Primarie Usa: Newt Gingrich vince in South Carolina


Newt Gingrich ha vinto le primarie repubblicane in South Carolina. Ora per Mitt Romney la strada verso la nomination per la Casa Bianca si fa piu difficile:

Il Post. Quando lo spoglio è arrivato all’88 per cento dei collegi, Gingrich è avanti con il 40,4 per cento dei voti, seguono Mitt Romney con il 27 per cento, Rick Santorum con il 17,4 per cento, Ron Paul con 13,4 per cento. Il grande distacco tra Gingrich e gli altri candidati potrebbe permettergli di conquistare tutti i 25 delegati in palio.

Romney:
«Non possiamo battere Obama con un candidato che si unisce ai suoi attacchi contro la ricchezza e la libertà d’impresa. Noi siamo il partito che celebra il successo»

Obama, inizia la lunga marcia verso una ‘difficile’ rielezione…


Siamo ad ottobre, tra 13 mesi si voterà per le elezioni Presidenziali americane. Barack Obama ha annunciato che si ricandiderà, i Repubblicani sono alle prese con la scelta del suo avversario, dilaniati tra correnti estremiste e posizioni piu moderate. I candidati piu accreditati sono, al momento, i Governatori di Texas (Perry) e New Jersey (Christie). Proviamo comunque a fare il punto della situazione sul futuro dell’attuale Leader del mondo libero.

I sondaggi odierni danno il Presidente in grande difficoltà, la popolarità vicina al 40%, statistiche alla mano, non sembra un buon viatico per una tranquilla rielezione. Lo ha riconosciuto lo stesso Obama:

«Essere riconfermato alla Casa Bianca sarà difficile, in tempi di crisi economica»

D’altronde i primi tre anni di amministrazione non sono stati ‘eccellenti‘. La disoccupazione rimane alta, le Riforme varate dal governo non sembrano avere grandi effetti, non convincono ne quella sanitaria ne quella della finanza:

Sì, la riforma finanziaria introduce vincoli alle banche, ma più di facciata che di sostanza, e le banche stanno facendo esattamente quello che facevano quattro o cinque anni fa, con solo alcuni adempimenti in più, che non garantiscono nulla.
In fondo la riforma finanziaria se la sono scritta loro, con il via libera del Tesoro e della Casa Bianca, dove gli uomini dell’alta finanza dominano la scena….

Le famiglie americane non possono aver perso circa 8 mila miliardi di dollari di capitale – fra valori immobiliari, piani pensione e altri asset finanziari – e non sentirsi dire dal loro presidente a chi in particolare devono dire «grazie».(fonte)

Dal gennaio di quest’anno poi l’inquilino della Casa Bianca non puo piu contare sul sostegno del Congresso, in parte caduto in mani repubblicane. Lo abbiamo visto nel duello sul debito avvenuto qualche mese fa e che è culminato con il declassamento delle agenzie di rating. Il primo per gli Stati Uniti.

Molti osservatori pensano che Obama abbia deluso le aspettative. Se in campagna elettorale aveva costruito l’immagine del ‘Cambiamento’, una volta arrivato nelle stanze del potere non ha compreso appieno il modo di fare politica del Congresso, questo  ha prodotto riforme ‘soft’, lontane da quelle promesse iniziali che tanto avevano infiammato i cuori degli americani. Obama si è trasformato in un ‘Presidente come tanti‘ e questo potrebbe rappresentare la sua condanna.

Il Post, un anno fa, analizzava approfondiva l’argomento:

Sapeva che i repubblicani avrebbero rallentato ogni sua nomina, ogni sua azione legislativa, ma non si è mai posto il problema di superare questo problema una volta per tutte. L’amministrazione è stata lenta nelle contromisure all’ostruzionismo e ingenua nel non saperne prevedere gli effetti. Per questo Obama ha sprecato il suo capitale politico con questa rapidità. Un esempio di quest’ingenuità è il voto sulla legge sul clima, che avrebbe introdotto un sistema di incentivi e disincentivi fiscali in relazione alle emissioni di anidride carbonica delle imprese. La legge era indigesta ai centristi, indispensabili per il suo passaggio: Obama li ha praticamente costretti a votarla, innervosendoli e inimicandoseli per i mesi a seguire. E poi la legge non è passata, affondata dall’ostruzionismo.

