Silvio è tornato in tv, il PDL risale nei sondaggi


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Il tour de force del Caimano è iniziato. Domenica Live, Porta a Porta, Pomeriggio Cinque e Servizio Pubblico. Berlusconi torna in televisione e non si schioda da li, almeno per le prossime settimane. L’obiettivo è quello di rimobilitare il suo popolo aiutando il Pdl in difficoltà. I sondaggi sembrano, come al solito, dargli ragione:

Sondaggio del 4 dicembre                                          Sondaggio del 18 dicembre

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Come potete vedere, il PDL recupera ben 4 punti, andandoli a prendere tutti dal Movimento 5 stelle. I due elettorati sono quanto mai contigui.

Un altro paio di settimane di sovraesposizione mediatica ed il Pdl potrà sfondare quota 20%. L’alleanza con la Lega e la Destra garantirà una base di partenza della coalizione vicina al 30%. Il Centrosinistra sembra ancora lontano ma non si sa mai.

Berlusconi sotto assedio, l’unica ‘rischiosa’ soluzione per rinascere…


Non bastassero le inchieste della magistratura, i sondaggi in picchiata, la ‘scomunica’ della CEI, l’insofferanza della base leghista e la crisi economica sempre piu evidente, Silvio Berlusconi si trova di fronte anche ad alcuni problemi ‘interni’. L’avviso di ‘sfratto’ gli è stato dato dalla ‘sua’ classe di appartenenza e cioè gli industriali, stanchi del Governo del ‘non fare’. A questo aggiungiamoci la battaglia con il Ministro dell’Economia ed il malcontento che serpeggia nel Pdl. Proviamo a ricapitolare i tre fronti aperti:

Tremonti:

Continua la ‘guerra’ tra il Premier ed il Ministro del Tesoro. Dopo la pace armata di qualche giorno fa, che ha scongiurato le dimissioni dell’inquilino di via XX settembre, i due sono tornati a scontrarsi sulla nomina del futuro Governatore di Bankitalia. Saccomanni, vice di Draghi, è sponsorizzato dal Cavaliere. Grilli, membro del Tesoro, è sostenuto da Tremonti e Bossi.

Che vi sia ancora battaglia tra Berlusconi e Tremonti lo dimostra la pubblicazione di una nota del Ministero dell’Economia in cui, in pratica, si mette a conoscenza il paese della Legge ad personam (l’ennesima) utilizzata dal Premier per non pagare una multa salatissima comminata a Mondadori:

Il Fatto Quotidiano. Oggi l’Agenzia ha fornito alla Commissione finanze del Senato una nota … sull’adesione delle imprese alla “leggina” varata tra tante polemiche a marzo 2010, quella che permette alle imprese con liti pendenti col Fisco da oltre 10 anni di patteggiare pagando soltanto il 5% del valore del contenzioso. E la nota ha confermato quanto si sospettava: che la Mondadori non affronterà il terzo grado di giudizio e non pagherà i 173 milioni di euro pendenti ma soltanto 8,7 milioni.Le altre 66 società aderenti alla procedura di definizione delle controversie, tutte insieme, non totalizzano oltre 4,3 milioni.Briciole rispetto alla Modandori che pesando da sola per 2/3 dell’ammontare condonato, fa la parte.

Ma quel documento è anche l’ennesima conferma che tra il ministro Tremonti e Berlusconi è guerra totale e senza elusione di colpi. Non può sfuggire, infatti, la coincidenza temporale tra l’arrivo del documento dell’Agenzia, che dal ministero dell’Economia dipende, e la deflagrazione dello scontro tra ministro e premier.L’interrogazione in questione è rimasta infatti nel cassetto per un anno. Difficile credere che sia un semplice caso, una coincidenza. Molto più verosimile che si tratti di un segnale del ministro, ormai asserragliato dal Pdl, sul quale la maggioranza sta cercando di scaricare le colpe della crisi e dell’incapacità di tamponarla.

Confindustria

Marcegaglia è sul piede di guerra e minaccia di ritirarsi dal tavolo di trattativa sulle Riforme:

Reuters. La presidente della Confidustria ha ricevuto dalla giunta degli industriali una delega per decidere se abbandonare i tavoli a cui siede con il governo e le altre parti sociali se non arriveranno decisioni concrete per rilanciare il Paese.

