Erdogan, in crisi nel suo Paese, entra in guerra contro i curdi


La follia strategica di Erdogan di aprire una guerra in Siria, per distogliere il proprio Paese dalla crisi economica e dai problemi del partito di governo, mostra tutto l’orrore. Le zone curdo-siriane bombardate, decine di vittime, il patto scellerato che rilancia l’ISIS.

La battaglia di Aleppo, popolazione allo stremo


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I Russi ed Assad sparano anche sui civili? Per abbattere l’ISIS si abbatte anche la popolazione, affamandola?

Il Post:

La situazione disastrosa e in rapida evoluzione dentro e nei dintorni di Aleppo, in Siria, ha riportato a scontrarsi tutte le principali parti coinvolte nella guerra civile siriana, per quella che potrebbe essere la battaglia più importante del conflitto iniziato cinque anni fa, e che servirà a capire se la speranza che la cooperazione tra Stati Uniti e Russia ponga fine alla guerra è un sogno irrealizzabile o meno. A nord della città – di cui il governo Assad controlla il lato occidentale e l’opposizione moderata, sostenuta dagli Stati Uniti, occupa la parte orientale dal 2012 – a causa dei continui attacchi da parte delle forze aeree e dell’artiglieria russa e siriana, l’opposizione ha perso il controllo dell’unica via di comunicazione attraverso cui otteneva i rifornimenti. La strada verso la Turchia era anche l’unica rotta da cui arrivavano gli aiuti umanitari e la sola via di fuga per almeno 250mila civili intrappolati all’interno di Aleppo, che – stando a quanto detto questa settimana dalle Nazioni Unite – sono rimasti senza cibo, forniture mediche e acqua corrente.

La situazione è così tragica che i colloqui tra Russia e Stati Uniti – avviati quest’estate dall’amministrazione Obama con l’obiettivo di coordinare le operazioni di antiterrorismo in Siria – sono stati sospesi per poter intavolare le trattative urgenti con il governo di Mosca sulla riapertura del passaggio verso la Turchia, stando  a quanto detto dagli Stati Uniti.

Interessi incrociati in Siria, e l’ISIS…


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SIRIA – La Russia bombarda i ribelli anti-ISIS per aiutare Assad. La Turchia bombarda i curdi siriani, anch’essi in lotta contro l’ISIS. Turchia e Russia sono in tensione tra loro. Gli Stati Uniti e l’Occidente sostengono i ribelli e non supportano Assad, pur riconoscendo che senza quest’ultimo non è possibile trovare una soluzione contro lo Stato Islamico. E poi ci sono Arabia Saudita ed Iran. Ogni attore in Siria combatte prima di tutto per difendere i propri interessi. Del popolo siriano, dello Stato Islamico, non interessa a nessuno.

Qui un approfondimento

Quattro cose nuove sulla guerra in Siria

Tensioni Iran-Arabia Saudita, un quadro generale


Si aggravano le tensioni tra Iran ed Arabia Saudita. L’uccisione dell’imam sciita da parte di Riyadh ha fatto esplodere le proteste davanti alla ambasciata Saudita a Teheran. Da lì l’escalation. Non pochi pensano che la mossa Saudita sia stata attuata proprio per avere una reazione esagerata da parte iraniana, più precisamente degli oppositori al Presidente riformista Rohani che ha varato l’accordo sul nucleare con le organizzazioni internazionali.

Chi si oppone a Rohani non vuole aperture ma vuole tenere isolato l’Iran ed in questo caso ha come maggiore alleato proprio l’Arabia Saudita. Pesano poi le divisioni religiose, gli iraniani sciiti contro i rivali sunniti sauditi. Una bella grana anche in chiave soluzione per Siria, Libia ed Irak

Per approfondire:

http://www.internazionale.it/notizie/2016/01/02/arabia-saudita-iran-al-nimr

Per capire meglio la rivalità Iran-Arabia ecco una ottima sintesi ‘storica’ di LIMES:

Oltre a rappresentare l’ultimo episodio nell’endemico conflitto arabo-persiano, l’uccisione del leader sciita Nimr al-Nimr da parte di Riyad segnala l’intrinseca debolezza dell’Arabia Saudita e il tentativo di testarel’equilibrio di potenza che gli americani cercano di imporre al Medio Oriente.


