggioranza e di opposizione.

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E i berlusconiani contro i finiani, senza più pudore. C’è Fini dietro i dossier, denunciano i falchi di palazzo Grazioli.

È il presidente della Camera ad incassare a suo vantaggio il discredito politico che si abbatte sul governo: “Lui e Bocchino sono troppo spavaldi. Italo ha tirato in ballo la Endemol e i legami con Berlusconi: o non sa cosa dice o si sente super-protetto dall’alto”. Da chi, dai servizi? Non importa se sia vero o falso, il rumore circola indisturbato da un capannello all’altro mentre il centrodestra è costretto all’ennesimo voto di fiducia alla Camera. “Inutile nasconderlo: siamo preoccupati. Anzi, siamo incazzati neri”, riassume il vice-capogruppo dei deputati Pdl Osvaldo Napoli.

E il caos di questi giorni sembra anticipare la fine traumatica della legislatura. Con il ricordo che va ad altre epoche storiche: gli anni della prima Repubblica in cui la guerra di successione nella Dc si combatteva a colpi di ragazze morte in spiaggia, di manine e di manone che facevano ritrovare memoriali scomparsi da anni e poi, con altrettanta disinvoltura, li facevano sparire. O il 1993, l’anno di Tangentopoli, con i ministri che venivano giù come fuscelli, travolti da un semplice avviso di garanzia. “Io c’ero, per questo ho considerato le dimissioni di Scajola una concessione alla piazza, una fesseria. Si crea un precedente pericoloso”

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Con l’uscita di scena del ministro dello Sviluppo economico si è infranto il dogma numero uno del berlusconismo: mai dimettersi per un’inchiesta della magistratura. Resistere al proprio posto, negare l’evidenza, attaccare il circuito mediatico-giudiziario

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Il crollo fa felici i molti rivali interni di Scajola. Il ministro dell’Economia Tremonti, per esempio, sospettato dagli scajoliani di essere stato informato in anticipo dell’inchiesta della Guardia di finanza e di non aver avvertito per tempo il collega. O l’ex An Ignazio La Russa, avversario nel governo e nel partito.

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Ora che il ministro di Imperia è venuto giù, il trio Bondi-Verdini-La Russa può tirare un sospiro di sollievo. Ma le conseguenze di uno Scajola con le mani libere e assetato di vendetta potrebbero essere devastanti per il Pdl. L’ex ministro controlla un nutrito drappello di parlamentari pronti a sostenerlo: almeno 40 tra Camera e Senato, il gruppo dei Consolini, come si chiama il ristorante romano alle pendici dell’Aventino dove si riuniscono. In gran parte sono arrivati alla terza legislatura, la ricandidatura alle prossime elezioni è un miraggio, non hanno nulla da perdere. Con il loro capocorrente desideroso di prendersi la rivincita con i nemici interni, potrebbero diventare un’altra spina nel fianco per il Cavaliere quando arriveranno alle Camere i provvedimenti più caldi. Specie se gli scajoliani dovessero andarsi a sommare al gruppo dei fedelissimi di Fini. Sempre più in rotta di collisione con il clan di Arcore, dopo la sfuriata pubblica alla direzione del Pdl, sempre più tentati dalle mani libere sulla giustizia e non solo.

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Nelle stesse ore delle dimissioni di Scajola, per esempio, il presidente della Camera spedisce una missiva alla commissione Affari costituzionali. Oggetto: la legge sulla cittadinanza degli stranieri e sul diritto di voto per gli immigrati firmata dal finiano Fabio Granata e da esponenti del Pd. Il progetto è bloccato da mesi in commissione, Fini chiede di accelerare e di mettere in calendario una proposta che spacca la maggioranza. “Prima c’è da votare il federalismo”, rispondono a brutto muso i rappresentanti della Lega. “Che bisogno c’è di riaprire questo fronte in un momento così delicato?”, si chiedono nel Pdl. Lo stesso spettacolo va in onda al Senato: qui gli uomini di Fini chiedono di approvare rapidamente il ddl sulla corruzione. Anche a costo di ritardare la legge sulle intercettazioni che sta a cuore a Berlusconi e che è bloccata da un anno.

In Sicilia, poi, nella regione simbolo del centrodestra, il Pdl di Fini si è già separato dal Pdl di Berlusconi: i finiani appoggiano la giunta di Raffaele Lombardo con un bel pezzo di Pd, la fazione del presidente del Senato Renato Schifani e del ministro della Giustizia Angelino Alfano passa all’opposizione. Pdl uno e Pdl due, un modello da esportare. Nel Lazio appena espugnato da Renata Polverini è già andata in crisi la giunta provinciale di Viterbo eletta un mese fa, per contrasti interni.

Guerra per bande. E in una stagione politica così infuocata i terremoti politico-giudiziari sono la ciliegina sulla torta.

