Politica italiana, chi vincerà le elezioni di marzo?


combo-pol-kgs-u43390566472041qyf-656x492corriere-web-sezioni_416x312

Novembre 2017. Mancano poco più di quattro mesi alle elezioni politiche in Italia ed è arrivato il momento di fare il punto della situazione, anche alla luce della approvazione del Rosatellum bis, la legge elettorale che reintroduce i collegi uninominali dopo ben dodici anni.

Di politica scrivo poco ultimamente quindi il primo interrogativo è: dove eravamo rimasti? L’ultima grande novità nel panorama politico italiano è datata dicembre 2016. Un anno fa il governo Renzi veniva abbattuto dalla bocciatura del Referendum costituzionale. La riforma voluta dal Premier veniva chiaramente respinta dai cittadini. Renzi aveva quindi rassegnato le dimissioni ed era nato il governo Gentiloni, un Renzi bis senza il segretario PD.

Oggi Gentiloni governa una maggioranza sempre più rissosa, Bersani ed altri big del PD hanno lasciato il partito mentre ex forzisti come Verdini fanno oramai parte integrante della maggioranza.

Rosatellum-Grafica
Infografica sul Rosatellum bis, la nuova legge elettorale 1/3 maggioritaria e 2/3 proporzionale

I sondaggi vedono il Centrodestra avanti. Berlusconi, Salvini, Meloni e frattaglie varie raccolgono il 35-36% dei consensi. Mancano 2-3 punti % per avere una maggioranza assoluta nel prossimo parlamento. La nuova legge elettorale assegna 1/3 dei seggi in base maggioritaria e visti gli schieramenti di oggi, il cdx potrebbe vincere buona parte di questi seggi, ottenendo un cospicuo premio di maggioranza. Una coalizione che arrivasse al 39-41% dei voti potrebbe avere quindi i numeri per governare senza altro sostegno. E l’unica parte politica, al momento  in grado di arrivare a tale obiettivo, è appunto il centrodestra a trazione Salvini-Berlusconi.

L’ex Cavaliere ha recuperato un po’ di consenso e viaggia attorno al 14-15%, più o meno quanto la Lega. E Berlusconi non ha calato ancora gli assi nella manica, ovvero la lista Animalista della Brambilla e le decine di liste civetta che si apparenteranno alla coalizione di destra per raccimolare quel 2-3% necessario ad avere più seggi.

Poi ci sono i 5 Stelle. Grillo sempre meno frontman del gruppo. Di Maio, eletto leader e capo politico del Movimento, sarà il volto dei grillini nella campagna elettorale. Malgrado la brutta figura fatta a Roma, i 5 stelle continuano ad avere un consenso stabile che li proietta come primo partito nazionale, un 26-27% che però da solo è politicamente sterile e non garantirà alcuna maggioranza in parlamento. Cosa che, secondo me, è il vero obiettivo dei pentastellati. Continuare a fare opposizione nella prossima legislatura, senza assumersi responsabilità.

Elegant man silhouette dancing jazz
Risultati delle elezioni regionali siciliane. Voto disgiunto del csx su Cancelleri.

Veniamo al CentroSinistra. Una parola fuori luogo, per il momento. Non c’è infatti alcuna coalizione da poter essere definita di centrosinistra. Il PD renziano, sempre più spaccato al proprio interno, appare debole e destinato alla sconfitta. I sondaggi danno i dem attorno al 25%. Renzi continua ad essere ‘silente’, più o meno. Viaggia in treno per fare campagna elettorale ma il consenso del 2014 è oramai un ricordo. Un terzo del PD è fuori dal partito. Da Bersani a D’Alema passando per tanti altri semplici elettori. Circoli chiusi, feste dell’Unità semideserte. La ‘ditta’ è defunta ed anche big come Veltroni, che avevano appoggiato l’ascesa di Renzi, oggi si dimostrano perplessi. L’ultima batosta è arrivata dall’addio del Presidente del Senato Grasso, che si è dimesso dal gruppo PD accusando chiaramente la leadership renziana di aver snaturato il partito. Eppure Renzi tira dritto, convinto di poter risollevare le sorti del partito, anche dopo l’ennesima sconfitta in Sicilia, dove il candidato PD Micari ha perso male contro Cdx e 5 Stelle.

grasso

A sinistra del PD c’è, come sempre, poca chiarezza e scarseggiano le offerte politiche. Pisapia sembra intenzionato a creare una lista con i radicali di Emma Bonino, i socialisti ed i Verdi per allearsi in coalizione con Renzi. Una sorta di ‘stampella’ liberalprogressista che bilanci il centrismo renziano e del probabile alleato Alfano.

