Intesa Bersani-Vendola, verso un ‘Polo della Speranza’?


Dopo la presentazione della Carta d’intenti, oggi Bersani ha incontrato il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola. L’incontro sembra essere andato bene, una alleanza tra PD e Sel appare possibile, cosi come l’assenza di veti verso una convergenza con l’Udc di Casini. Sembra invece improbabile una coalizione che veda anche Di Pietro.

Da L’Unità:

Si è concluso l’incontro tra Nichi Vendola, leader di Sel, con Pier Luigi Bersani alla sede del Pd di Largo del Nazareno a Roma. Dal  colloquio sono usciti entrambi soddisfatti. Il governatore pugliese parla di “polo della speranza”, il segretario dei Democratici lo definisce “un bel titolo”, ma smentiscono entrambi l’ipotesi di una lista unica: “Fantapolitica”, dice il governatore pugliese, “l’ho letta sui giornali”, rincara Bersani. Piuttosto appare chiara l’idea di una strategia e di scelte comuni per andare al governo. Hanno parlato anche di lavoro. E mentre Vendola da un lato non pone veti all’Udc se il partito di Casini ha in agenda anche i diritti sociali, inclusi quelli dei gay, risulta netta la sua dura presa di distanza nei confronti di Di Pietro. Bersani sottolinea che il leader Idv “ha preso un’altra strada”, e già aveva criticato le polemiche dell’ex pm, il responsabile di Sel parla addirittura di “deriva” di chi come Di Pietro ora fa “propaganda” e non vuole e non pensa invece a “costruire”.

E’ una situazione ‘strana’. Sel ed Idv pescano da elettorati simili. Una alleanza di Vendola con Casini spingerà non pochi elettori del suo partito a votare proprio l’Italia dei valori. Non è un mistero che gli elettori di Sinistra mal sopportino lUdc (e tra questi c’è anche il sottoscritto). Forse Vendola, messa in conto una emorragia a Sinistra verso l’Idv, pensa di poter intercettare i tanti elettori democratici ‘progressisti’ che non vedono di buon occhio la politica filo-montiana del Partito.

Una cosa è certa, una mini coalizione Pd-Sel può arrivare al massimo al 30%, alleata all’Udc non sfiorerà mai il 40% e quindi difficilmente avrà una maggioranza assoluta nel prossimo parlamento, almeno con questa legge elettorale. Se, come sembra  , nei prossimi mesi si arriverà ad una modifica della legge, l’alleanza Bersani-Vendola probabilmente servirà solo per presentarsi alle Politiche, dopodiche in Parlamento ci si dividerà. Il Pd assieme all’Udc, ai centristi ed ai liberal Pdl in maggioranza, magari per un Monti-bis, Vendola all’opposizione.

Il ‘no’ a Di Pietro era abbastanza scontato, viste le ultime uscite dell’ex Pm, passato in pochi mesi dal ‘moderatismo’ al populismo Grillo-style. E pensare che solo un anno fa, moderatamente, affermava:

«Voglio costruire un’alternativa a questo governo. So bene che questa alternativa sarà possibile se conquistiamo la fiducia della maggioranza degli elettori e non con politiche d’odio. Poiché ho dimostrato di sapere fare opposizione al governo Berlusconi con più determinazione di tanti altri, ora che siamo al crepuscolo del berlusconismo, abbiamo il dovere di ricostruire il paese e questo si fa con un programma di governo e non con la politica urlata»

E meno male che dovevano essere evitate politiche d’odio ed urlate. Basta guardare cosa va dicendo da qualche mese, verso Bersani, il Partito Democratico, ilPresidente Napolitano. Poco credibile davvero, Antonio Di Pietro.

E Fini poi? Il ‘veto’ di Vendola ‘isola’ il Presidente della Camera. Se appare impossibile un suo ritorno con Berlusconi, che fine farà?

Ultima annotazione, il leader di Sel vorrebbe ribattezzare la coalizione come ‘Polo della Speranza’. Sulla speranza siamo tutti d’accordo, sulla definizione ‘polo’ invece non credo proprio. Ricorda memorie berlusconiane con il ‘Polo della libertà’.  Meglio ‘Speranza per l’Italia‘.

