Bersani, l’ultimo argine al Governissimo…


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Pierluigi Bersani ha commesso molti e grandissimi errori. Solo per citare i più gravi: si è fatto imporre da Napolitano il governo Monti e il rinvio di elezioni vinte in partenza, ha affossato un compiuto centrosinistra, la cosiddetta foto di Vasto, di nuovo per far contento il reuccio del Quirinale e la fallimentare destra del suo partito, ha impostato la campagna elettorale con l’unico argomento che gli garantiva sconfitta certa, l’idea balzana di allearsi con Monti in ogni caso.

Detto questo, resta il fatto che fra tutti i segretari del non-partito che hanno accumulato disastri negli ultimi anni, pardon decenni, è il solo che abbia compiutamente difeso l’idea di un partito moderato ma riformista e il solo che abbia posto un freno agli umori blairian-liberisti che avevano invasato tutti gli altri dirigenti prima dei Ds e poi del Pd.

Oggi Bersani è la sola e ultima linea di resistenza a fronte della iattura che incombe, quella del governissimo. Per ora punta i piedi e insiste nel contemplare due sole alternative: un governo di centrosinistra col lasciapassare, sia pur strettamente condizionato, di Grillo o il ritorno al voto.

Qualunque sia il giudizio sulla sua segreteria e sulla sua campagna elettorale bisogna sperare che ce la faccia. L’alternativa sarebbe un governo insieme di malfattori, quelli riuniti sotto le bandiere del simpaticissimo ma pur sempre gaglioffo giovanotto d’Arcore, e di banchieri. Berlusconi ci metterebbe un secondo a dimenticare l’antieuropeismo della campagna elettorale per tornare obbediente come è stato fino alla cacciata da palazzo Chigi del 2011. In cambio chiederebbe solo tutte le garanzie e le salvaguardie personali del caso. L’uomo, si sa, è fatto così.

I piddini, in compenso, dovrebbero sobbarcarsi il ruolo di guardiani di quella che viene abitualmente chiamata responsabilità e che in volgare si traduce: obbedienza ai diktat europei, o tedeschi che è più preciso.

Il segretario piddino deve vedersela in queste ore con forze soverchianti. Metà del suo partito, volpi del tavoliere, missionari in Africa mancati, signore attaccate al posto e al potere con un bostik ancora più resistente di quello adoperato dai colleghi maschi. Tutta la stampa, con le sole eccezioni del Fatto e del manifesto. Re Giorgetto, che vede la possibilità di fare un ultimo danno e non vorrà certo perdere l’occasione. I tedeschi, che una qualche voce in capitolo italiano ce l’hanno, tant’è che ormai non passa talk show senza il suo bravo teutone in divisa da gauleiter a sbraitare ordini.

Ha per unici alleati Nichi Vendola e la stragrande maggioranza degli elettori conclamati o potenziali di sinistra: non solo quelli che hanno votato Pd o Sel o Rc ma anche molti astenuti per disgusto e grillini.

Se Bersani non ce la farà, se si arrenderà alle pressioni di cui sopra come ha già fatto troppe volte, per lui sarà finita ma anche per noi ci sarà poco da stare allegri. Certo, alla fine della storia il Pd sarà un ricordo e Grillo, probabilmente, presidente del consiglio. Ma prima toccherà passare per un calvario.. Che rischia di non essere nemmeno brevissimo.

Italiani incoscienti. Requiem per il Paese e per la Sinistra


Scrivo questo articolo alle ore 18.30 di lunedì 25 febbraio 2013. Non so come andrà a finire alla Camera dei deputati, si profila una vittoria del Centrodestra al Senato. Grillo sfonda in tutto il Paese.

Alla luce di quanto ho visto, letto e sentito mi sento di fare alcune riflessioni.

Non mi riconosco in questa Italia. Un Paese che decide di affidarsi a due comici, che ha deciso, oggi, di UCCIDERE la Sinistra. La sconfitta del Centrosinistra avrà due possibili sbocchi, il peggiore è che Grillo fagociti l’elettorato PD entro pochi mesi risultando l’unica opposizione a ‘sinistra’ di Berlusconi. Quello ‘migliore’ è che il PD si affidi a Renzi (ed al suo programma moderato) per tentare di rialzarsi. Due ipotesi che significano comunque la morte della Sinistra, come pensiero, come progetti, come tutela dei deboli e come realizzazione di un disegno progressista.