“Parlo come Confindustria e non per le altre associazioni. Nell’ultima giunta ho avuto la delega a portare avanti proposte con le altri parti sociali e a me, quindi solo a me, anche la delega per valutare se lasciare i tavoli del governo”, ha spiegato la Marcegaglia che ha comunque ribadito che occorre fare presto.

“Se lo spread con i Bund continua su questi livelli ci sarà una restrizione del credito. Non c’è più tempo: è necessario fare subito le riforme”, ha detto.

Fronde interne nel PDL:

Santo Versace, deputato eletto nel 2008, ha lasciato qualche giorno fa il partito in aperta polemica con la classe dirigente e lo stesso Presidente del Consiglio:

Corriere. «L’ ho visto da dentro, come funziona, il Pdl. Pensano a loro, ai loro interessi. Prenda anche ciò che è accaduto l’ altro giorno…». …« quando a Montecitorio c’ era da votare la sfiducia al ministro Romano...». …« gli ordini, perché nel Pdl si procede per ordini, gli ordini erano di salvarlo, di votare contro la sfiducia, di continuare a fargli fare tranquillamente il ministro della Repubblica….«Nonostante l’ ombra tremenda di Cosa Nostra, certo. E infatti io che ho fatto? Non mi sono presentato…«Perché mi avevano chiamato amici da Palermo, e da Catania, e persino da Siracusa: tutti imprenditori e non comunisti forcaioli, tutta gente che ha sempre votato per il centrodestra e che però mi diceva: no, Santo, non potete farlo restare lì Saverio Romano, nel Consiglio dei ministri...»

«Ci sono almeno altri venti deputati che se alle parole che dicono in privato facessero seguire i fatti, potrebbero lasciare il partito non domattina, ma tra cinque minuti». Per fare cosa? «Guardi, dentro il Pdl c’ è un sacco di gente che comincia a pensare che non si possa più restare legati mani e piedi a Berlusconi e al suo destino… Detto che ha 75 anni, e che a quell’ età potrebbe tranquillamente andarsene in pensione, detto questo, molti parlamentari del Pdl, e tra loro anche personaggi autorevoli, si sono ormai convinti che sia necessario andare a un governo di emergenza nazionale, di solidarietà nazionale».

I dissidi nel partito del Premier non si fermano a Versace. Anche Beppe Pisanu potrebbe lasciare presto il partito e con lui una decina di senatori. Una emorragia tale da mettere a rischio la sopravvivenza dell’esecutivo stesso:

Corriere.«Il governo cadrà al Senato». La profezia ha preso a girare a Palazzo Madama, la Camera che in questa legislatura è rimasta più defilata rispetto all’ arena di Montecitorio….
Forti di analoghe convinzioni un drappello di dodici «preoccupatissimi» senatori del Pdl, amici di Beppe Pisanu, si sono dati appuntamento all’ ora di pranzo di martedì 20 settembre nella saletta riservata del ristorante «La Capricciosa»… Ad ascoltare e rimuginare sul da farsi c’ erano, tra gli altri, gli scajoliani Franco Orsi e Gabriele Boscetto, i toscani Paolo Amato e Massimo Baldini, il piemontese Valter Zanetta e il veneto Paolo Scarpa Bonazza Buora. Ma il punto di riferimento della compagine, che con grandissima cautela sta lavorando per allargare il gruppo dei «ribelli», è Giuseppe Saro…

Il senatore Augello la mette così: «Berlusconi non deve sottovalutare questi segnali, perché nel medio periodo potrebbero arrivare sorprese sgradevoli».

E’ di ieri poi la notizia del milione e duecentomila firme depositate per il Referendum contro il Porcellum. Se la Consulta darà il via libero, a primavera saremo chiamati a votare per abolire la legge elettorale piu schifosa di sempre, quella che permette ai segretari di partito di nominare i propri parlamentari, ledendo il nostro diritto di scelta. Visto il clima di sfiducia verso la classe dirigente, l’esito della consultazione è scontato come molto probabile sarà il raggiungimento del quorum. A quel punto, in caso di vittoria del Si, il Governo sarà letteralmente travolto dagli eventi e non pochi pensano ad elezioni anticipate al 2012 proprio per evitare il Referendum.

Dissidi interni, guerre tra Ministri, inchieste, scomuniche, sfiducia di tutti i settori produtti e sociali e dell’Europa, discredito internazionale, insofferenza del Quirinale, difficoltà sempre piu evidenti con una parte della Lega. Silvio Berlusconi è sotto assedio. Non ha alcun punto a suo favore. Nessun Premier avrebbe potuto resistere in una situazione di questo tipo, solo grazie agli immensi interessi politico-mediatici il Cavaliere riesce ancora ad occupare gli uffici di Palazzo Chigi.