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In questa situazione il Parlamento è alla paralisi. Il Pdl così graniticamente unito contro Fini nelle aule di Montecitorio e di palazzo Madama sbanda paurosamente. La Lega, al solito beneficiaria del vento anti-politico che torna a soffiare a destra, si è messa in proprio e si prepara a fare il pieno di consensi quando si tornerà a votare. E Tremonti si atteggia a statista di caratura internazionale, tra un vertice europeo sulla Grecia e un dibattito con Guido Rossi su capitalismo e democrazia, lontano dalle miserie romane: studia da premier, prepara la successione, offrendosi come l’unico punto di riferimento sicuro all’interno e all’esterno.

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E se non gli convenga giocare d’anticipo, rovesciare il tavolo e puntare tutto sulle elezioni anticipate. Un azzardo sulla pelle del Paese. L’ultimo bluff al tavolo del Casino delle Libertà

E Casini ora guarda a destra

Prove di dialogo del leader Udc: senza Cavaliere, ma con l’asse Tremonti-Lega

Pier Furby, fratello gemello di Pier Ferdinando, il quale teme la sorte prematura del governo, però nemmeno esclude che per i prossimi tre anni non succeda un bel nulla: vuoi perché la fronda finiana non andrà da nessuna parte, vuoi perché la nuova Tangentopoli deluderà le attese dei più catastrofisti. Ecco allora il medesimo Casini impegnato a studiare la tattica di sopravvivenza in vista della traversata del deserto che può attendere l’Udc di qui al 2013.

Ed è l’aspetto politicamente più interessante, in quanto tale tattica non esclude nulla, nemmeno una ripresa di rapporti serrati col Cavaliere. Iniziando subito da temi specifici. Il pretesto, che tale andrebbe considerato se non fosse un caso talmente serio, lo dà la Grecia.

[…]

E difatti: Cicchitto subito apprezza lo «spirito costruttivo» dell’Udc, La Russa esorta a «mai dire mai».

Raccontano che Berlusconi non veda l’ora di accoppare il vitello grasso per far festa al «figliol prodigo» Casini. Ma siccome è un campione di astuzia democristiana, il leader centrista sceglie per ora un altro interlocutore, diverso dal Cavaliere, il cui peso sta crescendo a dismisura sulla bilancia politica, cioè Tremonti. L’altro pomeriggio, mentre il ministro dell’Economia illustrava il piano per la Grecia, sui banchi del Pdl erano in tre ad escoltarlo. L’Udc, invece, a ranghi compatti. Per applaudire colui che Bossi definisce «il nostro salvatore», e Berlusconi considera scherzando «un po’ troppo leghista». Già, perché pure con la Lega Casini ha aperto un fronte di dialogo. Al punto che nei prossimi giorni Calderoli romperà gli indugi e andrà a trovarlo. Parleranno di federalismo fiscale e, giacché ci sono, di scenari futuri. «La fase della contrapposizione ideologica è finita», proclama il leader Udc. Da cosa può nascere cosa.

Affaire Scajola, lo scandalo si allarga, coinvolti altri ministri?


LaStampa.it

Tirato in ballo anche Lunardi
che smentisce ogni rapporto

PAOLO FESTUCCIA

INVIATO A PERUGIA
Il ministro Claudio Scajola lo ha detto e ribadito, «sono innocente, ho la coscienza pulita». Certo è, però, che le sorelle Papa, Beatrice e Barbara, venditrici dell’appartamento a Roma in via Fagutale 2, con vista sul Colosseo, nella loro ricostruzione dei fatti agli inquirenti non hanno omesso di ricordare con puntuali ricostruzioni che «quegli ottanta assegni circolari per un importo di 900 mila euro furono consegnati loro dal ministro in persona, all’atto della vendita nel 2004». Una vendita per un importo di 1 milione 700 mila euro, registrata però con atto notarile per un importo pari a 600 mila euro. Spiegazioni accompagnate, dalle medesime sorelle Papa, con carte consegnate nelle mani dei pm perugini (lo scorso 25 marzo), Sandro Sottani e Alessia Tavarnesi con ricevute e documentazioni bancarie. Resoconti certificati, dunque, che troverebbero riscontri anche nelle ammissioni dell’architetto Angelo Zampolini, indagato per riciclaggio, e fidatissimo collaboratore dell’imprenditore Anemone finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta sui “Grandi eventi”. E proprio l’architetto Zampolini, dal canto suo, sembrerebbe di averne raccontate tante altre di cose agli inquirenti, fornendo ulteriori elementi, nomi, numeri di conti correnti. Insomma, un vero fiume di denaro, stando alle ricostruzioni perugine, che ora i pm vogliono ricostruire per filo e per segno con l’obiettivo di certificare il presunto scambio di favori negli appalti pilotati alla base delle considerevoli regalie non in contanti o in denaro ma in immobili, appartamenti di pregio, in taluni casi anche ristrutturati dallo stesso Anemone.

Diversamente, infatti, nelle ipotesi di lavoro dell’accusa non si spiegherebbero gli innumerevoli movimenti bancari effettuati su circa 240 conti correnti dallo stesso Zampolini per circa 2 milioni 878 mila euro.

…..