Milano: paure e tasse, i proclami del centrodestra per ribaltare il risultato


Promesse di sanatorie sulle multe, accuse vergognose all’avversario. Ecco la fase ‘nuova’ della campagna elettorale della Moratti. Fomentare le paure, su immigrati, tasse, rom, droga e fare promesse assurde come quella del colpo di spugna sulle multe o sulla sospensione dell’eco-pass. Riuscirà il centrodestra a ribaltare il risultato di Milano con questi argomenti? Lo scopriremo tra sette giorni, c’è da dire che nel 2001 Berlusconi vinse cavalcando il tema della sicurezza, nel 2006 recuperò punti promettendo l’abolizione dell’Ici. Paure e tasse, proclami che allora ebbero successo. Forse però ora è arrivato il momento di cambiare…

Alleanze Pd, polemica sulle dichiarazioni di Bersani. Se si legge l’intervista però….


Da qualche ora infuriano le polemiche sul Pd, o meglio sulle dichiarazioni del segretario, con l’apertura al terzo polo e la messa in discussione delle primarie. Iscritti democratici furiosi contro la dirigenza, Franceschini “costretto” a diramare un videomessaggio in difesa della linea di Bersani.

Dalle colonne di questo blog non sono mancate critiche molto forti alla dirigenza democratica e, qualche settimana fa, anche al segretario stesso.

Questa volta però non credo sia cosi sbagliato ciò che ha detto Bersani. Nell’intervista a Repubblica ha dichiarato quanto segue:

E il Pd, entro gennaio, vuole presentare una proposta a tutte le forze di opposizione di centro e di centrosinistra che può avere anche un profilo elettorale”.
Qualè il senso di questa proposta?
“Partiamo dalla situazione che abbiamo davanti. Il governo Berlusconi punta solo a una sopravvivenza spregiudicata. Cercherà di galleggiare rapinando qualche voto, spargendo veleni come la voce di dirigenti del Pd pronti a passare con lui, mostrando quindi il volto peggiore della politica. Tutti quelli che non vogliono cedere a questa deriva devono prendersi la responsabilità di essere non solo contro Berlusconi ma di andare oltre“.
Noi ci candidiamo a presentare una piattaforma per la riforma della Repubblica, per la crescita e il lavoro”.

Nel dettaglio cosa significa?
Posso dare dei titoli. Riforme istituzionali. Riforma elettorale. Misure per la legalità e sui costi della politica. L’informazione. La riforma della giustizia per i cittadini”.

E sul fronte sociale?
Una riforma fiscale che carichi sull’evasione e le rendite alleggerendo lavoro, impresa e famiglie. Una nuova legislazione sul lavoro che affronti il dramma del precariato. Qualcosa l’abbiamo già detta: abbassare il costo del lavoro stabile, alzare quello del lavoro precario. Un pacchetto di liberalizzazioni“.

Questa piattaforma con chi la discuterete?
Con tutte le forze di opposizione, con le forze sociali. E con il Paese. A gennaio comincerò un tour delle regioni per parlare dei problemi reali. C’è un Italia che vuole cambiare”.

Nelle sue parole è scomparsa la formula Nuovo Ulivo. Di Pietro invece vi chiede un immediato matrimonio a tre. Volete abbandonare l’ex pm e Vendola?
“No. Nessun abbandono di nessun genere. Ma chi vuol discutere con noi deve accettare di confrontarsi seriamente con l’esigenza che poniamo. Quella di una riforma democratica e di una riscossa italiana che richiedono da parte di tutti una straordinaria apertura politica”.

Siete consapevoli che per allearvi con il terzo polo dovrete rinunciare alle primarie?
In nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti. Ci interessa l’obiettivo. Poi c’è un problema che riguarda soprattutto noi: le primarie per le amministrative. Possono inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile. E possono portare elementi di dissociazione dentro il Pd che non fanno bene a nessuno. Bisogna dunque riformarle”

Beh, se devo essere sincero non vedo alcuna dichiarazione scandalosa. Riassumendo cosa dice Bersani?

1. Il PD farà una proposta a tutte le opposizioni, chi ci sta ci sta. Si parte quindi da un programma sul quale poi creare delle convergenze. Cosa giustissima, non fatta ai tempi dell’Unione, in cui si misero insieme prima i partiti e poi si fece un programma in grado di essere “tollerato” da tutti.