I repubblicani gli hanno teso delle trappole fin dal primo giorno del suo mandato, ed è stato ingenuo pensare che potessero collaborare con lui in qualsiasi modo: Obama non li conosce. È compito della presidenza persuadere le persone, compresi i propri avversari: convincerli a fare quello che loro non vorrebbero fare, se questo è il bene del paese. Davvero Obama pensava di poter fare a meno di tutti i riti e le convenzioni della politica?

Si certo, non tutto è negativo sia ben chiaro. Molte cose sono state fatte. La Riforma sanitaria, per quanto modificata rispetto al progetto originale, potrebbe rappresentare una eredità importante negli anni futuri, salvo bocciatura della Corte Suprema. L’abolizione del Don’t ask don’t tell nell’esercito, che ha sancito l’emancipazione omosessuale nelle forze armate. Per quanto riguarda la sicurezza è da segnalare l’eliminazione di Osama Bin Laden e di altri ‘nemici’ dell’America, inaugurando una nuova politica antiterrore:

Il presidente Obama ha dato un’impronta indelebile alla guerra al terrore nei passati sei mesi, ridimensionando la grande guerra che il suo predecessore aveva lanciato contro l’Iraq e l’Afghanistan, e invece ampliando una campagna segreta in molti paesi condotta con attacchi aerei di precisione che hanno un’impronta militare molto più ridotta.(fonte)

In verità la rielezione del Presidente si giocherà sul fronte economico e del lavoro. L’8 settembre Obama ha annunciato una piano sul lavoro da $447 miliardi. Ha chiesto al Congresso, repubblicano, di appoggiarlo dando a quest’ ultimo la responsabilità di un eventuale fallimento. La Casa Bianca spera cosi di abbassare il tasso di disoccupazione e di contribuire ad un rilancio dell’economia. Ad inizio settembre il 70% degli americani non approvava le scelte economiche di Obama. La conferma per il secondo mandato è tutta lì. Se nel 2012 l’economia darà segnali di ripresa e la disoccupazione inizierà a scendere il Presidente potrà avviarsi con piu fiducia verso le elezioni. In caso contrario potrà salvarsi solo grazie ad un eventuale ‘suicidio’ dei Repubblicani.

The West Wing, una delle serie migliori di sempre


L’ho acquistata da qualche giorno. La prima stagione completa, in DVD, di The West Wing. Credo sia una delle serie migliori prodotte in America. Vita ed opere del team del Presidente degli Stati Uniti, il democratico Josiah Bartlet. Sette stagioni strepitose. Per ora in Italia è uscita solo la prima, spero vivamente che vengano messe in commercio anche le altre.

Sigla del Telefilm con Martin Sheen

Si dice che alcuni personaggi del cast siano stati ispirati da figure realmente esistenti, anche della Amministrazione Obama:

Lo sceneggiatore Eli Attie chiamò David Axelrod per parlare di Obama dopo il discorso di quest’ultimo alla Convention nazionale dei Democratici del 2004 e gli disse di avere «preso ispirazione da lui [Obama] nel creare il personaggio [di Santos, successore di Bartlet nell’ultima stagione].»[42] mentre l’attore Jimmy Smits disse che “Obama era uno del popolo che io ho osservato per scegliere un modello».[43] Lo sceneggiatore e produttore Lawrence O’ Donnell ha detto di aver parzialmente modellato Vinick proprio su McCain[44]. Il Capo del personale di Obama, Rahm Emanuel, sarebbe alla base del personaggio di Josh Lyman, divenuto in seguito Capo del personale del presidente Santos

La West Wing di Barack Obama

Obama, nel nome della madre…


«Firmo questa riforma nel nome di mia madre, che ha dovuto lottare con le compagnie assicurative persino mentre combatteva contro il cancro nei suoi ultimi giorni di vita»

(Barack Obama, mentre firma la Riforma Sanitaria)


Obama ha citato i nomi di alcuni americani colpiti dagli abusi della compagnie di assicurazione. Ha ricordato gli sforzi di passati presidenti per riformare il sistema, come Teddy Roosevelt, Franklin Roosevelt, oltre che Bill e Hillary Clinton. Infine ha riservato una menzione speciale al senatore Ted Kennedy, che ha dedicato gran parte della sua carriera politica alla riforma della sanità.