Di fatto un possedimento personale della famiglia regnante, l’Arabia Saudita si regge sul benessere garantito ai cittadini dalla rendita petrolifera e dall’ideologia wahhabita che legittima i Saud quali custodi di Mecca e Medina. Benché la maggioranza della popolazione sia sunnita, la provincia orientale di Al-Sharqiyya, la più ricca di giacimenti petroliferi, è abitata in maggioranza da sciiti e storicamente Riyad ne disinnesca le spinte autonomiste con un misto di repressione ed elargizioni finanziarie.


A livello internazionale il principale nemico del paese è l’Iran sciita che, erede della bimillenaria tradizione imperiale persiana, al pari di sauditi e turchi, vorrebbe dominare l’intero Medio Oriente e che Riyad accusa di sobillare proprio i sudditi di Al-Sharqiyya. Nel corso dei decenni Saud e persiani si sono scontrati per procura in numerosi teatri bellici – dall’Oman al Libano, dall’Iraq al Bahrein, dalla Siria allo Yemen – e dal 1979 Riyad ha sempre potuto contare in funzione anti-persiana sull’ombrello difensivo americano.


Il disimpegno statunitense dalla regione e l’apertura di Obama alla Repubblica Islamica, culminata nell’accordo sul programma nucleare di Teheran raggiunto lo scorso luglio, hanno minato le certezze di Casa Saud. Intenzionata ad estricarsi dagli a-strategici conflitti mediorientali per concentrarsi sull’Asia-Pacifico, la Casa Bianca favorisce l’instaurazione di un equilibrio tra le principali potenze levantine – Turchia, Israele, Arabia Saudita, Iran – che ora costringe Riyad ad occuparsi direttamente del proprio destino.

Il resto qui:

http://www.limesonline.com/la-debolezza-dellarabia-saudita-lo-scontro-con-liran-e-il-disimpegno-usa/88885

Il 2016 tra crisi internazionali, emergenze ed elezioni (USA in primis)


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Nel 2016 vi saranno molti appuntamenti importanti. Iniziando dalla politica.

Europa e resto del Mondo

La Spagna rappresenta una incognita. Germania ed Unione europea spingono per una grande coalizione PP-PSOE. Gli spagnoli però non sono abituati a tale scenario e non è detto che alla fine prevalgano altre scelte. Un governo di minoranza (popolare o di coalizione centro-destra) o un governo di Sinistra (con socialisti e progressisti sostenuti da Podemos). Il ricorso a nuove elezioni entro l’anno sembra non così scontato.

Dodici mesi di consultazioni. Elezioni presidenziali in Portogallo nel mese di gennaio. A Febbraio si darà il via alle primarie presidenziali negli Stati Uniti. Se la candidatura di Clinton appare solida, sul fronte repubblicano non è ancora chiaro chi potrà realmente prevalere tra il populismo di Trump e gli altri candidati. Sempre a febbraio elezioni parlamentari in Iran. Ad aprile tocca all’Irlanda. A giugno le presidenziali in Islanda. Poi due appuntamenti importanti. Le elezioni della Duma russa daranno il quadro della forza di Putin. A novembre infine la sfida delle sfide, le Presidenziali negli Stati Uniti decideranno il Comandante in Capo per i prossimi 4 anni. Duello Trump-Clinton?

In Europa il fronte anti-sistema sarà messo alla prova. Dal Governo Tsipras (di Sinistra) a quelli di Polonia ed Ungheria (di destra),a chi potrà far pesare i propri voti (Podemos). Gli altri (Le Pen, Salvini, Grillo, Farage) staranno a guardare. Il loro consenso sarà pari all’aumento delle emergenze (finanziaria, migratoria, sul terrorismo). E nel 2017 si vota in Francia.  Anche Angela Merkel potrebbe vivere periodi di tensioni interne, soprattutto in merito al tema immigrazione.

Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a 'Porta a Porta', il 21 gennaio 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Italia

Anche l’Italia avrà due appuntamenti elettorali importanti. Le comunali in primavera, con al voto città importanti come Roma, Napoli, Milano e Torino. E poi il referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale voluta dal governo. Due banchi di prova importanti per Renzi. Se sul quesito referendario è scontato un ampio successo, le sfide locali potrebbero riservare sorprese, soprattutto sul fronte 5 Stelle. Molti guardano a Roma. Milano sarà probabilmente appannaggio di Sala (qualora prevalga nelle primarie). Napoli altra incognita. A Torino Fassino cerca il bis. Qualora il movimento candiderà personaggi credibili, potrebbe anche averla vinta in almeno un capoluogo.

Renzi, oramai etichettato da molti come ‘neoberlusconiano’ per le politiche liberalconservatrici attuate su Lavoro (Jobs Act), Scuola e Fisco (no tasse sulla prima casa per tutti) dovrebbe aggiustare il tiro ‘coprendosi’ a Sinistra. Sarà forse l’anno delle Unione Civili, dello Ius soli e dell’inasprimento dei provvedimenti contro i reati. Chissà se questo gioverà alla sua popolarità. Una cosa è certa. Il 2016 inizia nel segno del Premier, per mancanza di avversari. Forza Italia è in disfacimento, con Verdini che recluta parlamentari ogni giorno. Berlusconi non sembra poter fare nulla per arrestare la caduta ed insegue il nuovo leader del Centrodestra ovvero Matteo Salvini. Il populismo leghista paga ancora ed i temi nazionali ed internazionali (immigrazione, sicurezza, pericolo attentati) saranno determinanti per accrescerne ulteriormente il consenso. I 5 Stelle sono ancora in fase di ‘maturazione politica’ e le amministrative potrebbero far fare loro un importante salto di qualità o arrestarne il consenso. Il resto è nulla. A Sinistra del PD c’è il vuoto. Sel, ora Sinistra Italiana assieme ad ex PD, non sembra impensierire Renzi, così come Possibile di Civati. Anche il Centro è annichilito dal decisionismo renziano. Le scelte ‘progressiste’ sui diritti civili potrebbero però consegnare qualche elettore in più ad Alfano e soci.

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Fronti caldi nel Mondo

Infine l’instabilità sui fronti caldi del Pianeta. Dalla Siria all’Iraq passando per la Libia, lo Yemen (senza dimenticare l’Egitto). L’ISIS nel 2015, aldilà degli attentati organizzati nel Mondo, ha perso terreno in Siria ed Iraq. Curdi e coalizione internazionale hanno recuperato terreno. C’è da capire come si muoverà Al Baghdadi per conquistare consenso e finanziamenti e se il fronte anti-ISIS riuscirà a trovare un accordo duraturo tra i vari attori in gioco (ribelli, Assad, Curdi, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia etc).

In Europa si temono attentati in Italia, Germania e Gran Bretagna. Il Giubileo potrebbe essere una ghiotta occasione anche se la risposta occidentale sarebbe poi inevitabile ed il tutto potrebbe assumere i contorni di una Guerra Santa tra religioni, cosa che l’ISIS non credo abbia intenzione di intraprendere (dichiarazioni di facciata a parte). Bisogna però considerare anche le schegge impazzite del terrorismo, non controllabili.

Cina e Stati Uniti rischiano di scontrarsi ‘economicamente’ nel fronte asiatico. Le manovre cinesi negli arcipelaghi Spratly e Paracel (ricchi di petrolio, gas e snodo commerciale) indispettiscono Washington che cerca alleanze nei paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia).

Sul fronte russo, se ancora ci sono tensioni per l’Ucraina e si dialoga in chiave ‘soluzione in mediorente’, nuove fonti di scontro sono in Europa. Il Montenegro aderirà alla Nato e Putin è fermamente contrario. Si profilano tensioni e piccole ripicche. Senza trascurare gli scontri con la Turchia, destinate ad inasprirsi.

In Venezuela, dopo la sconfitta di Maduro nelle elezioni parlamentari, la situazione potrebbe precipitare. Anche il Brasile non se la passa bene, con un procedimento di impeachment per la Presidente.