2. Il PD non sceglie il terzo polo rinnegando Idv e SeL. Il PD si rivolge a tutti. Certo è che piu avanti andranno fatte delle scelte quando Casini dirà “O Di Pietro o me”… ad esempio. Comunque l’idea del Comitato di Liberazione Nazionale, come estremo rimedio, non è molto lontano da ciò che ho sempre proposto.

3. Le Primarie. Questo sistema è solo interno al centrosinistra ed è chiaro che se il fronte progressista stipulerà una alleanza tecnico-politica con il centro non sarà possibile riproporlo a livello nazionale. Per quanto riguarda l’ambito locale non è neanche sbagliato dire che le primarie, spesso, si tramutano in un regolamento di conti all’interno del Pd. Una volta i veltroniani votano contro i dalemiani favorendo il candidato avversario, altre volte sono i dalemiani a fare il contrario. Anche se spesso il PD perde le primarie perche presenta candidati invotabili. Un ripensamento delle primarie locali puo essere lecito, deve essere chiaro però che l’esperimento non dovrà essere abbandonato.

Colgo l’occasione per fare una riflessione ulteriore sull’istituto delle Primarie. Ritengo sia utile per creare un collegamento diretto tra popolazione e politica , credo però dovrebbe essere riservato solo alle cariche monocratiche, istituzionali (Presidente del Consiglio, Governatore regionale, Sindaco etc) e non ai segretari di Partito. Per il Segretario credo sia giusto istituire Primarie riservate solo agli iscritti, come accade in Francia o in Gran Bretagna.  Se è opportuno che tutti i cittadini partecipino alla selezione dei candidati per la carica di Sindaco della propria città, credo sia altrettanto opportuno che il Segretario di un partito venga eletto dai suoi iscritti e non da tutti gli elettori.

Vi sembrerebbe giusto che alle primarie per il sindaco di Milano potessero votare i cittadini di tutta Italia? Secondo me no. E cosi credo che l’elezione del segretario debba essere riservata a chi è nel partito.

Tornando al tema dell’articolo, non mi sento di dissentire in modo netto da ciò che ha detto Bersani. Proporre un programma a tutti non vuol dire scegliere qualcuno rispetto ad un altro. Fermo restando che arriverà un momento in cui si dovrà scegliere (non credo che Casini, Fini, Vendola e Di Pietro possano mai stare assieme). Ed allora non resterà altro che concentrarsi su una alleanza di CentroSinistra lasciando al terzo polo il compito di intercettare i delusi del Cavaliere.

La Battaglia Finale: Il CentroSinistra, una Armata Brancaleone che Bersani sta cercando di ricomporre


In questa “Puntata” si parla del Centrosinistra. Al momento non esiste una vera e propria coalizione. Dal collasso del governo Prodi, avvenuto oramai tre anni fa, le forze Riformiste e quelle Antagoniste hanno seguito strade diverse. Il risultato è stato comunque il medesimo, indebolimento collettivo delle forze progressiste.

La storia politica degli ultimi tre anni può essere riassunta cosi:

Nel  2008 Veltroni si allea con Di Pietro per risucchiare voti alla Sinistra di Bertinotti e soci. Il PD in parte ci riesce ed ottiene il 33% causando l’estromissione dal Parlamento della Sinistra Arcobaleno. Il segretario democratico aveva però fatto i conti senza l’oste, cioè il suo alleato Di Pietro che non appena in Parlamento utilizza la debolezza del PD per dettare l’agenda politica delle opposizioni.

Il piano dell’ex Pm riesce ed i consensi della Idv aumentano a scapito del Pd che capitola nelle elezioni regionali in Sardegna provocando le dimissioni di Veltroni. Franceschini, vicesegretario, prende la reggenza del partito affrontando le Europee, che vedono un calo di circa il 7% e cedendo lo scettro del comando a Pierluigi Bersani nell’ottobre 2009. Bersani porta il Pd ad un risultato deludente nelle regionali 2010, che vedono tornare al Centrodestra Lazio, Piemonte e Campania.

Nel frattempo l’area centrista dei Democratici perde pezzi. Rutelli ed altri lasciano e fondano l’Alleanza per l’Italia. Binetti passa all’Udc. Calearo, voluto fortemente da Veltroni, sembra in procinto di aderire al Pdl.