MDP, gli ex dem Bersani e soci, flirtano con Sinistra Italiana e Civati per creare un listone progressista, magari guidato da Pietro Grasso, capace di intercettare i delusi del PD e qualche grillino di centrosinistra. Obiettivo superare il 3% di sbarramento, arrivando magari al 5-6%.

Infine c’è la galassia centrista. Dall’Udc di Casini ad Alfano, a Verdini ed altri. Quelli che reggono ancora il governo Gentiloni e che, probabilmente, finiranno alleati di Renzi se non torneranno all’ovile Berlusconiano.

Chi vincerà quindi la sfida di marzo 2018? Forse il centrodestra, forse sarà necessaria l’ennesima ‘grossa coalizione’ o forse saranno i populismi di Salvini, Meloni e Di Maio ad avere una maggioranza post-voto?

Mancano ancora alcuni tasselli nel puzzle elettorale, programmi, candidati, strategie, ‘colpi di scena’. E non è detto che le prossime elezioni diano un parlamento con una maggioranza chiara. Si potrebbe tornare a votare entro poco e forse Renzi conta proprio su quello. Perdere le elezioni di marzo per vincere quelle successive, dopo il caos.

Appuntamento qui su Candido per seguire la prossima campagna elettorale. Stay tuned…

 

Biblioteca: Candido, un sogno fatto in Sicilia (Leonardo Sciascia)


Il romanzo di Leonardo Sciascia, ispirato al Candide di Voltaire e pubblicato nel 1977, narra delle disavventure di Candido Munafò, ragazzino nato in Sicilia durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Abbandonato da piccolino dalla madre, che lascia la famiglia per vivere oltreoceano con Amleto, ufficiale delle truppe alleate di stanza in terra siciliana, il bambino perde anche il padre, un avvocato, il quale si suicida dopo che il figlio stesso rivela inavvertitamente il segreto di un suo cliente, responsabile di un delitto mafioso.

Viene quindi affidato a suo nonno, il generale Cressi, un ex fascista eletto poi nelle file della Democrazia Cristiana al quale si affiancano la governante Concetta ed il prete del paese, don Antonio.

Ben presto però tra il bambino ed il nonno sorgeranno incomprensioni. L’adolescenza lo allontanerà dalla famiglia e sempre più importanza avrà Don Antonio, il quale finirà spretato e membro del PCI, partito a cui aderirà anche Candido sino alla sua cacciata.

Candido Munafò nacque in una grotta, che si apriva vasta e profonda al piede di una collina di olivi, nella notte dal 9 al 10 luglio 1943. (incipit)

Nel libro Sciascia mostra l’Italia peggiore, zeppa di arrivisti, ipocriti, affaristi e nemica acerrima della verità, verità sempre perseguita invece da Candido, anima pura e semplice e proprio per questo detestata da tutti, madre, nonno, chiesa, partito, popolo.

Unico ‘eroe’ è quindi Candido Munafò, ragazzo dalla sincerità disarmante, pronto a scontrarsi con tutto e tutti, sino ad essere cacciato dal suo stesso partito, pur di non venir meno alle proprie idee ed alla voglia di ragionare sempre e comunque con la propria testa.

 

Biblioteca: Il giorno della civetta (Leonardo Sciascia)


“L’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante e ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all’autista “un momento” e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò”

Così inizia Il Giorno della Civetta, romanzo scritto da Leonardo Sciascia e pubblicato per la prima volta nel 1961. Il libro è la prima grande opera letteraria che affronta il problema della mafia e della criminalità organizzata. Sciascia scrive ispirato dall’omicidio di un sindacalista siciliano ucciso negli anni ’40.

Il protagonista del romanzo è il commissario Bellodi, uomo del nord, catapultato da poco nella realtà siciliana, al comando di un commissariato  di un piccolo paesino dell’isola. Un imprenditore edile viene assassinato da ignoti mentre era intento a salire su un autobus. Da qui inizia un giallo in piena regola. Si scoprono così una serie di intrecci, relazioni e connivenze che fanno intuire come dietro alla vicenda si celino intrighi politici, interessi di potere e relazioni tra politica, appalti e mafia. La vittima aveva deciso di non pagare il ‘pizzo’ e per questo era stata punita con la morte. Bellodi indaga sino ad un certo punto, quando però arrivano a squillare i telefoni di un Ministro, l’inchiesta subisce  una svolta con un epilogo amaro quanto tristemente verosimile.

