Investitori esteri in fuga e Salvini cerca la rottura prima di essere abbattuto dallo spread


Quattro indizi che ci fanno capire cosa accadrà da qui a qualche mese:

1. Negli ultimi mesi si sta verificando una fuga degli investitori esteri dai titoli di stato italiani
2. Il governo continua a minacciare l’UE senza avere la forza per poterlo fare
3. Giorgetti ha più volte detto che si teme l’avvio di una forte speculazione finanziaria tra settembre ed ottobre, durante il varo della finanziaria
4. Salvini alza sempre più il tiro contro tutto e tutti in merito ai migranti, cercando palesemente la rottura con parte dei 5 stelle e con il capo dello stato

È abbastanza chiaro come il leader della lega stia cercando di mandare in crisi il governo prima che il governo venga abbattuto dalle turbolenze finanziarie o sia costretto ad accantonare le promesse irrealizzabili di flat tax e nazionalizzazioni varie.

Rompere prima di essere sbugiardato. Gli riuscirà? Vedremo.

Spread e disoccupazione, i numeri ‘finti’ più importanti di quelli reali


Disoccupazione-giovanile

Tre anni fa avevamo lo spread a 400 punti e la disoccupazione giovanile al 30%. Oggi lo spread è a 110 e la disoccupazione al 44. Cala un numero scritto su una tabella frutto di calcoli irreali, aumentano la disperazione e l’ansia di ragazzi e ragazze in carne ed ossa , con una vita vera, con sogni e speranze sempre più flebili.

Non sono un esperto di economia ne tanto meno un fanatico di statalismo, ideologie passate, credo però che qualcosa, negli ultimi trent’anni, sia andato storto. La vita è quella vera, fatta di persone e non quella fatta da numeri su una calcolatrice o giudizi di una agenzia di rating.

‘Monti anche nel 2013’, il ricatto delle Agenzie di rating


Dopo averci tormentato per mesi, declassando banche, titoli ed istituzioni, le agenzie di rating orano ‘dettano legge’ anche a livello politico, direttamente. Moody’s e Fitch fanno capire che per il ‘salvataggio’ dell’Italia è indispensabile che Monti rimanga premier anche dopo le elezioni 2013. Un ricatto vero e proprio. Pronte a declassarci se sceglieremo un governo democraticamente eletto dal popolo ed espressione di una coalizione politica ‘vera’ ?

Fonte. Secondo gli analisti di Moody’s, la crisi del debito europeo è solo a metà strada “nel miglior dei casi” e Paesi come la Grecia e l’Irlanda potrebbero richiedere fino al 2016 per completare il loro programma di risanamento dei conti. Tutt’altro discorso per l’Italia che, al pari di Spagna e Portogallo, potrebbe uscire dall’attuale recessione entro la fine dell’anno prossimo se saprà applicare le riforme messe in cantiere sinora.

Per mesi le agenzie americane hanno ripetutamente declassato e attaccato il sistema Italia contribuendo così alla nostra instabilità economica e politica. Ora che si avvicinano le elezioni politiche, si preparano a scendere in campo e a tirare la volata a un secondo governo guidato dal Prof.

Fitch lo dice chiaramente: Monti deve restare a Palazzo Chigi.

L’attuale governo italiano ha tantissima credibilità e Monti deve fare progressi il più velocemente possibile per creare una certa luce in fondo al tunnel”, ha spiegato il direttore operativo di Fitch David Riley alla televisione di Bloomberg sottolineando come i rischi della fine del suo governo siano maggiori dei problemi dell’economia.

Lo ‘spread’ si impenna e sfonda quota 500, i mercati vogliono Monti anche nel 2013


Oramai non siamo piu un paese sovrano. Se lo scorso anno lo ‘spread’ ha fatto fuori il Cavaliere, ora è il turno delle coalizioni politiche. I Mercati poco gradiscono la possibilità che tra 8 mesi vi sia un governo diverso da quello odierno e stanno mostrando tutto il loro nervosismo. Vogliono Mario Monti anche il prossimo anno o ci terranno sulle spine sino a quando i partiti non cederanno. Siamo ridotti a questo?

Male le borse, lo spread cresce. Davanti alle pressioni dei mercati si fa più forte l’ipotesi di un nuovo governo Monti che passi per la candidatura dell’attuale premier sostenuto da Pd e Udc in caso di elezioni anticipate in autunno. Il presidente della Repubblica gradisce l’ipotesi. L’unico da convincere resta il segretario del Pd. E con lui i sostenitori delle primarie, che nonostante le promesse verrebbero sacrificate sull’altare del Monti bis, sostenuto anche da una lista indipendente nata nel segno della continuità con l’attuale esecutivo. Monti, da Mosca, si affretta a smentire. “Dal 2013 sarò solo senatore a vita”.