Intanto la Sinistra antagonista fa i conti con la disfatta. Rifondazione va a congresso con Vendola il pole position per la segreteria. L’ex ministro Ferrero però, grazie ad una alleanza con tutte le correnti antivendoliane, riesce a mettere in minoranza il governatore pugliese e viene eletto segretario del Prc. Vendola abbandona il partito fondando “Rifondazione per la Sinistra”, movimento che poi confuirà assieme a Sinistra Democratica ed ai Verdi in “Sinistra Ecologia e Libertà“. Rifondazione invece prosegue la linea isolazionista alleandosi con il Pdci fondando la Federazione della Sinistra.

Ad oggi il fronte progressista è quindi costituito da quattro partiti. Pd, Idv, SEL e Federazione della Sinistra. Da qualche parte giacciono i Verdi, una parte dei quali è entrata nel movimento di Vendola ed un’altra, capitanata dal kamikaze Bonelli, ancora prova a “farcela da sola”. I Radicali infine, eletti nelle liste democratiche, strizzano l’occhio a Berlusconi.

Alleanze

Questi i partiti. Il grosso problema però sono le alleanze. Se nel passato il CentroSinistra aveva quasi sempre trovato un modo per far convivere le proprie anime, oggi le cose sono diverse. La variabile impazziata si chiama Udc. Il partito di Casini, ancora isolato dal Centrodestra, fa gola a molti nel Pd. D’Alema in primis. L’alleanza con i centristi è stata sperimentata nelle passate amministrative, con alterne fortune. La convergenza con l’Udc è promossa anche dall’area centrista del Partito, capitanata da Veltroni.

In mezzo sta il segretario Bersani, il quale vorrebbe ricostruire un “Nuovo Ulivo” assieme a Di Pietro e Vendola per poi stipulare una “alleanza tecnica” con l’Udc in chiave antiberlusconi. Casini non è d’accordo e vuole una scelta tra Udc e Sinistra e Libertà.Vendola dal canto suo sarebbe favorevole ad imbarcare anche i centristi. Di Pietro naturalmente poco “ci azzecca” con Casini e soci.

Poca chiarezza come potrete capire. I Comunisti di Ferrero e Diliberto, che propongo un accordo antiberlusconi di tutte le opposizioni, stanno a guardare, ben sapendo che “cacciando” Vendola nel 2008, hanno perduto ogni attrattiva verso il loro storico elettorato, schiacciati anche dalla presenza ingombrante del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il quale ha già detto che si presenterà da solo.

Strategie

Quale strategia viene tenuta in questa fase di crisi politica del Centrodestra? Si parte dal “Governo tecnico” o di “transizione”. L’imperativo è mettere mano alla legge elettorale per scardinare il potere berlusconiano. Con un proporzionale puro, che fa gola ai piccoli partiti ed all’Udc, Berlusconi non sarebbe piu in grado di vincere da solo o con la sola Lega. I numeri in parlamento potrebbero essere raggiunti solo tramite accordi post-voto. Con l’Udc, con Fini o con il Pd. Fine della Repubblica Bipolarista. Fine di Berlusconi, forse.

I numeri per un governo tecnico però ancora non ci sono e B. farà del tutto per impedire un tale scenario. E quando dico tutto, intendo “Tutto”.

Non tutti però, nel Partito Democratico, sono per il proporzionale. I veltroniani, tanto per fare un dispetto ai bersaniani, continuano a propendere per il maggioritario anche se sanno bene che in questo parlamento non vi sono numeri per una riforma di quel genere. L’Idv poi è favorevole solo ad un governo di tre mesi, non vuole inciuci ribaltonisti con Fini e Casini.

Per non farsi mancare nulla i Democratici hanno anche perso le primarie di Milano con il candidato Vendoliano Pisapia che ha prevalso su quello del PD Boeri. E già una parte del partito di Bersani minaccia di appoggiare Albertini e di non votare per il candidato uscito dalle primarie di coalizione. I sondaggi poi sono impietosi ed inchiodano il PD al 23%, con Vendola in forte ascesa. La mancanza di chiarezza su idee e alleanze sta danneggiando il Partito che perde voti al centro in favore di Casini e Rutelli ed a Sinistra verso Vendola. Si sta tornando a quel 21% preso dal solo Pds nel 1996. Fare una fusione con i Dc, snaturare il proprio Dna per ritrovarsi poi con le stesse percentuali di 15 anni fa non è il massimo.