Il Giorno della Civetta ha rappresentato una rivoluzione letteraria. Per la prima volta veniva  affrontata in modo serio la realtà mafiosa e le commistioni tra criminalità e mondo politico. In un periodo storico in cui molti negavano addirittura l’esistenza della mafia, Sciascia riuscì a squarciare il velo di omertà ed ipocrisia aprendo un filone letterario che da li in poi sarebbe stato fecondo di opere e produzioni.

Qui di seguito uno dei brani più celebri del romanzo:

«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… […]»

Sicilia, il PD pronto a sostenere Lombardo e Miccichè? VERGOGNA!


Sino ad ora ho taciuto perche attendevo maggiori notizie ma adesso è il momento di DENUNCIARE LA VERGOGNA che sta accadendo in Sicilia. 

Il Governatore Lombardo è rimasto senza maggioranza. Il PDL si è spaccato in due, una parte (quella di Miccichè) sostiene ancora Lombardo ed il suo movimento MPA, una parte (quella legata a Schifani ed al PDL nazionale) è passata, assieme all’Udc, alla opposizione. In tutto questo però la nuova maggioranza di centrodestra non ha i voti per andare avanti. E’ bene che tutti sappiamo che il PD sta pensando di garantire un appoggio esterno alla giunta regionale, pur di non andare ad elezioni ed evitare una decurtazione dei seggi alla Assemblea regionale.

Il PD alleato con Miccichè… vi rendete conto? Il tutto sotto la regia di D’Alema naturalmente. E Bersani cosa pensa? Perche non si provvede ad un immediato commissariamento del Partito? Io Ho votato Bersani, pur sapendo che tra i suoi grandi elettori c’era Baffino, sperando che sapesse affrancarsi da certa gentaccia presente nel PD. Aspetto con fiducia che dica qualcosa sul “caso Sicilia” altrimenti trarrò le mie conseguenze.

Il PD che candidò RITA BORSELLINO, sorella del giudice ucciso dalla mafia dovrebbe allearsi con gente come Miccichè che dichiare cose di questo genere?

“Non penso – ha dichiarato Gianfranco Miccichè – che la mafia voglia far cadere il governo. Però non mi sento di escludere che Spatuzza voglia rifarsi un’immagine, non più killer, bensì salvatore della patria. E non escludo che sia pagato, magari da magistrati, o da terzi”.

VERGOGNA, D’ALEMA VERGOGNATI, PD SICILIA VERGOGNATEVI!!!!!!!!

dal sito di Beppe Civati (PD area Marino)

pare clamoroso l’accordo Lombardo-Lupo-Micciché in Sicilia, orchestrato, pare, direttamente da D’Alema (il patto dell’orata, così lo chiamano i giornali). Come si è chiesta Rita Borsellino: «Come si può pensare di allearsi con Micciché e Dell’Utri, dopo tutto quello che hanno detto sui collaboratori di giustizia?». Proprio ora, proprio in Sicilia? “Appoggio esterno” ai tempi del “concorso esterno”? Ezio Mauro sulla prima pagina di Repubblica parla di «stato d’eccezione». Il Pd che cosa fa? La domanda è legittima. Perché «i problemi suoi», ha ragione Bersani, «non sono i problemi nostri», quelli di cui dovremmo parlare, ma credo che una cosa sia sempre più chiara a tutti, da Fini andando a sinistra: il problema è B. Possiamo anche far finta che non sia così, ma ogni giorno ci sono mille cose che ce lo ricordano. <!– –>

Il buon governo del PDL in Sicilia….