LA PROTAGONISTA

WASHINGTON – Barack Obama l’ha pubblicamente ringraziata: senza di lei, ha detto, il Congresso non avrebbe varato la riforma sanitaria. Nancy Pelosi, la prima donna speaker o presidente della Camera, gli ha sorriso: «È senza la sua visione – ha risposto – che la riforma non sarebbe passata». Una modestia obbligata, perché per l’America Nancy Pelosi «è la donna più potente degli ultimi cent’anni» come ha scritto l’Economist. La speaker non ha solo consegnato al Paese la legislazione sociale più importante da quella sui diritti civili degli anni Sessanta, e a Obama una grande vittoria politica. Ha anche dimostrato di padroneggiare il partito democratico e le manovre di corridoio al Congresso, e di meritare di essere terza nella linea di successione al presidente, come stabilito della Costituzione. La Pelosi, una italoamericana di Baltimora trapiantata in gioventù a San Francisco, ha eclissato le due first lady – entrambe “pasionarie” – che lasciarono l’impronta più profonda sulla storia americana: Eleanor Roosevelt, la moglie di Franklin Roosevelt, il presidente del nuovo corso degli anni Trenta, e Hillary Clinton, la moglie di Bill Clinton.

IN MEMORIA:

Obama aveva lanciato la campagna per la   riforma il 5 marzo 2009 con un inedito summit alla Casa Bianca che aveva visto la partecipazione di membri del Congresso, medici e infermiere, rappresentanti delle compagnie di assicurazione e farmaceutiche. Al grido   di «adesso o mai più» aveva chiesto la cooperazione e le idee di tutti per giungere con «spirito bipartisan» allo storico traguardo di dare copertura sanitaria a tutti gli americani.    Una battaglia combattuta nel nome di Ted Kennedy, il senatore che aveva fatto di questa riforma la causa della sua vita e che stava morendo dopo una lunga lotta contro il can   cro.    Il 13 maggio 2009 la speaker della Camera Nancy Pelosi dichiara che la riforma sarà approvata dal Congresso «entro il 31 luglio, prima della chiusura estiva». Ma quando giunge la scadenza tutto è ancora in alto mare. Lo spirito bipartisan è già svanito ed infuriano le polemiche. I parlamentari democratici, tornando in estate nei loro collegi, sono assaliti dai loro elettori.      Obama, dopo un lungo silenzio, decide di scendere in campo con una serie di discorsi e di dibattiti pubblici: gli avversari stanno vincendo la battaglia della propaganda. Il 25 agosto muore Ted Kennedy, il più forte alleato      del presidente, nonostante la malattia, nella campagna per la riforma. Obama convoca il 9 settembre il Congresso per un insolito discorso, a Camere riunite, sulla importanza della riforma.    Ma per Obama è una strada tutta in salita: se i repubblicani sono compatti nel «no», i democratici sono divisi La Camera approva il suo testo il 7 novembre. Il Senato, dopo una   lunga serie di voti, lo approva il 24 dicembre. Si tratta adesso di riconciliare i due testi. Ma il 19 gennaio arriva il fulmine a ciel sereno: il repubblicano Scott Brown conquista a sorpresa il seggio occupato per mezzo secolo dal democratico Ted Kennedy. Svanisce la maggioranza blindata dei democratici al Senato e svaniscono i voti per far passare la riforma. Si cerca con affanno un «piano B». Tra le idee: una versione ridotta della riforma. Ma la Pelosi si impunta: «Abbiamo la maggioranza più forte che mai avremo durante la sua presidenza», dice a Obama. Il presidente concorda e alla vigilia del voto si reca al Congresso per un ultimo appello: «Non fatelo per me, ma per i milioni di americani che stanno soffrendo e che forse smetteranno di soffrire grazie a questa riforma»

Obama ce la fa, la Riforma della Sanità sta per passare…


La Obamacare sembra essere ad un passo dalla realtà. Mentre scrivo, sto seguendo in diretta via twitter gli aggiornamenti del corrispondente della Stampa Maurizio Molinari. Il Washington Post ha una pagina per vedere live la votazione della Camera dei Rappresentati. C’è un quorum da superare:216 voti. Sino a qualche minuto fa Obama poteva contare su 212 voti a favore e 208 contrari. Altri 12 senatori democratici non avevano garantito l’appoggio alla Riforma se non vi fosse stata una modifica antiabortista. Il Presidente americano ha garantito tale modifica ed è arrivata la dichiarazione di voto a favore.