Nel momento in cui B. è debolissimo, l’opposizione appare quindi ancora piu in bambola. Chi per mancanza di identità, chi per voglia di distinguersi e di mettere in difficoltà l’alleato. Difficile capire come evolverà la situazione, molto dipenderà da cosa farà la Destra.

 

Congresso SeL, Vendola parla da Leader del CentroSinistra, ma oltre lui c’è il vuoto…


La frase simbolo:

«Per paura di perdere la sinistra si è persa, noi non vogliamo riesumare un cadavere, la sinistra non è una nicchia ideologica, una rendita di posizione, ma una missione per il Paes

Le proposte cardine di Nichi Vendola:

Il cuore della sua proposta “rivoluzionaria” poggia su due pilastri: il lavoro e la scuola. I precari, gli operai, la «generazione del lavoro mai», i ricercatori e gli insegnanti sono le categorie chiave della sua ricetta. «A Melfi e Pomigliano si combatte la battaglia fondativa dell’alternativa, quelli sono i cartelli stradali da cui partire per battere il berlusconismo». Il governatore si schiera «senza se e senza ma» con la Cgil e la Fiom (anche se bacchetta i fischi della platea quando dal palco vengono citate Cisl e Uil). E oggi ci saranno Epifani (applaudissimo appena viene citato dal palco) e il leader Fiom Landini a sancire il feeling col nuovo partito. A Marchionne, e a chi nel Pd lo corteggia, invia un messaggio chiaro: «Lui è la modernità? No, è solo una bolla mediatica, c’è un’idea di regressione dei rapporti sociali».

L’attacco netto alla idea di politica e di strategie compiute dal Partito Democratico:

«La destra ha vinto da quando noi la politica è diventata l’amministrazione del condominio, da quando la sinistra ha smesso di costruire un racconto alternativo. E invece noi dobbiamo ribaltare l’immaginario degli italiani». Come? Intanto facendo i conti con le paure agitate dalla Lega: «Per scalzarla non bisogna emularla o inseguirla, ma parlare di cosmopolitismo». Una sinistra a 24 carati, dunque. Che riscopre la sua identità, «dopo aver fatto i conti con tutti i nostri errori», a partire dallo stalinismo. Ma in grado di parlare a chi? «Non a una minoranza di sfigati- puntualizza – ma ai sentimenti profondi di moltitudini immense di italiani».

«La vocazione maggioritaria non è l’acrobazia che porta a splendidi suicidi. Non vogliamo perdere bene ma vincere bene»

Sulle alleanze rimane vago, come lo è Bersani. Tutti utili ma no ad alleanze larghe senza unità di intenti:

«Voglio chiedere a quelli del Family Day e alle partite Iva del Nordest, ai ceti medi, se con Tremonti sono stati meglio». E poi il Pd certo. Di Pietro, perchè «la legalità la sentiamo anche noi, ma no al plebeismo giustizialista». E i grillini. «Dobbiamo parlare, ma sapendo che il mondo è complesso e i problemi non si risolvono con l’estetica della bestemmia». Omaggio ai socialisti, «le loro idee sono una bussola per il futuro». E anche agli ex compagni Ferrero e Diliberto: «Tra noi non ci sono più risentimenti, solo sentimenti». Un Vendola ecumenico, che però avverte: «Mai più coalizioni del passato basate su un minimo denominatore, serve l’alleanza più larga possibile ma per avanzare».

In definitiva un Vendola che parla da Leader del CentroSinistra piu che da leader di un partito piccolo come è Sinistra Ecologia e Libertà. Il governatore della Puglia fornisce speranza, riscalda i cuori, tutto ciò che i dirigenti democratici non fanno. C’è da aggiungere però che oltre il cuore serve il cervello. Due punti critici: in Sinistra e Libertà, oltre Vendola c’è il vuoto. Non ci sono personalità politiche in grado di tenere il passo nè le strutture locali. Serve del tempo…. chissà se ve ne sarà.

Per altre informazioni su Sinistra e Libertà potete andare sul sito del Partito, qui.