L’unica chance rimasta è quella del potere mediatico. Ha fatto cacciare Saviano, Santoro e Dandini dalla Rai. Minzolini continua a fare editoriali in suo favore al Tg1, Ferrara svolge il suo lavoro in modo certosino.

Come riuscirà a sopravvivere politicamente un personaggio cosi evidentemente logorato? Non so dare una risposta netta a questa domanda, credo solo che se qualcuno può farcela quello è Silvio Berlusconi. Anche se, perso il sostegno di Confindustria e Vaticano, la sua leadership è davvero indebolita e solo il suo immenso potere economico-mediatico riesce a tenerlo a galla. Per quanto non è dato saperlo.

Una ricetta per uscire dal tunnel, rischiosa ma percorribile

Una soluzione plausibile potrebbe essere quella di andare ad elezioni anticipate nel 2012 per far slittare di un anno il Referendum elettorale. Con la legge vigente il pallino dei nominati spetterebbe ancora ai segretari di partito ed i partiti stessi sarebbero costretti ad alleanze di coalizione per prendere il premio di maggioranza della Camera e quelli regionali del Senato.

Con la crisi economica sempre di attualità forse l’unica chance per il Premier è acconsentire allo scoglimento anticipato del Parlamento, andare ad elezioni come candidato dell’asse Lega-Pdl e poi, in caso di probabile sconfitta, restare a ‘guardare’ cosa succede.

Il Centrosinistra, possibile vincitore alla Camera, quasi sicuramente non avrà i numeri al Senato e quindi il Pd dovrebbe cercare consensi in Parlamento per la nascita di un Governo che vada oltre Di Pietro e Vendola , imbarcando buona parte del Terzo Polo. Non è detto che riesca una manovra di questo tipo, Idv e Sel potrebbero non essere d’accordo e quindi nella partita potrebbero rientrare anche Pdl e Lega, magari per un governo di larghe intese.

Quanto potrebbe durare un esecutivo del genere? Qualche mese, un anno? un paio d’anni? Forse di piu se i Superpoteri forti (Vaticano e Confindustria) vorranno, molto poco se invece prevarranno altri fattori. In tutto questo, Berlusconi, resterebbe alla finestra, cosi come ha fatto durate l’intermezzo Prodiano del 2006-2008.

Certamente le difficoltà per il Cavaliere sarebbero molte. Innanzitutto dover affrontare i dissidenti interni, da sterilizzare però con elezioni primarie che il Cavaliere potrebbe vincere a mani basse (buona parte degli elettori Pdl sono berlusconiani e lo resteranno fino alla morte).

Poi c’è il fronte giudiziario, dal quale non avrebbe piu protezioni, non essendo Presidente del Consiglio.  C’è da dire che dei cinque processi in cui è imputato, alcuni cadranno in prescrizione, altri arriveranno a sentenza definitiva entro 3 anni e quindi, pur momentamente fuori da Palazzo Chigi, avrebbe ancora del tempo per poterli annichilire.

D’altro canto un breve-medio periodo all’opposizione dovrebbe giovare alla logorata alleanza Pdl-Lega. Il primo sarebbe impegnato a condannare i provvedimenti lacrime e sangue del Governo, i secondi tornerebbero quel partito di lotta che tanto aveva fatto battere forte i cuori dei ‘padani’.

Quando poi le polemiche, quasi scontate, cominceranno a sfibrare l’esecutivo di emergenza nato dalle elezioni ecco che il Cavaliere potrebbe riproporsi come il ‘nuovo’, con un nuovo patto e magari imbarcando qualche nuovo soggetto politico.

Anno 2014, Berlusconi nuovamente in campo per le elezioni, magari con una campagna elettorale ispirata al 1994, in un crescendo di celebrazioni per il Ventennio Berlusconiano? Non lo credete possibile eh? Lo spero anche io ma non lo escluderei del tutto.

Quando si ha a che fare con l’Unto dal Signore il Miracolo della Resurrezione è sempre dietro l’angolo.

Rivelazioni Wikileaks potrebbero “danneggiare” Berlusconi. Mentre i sondaggi danno il sorpasso del PD sul PDL!