Il buongoverno del Popolo della Libertà in Sicilia è sotto gli occhi di tutti. La Regione in crisi con il Governatore Lombardo che vara a tempo di record una nuova giunta regionale con i dissidenti del PDL. A Palermo invece c’è l’emergenza rifiuti, sulla scia di Napoli. Ed a Palermo sono otto anni che governa il Centrodestra….

da polisblog.it

L’emergenza rifiuti a Palermo e il Buongoverno del Popolo della libertà

La Sicilia continua a riservare spiacevoli sorprese a Silvio Berlusconi e agli amministratori del Popolo della libertà. Dopo la crisi alla Regione, che ha sancito la rottura tra Lombardo e i suoi ex sostenitori Pdl e Udc, ora tocca alla città di Palermo, invasa dai rifiuti. Tutto sarebbe nato dalla società Amia, che dovrebbe occuparsi della raccolta e dello smaltimento e che però, con i suoi circa 3 mila dipendenti non riesce ad assicurare questi servizi ed ha accumulato 150 milioni di euro di debiti. Non ricevendo più gli stipendi, i dipendenti in questione hanno smesso di raccogliere i rifiuti, che vengono incendiati nei cassonetti.

Nelle loro apparizioni sui Tg nazionali, sia Berlusconi che il suo amico sindaco di Palermo, Diego Cammarata, hanno attribuito la responsabilità dell’accaduto alla Giunta di Leoluca Orlando e hanno tranquillizzato i cittadini sul fatto che il Governo interverrà – di nuovo – per tappare i buchi del Buongoverno del centrodestra con i soldi dei cittadini italiani (do you remember Federalismo Fiscale?)

Simili affermazioni lasciano abbastanza perplessi, dato che Orlando non governa più Palermo dal 2001 (8 anni) e che, come riporta il Sole 24 ore, il capoluogo siciliano vanta una raccolta differenziata al 3,9% e una evasione della tassa sui rifiuti che arriva al 39%: una tassa che non sarebbe stata pagata nemmeno dall’Amministrazione comunale. La relazione della Corte dei Conti del 2007 “ha fatto i conti di sette anni di «emergenza rifiuti» regionale: 250 milioni di spese, 40 milioni serviti ai soli stipendi della struttura commissariale, mentre la produzione di rifiuti aumentava e la raccolta differenziata rimaneva inchiodata al 5%”.

Sette anni di emergenze, relazioni della Corte dei Conti, evasione dei tributi al 39%, buchi di centinaia di milioni di euro… E la colpa sarebbe del sindaco che era in carica nel 2001… Tranquilli comunque: i milioni di euro necessari a superare questa crisi improvvisa e imprevedibile arriveranno dalle casse dello Stato: Silvio non dimentica gli amici.

Sicilia: per vendicarsi dello sgarro di Lombardo il Pdl vuole modificare lo Statuto regionale

A pochi giorni dalle elezioni europee e amministrative del 6/7 giugno la grana esplosa in Sicilia deve essere piuttosto fastidiosa per il Popolo della libertà: il governatore dell’Isola nonché leader del Movimento per l’autonomia, Raffaele Lombardo, ha fatto saltare il tavolo dimettendo tutti gli assessori e nominandone di nuovi. La nuova Giunta comprende 3 esponenti frondisti del Pdl (già sospesi dal partito) e altri uomini scelti da Lombardo escludendo totalmente l’Udc.

Cose che capitano. Congiure di Palazzo che spesso animano la vita degli enti locali, anche di quelli a Statuto speciale. E proprio aggrappandosi alla particolarità dello Statuto regionale siciliano (che può essere modificato solo con legge costituzionale) gli uomini del Pdl hanno lanciato una delle loro manovre preferite, quella per cambiare le regole a loro uso e consumo. Quindi, se Lombardo da grande vuole fare l’autonomista e scegliersi gli assessori, loro cambiano lo Statuto, sostenendo che “quanto previsto dalla Carta approvata nel 2001 ha dimostrato delle lacune e dei limiti”. Limiti e lacune che, casualmente, solo ora che Lombardo si è autonomizzato saltano agli occhi e devono essere rimossi.

Ecco allora la proposta di legge presentata al Senato dal gruppo Pdl per consentire all’Assemblea regionale di sfiduciare il presidente e di sostituirlo senza andare alle elezioni. La solita norma ad personam, cucita intorno alle esigenze politiche del momento, che viene giustificata così: “In questi anni annunciando in Sicilia si è corso il rischio di passare in talune occasioni da una democrazia governante a un regime autoritario. Questo ddl ha lo scopo di garantire che l’elezione diretta del capo del governo contenga meccanismi di salvaguardia contro rischi di degenerazioni autoritarie. L’elezione diretta del presidente non può mai trasformarsi nella legittimazione di uno strapotere arbitrario”.