 

Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano…


sociali

Socialisti fra il Pd e Vendola

Contro Nencini il sito di Bobo Craxi

di MARCO BRACCONI ROMA –

 Il calvario socialista non è finito. E i figli del garofano si apprestano a vivere un consiglio nazionale da parenti serpenti. Con l’incubo di una nuova scissione, se non formale, nei fatti. E una campagna che corre sul web. Lo scenario riporta alla memoria i momenti più difficili del socialismo italiano. Gli anni della diaspora che seguirono Mani pulite, e che con difficoltà erano rientrati nel 2008 con la segreteria Boselli. Ora, le tensioni riaffiorano. Il segretario Nencini vuole federarsi con Sinistra e Libertà di Nichi Vendola. Bobo Craxi non vuole sentirne parlare. Tanto da chiamare i suoi a raccolta su un sito nuovo di zecca: Socialist, il socialista clandestino. Uno strumento per contrastare una scelta definita dallo stesso Craxi “incompatibile con l’impronta politica e culturale dei socialisti italiani”. Il Partito socialista non è più rappresentato nelle istituzioni nazionali ed europee. Dopo il niet di Veltroni, è fuori dal Parlamento italiano. Fuori anche dal Parlamento europeo. Ma la cultura socialista è ancora viva. E attorno tutto si muove. Il Pd va verso il congresso, con uno dei candidati – Marino – che fa della laicità il tema dominante (e infatti incassa l’iscrizione di Beppino Englaro, storico socialista). Il centrodestra, nel quale tanti hanno trovato riparo, che non sembra più l’inattaccabile monolite del dopo elezioni. Ce n’è abbastanza per riaprire il gioco politico. Anche per chi oggi ha difficoltà a trovare copertura mediatica. Per questo, spiega Bobo Craxi, nasce il sito web. Perché internet è il solo luogo – in queste condizioni – dove una battaglia prima culturale e poi politica può darsi spazio. “C’è chi ha Red tv, noi abbiamo il socialista clandestino”, dice Bobo scherzando ma non troppo. Lui è il direttore politico, Biagio Marzo, storica figura del Psi, il direttore responsabile. Lo scopo è quello di farsi veicolo di dibattito, ma non solo. Di essere assieme fonte di notizie e forum dei militanti. Di chi – precisa Craxi – non vuole farsi portatore di una battaglia conservazione, ma “ribadendo la propria identità cerca dialogo” con chi gli è vicino. I radicali, i verdi, ma anche il Pd. Mentre il progetto federativo che Nencini porterà al Consiglio nazionale di sabato è per gli autonomisti uno schiacciamento su “una tradizione che nulla ha a che fare con noi”. Uno “smantellamento di ciò che resta della eredità politica del socialismo italiano. Sul “socialista clandestino” gli interventi si moltiplicano. Scrivono Rino Formica, Saverio Zavattieri, intervengono i giovani socialisti. Senza novità, Craxi e gli altri sabato chiederanno un congresso. Si andrà verso una sfida diretta per la conquista della leadership, sulla base di strategie e ipotesi di alleanze contrapposte. E senza escludere una separazione, l’ennesima. Che porterebbe i socialisti italiani a dividersi tra chi punterà a federarsi con il Pd e chi invece andrà con Vendola. In questo caso, Craxi, De Michelis e gli altri hanno già uno strumento. “Il sito web andrà avanti, come strumento di battaglia politica e di raccordo tra iscritti e simpatizzanti”. Un sito “clandestino”, per uscire dalla clandestinità. (9 luglio 2009)

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/socialisti-lite-web/socialisti-lite-web/socialisti-lite-web.html

Elezioni, analisi del voto :”contro la Paura può solo la Speranza”


E’ oramai passato qualche giorno dai risultati delle elezioni europee ed amministrative. Possiamo quindi tracciare un bilancio delle consultazioni. Il Centrodestra vince nettamente le elezioni locali ma non stravince le consultazioni europee. Il centrosinistra esce sconfitto da ambedue gli appuntamenti. Il Partito democratico, pur recuperando qualche punto rispetto ai sondaggi dei mesi scorsi, si attesta al 26% perdendo piu di 7 punti rispetto ad un anno fa. Va però sottolineato come nelle politiche 2008 all’interno delle liste democratiche fossero presenti i radicali, presentatisi invece da soli in questa tornata, raccogliendo poco piu del 2%.

Per le elezioni amministrative è giusto fare una premessa. Nel 2004, quando il centrosinistra fece l’en-plein in molte zone del nord, la Lega si presentò da sola al primo turno costringendo al ballotaggio molti candidati del centrodestra e storicamente il ballottaggio viene quasi sempre snobbato dagli elettori del carroccio. In questa tornata invece Lega e PDL si presentavano compatti già dal primo turno e quindi logicamente molte amministrazioni locali del settentrione sono state appannaggio del centrodestra anche per questo motivo.