Sembra che i documenti avuti da Wikileaks e di prossima pubblicazione potrebbero trasformarsi in una nuova grana per il Premier. In piu i sondaggi risultano davvero negativi. Il PD al momento potrebbe essere il primo partito del paese. Wow.

Da Dagospia

sono un uragano con cui la diplomazia di Washington scodella senza tanti ghirigori di penna fatti e fattacci e business personali di Berlusconi attraverso le aziende a partecipazione statale. Cioè: Finmeccanica, Eni, Enel.

L’imperialismo americano non ha infatti mai digerito l’autonomia affaristica di Berlusconi. Anzi, si è sempre più mostrato incazzoso per i rapporti strettissimi – attraverso Finmeccanica, Eni, Enel – del Nano di Arcore con la Russia di Putin (il gasdotto Southstream), la Turchia di Erdogan (aerei ed elicotteri), la Libia di Gheddafi (dalle autostrade alle armi), perfino per le relazioni legate all’energia con lo stato del Montenegro.

E si sussurra che nella corrispondenza diplomatica che verrà svelata nelle prossime ore ci sia, nero su bianco, la ragnatella di affari personali del nostro amatissimo premier…..

…..

PS. Il Banana oggi grida “al voto! al voto!” ma è tutta una ammuina. I sondaggi della brava Ghisleri sono paurosi per il Pdl: dal 24,5% di tre settimane fa è crollato al 22,3, mentre la Lega balza al 13,6%. E da parte sua il Pd galleggia intorno al 23%. Quindi, anche con questo sistema-porcata elettorale che premia il partito col maggior numero di voti, il centro-sinistra unito contro il Nano potrebbe farcela.

Ecco perché Letta si sta facendo in dodici per riuscire a far entrare Casini nel governo

La Battaglia Finale: Il Centrodestra, tra divisioni e nuovi poli…


Nella prima “puntata” avevamo fatto una discussione generale sul rischio di una nuova vittoria di Berlusconi in possibili elezioni anticipate. Oggi ci concentriamo sulle strategie politiche dei partiti e delle coalizioni presenti in parlamento e nel paese.

Cominciamo dal CentroDestra.

E’ oramai chiaro che Fini e Berlusconi difficilmente potranno mai tornare alleati in una coalizione. Il governo sopravvive aggrappato alla voglia dei vari “attori” di non “rompere per primi”. Ogni giorno però cambiano gli scenari , se oggi si dice che sono “scongiurate elezioni anticipate”, domani si torna a ventilarle grazie alla dichiarazione di un finiano, piuttosto che di un leghista o di un berlusconiano. Una situazione di questo genere è di difficile gestione e soprattutto di breve durata.

Il nodo su cui verranno al pettine le ambiguità della coalizione di governo potrebbe essere la Giustizia. Berlusconi parla a giorni alterni di una “commissione di inchiesta su certi PM” e sulla necessità di variare un nuovo provvedimento sulle intercettazioni. I finiani rispondono picche, continuano a richiedere modifiche alla proposta di riforma della Giustizia e non sono d’accordo sul progetto di legge del nuovo Lodo Alfano Costituzionale.

Nel frattempo Berlusconi continua a temere la magistratura. A dicembre la Consulta potrebbe bocciare il Legittimo Impedimento, procedimento tramite il quale il Premier è riuscito a posticipare l’appuntamento con i suoi processi. In caso di bocciatura, per il Cavaliere inizierebbe il conto alla rovescia verso la sentenza del processo Mills, in arrivo nei primi mesi del 2011, magari in piena campagna elettorale qualora vi siano elezioni anticipate.

L’estate è stata scandita dallo “scandalo” della casa di Montecarlo che ha coinvolto Fini e che si è definitivamente sgonfiato qualche giorno fa con la richiesta di archiviazione per l’indagine. Da qualche ora si è aperto il “fronte Ruby”, con la minorenne forse coinvolta in festini a luci rosse nei palazzi del potere. Le nuove inchieste potrebbero far capitolare anticipatamente le cose.

