#crisidigoverno: 5 problemi per il governo 5Stelle-PD


Il 20 agosto si aprirà, in Senato, il dibattito sulla fiducia al premier Conte. Salvini ed i ministri leghisti non si dimettono ma confermano di voler porre fine al governo pentastellato. Nel frattempo si fanno più concrete le possibilità di un accordo tra 5 Stelle e PD. Qui di seguito cinque ragioni per le quali un esecutivo demostellato potrebbe andare incontro a vita difficile:

1️⃣ Sono molte le criticità nel mettere mano a leggi approvate con la Lega, Decreto sicurezza in primis
2️⃣ Il fronte mediatico contrario, da Mediaset a una buona parte della Rai
3️⃣ I tanti temi su cui Pd e 5 Stelle hanno idee diverse, Tav, Tap, politica estera, infrastrutture etc. Come resistere cinque anni senza affrontare tali provvedimenti?
4️⃣ Le pressioni di piazza che Lega e Centrodestra attueranno, manifestazioni, proteste, iniziative mediatiche
5️⃣ I tranelli che Lega e Centrodestra cercheranno di fare in Parlamento, mettendo in difficoltà il governo. Vista anche l’inesperienza dei 5 stelle

A tutto questo dobbiamo aggiungere che un accordo di questo tipo si reggerà sul PD “renziano“, visto che due terzi dei parlamentari sono ancora fedeli all’ex segretario e quindi il governo potrebbe cadere non appena per Renzi si presentasse l’occasione giusta, la formazione del suo partito personale, un evento che sia per lui comodo e su cui cercare lo strappo. Insomma il nuovo esecutivo sarebbe ostaggio di un altro Matteo.

Per Salvini, d’altro canto, un periodo all’opposizione, potrebbe significare un ulteriore aumento del consenso. In molti sono convinti che il leader leghista abbia rotto con i 5 stelle per vincere facile le elezioni e soprattutto per sottrarsi ad una manovra ‘lacrime e sangue’ che avrebbe danneggiato la Lega. C’è anche da aggiungere che i dati provenienti dall’Europa, Germania in primis, non sono buoni. Il PIL tedesco è fermo, si preannuncia un una recessione europea e l’Italia, anello debole, ne subirebbe le conseguenze. Meglio l’opposizione allora, che garantisce spazio mediatico e politico ma non obbliga a responsabilità. Il governo demostellato potrebbe essere travolto dalla crisi e quindi il centrodestra salviniano avrebbe la strada ancor più spianata verso la vittoria.

In tutti questi ragionamenti c’è comunque un grosso Se. Se, infatti, un governo di legislatura tra Movimento e Democratici riuscisse a trovare la quadra in un programma preciso e dettagliato, iniziando da una manovra che non pesi sulle tasche dell’italiano medio, magari ottenendo un ‘credito’ dall’Europa, spaventata da una possibile avanzata di Salvini; se il nuovo governo approvasse provvedimenti di ampio respiro a livello sociale, una aggiustatina al reddito di cittadinanza, il salario minimo, maggiori tutele per i lavoratori, maggiore attenzione all’ambiente, condito magari da qualche riforma interessante su taglio dei parlamentari e legge elettorale proporzionale. Ecco, se accadesse tutto questo forse, con il tempo, la ‘bolla salviniana’ potrebbe sgonfiarsi. E magari Mattarella potrebbe lasciare il Quirinale a Draghi (o ad un’altra personalità di spicco) nel 2022.

Il governo dei SE. Sono troppi forse ma val la pena di tentare, qualora se ne presenti l’occasione. Nei prossimi giorni (e nelle prossime settimane) ne sapremo di più!

Berlusconi, Fini, Casini, Bersani: quattro personaggi in cerca d’autore


Quattro personaggi in cerca di autore: Il Vincitore, il Vinto, lo Stratega, il Calcolatore.

Il Vincitore
Senza dubbio, Berlusconi. Sono mesi che era dato per spacciato. Qualche giorno fa già si parlava di possibili governi alternativi. Ed invece eccoli li, ancora a Palazzo Chigi, pronto ad incamerare altri singoli deputati in fuga dalle opposizioni sconfitte. In molti, Fini compreso, avevano sottovalutato la sua capacità di “dissuasione”. Possibile mai che nessuno abbia compreso che i suoi immensi interessi (in ogni campo) avrebbero dati i loro frutti?

Il Vinto
Gianfranco Fini, sconfitto su tutta la linea. Sino a pochi mesi fa,  pur cacciato dal Pdl, continuava a garantire massimo appoggio all’esecutivo. Poi l’uscita dal governo, seppure seguita dall’appoggio esterno. Infine la mossa decisiva, la mozione di sfiducia, calendarizzata dopo un mese (anche per dare il tempo di approvare la Finanziaria). In un tempo cosi lungo il Premier ha avuto buon gioco a tessere tele a suo favore. Non sarebbe stato piu opportuno presentare la mozione poco prima dell’approvazione della legge di Stabilità cosi da dare poco spazio a manovre di dissuasione da parte della maggioranza? Strategia sbagliata, seguita poi dal tradimento di Moffa ed altri fedeli compagni di viaggio. Ora come ora Fini è costretto ad andare dietro a Casini ed al suo progetto di Partito della Nazione. Da ViceBerlusconi e ViceCasini, brutto destino per l’ex leader di An. Questo passa il convento, oggi. Domani magari il vento cambierà

Lo Stratega
Casini. Pur sconfitto, assieme a tutte le opposizioni, nella mozione di sfiducia, il leader centrista è diventato il leader del terzo polo. All’opposizione dei due poli da piu di quattro anni, Casini ha mantenuto il punto resistendo ai corteggiamenti del Premier ed ora si ritrova in pole position per guidare l’alleanza centrista figlia dell’accordo Fli-Udc-Api-Mpa. Il progetto del Partito della Nazione, da lui lanciato piu di un anno fa, sta prendendo piede e l’unico concorrente diretto al ruolo di guida, cioè Fini, è uscito con le ossa rotte dallo scontro con Berlusconi e quindi per ora è costretto ad accodarsi.

Il Calcolatore
Bersani. Dopo mesi di vita da “spettatore” ora finalmente il Pd può recitare il ruolo di protagonista. Come? Sfruttando la “calcolatrice”. Il Governo dei 100 deputati di maggioranza non c’è piu. L’esecutivo che abbiamo di fronte “il Berlusconi-Scilipoti” si regge su 3-4 deputati. Alcune commissioni parlamentari saranno in mano alle opposizioni, molti deputati non potranno essere presenti in tutte le sedute e questo riapre davvero i giochi. Il pallottoliere, questo dovrà essere lo strumento di Bersani e soci nei prossimi mesi. Il Partito democratico dovrà cercare di proporre mozioni, emendamenti, provvedimenti tali da poter intercettare i voti delle altre opposizioni e di alcuni “cani sciolti” presenti nella maggioranza. Da ora in poi potremo verificare se oltre alle parole il Pd sa anche fare “politica”, quella un po’ “sporca” che in molti casi serve.

 

Fiducia: Scilipoti(Idv) come Totò, parola di Blog (il suo)


Domenico Scilipoti, il deputato Idv in procinto di votare contro la sfiducia a Berlusconi, sul suo sito ha messo proprio questo video di Totò ne “Gli Onorevoli“.

Quale sarà stato il Do ut Des nel suo caso?