Il vero unico vincitore non è Grillo ma Berlusconi che rischia di vincere anche alla Camera, di eleggere un SUO Presidente della Repubblica il quale nominerà SUOI giudici alla Corte Costituzionale. Un anno fa lo davano per morto ed oggi il Cavaliere risorge, grazie al suo migliore alleato, ovvero Beppe Grillo.

Non mi si venga a dire che Bersani mancava di carisma, che la Sinistra era uguale alla Destra, che Movimento5Stelle è il nuovo etc. Non ci sono giustificazioni per un così grave atto di incoscienza commesso dagli Italiani. La pagheremo cara ed anche presto.

Non era mai successo, dal 1994, che Berlusconi potesse ambire alla conquista del Quirinale, che potesse controllare tutte le cariche dello Stato. Accade forse oggi. Per la prima volta. Da sempre.

Altro da scrivere non mi viene. Mi verrebbe voglia di cambiare Paese ma oramai credo di non avere più l’età per farlo. Auguro a tutti buona Fortuna, ne servirà tanta per uscire da un pantano in cui CONSAPEVOLMENTE ci hanno messo gli elettori di Grillo e quelli di Berlusconi.

‘E’ finito tutto, non c’è niente altro da dire’

Comunali, cade anche Mantova la “rossa”


Nel 2000 al ballottaggio aveva vinto con il 65% dei voti (il 54% a livello di liste). Nel 2005, sempre al ballottaggio, prevaleva con il 54% (le liste riportavano piu del 55%). Ieri, dopo piu di sessantanni di governo, gli ex comunisti hanno perso Mantova “la Rossa”, uno dei pochi territori lombardi sinora rimasti indenni dall’onda lunga berlusconian-leghista. Le liste progressiste raccolgono poco piu del 40%, anche se vi sono diverse liste civiche che hanno contribuito alla sconfitta. Il PD passa dal 41% del 2005 (in cui si presentava come Uniti nell’Ulivo) al 26% di oggi.

Cade cosi uno degli ultimi baluardi della Sinistra nel Nord, dove oramai appare essere solo una “minoranza strutturale”.

Delbono si dimette, Bologna senza sindaco



Ennesima “disgrazia” politica per il PD, dopo la pesante sconfitta inflitta da Vendola ora ci pensa il sindaco Delbono. Travolto da uno scandalo è costretto alle dimissioni e Bologna torna al voto, rischio sconfitta, assieme a Venezia.


Povera Sinistra…

Disfatta Democratica, notti insonni per Veltroni


A risultati definitivi si puo fare una riflessione sul voto in Abruzzo. Il PD passa in pochi mesi dal 33,5 al 19,6% perdendo 170.000 voti. Di Pietro sale da 5 al 15 guadagnandone ben 30.000, la ex Sinistra Arcobaleno, oramai divisa,  recupera circa 10.000 voti passando dal 3 a circa il 7%. Il PDL perde il 5-6% in favore della lista civica Rialzati Abruzzo, una costola del partito del premier, rimanendo quindi stabile.
In sostanza 1/4 dei voti del PD passano a Di Pietro ed alla Sinistra, gli altri 3/4 vanno al partito dell’astensione.
Per dovere di cronaca bisogna dire che la sconfitta del CentroSinistra era ampiamente prevedibile, cosi come una flessione netta del Partito Democratico, che paga l’arresto dell’ex governatore Del Turco e di alcuni assessori. Il successo della Italia dei Valori è in parte “gonfiato” dall’aver avuto un proprio esponente, Costantini, come candidato Governatore. Tutto questo però non puo spiegare del tutto il tracollo del PD che in pratica subisce una emorragia di quasi il 50% dei voti.
Spigonaldo su alcuni forum politici ho notato un certo astio da parte degli elettori democratici nei confronti della IDV, alcuni condannano l’alleanza elettorale che ha permesso al partito dell’ex-pm di entrare in parlamento ed avere la visibilità che altrimenti non avrebbe avuto; altri affermano che Di Pietro stia combattendo piu Veltroni che Berlusconi. Lo stesso quotidiano “Europa” chiede alla dirigenza democratica di “mollare” l’ormai ex alleato.
Francamente non vedo perche ce la si debba avere con Di Pietro. Non condivido i suoi metodi “poco ortodossi” ma è stato l’unico, sin da subito, a prendere Berlusconi per quel che è: un pericolo per questo paese.