Intanto però le “tre” gambe del Centrodestra hanno davanti alcune strade da percorrere, vediamole assieme:

PDL

Il Governo è in calo di consensi, cosi come il Premier. I dissidi interni alla maggioranza non piacciono agli italiani e penalizzano il Centrodestra. Il PDL è dato attorno al 28-29%, sotto al trenta per cento e ben lontano dalle cifre di due anni fa. Dopo l’addio dei finiani il partito è scosso da polemiche interne, che nascono dalle amministrazioni locali ed arrivano sino ai coordinatori nazionali. Berlusconi pensa ad un azzeramento dei vertici nominando un coordinatore unico al posto del trio Bondi-La Russa-Verdini. D’altronde le numerose inchieste giudiziarie che vedono coinvolti elementi di primo piano del partito non aiutano. In Sicilia ci sono addirittura due PDL, con Miccichè pronto alla guerra contro Schifani ed Alfano.

In questi giorni, sull’onda del movimento repubblicano del Tea Party, in quel di Palazzo Grazioli si pensa di affidare alla sottosegretaria Daniela Santanchè un ruolo simile a quello di Sarah Palin, cosi da intercettare i voti degli ultraconservatori.

Per il PDL le elezioni politiche anticipate sarebbero sinonimo di indebolimento, in favore della Lega. D’altro canto il potere mediatico di Berlusconi, unito ai suoi soliti “colpi di teatro”, potrebbero garantirgli una nuova e “definitiva” vittoria.

Lega Nord

Sui leghisti c’è poco da dire. La crisi del Pdl, nata dallo scontro Berlusconi-Fini e continuata con le polemiche interne, non fa altro che avvantaggiare il partito di Bossi. In tutto il Nord alla flessione del Popolo delle Libertà corrisponde un incremento della Lega Nord che ad oggi è il primo partito in Veneto e potrebbe diventarlo anche in Lombardia. Anche nel Centro italia crescono le percentuali del movimento, rubacchiando quà e là, sempre nel campo del Centrodestra.

In definitiva quindi a Bossi e soci converrebbe andare ad elezioni anticipate. In questo modo potrebbero “passare all’incasso” aumentando voti, seggi e “potere”. Potere che hanno gia ampiamente dimostrato di avere e di sapere esercitare, basta vedere le leggi “populiste” varate dal governo nei mesi scorsi . Il rovescio della medaglia, in caso di elezioni nel 2011, sarebbe l’ennesima bugia sul “Federalismo”. Ancora mancante, malgrado fosse la stella polare del Carroccio.

Futuro e Libertà

I finiani non vedono di buon occhio le elezioni. Non sono pronti ne dal punto di vista territoriale ne dal punto di vista delle strategie politiche. Tutto passa dalla riforma della legge elettorale, da fare con questo o con un altro governo, qualora ve ne siano i numeri. Nel caso di una nuova legge proporzionale, Fini potrebbe correre da solo e verificare poi in Parlamento la possibilità di fare alleanze.

In caso di elezioni con la legge vigente sarebbe inevitabile, per non sparire, una alleanza di coalizione. Scartando a priori il centrodestra berlusconiano ed il centrosinistra, rimane solo Casini, magari attorniato da Rutelli, Lombardo e da qualche altro cespuglio. Rimane difficile capire come certe posizioni liberali di Fini (vedi immigrazione, fecondazione assistita ad esempio) possano coabitare con il conservatorismo dell’Udc. Ma il Presidente della Camera, negli ultimi anni, ci ha abituato a giravolte notevoli e quindi nulla è scontato su questo fronte.

Al momento dunque Futuro e Libertà non puo e non vuole andare ad elezioni anticipate. Il partito di Bocchino e soci potrebbe comunque avere qualche carta  a suo favore. La crisi del PDL infatti sembra avvantaggiare i finiani. Nelle varie amministrazioni locali sembra esserci un vero e proprio travaso di eletti e dirigenti in direzione del partito dell’ex leader di An. Anche al Senato si vocifera di prossimi “acquisti”, i quali consentirebbero a Fli di essere determinante, anche a Palazzo Madama, per un eventuale nuovo governo post-berlusconiano.

Concludendo pubblico un sondaggio dell’IPSOS, divulgato a Ballarò nei giorni scorsi:

Come vedete se si sommano le due principali coalizioni possiamo vedere come il CentroSinistra costituito da Pd-Idv-SeL arrivi al 38.6% avvicinandosi a quel 41.3% frutto della somma di Pdl, Lega e la Destra. Meno di tre punti sono statisticamente equivalenti allo zero. Se peraltro al centrosinistra aggiungiamo anche il 2.3 dei Comunisti il pareggio è vicino.