Veltroni ed i suoi, montiano di ferro, vorrebbero far rimanere il Professore a Palazzo Chigi anche il prossimo anno. Come fare? Con una nuova legge elettorale proporzionale, legge che seppellirà per sempre l’alleanza di Vasto e che relegherà il PD a comprimario di una coalizione politica con Destra e Centristi.
Un incubo.

Lo ‘spread’ francese scende, una analisi che spiega il perchè..


Su Il Post c’è un articolo molto interessante in relazione alla crisi finanziaria. Se, sino a qualche settimana fa, si temeva che la Francia potesse fare la stessa fine di Italia e Spagna, ora si nota una inversione di tendenza sui tassi per i buoni del tesoro francesi. Lo ‘spread’ francese sta scendendo. Perche? Ecco l’analisi proposta dal sito:

Pochi giorni fa, il Wall Street Journal notava che, mentre tutti si concentrano sugli spread italiani e spagnoli e sui rendimenti negativi dei titoli tedeschi e olandesi (rendimenti negativi significa che, comprando un titolo di stato, alla sua scadenza si riceve meno dei soldi sborsati per comprarlo), in pochi hanno commentato il crollo nel rendimento dei titoli di stato francesi e belgi.

Fino a qualche mese fa, secondo gli analisti, Francia e Belgio avrebbero dovuto fare la fine di Spagna e Italia. Cioè avrebbero dovuto avere spread in aumento, difficoltà a finanziarsi sui mercati finanziari, aumento delle tasse per pareggiare le entrate e quindi una nuova recessione. Sorprendendo quasi tutti negli ultimi mesi, i titoli di stato francesi e belgi si sono accodati ai rendimenti di quelli di Germania e Olanda.

Ad esempio, i titoli biennali francesi oggi rendono lo 0,12% (e i titoli decennali hanno uno spread su quelli tedeschi stabile intorno ai 100 punti base). I titoli biennali belgi rendono appena di più: lo 0,24%. Per fare un paragone, i titoli biennali spagnoli oggi rendono il 5,75%.

Eppure le economie di Belgio e Francia sono molto lontane da avere i brillanti risultati dell’economia tedesca.

La Francia ha perso sei mesi fa la sua storica tripla A. Per il 2012 si prevede un rapporto deficit/PIL (cioè quanto lo stato spenderà più di quanto incassa in rapporto al PIL) intorno al 4,5% (in Italia le previsioni sono del 2,6%). La Francia nel 2012 sostanzialmente non crescerà, visto che le previsioni, ribassate a luglio, prevedono un aumento del PIL dello 0,4%. La disoccupazione arriverà quasi al 10% a fine 2012 (in Germania è a poco più del 5%) mentre la disoccupazione giovanile ha già oltrepassato la soglia del 20% (in Germania è alla metà). Il nuovo governo di Hollande intanto ha annunciato nuove tasse, soprattutto sui più ricchi. Tasse che, secondo gli analisti, avrebbero dovuto spaventare i mercati.

Il Belgio va ancora peggio. Nel 2012 per la prima volta nella storia il suo debito pubblico arriverà al 100% del PIL (un livello “italiano”, visto che il nostro debito pubblico è al 120% del PIL). La causa principale, scrive il WSJ, è il secondo salvataggio che il governo dovrà effettuare nei confronti della banca franco-belga Dexia, parzialmente nazionalizzata a fine 2011. La crescita del paese è ferma, mentre la disoccupazione arriverà a fine 2012 all’8%.

Il fatto, spiega un analista al WSJ, è che oramai non stiamo più assistendo a un fenomeno di ”fuga verso la sicurezza” (quei momenti di grave incertezza sui mercati in cui ci si rifugia acquistando soltanto obbligazioni di paesi ritenuti invincibili), ma di “fuga verso la sicurezza relativa”. In altre parole, con i titoli tedeschi che praticamente non fanno guadagnare più nulla e con la Banca Centrale Europea che ha abbassato allo 0% il tasso con cui remunera i depositi “overnight” (cioè che durano una notte soltanto), gli investitori stanno cercando nuovi strumenti dove investire il proprio denaro.

Di questa situazione stanno beneficiando i paese semi-core (“quasi al centro”), cioè Francia e Belgio, che assicurano ancora un rendimento ai loro titoli di stato e in più sono percepiti come abbastanza sicuri.

In particolare, gli investitori ritengono che la Francia sia “troppo grande per fallire” e che se fosse nei guai i tedeschi abbandonerebbero ogni resistenza a un massiccio intervento della BCE per salvare il paese (sotto forma, per esempio, di eurobond).