Ricordo ai lettori che Veltroni nel novembre dello scorso anno flirtava con l’allora leader della opposizione per elaborare una legge elettorale “ammazza-piccoli” mentre la cosa piu “saggia” in quel momento sarebbe stata una collaborazione con An ed Udc per varare una legge elettorale ammazza-Berlusconi.  Quello è stato il primo errore, fatto consapevolmente perche si voleva craere un partito maggioritario che risucchiasse i voti di tutti i partitini e per far questo si doveva necessariamente cercare un accordo con il leader del maggiore partito di opposizione. Un ragionamento puramente egoistico che, a distanza di mesi, ora si rivolta contro il partito di Veltroni.

Antonio Di Pietro userà sicuramente dei modi barbari per fare politica ma, in molti casi, arriva al nocciolo del problema: Berlusconi, le sue leggi ad personam e l’incompetenza del suo esecutivo. 

Chi dice che l’ex pm stia facendo la guerra al PD secondo me non ha del tutto ragione. Di Pietro approfitta della crisi dei Democratic, questo è vero. Ma se Veltroni cerca ancora un accordo con Berlusconi invece di fare muro contro muro trattando il CentroDestra per quello che è…. non è colpa di Di Pietro.

Chi di dovere deve capire che va fatto un repulisti generale all’interno del partito partendo dalla segreteria  ed arrivando sino alla dirigenza nazionale passando per quella locale perche se in Abruzzo vengono arrestati il Presidente e mezza giunta, se a Pescara viene arrestato il sindaco, se a Napoli, in Campania, nel Lazio, a Firenze, a Genova, emergono tante inchieste come minimo imbarazzanti se non vergognose, non è colpa di Di Pietro, ma di chi fa parte del PD.

La “questione morale” non serve per recuperare voti a destra, serve per non perderne nel Partito Democratico, magari a vantaggio di Di Pietro o della Sinistra radicale.

All’indomani della sconfitta abruzzese alcuni esponenti democratici chiedono di rompere ufficialmente con l’Italia dei Valori per guardare all’Udc.
Questi personaggi dovrebbero capire che le alleanze ora passano in secondo piano, prima di tutto si deve salvare il partito da una crisi molto grave, che forse non si è ancora comprensa nella sua totalità.  Una crisi politica , con strategie diverse nel partito, voci dissonanti su problemi e alleanze, “pizzini” scambiati con esponenti del centrodestra, lotte intestine tra dirigenti; una crisi morale con gli arresti dei giorni scorsi e le inchieste su alcune amministrazioni “rosse”.
Questi problemi vanno necessariamente risolti, prima di progettare strategie future.
Nel frattempo una sola cosa appare certa, in questo momento i Democratici sono stretti in una tenaglia. Da una parte cercano il dialogo con la Lega sul Federalismo per creare tensioni nella maggioranza, dall’altra hanno Di Pietro che preme l’acceleratore sul populismo antiberlusconiano (che però paga in termini di consenso).

Notti insonni per il sempre piu traballante Veltroni.

Il dialogo non paga nell’Italia del Caimano…


Il Dialogo non paga. Possiamo dirlo finalmente? Forse si.
Veltroni aveva inaugurato un clima di civiltà, tolleranza, serenità e dialogo. I risultati? Berlusconi ha già presentato tre proposte di legge che risolvono i suoi infiniti interessi, sta militarizzando le città, mette il bavaglio alla magistratura. Allo stesso tempo buona parte di elettori del PD non approvano il “lassismo” della propria dirigenza. Dulcis in fundo le elezioni siciliane, consultazioni nelle quali il centrosinistra è sempre andato male, stanno certificando la definitiva scomparsa del fronte progressista nell’Isola. I risultati della Finocchiaro alle regionali di due mesi fa erano pessimi, ma rapportati a quelli di oggi appaiono come un grande risultato.