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Crisi umanitarie

Le crisi umanitarie non saranno assenti. Da quelle dei migranti in fuga dalle guerre (dipenderà dalla evoluzione in Libia, Siria, Iraq, Yemen, Sudan, Africa sub-sahariana) ad una possibile nuova emergenza in Nepal, devastato dal recente terremoto. Vi sono poi le emergenze umanitarie ‘dimenticate’ dai media. (El Salvador, Honduras e Guatemala su tutte, secondo Reuters) e quelle pronte ad esplodere (Congo e Burundi) o a riesplodere (Ucraina)

Accordi internazionali (e crisi finanziarie)

Alcuni accordi importanti stipulati nel 2015 (dal TTIP/TTP al nucleare iraniano, fino ad arrivare all’accordo sul clima) potrebbero avere sviluppi nell’anno appena iniziato o essere clamorosamente smentiti dai fatti o superati dagli eventi. Il prezzo del petrolio continuerà a scendere? Altre crisi finanziarie saranno destinate ad esplodere in Europa o nel resto del Pianeta?

Sport e Società

Il 2016 sarà anche un anno di Sport. A giugno gli Europei in Francia, ad agosto le Olimpiadi in Brasile. Ed a maggio si chiude la Serie A. Sarà una sfida a tre tra Inter, Juve e Napoli?

Per finire gli eventi nostrani. Facile prevedere nuovi scandali, arresti più o meno eccellenti. Inchieste più o meno clamorose. (Pensate a grandi eventi ed aspettatevi grandi casini, Giubileo in primis?). Solita cronaca nera e pollaio nei talk politici. E l’Oscar, Sanremo, Masterchef, Amici, X Factor? Chi vincerà le sfide più attese della Tv e del Cinema? Infine i lutti eccellenti. Chi ci lascerà nel 2016? Tra musicisti, attori, scrittori, economisti e politici la lista sarà composita. Nessuna previsione quest’anno però.

Pezzo lungo il mio, tante parole ma in realtà l’anno è tutto da scrivere (e da vivere). Ed il primo capitolo è già iniziato!

 

La Siria si svuota, 4 milioni di rifugiati siriani scappano dalla guerra


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4 milioni di rifugiati. Negli ultimi anni ben 4 milioni di cittadini, su 23 milioni totali, sono scappati dalla Siria. E’ come se in Italia fuggissero 10 milioni di abitanti, quanto l’intera Lombardia o Lazio e Toscana messe assieme. Capite il dramma che sta vivendo quel popolo? In queste ore abbiamo visto immagini sconvolgenti. Dai corpi senza vita chiusi in un camion a quelli portati a riva sulle coste dopo l’ennesimo naufragio. E poi le immagini di quei bimbi che urlano disperati, ai confini tra Grecia e Macedonia, genitori pronti a tutto che chiedono di ‘accettare almeno i loro figli’, per dar loro una speranza. Ed ovviamente non c’è solo la Siria da cui fuggire. Libia, Africa subsahariana su tutte.

Riflettiamo un attimo. Paesi come Siria, Iraq, Libia, ancora una volta ‘destabilizzati’ dall’Occidente, sono collassati, lasciando campo libero a bande armate, estremisti, ISIS e chi più ne ha più ne metta. Da lì l’esodo biblico di milioni di profughi che scappano dalla morte. Ecco. Non è forse quindi responsabilità dell’Occidente cercare di gestire il fenomeno migratorio dovuto a quelle guerre? Politicamente, provando a trovare una soluzione per stabilizzare quei Paesi, senza risolvere tutto con le ‘bombe’. Umanamente, gestendo i flussi e trovando una soluzione che sia tollerabile per l’Europa?

4 milioni su 23, quasi il 20% di un Paese se ne è andato, è scappato. Altro che ruspe, muri, recinti. Se non si risolve il problema alla radice, saremo travolti tutti.

NoW: Gaza, Libia, Ucraina e crisi del Grande Medio Oriente


 

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Tregua Hamas-Israele. Uno dei capitoli della Crisi del Medioriente. Alcuni dati di Limes:

Dopo cinquanta giorni di lanci di razzi palestinesi (3.700 circa) e raid aerei israeliani (4.870), oltre a qualche limitata incursione di Tsahal nella Striscia, per un bilancio di 2.138 morti fra i palestinesi (di cui il 70% civili, secondo stime Onu) e 67 fra gli israeliani (64 militari e 3 civili), è comunque possibile tracciare un provvisorio bilancio della terza guerra di Gaza.