Regime autoritario, degenerazioni? In Sicilia c’era una situazione così rischiosa per la democrazia e solo adesso, dopo averla governata per quasi 10 anni ininterrotti, il Popolo della libertà se ne rende conto?

Roma – Reggina 3-0: pagelle ed Highlights


Pagelle: http://it.eurosport.yahoo.com/20092008/8/serie-pagelle-roma-reggina.html

ROMA

Doni 6.5 Sempre attento, da` sicurezza a tutto il reparto.

Cicinho s.v. Entra nel finale.

Panucci 7.5 Ha il merito del gol che rompe il ghiaccio e allontana i fantasmi della crisi. Ma gioca alla grande per tutta la partita e in tutte le zone del campo.

Loria 6.5 Lotta con Corradi e vince il duello. Stoico a rimanere in campo dopo una ferita alla testa.

Perrotta 6 Una ventina di minuti confortanti impreziositi dal gol nel recupero.

Cassetti 6 Diligente, non si spinge piu` di tanto e non commette errori.

Brighi 7 Sembra di rivedere il `vecchio` Brighi quando era un giovane di belle speranze. Concretezza, diamismo e tanto fosforo.

Riise 5.5 Potrebbe spingere di piu`, forse non e` ancora in condizione.

Taddei 6 Non una grandissima prestazione, ma tutto sommato raggiunge la sufficienza.

De Rossi 6.5 Concretezza e sostanza messa a disposizione di tutta la squadra.

Aquilani 6.5 Si muove con la solita eleganza e questa volta abbina anche concretezza.

Menez 6 Esce alla distanza, inizia male poi pian piano sale di tono soprattutto quando puo` ripartire in contropiede.

Vucinic 6.5 Si muove su tutto il fronte offensivo con velocita` e efficacia.

Totti s.v. Poco piu` di dieci minuti.

REGGINA

Campagnolo 6 Qualche buon intervento, forse avrebbe potuto fare di piu` sui gol subiti.

Cirillo 5 Vucinic gli fa girare la testa.

Lanzaro 6 Si impegna molto e tenta di reggere la baracca.

Costa 5 Lento e impacciato, commette troppi errori.

Valdez 5.5 Gioca un buon primo tempo, poi sparisce nella ripresa.

Barilla` 6 Corre molto e con intelligenza.

Carmona 6.5 Puntella bene il centrocampo facendo correre il pallone con fluidita`.

Barreto 5.5 Da lui ci si aspetta sempre qualcosa in piu`.

Hallfredsson s.v. Solo pochi minuti nel finale.

Vigiani 5.5 Nel primo tempo viene spesso chiamato in causa, ma lui non riesce a capitalizzare bene i palloni che riceve.

Corradi 5.5 Loria fa soffrire parecchio, lui incorna qualche colpo di testa, ma la mira e` dimenticare.

Brienza 4.5 Entra per dare vivacita` nella ripresa, ma non si vede praticamente mai.

Ceravolo 6 Fa sentire la sua presenza in area di rigore e si fa vedere con buoni movimenti.

Di Gennaro 6.5 Gioca solo un tempo e si fa notare per delle belle giocate. Quando riceve la palla, la protegge, fa salire la squadra e vede bene il gioco.

Palermo-Roma 3-1: pagelle ed Highlights


 

La Roma che non ti aspetti perde rovinosamente contro un Palermo che a tratti è sembrato il Real Madrid, tanto minuscola è stata la prestazione dei Giallorossi. David Pizzarro veramente imbarazzante, come imbarazzante la decisione di Spalletti di tenerlo in campo. Troppa presunzione per l’allenatore toscano. Gli infortuni e la rosa decimata non giustificano un risultato di questo tipo. Per la Roma del dopo Sensi si preannunciano tempi cupi.

Le pagelle:

http://it.eurosport.yahoo.com/13092008/45/serie-palermo-roma-pagelle.html

PALERMO

Amelia – 6,5: Sicuro, attento, il vice Buffon in Nazionale, salva il salvabile in avvio di match, con la Roma nettamente padrona del campo.

Cassani – 6: ha compito facile contro un Okaka mai in partita. Unica pecca, spinge troppo poco anche quando ne avrebbe l’opportunità.

Bovo – 6,5: con Carrozieri forma una coppia ben affiatata e, in prospettiva, molto interessante.