Ma è chiaro che, ieri, nel silenzio della Procura di Perugia ma anche nei palazzi della politica umbra il nome più gettonato per commenti e riflessioni era quello del ministro Claudio Scajola. Sarà indagato?, si presenterà spontaneamente in Procura a Perugia, sarà sentito come persona informata sui fatti? Chissà. Ma soprattutto, cosa avrà raccontato Zampolini ai magistrati e quali nomi avrà fatto? Altri ministri coinvolti? (Il Fatto, ieri, ha riportato una battuta dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi che sosteneva che «Zampolini si occupò solo del suo passo carrabile»), mentre i lavori della sua villa di Parma fatti da Anemone sarebbero in regola: «Ho le fatture per 100 mila euro e sono pronto a portarle ai magistrati». L’ultimo giallo di questa intrigata matassa sono le richieste da parte del ministero dello Sviluppo economico risalenti a un mese fa circa le indagini in corso a Perugia e relative a due società: la Stube srl e la Fidear, entrambe vicine alla galassia-Anemone.

Stronzo


L’ultima del ministro Scajola, dice «stronzo» a un operaio

Domanda:

«Altro che piano per salvarci ci hanno tolto la mensa e di colpo siamo tornati indietro di 40 anni. Ma tanto sappiamo già come finisce: che voi politici vi arricchite e gli imprenditori pure» (Paolo Esposito, lavoratore precario)

Risposta:

«Perché generalizza? È come se io dicessi che tutti i lavoratori sono stronzi come lei, però non lo dico». (Il Ministro Scajola)

“Qualche vita umana….”


“Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro”. (Claudio Scajola, Ministro)

Ancora una volta. Dopo il “rompicoglioni” destinato a Marco Biagi, ucciso qualche mese prima dalle Br, dichiarazione che gli costò il posto di Ministro dell’Interno… ecco che Scajola ci ricasca. In tempi cupi per le morti sul lavoro, il ministro delle attività produttive se ne esce con il “dopo qualche vita umana” relegando le morti bianche a meri numeri. Qualcuno dovrebbe suggerirgli di farsi scrivere i discorsi e di attenersi solo ad essi, senza improvvisare. E, caso mai, di contare sino a dieci prima di dire qualsiasi cosa. Sarebbe meglio sia per lui che per le vittime di stragi o di incidenti sul lavoro, costrette a sentire certe dichiarazioni idiote.

Governo Berlusconi o Governo Ombra? Votate!


Quale preferite tra il Governo in carica e quello “ombra” proposto dal leader del PD? Leggete… e votate!

Ecco il Governo Berlusconi:

Gianni Letta, il sottosegretario a Palazzo Chigi
Franco Frattini, ministro degli Esteri
Roberto Maroni: ministro dell’Interno
Ignazio La Russa, ministro della Difesa
Giulio Tremonti: ministro dell’Economia
Angelino Alfano: ministro della Giustizia
Maurizio Sacconi: ministro del Welfare
Luca Zaia: ministro delle Politiche Agricole
Altero Matteoli: ministro delle Infrastrutture
Sandro Bondi: ministro per i Beni Culturali
Stefania Prestigiacomo: ministro dell’Ambiente
Mariastella Gelmini: ministro dell’Istruzione
Claudio Scajola: ministro delle Attivita’ Produttive

Umberto Bossi: ministro delle Riforme Federalistiche
Renato Brunetta: il ministro della Funzione Pubblica
Elio Vito: ministro per i Rapporti con il Parlamento
Roberto Calderoli: ministro della Semplificazione
Raffaele Fitto: il ministro per gli Affari Regionali
Andrea Ronchi: ministro per le Politiche Comunitarie
Mara Carfagna: ministro per le Pari Opportunità
Gianfranco Rotondi, ministro dell’Attuazione del Programma
Giorgia Meloni: ministro per le Politiche Giovanili

Questo il Governo Ombra di Veltroni:

   ESTERI – Piero Fassino
   INTERNO – Marco Minniti
   ECONOMIA – Pierluigi Bersani
   INFRASTRUTTURE – Andrea Martella
   BENI CULTURALI – Vicenzo Cerami
   ISTRUZIONE – Mariapia Garavaglia
   RIFORME PER IL FEDERALISMO – Sergio Chiamparino
   AMBIENTE – Ermete Realacci
   AFFARI REGIONALI – Mariangela Bastico
   DIFESA – Roberta Pinotti
   GIUSTIZIA – Lanfranco Tenaglia
   SVILUPPO ECONOMICO – Matteo Colaninno
   POLITICHE COMUNITARIE – Maria Paola Merloni
   COMUNICAZIONI – Giovanna Melandri
   LAVORO – Enrico Letta
   POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI – Alfonso Andria
   PARI OPPORTUNITÀ – Vittoria Franco
   SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA – Beatrice Magnolfi
   ATTUAZIONE PROGRAMMA – Michele Ventura
   POLITICHE GIOVANI – Pina Picierno
   PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE – Linda Lanzillotta.

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