Non si è trattato dell’ennesimo, periodico scontro israelo-palestinese, ma di un atto della vasta tragedia che sta incendiando Nordafrica, Levante e Medio Oriente, dalla Libia all’Iraq passando per ciò che resta della Siria. Un conflitto regionale che vede schierati in singolare quanto stretta alleanza Israele e Arabia Saudita – con la sua costellazione di sceiccati sunniti del Golfo, cui si è aggiunto l’Egitto del generale al Sisi, mediatore non certo super partes – contro l’Iran e i suoi riferimenti nell’area, lungo l’asse che dalla Gaza di Hamas e della Jihad islamica passa per il Libano di Hezbollah, Damasco e il ridotto alauita in Siria, per sfociare a Baghdad e nel suo retroterra sciita in Mesopotamia.

Tutto nel contesto dell’accelerata liquefazione delle già labili strutture statuali nell’area, che ha fra l’altro favorito l’emergere del sedicente “califfato” islamico a cavallo della teorica frontiera fra Siria e Iraq. Su questa scala, la nuova partita di Gaza, in sé minore, assume un senso più vasto.Ad oggi, possiamo assegnare a Hamas una vittoria ai punti.

 

La Libia è in crisi profonda. Divisa, spaccata, dilaniata da milizie pronte a tutto pur di accaparrarsi le ricchezze del Paese:

Se un Paese non ha un governo, se ha un Parlamento delegittimato, se produce un quinto della sua ricchezza potenziale, ebbene è un Paese finito. La Libia, oggi, è questo Paese. A Tripoli si combatte nei quartieri di periferia. A Bengasi sembra aver già vinto il Terrore. I nomi di città, un tempo citati per i commerci o per la memoria storica, ora vengono menzionati per identificare le milizie armate.
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Giuseppe Sarcina racconta sul Corriere della Sera la crisi politica e le battaglie tra milizie armate in Libia, a circa tre anni dalla fine del regime di Muammar Gheddafi. Complice la gestione a dir poco caotica del paese da parte delle istituzioni, deboli e delegittimate, i miliziani controllano diverse porzioni di territorio e rendono difficile lo sfruttamento dei pozzi petroliferi, la risorsa economica più importante della Libia.

Egitto ed Arabia Saudita sono accusate di aver attaccato i miliziani in territorio libico:

Negli ultimi sette giorni, Egitto ed Emirati Arabi Uniti avrebbero condotto segretamente una serie di attacchi aerei contro alcune milizie islamiste, impegnate da mesi nella battaglia per il controllo di Tripoli, in Libia, secondo un’accusa dei leader di alcune milizie libiche smentita nei giorni scorsi ma oggi confermata da fonti interpellate dal New York Times.
La notizia delle operazioni militari è stata confermata da quattro funzionari del governo statunitense, ma era stata smentita dai due paesi coinvolti che hanno negato di avere organizzato o partecipato ad attività simili negli ultimi giorni.

 

La crisi tra Palestina e Israele, le guerre civili in Siria ed Iraq, tanti tasselli di una crisi globale del medioriente:

Il Grande Medio Oriente si sta disintegrando. Dal Nordafrica al Levante e all’Afghanistan, trovare qualcosa che assomigli a uno Stato o anche solo a un numero di telefono contro cui vomitare minacce o con il quale tessere compromessi è impresa assai ardua. Le “primavere arabe” e le controrivoluzioni di marca saudita non hanno finora prodotto nuovi equilibri, ma guerre, miseria, precarietà. Valgano da paradigmi di questa Caoslandia il golpe egiziano con tentativo tuttora in corso di annegare nel sangue la Fratellanza musulmana; la disintegrazione della Libia; il massacro permanente sulle macerie della Siria; la mai spenta guerra civile in Iraq che in ultimo ha visto riemergere le tribù sunnite e i vedovi di Saddam, insieme ai jihadisti dell’Isis, inventori dell’improbabile “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi. Sullo sfondo il rischio che anche la Giordania, battuta da cotante onde sismiche, finisca per crollare.