Naturalmente sono numeri campati in aria, che non tengono conto delle coalizioni “vere” che si presenteranno alle elezioni. Ne è dato sapere quale legge elettorale regolerà le prossime consultazioni elettorali. Questi i dati, comunque.

Nel prossimo numero, il CentroSinistra.

La Battaglia Finale: Berlusconi e Bossi contro il “resto del Mondo..democratico”


Ci siamo,

amici ed amiche stiamo per assistere alla battaglia finale. Lo scontro definitivo tra le forze populiste e quelle democratiche. Berlusconi e Bossi contro il “resto del mondo“.

Non lasciatevi ingannare dalla “pax” siglata giorni fa tra i finiani ed il resto della maggioranza. E’ solo un  gioco delle parti per evitare di essere tacciati come i fautori della rottura. Nessuno vuole rimanere con il cerino in mano, è questa la frase che si sente ripetere recentemente da vari opinionisti e commentatori politici. E’ vero. Berlusconi e Fini non vogliono essere i primi a rompere. In mezzo c’è la Lega, sempre piu irrequieta e che accarezza il ritorno alle urne per fare “bottino pieno” nel Nord.

Il gioco continuerà per altre settimane ma il destino è certo. Il governo ha i giorni (o i mesi) contati. Lo si capisce anche dalle dichiarazioni dei leader. Berlusconi rilancia per il processo breve ed il ddl intercettazioni. Fini stoppa entrambi i provvedimenti. Quanto potrà durare? Si dice che entro ottobre potrebbe esplodere la crisi, in modo da andare al voto a gennaio ed evitare al Premier, in caso di bocciatura del legittimo impedimento da parte della Consulta, una condanna nei processi in corso proprio durante la campagna elettorale.

E’ chiaro comunque che ben presto i nodi arriveranno al pettine. Sarà crisi ed in quel momento si scopriranno le carte. Si vedrà chi, anche tra il Pdl, vuole andare al voto e chi vuole prima cambiare la legge elettorale garantendosi per qualche altro mese lo “stipendio” da parlamentare .

Non sò quante possibilità ci siano, al momento, per un governo alternativo che metta mano al sistema elettorale. Vedremo con il passare del tempo quanti si aggregheranno a Futuro e Libertà e quanti rimarranno fedeli al Premier.

L’ipotesi piu concreta è che si vada ad elezioni anticipate subito dopo la caduta del Governo. In quel caso, molto probabilmente, avremo tre poli contrapposti. Berlusconi e Bossi, Fini-Casini-Rutelli e Lombardo ed il CentroSinistra.

I sondaggi danno Berlusconi ancora vincente, con una maggioranza alla Camera e forse anche al Senato. Sapete cosa comporterebbe uno scenario di questo tipo? Sarebbe la vittoria finale, il match point, il punto decisivo e definitivo per trasformare la Repubblica Italiana in una Repubblica Berlusconiana.

Il perche ve lo spiego subito. Nel caso Berlusconi vinca le elezioni anticipate del 2011 è automatico che la sua maggioranza eleggerà il prossimo Capo dello Stato, in scadenza nel 2013. Il Presidente della Repubblica nomina 5 dei 15 giudici della Corte Costituzionale.

Sino ad oggi  la Presidenza della Repubblica e la Corte hanno piu volte respinto le assurde proposte approvate dalle varie maggioranze di Centrodestra. Ne potrei elencare tante ma non lo faccio per carità di patria.

E’ chiaro quindi che in caso di vittoria nel 2011, entro pochi anni sia la Presidenza della Repubblica sia la Corte sarebbero orientate verso il populismo di Berlusconi e Bossi, pronti a firmare ed approvare qualsiasi legge populista il Parlamento deliberi. Sarebbe la fine della Repubblica per come la si è vista dalla fine del Fascismo ad oggi. Nascerebbe qualcos’altro. E non sarebbe a mio avviso qualcosa di buono.

Si sta quindi per celebrare la Battaglia Finale tra due mondi, quello di Berlusconi e Bossi e quello delle forze che credono nella libertà di stampa e nel rispetto dell’avversario. Chi vincerà? Quale sarà il ruolo di Beppe Grillo, quali le alleanze? Candido seguirà passo per passo l’evolversi della situazione. Sino all’epilogo, anche se sarà quello piu temuto. Lo faremo analizzando le strategie prossime venture, le posizioni dei vari partiti e le mosse dei leader, coadiuvati da sondaggi ed articoli di vari siti di informazione.

Stay tuned….