Non va però sottovalutato il calo del centrosinistra che, se nella sua forma “classica”, sinistra riformista piu sinistra radicale, si mantiene su percentuali dignitose e comunque al disopra del 40%, nella versione 2008, Pd piu Idv, vede un vero e proprio travaso di voti dai democratici al partito di Antonio Di Pietro, tutto questo anche nelle regioni rosse. Il PDL diviene il primo partito sia in Umbria che nelle Marche. Ma le sorprese non finiscono qui.

La Lega Nord attraversa il “rubicone” ed ottiene risultati sorprendenti in regioni come Emilia Romagna, Umbria, Marche ed anche nel Lazio supera l’1%. La politica razzista portata avanti da Bossi,che è gradualmente passato dall’odio verso i meridionali all’odio verso gli immigrati, sta avendo successo .

Il fenomeno immigrazione, assieme alla crisi economica ed all’aumento della povertà, è la chiave di volta per poter leggere i risultati elettorali anche a livello europeo. I partiti nazionalisti xenofobi avanzano in tutta europa, dal British National Party inglese ai neonazisti tedeschi, dalla Lega Nord ai partiti xenofobi olandesi. In tutto il continente poi la Sinistra appare in crisi. Cede Zapatero in Spagna, ridotti ai minimi termini il Partito Socialista Francese (al 16%), l’SPD tedesca (20%) ed i Laburisti inglesi (16%), tanto che il risultato del PD non appare poi cosi negativo se confrontato con i grandi partiti progressisti europei.

La sintesi è breve, crisi delle sinistre, boom per la destra xenofoba, stabile il fronte conservatore. D’altronde il vecchio continente da anni fa i conti con un diffuso aumento della povertà, con la diminuzione dei diritti sociali, sempre piu a rischio in un sistema capitalistico cosi orientato al liberismo. Allo stesso tempo sono in continuo aumento le ondate migratorie delle popolazioni africane, asiatiche e dell’est europeo. Gli immigrati poi, avendo spesso un basso reddito, fanno “concorrenza” nella cosiddetta “guerra dei poveri” alle popolazioni autoctone nella richiesta di tutele sociali, spesso usufruendone a spese dei nativi, che avendo un reddito maggiore non riescono ad accedere a tali risorse. Se a questo aggiungiamo un fisiologico incremento della criminalità, che cresce esponenzialmente al degrado sociale il quale, nelle situazioni appena descritte, non puo non lievitare, ed ecco che si spiega bene il risultato di queste consultazioni.

La destra populista, addossando la maggior parte delle colpe di tutto questo all’immgrazione,  trova terreno fertile per la propria crescita. La Sinistra d’altro canto, che basa i suoi valori sulla solidarietà e la tolleranza, non puo non entrare in crisi.

In una situazione come questa, nel vecchio continente, sarà difficile poter ritrovare una Sinistra vincente prima di qualche lustro. In Europa ora domina la Paura, sentimento utilissimo alle destre. Contro la Paura, a mio avviso, la Sinistra puo rispondere solo con un altro sentimento: la Speranza.

La speranza di poter migliorare la situazione delle persone in difficoltà, di poter controllare il fenomeno della immigrazione in modo da renderlo utile al paese, di dare maggiori diritti a tutti. Prima di fare questo però la Sinistra, nelle sue varie realtà, dovrà necessariamente farsi un esame di coscienza, adattando alcuni suoi principi alla società odierna, senza snaturarsi, senza “diventare una copia della destra” perche questo non sarebbe utile a nessuno. Il compito della Sinistra del futuro sarà quello di dare Speranza ai cittadini, lanciando messaggi semplici, chiari, non ambigui e che sappiano parlare al cuore delle persone. Dovrà tornare tra la gente, riconquistandosi con sudore e fatica quel ruolo di “collegamento diretto” tra popolo e rappresentanti che in questi anni è sempre piu appannaggio delle destre populiste. Solo cosi si potrà invertire la rotta, altrimenti dovremo prepararci al peggio. Perche dalla Paura nasce l’Intolleranza e l’intolleranza produce dei risultati orribili, come abbiamo già visto in Germania piu di sessantanni fa.