Carrozieri – 6,5: all’inizio soffre la velocità degli avversari, ma alla distanza riesce a mettere la museruola a Baptista e compagni.

Balzaretti – 6: vedi Cassani. Taddei non è ancora al top ma lui ne approfitta poco.

Liverani – 6: è il cervello di questo Palermo, tutte le azioni dei rosanero partono dal suo sinistro. Deve solo cercare di essere più veloce. A volte spreca troppi palloni.

dal 59′ Guana – 6: porta sostanza e muscoli al centrocampo rosanero.

Nocerino – 6,5: è ovunque, corre per due e non si risparmia mai. In molti lo hanno definito come erede di Gattuso: non a caso Lippi ,lo tiene molto in considerazione.

Simplicio – 7,5: sforna due assist al bacio per Miccoli e Cavani. Prestazione maiuscola per questo brasiliano bravo sia in fase difensiva che in quella offensiva.

dal 83′ Migliaccio s.v.

Bresciano – 6: parte male, poi però cresce insieme a tutta la squadra. Da lui, però, ci si aspetta sempre qualcosa di più.

Cavani – 6: lo salva il gol. L’uruguaiano, infatti, si divora almeno due palle gol. Generoso, sì, bravo nei movimenti, vero. Ma c’è ancora molto da migliorare sotto porta.

Miccoli – 8: da incorniciare il primo gol. Bellissimo. Una rete importante anche dal punto di vista psicologico che carica sia l’attaccante che la squadra. Bravo e tenace in occasione del raddoppio. Esce stremato e con i soliti problemini muscolari.

dal 60′ Lanzafame – 6: gioca mezz’oretta, tocchi pochi palloni, ma dimostra comunque di saperci fare.

Ballardini – 7: in due settimane non si possono fare miracoli, ma la sua mano già si vede. Rispolvera Simplicio, che lo ripaga con una prova maiuscola. Dà fiducia a Bresciano, l’unico a salvarsi a Udine. Zamparini farà bene a tenerselo stretto.

ROMA

Doni – 7: Nel primo tempo tiene a galla la baracca con alcuni interventi strepitosi. Incolpevole sulla magia di Miccoli.

Cicinho – 5: bravo quando si tratta di spingere ma in difesa lascia buchi paurosi.

Panucci – 5,5: se la cava con l’esperienza ma quando i suoi compagni perdono palla a centrocampo poi diventa difficile recuperare avversari più veloci di lui.

Loria – 6: schierato da Spalletti per le defezioni di Juan e Mexes. L’ex Siena se la cava egregiamente soprattutto quando si tratta di sbrogliare situazioni complicate su palle alte.

Riise – 5: il norvegese non si è ancora inserito e si vede. Lontano parente del giocatore ammirato a Liverpool.

Pizarro – 4: il peggiore tra i giallorossi. Lento e stranamente impreciso. Non riesce mai ad accelerare il gioco giallorosso. Ha sulla coscienza il pallone perso a centrocampo che innesca il 2-1 di Miccoli.

De Rossi – 6: Spalletti è anche sfortunato visto che perde il suo miglior uomo dopo appena 35 minuti. Sarà un caso, ma uscito lui la Roma smette di giocare.

dal 37′ Brighi – 5: non è sicuramente De Rossi, si sa. Era comunque lecito aspettarsi qualcosina di più.

Taddei – 5: non era al meglio, vero. Ha bisogno di giocare per recuperare la miglior condizione fisica.

dal 59′ Menez -5: Spalletti dovrà lavorare molto su questo ragazzo, di sicuro talento, ma che non si è ancora ambientato al nostro calcio.

Aquilani – 5,5: troppo ‘fumoso’. Ha classe, e si vede (vedi come chiude il triangolo con Okaka in occasione del gol di Baptista), ma deve cercare di essere meno discontinuo.

Okaka – 5: di lui si ricorda solo l’assist per il vantaggio di Baptista.

dal 75′ Montella s.v.

Baptista – 6,5: passo avanti rispetto all’esordio col Napoli e alla partita con l’Inter in Supercoppa. Sigla la sua prima rete in Serie A, ed è l’unico che prova a scuotere la squadra. Dovrebbe però passare di più la palla.

Spalletti – 6: con la rosa decimata mette in campo il miglior undici possibile. E’ anche sfortunato perchè perde il suo uomo migliore, e capitano, (De Rossi) già nel primo tempo.