Infine i tre massimi punti interrogativi: quanto e come potrà tenere l’Arabia Saudita, che stenta a riprendere il controllo dei “suoi” jihadisti e altri agenti scagliati contro il regime di al-Asad e gli sciiti iracheni di al-Maliki – oltre che dediti a liquidare i Fratelli musulmani dovunque siano – alla vigilia di una delicatissima successione al trono? Quale fine farà il disegno dell’Iran – o di parte dei suoi leader – di rientrare a pieno titolo nella partita internazionale sacrificando le proprie ambizioni nucleari sull’altare di un accordo con gli Stati Uniti? Per conseguenza: Obama vorrà portare fino in fondo il suo ritiro dal Medio Oriente, o sarà costretto a smentirsi per non perdere quel che resta della credibilità americana nella regione e nel mondo?

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Lasciando il mondo arabo, anche in Ucraina le cose non vanno meglio. La Russia continua a sconfinare, gli Usa si dimostrano sempre più insofferenti. Le sanzioni europee ai russi iniziano a provocare rallentamenti economici nel vecchio continente.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha annunciato che soldati russi sono entrati entro i confini dell’Ucraina, in precedenza il governo aveva nuovamente criticato la Russia, accusandola di sostenere direttamente i separatisti nell’est del paese e di avere condotto nei giorni scorsi sconfinamenti con i propri soldati. Poroshenko avrebbe dovuto partecipare a una serie di incontri istituzionali in Turchia, ma il viaggio è stato annullato in seguito agli ultimi sviluppi nel paese ed è stata annunciata una nuova riunione del consiglio di sicurezza ucraino

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha annunciato che alle 18:00 (ora italiana) ci sarà una sua riunione a New York per discutere gli ultimi sviluppi in Ucraina. L’ambasciatore presso l’ONU del Regno Unito, Mark Lyall Grant, ha spiegato ai giornalisti che “è chiaro che soldati russi si trovino ora in Ucraina”.

 

Fonti:

Egitto ed Emirati hanno attaccato in Libia?

La crisi profonda della Libia

http://temi.repubblica.it/limes/la-tregua-tra-israele-e-hamas-allombra-del-califfato/65571

http://temi.repubblica.it/limes/la-spirale-infinita-nel-caos-mediorientale/64289

In Ucraina si è aperto un nuovo fronte

Irak, il ‘Califfato’ che verrà…


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E quindi le guerre di Bush jr stanno per produrre un Califfato islamico tra Irak e Siria. Ottima strategia quella di ‘esportare la democrazia’..

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LIMES

In Iraq, l’organizzazione terroristica dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Islamic State of Iraq and al-Sham – Isis, jihadisti sunniti) ha conquistato diverse città, mettendo a rischio la stabilità del paese. La tensione è molto alta e si intravedono nuove avvisaglie di scontri settari.

Nelle ultime due settimane, Isis ha preso il controllo delle città di Mosul, Tikrit e Tal Afar, nel Nord dell’Iraq. La conquista di questi centri urbani si somma a quella di Fallujah e Ramadi, da mesi nelle sue mani. Ora l’organizzazione terroristica punta verso Baghdad.

In Iraq, gli sciiti rappresentano il 60-65% della popolazione e si concentrano a Sud della capitale, mentre i sunniti (32-37%) popolano il Nord del paese. I curdi si concentrano nella regione del Kurdistan iracheno, che confina con Iran, Turchia e Siria. Il primo ministro iracheno Nuri al Maliki (che ha recentemente rivinto le elezioni) e il partito islamico Da’wa di cui è il leader sono di confessione sciita.

Cos’è Isis

 Isis è un gruppo terrorista islamico sunnita operante in Iraq e Siria, guidato da Abu Bakr al Baghdadi, stella nascente del movimento jihadista. Il suo obiettivo è creare un califfato in Medio Oriente. L’organizzazione è nata nel 2003 dopo la caduta di Saddam Hussein con il nome di al Qaida in Iraq (Aqi) per contrastare la presenza statunitense nel paese. A febbraio Ayman al Zawahiri, leader di al Qaida, ha disconosciuto Isis considerandola troppo anarchica, in seguito a un tentativo di fusione con al-Nusrah, gruppo terroristico operante in Siria – e affiliato alla rete jihadista fondata da Osama bin Laden.