In questi minuti, negli Stati Uniti, si sta scrivendo una pagina storica.Per carità , la Riforma non è la migliore possibile, dai 44 milioni di cittadini coperti in partenza si è dovuti scendere a 32 per l’ostilità di molti senatori e deputati dello stesso partito democratico, alcuni provenienti da stati conservatori o impegnati nelle elezioni di novembre prossimo e quindi “sensibili” alla opinione pubblica, schierata in leggera maggioranza contro la riforma, perche teme un aggravio di tasse.

Eppure nessun Presidente era riuscito in una impresa di questo tipo, garantire l’accesso alle cure mediche alla gran parte della popolazione statunitense. Questo è il primo importante tassello politico nel percorso che separa Obama dalle elezioni del 2012, ed è anche una importante novità nel panorama politico e sociale degli Stati Uniti d’America.

Qui la diretta twitter di Molinari: http://twitter.com/Maumol:

  • Dc, nel primo voto della Camera sulla riforma 224 a favore e 206 contrari. Riguardava le procedure.Attesi altri due voti nelle prossime ore. 21 minutes ago via web
  • Dc, dopo il terzo e ultimo voto della Camera Obama farà una dichiarazione tv dalla Casa Bianca. In Italia sarà notte fonda about 1 hours ago via web
  • Dc, Obama sta chiamando i singoli deputati al telefono per sincerarsi delle loro intenzioni di voto dopo l’accordo con Stupak about 1 hours ago via web
  • Dc, Stupak annuncia il superamento del quorum: “Siamo oltre 216 voti” 29 minutes ago via web
  • Dc, la Casa Bianca diffonde il testo dell’ordine esecutivo. I deputati antiabortisti, uno dopo l’altro, annunciano il sostegno alla riforma about 1 hours ago via web
  • Dc, Stupak “non ci saranno fondi per làaborto in questa legge”. I 12 antiabortisti voteranno a favore. A questo punto il quorum è cosa fatta about 1 hours ago via web
  • Dc, previsioni di voto alla Camera sulla riforma: 211 a favore 208 contro e 12 indecisi about 2 hours ago via web

Qui la diretta live dal sito del Washington Post

Qui di seguito i punti salienti della Riforma:

UNA riforma “storica”, nella quale nessun presidente americano era finora riuscito. Ecco di seguito, in sintesi, il contenuto della legge sulla riforma della sanità che la Camera dei rappresentanti si appresta a votare oggi a Washington. Una volta approvato il testo – identico a quello già votato dal Senato – andrà alla Casa Bianca per la ratifica. Gli emendamenti sui quali la Camera è chiamata a pronunciarsi saranno invece oggetto di un voto successivo del Senato, con la sola necessità della maggioranza semplice grazie al meccanismo della “riconciliazione”, di norma utilizzato per la legge finanziaria.

Quanti saranno assicurati. La legge rende accessibile una copertura assicurativa al 94% (il 95% con l’emendamento) dei cittadini non anziani, espandendo il servizio medicaid e offrendo dei benefici fiscali senza i quali molte persone troverebbero difficile permettersi un’assicurazione.

Obbligo per i singoli. E’ fatto obbligo di acquistare una copertura sanitaria individuale, pena una multa di 750 dollari oppure – se la cifra dovesse risultare maggiore – del 2% dei redditi entro il 2016 (695 dollari e il 2,5%, con l’emendamento).

Obbligo per i datori di lavoro. Il testo del Senato non lo include, ma richiede alle aziende con 50 o più impiegati di contribuire alla spesa se questa è a carico dei contribuenti. L’emendamento prevede per le stesse imprese una tassa annuale di 2mila dollari, ma applicabile solo a partire dal 30simo impiegato.