Quando l’opposizione prende tra il 15 ed il 30 % vuol dire semplicemente che “non esiste piu”.
Non esiste piu anche grazie alla bassa affluenza ed ai numerosi delusi, principalmente PD, che non si sono recati al voto.

Forse Veltroni ha sottostimato l’effetto “Caimano”. Volente o nolente nei 15 anni di Berlusconismo il paese è cambiato, in peggio naturalmente, ma è cambiato. Se un 20-30% di indecisi si distribuisce di qua e di la a seconda delle elezioni, il restante 70-80% dell’elettorato è oramai diviso tra Berlusconiani ed Antiberlusconiani. Gente di destra che vota a sinistra per odio verso l’imprenditore di Arcore e persone di sinistra che votano a destra ammirandone le imprese.

Non si puo poi ragionevolmente dialogare con chi, il giorno dopola vittoria, gia comincia a fare i suoi affari, facendo capire a tutti che è rimasto sempre lo stesso piccolo uomo interessato principalmente a se stesso. E’ piu di un mese oramai che la situazione è chiara per tutti, tranne che per Veltroni e la dirigenza PD. Di Pietro denunciava da tempo le “furbate” mentre solo oggi il leader democratico se ne esce con una dichiarazione del tipo “se continua cosi si rompe il dialogo”… e che cosa altro deve fare Berlusconi? Sta gia riproponendo da tempo il suo “repertorio”.

Ed al Tg1 oggi un esponente della sinistra parla di “conflitto di interessi” per il premier…. Eh no amici del PD e del centrosinistra in generale, avete avuto un anno e mezzo di tempo, avreste potuto varare la riforma per decreto legge a colpi di maggioranza il giorno dopo aver vinto. Non lo avete fatto ieri, non lo avete fatto per 5 anni dal 1996 al 2001. Per favore, ora tacete su questo argomento.

Non resta che leccarsi le ferite, profonde direi, e capire una volta per tutte che con Berlusconi non si puo dialogare per il semplice fatto che non è uno statista ma un affarista. E non basta un piatto di lenticchie condito da Fabio Fazio in prima serata e da Gianni Riotta nel dopoTg1 per “piegarsi” alle ragioni della maggioranza. Anche perche dopo aver fatto ancora una volta i propri interessi ci metterà ben poco a cacciarli nuovamente. Intanto però avrà militarizzato le città, tappato la bocca ai magistrati, messo al muro gli extracomunitari…. forse sarà troppo tardi per allora.. o forse lo è gia ora.

Al via il Duello Veltroni-D’Alema?


Come avevo preannunciato un mese fa qui sul blog …D’Alema, seduto sulla riva del fiume, si sta preparando per il passaggio del “cadavere di Veltroni”. Leggiamo infatti da un articolo di Paolo Franchi pubblicato oggi su Corriere.it: “Tra Veltroni e D’Alema un duello déjà vu”.

Gli interessati fieramente lo negano, ma non c’è bisogno di attaccarsi ai più scanzonati dei retroscena giornalistici per prendere atto che la sconfitta elettorale ha riaperto, nel Pd, il più antico e classico dei duelli postcomunisti, quello che, tra una tregua d’armi e l’altra, da vent’anni e passa — ma verrebbe da dire: da una vita — vede protagonisti Massimo D’Alema e Walter Veltroni.

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Ma colpisce anche il merito strategico, chiamiamolo così, della contesa: se cioè (tesi D’Alema) si debba ritornare al degasperiano «Mai soli», o alla togliattiana strategia delle alleanze, e quindi aprire tutti i canali possibili, con la sinistra radicale ma pure con l’Udc e anche con la Lega, di nuovo «costola della sinistra », nella speranza che prima o poi il centrodestra ricominci a litigare; o se piuttosto (tesi Veltroni), si debba restare fedeli all’ispirazione originaria del Pd, riassumibile nell’aureo motto «Meglio soli che male accompagnati», senza per questo cedere, ci mancherebbe, alla tentazione dell’autosufficienza.

Siamo arrivati alla resa dei conti all’interno del PD? A questo punto non mi sbilancio sugli esiti del possibile duello. Spero solo che vinca la proposta migliore per il CentroSinistra, per un coalizione di Governo, per una speranza di Vittoria.

VIGNETTA