E poi c’è la Svizzera che, secondo alcune ipotesi, starebbe comprando titoli di stato francesi per non far crollare la valutazione dell’euro. Un euro troppo debole renderebbe il franco svizzero troppo forte e gli svizzeri vivono di esportazioni, le quali sarebbero danneggiate da una moneta locale forte.

Qualche settimana fa Mario Seminerio, nel suo blog Phastidio.net, aveva segnalato la strana situazione dei titoli di stato francesi. Seminerio aveva ipotizzato la presenza di una forza distorsiva al centro dell’Europa: la Banca centrale svizzera. A causa della crisi l’euro sta rapidamente calando di valore rispetto alle altre valute. Questo però può rappresentare un vantaggio per le esportazioni (se la moneta di un paese scende di valore i suoi prodotti saranno più economici per quei paesi la cui moneta invece resta stabile).

Questa situazione è potenzialmente dannosa per la Svizzera, un paese per cui le esportazioni sono fondamentali e la cui moneta invece tende ad aumentare di valore. La Banca centrale svizzera sta quindi acquistando moltissimi euro, con lo scopo di tenere il franco svizzero agganciato al cambio di 1,20 euro (le monete infatti rispondo alle leggi della domanda e dell’offerta: se qualcuno compra molti euro con una moneta, in questo caso il franco svizzero, il valore dell’euro rispetto a quella moneta salirà o comunque tenderà a restare stabile se è in un periodo di deprezzamento). Seminerio ipotizza che la Banca centrale svizzera abbia acquistato titoli francesi con gli euro che sta accumulando (perché, come dice il WSJ, sono più convenienti di quelli tedeschi), tenendo così basso il loro rendimento (poiché ovviamente anche i titoli di stato rispondono alle legge della domanda e dell’offerta: più sono richiesti e, tendenzialmente, meno rendono).

Quale che sia la ragione, al momento il governo francese si può finanziare (cioè può emettere debito e raccogliere soldi sui mercati internazionali) a un costo molto basso. Questo potrebbe spingere Hollande a non alzare le tasse sul lavoro e sull’impresa, favorendo una ripresa economica del paese. Allo stesso tempo, scrive il WSJ, “meno pressione per adottare tagli di bilancio in uno dei paesi più forti dell’euro sarebbe un sollievo per quei paesi che stanno subendo un crollo della domanda interna. Dei francesi allegri potrebbero spendere di più in olio d’oliva greco oppure prenotare un vacanza in Spagna se non hanno più paura di perdere il loro lavoro o la loro pensione nell’immediato”.

 

Crisi spagnola, prospettive pessime per l’Italia mentre la Germania ci guadagna…


La Spagna è sotto attacco speculativo e con lei anche l’Italia. Le borse oggi sono crollate, lo spread spagnolo ha toccato quota 600, quello italiano a 499. Pesano le incertezze sulla sostenibilità delle banche spagnole. Malgrado il prestito della Ue non è detto che la Spagna riesca a risollevarsi.

Le parole del Ministro delle Finanze iberico assumono toni drammatici: “nelle casse pubbliche non ci sono più soldi per pagare i servizi”.

Intanto il popolo protesta per le strade di Madrid contestando le misure di austerità prese da Rajoy per poter ottenere il prestito Ue:

Nella notte tra giovedì e venerdì a Madrid ci sono stati alcuni scontri tra la polizia e i manifestanti, in piazza per protestare contro il nuovo piano di duri tagli adottato dal governo per affrontare la crisi economica. Le manifestazioni sono state pacifiche per buona parte della giornata, ma sono degenerate verso sera, costringendo gli agenti a usare anche proiettili di gomma per disperdere i più violenti. Alcuni manifestanti hanno dato fuoco ai bidoni della spazzatura e hanno lanciato oggetti verso la polizia, che ha reagito con alcune cariche nella zona in cui si trova il Parlamento. Almeno sette persone sono state arrestate per i disordini di questa notte e, secondo le autorità spagnole, almeno sei sono rimaste ferite.

Le quotazioni dell’Euro scendono ai minimi degli ultimi mesi. Tale situazione aiuta le esportazioni tedesche. Forse anche per questo Merkel continua ad ostacolare il varo di un reale piano di sostegno per gli stati in crisi al fine di preservarli dalle speculazioni. Mentre noi affondiamo nello spread (con conseguente aumento dell’indebitamento) la Germania, virtuosa nei conti, viene avvantaggiata economicamente dalla moneta debole.

E come farà l’Italia a mettere i conti in ordine (ieri è stato approvato il Fiscal Compact ovvero il pareggio di bilancio obbligatorio) se le speculazioni ed i tassi alti faranno peggiorare sempre di piu i conti stessi? Dovremo arrivare ad un indebitamento del 60% sul pil (oggi siamo attorno al 122%) varando manovre annuali di decine di miliardi (tagliando cosa? tassando cosa? sacrificando cosa?). Ma se gli spread rimangono alti, il debito aumenterà (al 130-140%) e quindi le manovre annuali saranno ancora piu pesanti e ci faranno avvitare in una spirale di depressione da cui difficilmente ci riprenderemo.