Aborto. La copertura assicurativa può includere l’interruzione di gravidanza, ma come un servizio a parte per il quale si paga in modo separato; non è previsto alcun emendamento. (Obama ha garantito una modifica di tale provvedimento non appena sarà approvata la riforma, in modo da avere il voto di 12 deputati democratici antiabortisti ndr)

Finanziamento. La copertura finaziaria alla legge è assicurata dai tagli al programma medicare e a nuove tasse, comprese quella sulle coperture assicurative che superano i 23mila dollari per una famiglia di quattro persone, nonché le coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno. L’emendamento ritara l’impatto fiscale ma prevede anche una tassa sugli investimenti del 3,5% sempre per le coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno.

Medicaid. Il servizio per i cittadini indigenti verrebbe ampliato fino a coprire chiunque guadagni meno del 133% della soglia di povertà a livello federale (circa 29mila dollari l’anno per una famiglia di quattro persone). L’emendamento viene incontro alle esigenze dei governi statali aumentando il contributo federale alla copertura dei costi.

(http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/21/news/riforma_sanitaria_usa_scheda-2809153/)

Alcune vignette antiObamacare

Usa, approvata alla Camera la Riforma Sanitaria


obama

Passa la Riforma Obama per la assicurazione pubblica. La Camera approva, ora l’ultimo ostacolo è il Senato, dove i democratici non hanno una maggioranza schiacciante. Speriamo bene, forza Obama!

WASHINGTON – La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la riforma sanitaria fortemente voluta da Barack Obama. Durante un’insolita seduta notturna, i deputati americano hanno dato il loro assenso a un testo di migliaia di pagine, approvato con 220 voti favorevoli e 215 contrari dopo 12 ore di dibattito. Il presidente ha salutato il voto “storico” e si è detto “assolutamente fiducioso” sull’esito dello scrutinio al senato. Manifestando la speranza di poter promulgare la legge “entro la fine dell’anno”.

Tutti i deputati democratici hanno votato a favore. Il progetto di riforma ha incassato anche il sì di un repubblicano, Anh Joseph Cao. Tutti gli altri membri del partito hanno votato contro. La Camera ha respinto una controproposta di legge presentata dall’opposizione. Poco prima del voto, Obama era andato di persona a Capitol Hill, per convincere alcuni deputati democratici scettici.

La parte più controversa del progetto, che prevede una copertura finanziaria di circa mille miliardi di dollari in dieci anni, è l’istituzione di un’assicurazione pubblica sulla salute, che dovrebbe competere con quelle private e in questo modo ridurre le esose tariffe sanitarie e mediche. Da anni spinte alle stelle da un sistema quasi esclusivamente privato.

fonte

Sanità, l’abc della riforma di Obama
cure per il 96 per cento degli americani

L’investimento complessivo è stimato in oltre mille miliardi di dollari in 10 anni

Senza copertura 50 milioni di americani. Obama non vuole imitare l’Europa e non pensa a un sistema con ospedali pubblici e assistenza diretta. La riforma del presidente vuole risolvere due problemi principali. Il primo riguarda la strabiliante quantità di americani che non hanno accesso a cure mediche di alcun tipo, si stima che siano tra i 40 e i 50 milioni, un dato che tiene in considerazione anche una percentuale di immigrati senza permesso di soggiorno.

Costi altissimi del sistema privato. Il secondo problema è invece abbassare i costi altissimi delle prestazioni sanitarie negli Stati Uniti. Dalle grandi strutture ospedaliere ai laboratori di analisi mediche, dai piccoli studi medici alle multinazionali farmaceutiche, la sanità americana è una gigantesca industria ‘for profit’ in mano a privati. Una banale appendicectomia, ad esempio, può arrivare a 30.000 dollari, un parto senza complicazioni ne può costare 40.000, a fronte di circa 50.000 dollari di reddito medio delle famiglie americana.

Le assicurazioni. Stipulare una polizza assicurativa è dunque l’unico strumento che consente agli americani di accedere ai servizi sanitari. Ma anche le società specializzate in assicurazioni mediche sono for profit, e i premi costano carissimi e sono soggetti a limitazioni e vincoli al punto che dopo un intervento chirurgico costoso la compagnia assicurativa può decidere di stracciare la polizza, un po’ come una compagnia di assicurazione rescinde la polizza di un automobilista dopo un grave incidente. Una grande impresa, in grado di acquistare un alto numero di polizze, riesce in genere a strappare premi più bassi rispetto a quelli che pagherebbe un privato cittadino o un piccolo imprenditore. Ma chi perde il posto di lavoro, perde anche la polizza assicurativa medica.

Il piano di Obama. La riforma di Obama oggi in discussione alla Camera si pone l’obiettivo di riscrivere le regole dell’intero sistema, ma senza trasferire responsabilità al settore pubblico. Obama vorrebbe creare un nuovo programma governativo per offrire polizze a basso prezzo a tutti gli americani che vogliano prenderle in considerazione. Il nuovo soggetto romperebbe il monopolio delle compagnie di assicurazione private, forzando un abbassamento dei premi per le polizze. L’insieme delle misure previste da Obama per assicurare virtualmente tutti gli americani comporterebbero un investimento complessivo da mille miliardi di dollari in 10 anni.

Obama: “Napolitano Leader Morale del paese”


G8;Obama: Napolitano leader morale,rappresenta al meglio Italia

Roma, 8 lug. (Apcom) –Il presidente della Repubblica gode di grande ammirazione presso il popolo italiano. Voglio confermare che tutto quello che è stato detto su di lui è vero, è un leader morale“. Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è espresso sul capo dello Stato, Giorgio Napolitano, parlando alla stampa al termine del loro incontro al Quirinale. “E’ una persona gentilissima e rappresenta al meglio il vostro Paese. Grazie per la sua leadership“, ha concluso l’inquilino della Casa Bianca.

Il Presidente Obama continua a stupire! La leadership morale del paese è impersonata dal Presidente Napolitano. Chissà cosa ne pensano Silvio le sue starlette… 😀

Obama ai musulmani “Cerchiamo un nuovo inizio”


Obama parla ai musulmani ed apre un nuovo ciclo di dialogo. Vi posto un estratto da un articolo di Vittorio Zucconi.

IL CAIRO – “Sono qui per cercare un nuovo inizio fra gli Stati Uniti ed i musulmani nel mondo, basato sul mutuo interesse e sul mutuo rispetto. E sulla verità: America e Islam non devono essere in competizione. Invece, si sovrappongono e condividono principi comuni, di giustizia e progresso, di tolleranza e dignità di tutti gli esseri umani”. Barack Obama tende la mano agli islamici. Nell’attesissimo discorso, limato costanemente nelle ultime settimane dal presidente, pronunciato all’Università del Cairo davanti ad una folta platea, che più volte lo ha applaudito, Obama pone l’accento su ciò che unisce Stati Uniti e musulmani, dopo anni di “paura e diffidenza”, che hanno invece evidenziato le differenze. E insiste sulla necessità di inaugurare una nuova era – anche se, riconosce, “non basterà un solo discorso a sradicare anni di diffidenza” – superando stereotipi negativi, da entrambe le parti. Sia sull’Islam che sugli Stati Uniti d’America: “Proprio come i musulmani non rientrano in un crudo stereotipo”, dice, “lo stesso accade per l’America, che non è un impero interessato solo a sé stesso”.

IL COMMENTO

Obama, il linguaggio del cuore

di VITTORIO ZUCCONI

 

Nelle terre del “libro”, dunque nella culla del Verbo, il nuovo presidente americano si affida proprio alla forza della parola per fare quello che nessuno prima di lui è riuscito a fare, toccare i cuori e le menti del mondo arabo.

È ovvio dire che dopo otto anni di Bush, mentre sono ancora in corso due guerre d’occupazione in nazioni musulmane, la sua impresa è proibitiva, e che le aspettative per il suo discorso in quella università del Cairo da mille anni centro del mondo sunnita, sono troppo grandi perché non producano delusioni. Già la voce spettrale di Osama bin Laden si è alzata per svuotare ed esorcizzare la sua presenza in Egitto, segnando le sue controparole di condanna e di odio con l’assassinio rituale di un diplomatico inglese rapito in Mali, e avvertendo che “l’America raccoglierà i frutti dell’odio che semina”. Ci sono quasi 100 anni di storia, dalla dichiarazione di lord Balfour che fece la prima spartizione arbitraria e insensata della regione nel 1916 a dimostrare che nessuno ha mai trovato – o voluto trovare – la chiave per aprire la porta della pace. Chi osò farlo, come Ytzhak Rabin o Anwar Sadat proprio al Cairo, pagò con la propria vita.

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