Un panorama disastroso. Dopo la Spagna saremo noi a crollare, c’è poco da fare. Quando non è dato sapere ma se Merkel continerà con la sua politica di ‘rottura’ noi andremo a fondo prima o poi.

Per chiudere un articolo di Concita De Gregorio per Repubblica in cui descrive la crisi spagnola, dal punto di vista delle singole persone e delle loro ‘crisi’ personali:

Maria Antonia Ribas ha 48 anni, un figlio matricola all’università e uno al liceo, un ex marito, un lavoro da bibliotecaria alla periferia di Madrid, 1.125 euro al mese, una permanente fatta in casa che le ha bruciato i capelli, una maglietta con il logo del supermercato, una laurea in filologia classica con encomio, un padre militare che la disapprova, una casa di 45 mq in affitto, 650 euro e meno di così in tre non si riesce a spendere.
Ora che passa a 980 di stipendio dovrebbe ritirare i figli da scuola, pensa, e trovare un posto in un alloggio sociale ma non è mica facile, sono tutti pieni e c’è la lista d’attesa, passano prima le donne sole con figli minori e i suoi hanno 16 e 18, non c’è speranza. Si è offerta nel quartiere per fare le pulizie a ore ma nessuno può permettersi più una domestica, quelli che le avevano le hanno già mandate a casa. Sta in piazza con un cartello che dice “se ci volete morti sparateci”, l’ha scritto a pennarello rosso su un cartone della spesa in un momento, chiarisce, “di vero malcontento”.
L’astio e il malcontento di chi sta sottovento. “Per sovrapprezzo – dice – a noi impiegati pubblici ci trattano da profittatori e sfaccendati, gente che ruba lo stipendio dandosi malata, assenteisti perché lo so, certo, ciascuno ha i mente un impiegato delle poste che lascia il cartello “torno subito” per andare a bere il caffè, un’addetta all’anagrafe che manca dal lavoro da due anni, gli aneddoti sono mille. D’altra parte i posti pubblici sono stati usati per decenni dai politici locali come merce di scambio, hanno piazzato figli amici amanti e devoti per generazioni e sicuro che fra questi ce ne saranno parecchi che ne hanno approfittato. Ma siamo quasi tre milioni, e di questi tre milioni la maggioranza, glielo assicuro, è fatta da gente come me: che non è mai mancata un giorno e se necessario ha lavorato fuori orario, che ha aiutato i suoi scolari nei compiti il pomeriggio, ha assistito i malati con pazienza, ha accompagnato a casa l’anziana che non ricordava la strada. Anche di questi episodi potrei raccontarne a centinaia. Noi siamo lo Stato, piaccia o non piaccia. Storto in qualche sua parte, difettoso forse, comunque quello che questo Paese è stato in grado di produrre nei secoli, e gli somiglia. Noi siamo la Spagna, e se ci vogliono morti bisogna chiamare le cose con il loro nome: è una guerra civile”.

Torna Forza Italia, liti nel PDL e lo spread si impenna…


Ci ha provato. ‘Torna Forza Italia’ ha detto ad un giornale tedesco. Sono insorti gli ex-An, lui ha quindi ritrattato dicendo che è solo una idea. Intanto lo spread si impenna a 500. Berlusconi è tornato, la fine del mondo puo avere inizio.

 

Il piano salva-Spagna non convince i mercati che ora puntano l’Italia…


Ok, abbiamo scherzato. Nel weekend si sono susseguiti allarmati vertici europei per mettere appunto un piano salva-Spagna. Una volta varato è stato quasi fagocitato dai mercati che ora puntano il nostro Paese come probabile prossimo malato.

Il salvataggio della Spagna doveva placare il nervosismo dei mercati. Ma sono bastate poche ore per cancellare questa idea. Il piano di aiuti al sistema bancario iberico, valutato in circa 100 miliardi di euro, ha portato più danni che benefici. E a (ri)entrare nel calderone della crisi europea ora è anche l’Italia, già considerata la candidata principale a seguire l’esempio, poco virtuoso, di Madrid. A poco sono servite le parole del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che in mattinata ha sottolineato che «l’Italia nei mesi scorsi ha fatto quanto doveva per salvarsi». Gli investitori non ci credono.

Non sono ancora chiari i dettagli del piano di salvataggio del sistema bancario spagnolo e già si parla di chi sarà la prossima vittima della crisi europea. Tutti gli indizi lasciano intendere che sarà l’Italia a seguire le sorti della Spagna
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/italia-bailout-spagna-banche#ixzz1xVVCxLuJ