#iMedici: il serial Rai parte con il botto, otto milioni di spettatori


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La serie ‘evento’ della Rai. I Medici, con un cast ‘stellare’ ed un investimento notevole, sta ripagando gli sforzi della TV di Stato. Le prime due puntate, andate in onda ieri, hanno totalizzato quasi 8 milioni di spettatori sfiorando il 30% di share malgrado la partita di Champions della Juventus .

Otto episodi di 50 minuti l’uno per descrivere la storia di Cosimo de Medici, l’uomo che diede inizio ad un sogno, in quel di Firenze. L’inizio della serie è un po’ lento, i dialoghi abbastanza scontati per un serial di questo calibro. Musiche, scenografia, fotografia e costumi sono all’altezza delle più quotate Borgia e Da Vinci’s Demons

Il Post:

[….]nel cast ci sono tra gli altri Dustin Hoffman e Richard Madden, famoso per aver interpretato Robb Stark nella serie fantasy Game of Thrones. […]I creatori della serie sono due americani, Frank Spotnitz e Nicholas Meyer. Spotnitz è un regista con una lunga esperienza nella televisione americana: è stato uno dei principali produttori di X-Files, la famosissima serie di fantascienza degli anni Novanta. Più recentemente, Spotnitz ha ideato The Man in the High Castle, una serie tv di Amazon basata su un racconto di Philip Dick che racconta una storia alternativa del mondo in cui i nazisti non hanno perso la Seconda guerra mondiale. Meyer invece ha 71 anni, ed è famoso soprattutto per un libro che ha scritto, La soluzione settepercento, un giallo del 1974 su Sherlock Holmes, che ebbe molto successo negli Stati Uniti. Ha diretto anche alcuni film: L’uomo venuto dall’impossibile del 1979, con Malcom McDowell, e due film della saga fantascientifica Star Trek. Tra gli attori, oltre a Hoffman – che interpreta Giovanni de’ Medici – e a Madden – che interpreta suo figlio Cosimo – ci sono Miriam Leone e Guido Caprino (entrambi tra i protagonisti della serie di Sky 1992), Sarah Felberbaum, Alessandro Preziosi e Brian Cox, attore scozzese che ha recitato in molti film famosi, da Manhunter – Frammenti di un omicidio Match Point.

 

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Il potere di una immagine, ricordi di bimbo


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Il potere di una immagine. Navigando nel web sul tema delle ‘Presidenziali’ americane mi sono imbattuto in questa foto. Ed all’improvviso mi è tornato in mente un ricordo di bimbo. Avevo 10 anni (credo), quindi era il 1988 e mancavano poche settimane alle elezioni in Usa. Parlando dell’argomento, Sorrisi e Canzoni (credo fosse quella testata) pubblicò una immagine simile. Tutte le foto dei Presidenti. All’epoca si sfidavano Bush e Dukakis.

Ebbene, quell’articolo mi piacque così tanto che decisi di fare delle fotocopie della pagine del settimanale. (Ricordo ancora l’odore delle copie stampate dalle fotocopiatrici automatiche presenti qui, nelle strade di Roma).

All’epoca Reagan, Presidente uscente, mi era molto simpatico e quindi implicitamente ‘tifavo’ per Bush. Ovviamente di politica non capivo nulla ma da quel momento iniziai ad interessarmene. Aiutarono molto gli eventi che di li a poco avrebbero scritto nuove pagine di Storia. Dal crollo del Muro, alla fucilazione di Ceaucescu (1989), la Guerra del Golfo (1990), il Golpe in URSS (1991), tangentopoli e gli attentati mafiosi (1992).

Nel 1992 iniziai un diario (tempo fa riportai anche qui alcune pagine) che ben presto divenne una sorta di ‘elenco quotidiano delle notizie’. Dall’Italia e dal mondo. Un ‘blog’ ante litteram. Lo tenni per 3-4 anni. Per tutta l’adolescenza fui accompagnato dal bisogno di ‘informare’ (chi poi? lo scrivevo solo per me..) o comunque di ‘fissare’ su carta quelle date e quegli avvenimenti.

Poi in età matura sono arrivati i forum di politica (2002) ed infine il blog (2006), che tuttora porto avanti, tra alti e bassi.

Forse in un’altra vita avrei potuto essere un giornalista. Se avessi avuto la giusta maturità in determinati momenti, avrei potuto fare di quell’interesse di bimbo una materia di studio ed una opportunità di sbocchi lavorativi.

Di tutto quello che è stato, oggi, resta un hobby. Bello, interessante, spesso coinvolgente. La voglia di ‘comunicare’ ad altri le proprie impressioni personali. Il desiderio di documentarsi per diffondere notizie il più corrette possibili, magari imparando anche qualcosa di nuovo.

Anche questo sono io e tutto grazie a quella foto dei ‘Presidenti’. Scusate il racconto ma a volte le immagini smuovono i ricordi ed in alcune occasioni si ha voglia di condividerli.

D.

Storia italiana: Fanfani, Moro, Segni e la nascita del Centro-Sinistra (1963-1976)


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Nell’articolo iniziale sulla Storia della Prima Repubblica avevamo trattato il periodo tra il 1958 ed il 1963, corrispondente alla III Legislatura parlamentare e che vide passare gradualmente il governo italiano dal Centrismo ‘degasperiano’ al CentroSinistra, allargando la compagine di governo al Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni. Oggi diamo una occhiata all’intera stagione del CentroSinistra in Italia, che va dall’ingresso organico del PSI negli esecutivi (1963) alla fine della stagione politica, conclusa nel 1976.

Antefatto. I Governi Fanfani (1960-1963)

Un primo appoggio esterno dei socialisti fu dato ai Governi di Amintore Fanfani, tra il 1960 ed il 1963. Governi importanti per i numerosi provvedimenti varati. Il terzo governo Fanfani (1960-1962), dopo gli scontri di piazza avvenuti durante l’esecutivo precedente di Fernando Tambroni, ottenne la fiducia grazie alla astensione dei socialisti. Si dibattè a lungo se fosse arrivato o meno il momento di un ingresso a pieno titolo del PSI nel governo. Nel frattempo il Presidente del Consiglio ottenne l’appoggio degli Stati Uniti alla nascita del ‘Centrosinistra’, Kennedy infatti non si dichiarò contrario a patto che il PSI ‘rinunciasse al legame con l’Unione Sovietica’. Il segretario DC Aldo Moro pose le basi per avere il consenso da parte del suo partito. La DC, con l’80% dei voti, diede il via libera alla alleanza. Nel febbraio 1962 Fanfani si dimise e varò un nuovo governo. I Socialisti erano ancora fuori, si astennero durante la fiducia ma in realtà il IV Governo Fanfani, in carica per 485 giorni dal febbraio ’62 al giugno ’63 fu, di fatto, il primo governo di CentroSinistra d’Italia. Lo fu nei provvedimenti più che nella compagine governativa. Nessun ministro Socialista ma leggi ‘di Sinistra’. Durante il mandato di questo esecutivo infatti vennero varate riforme importanti, in senso progressista (fonte wikipedia) :

  • 23 marzo 1962. Aumento delle pensioni: un +30% che porta le pensioni medie a circa centomila lire l’anno.

    13 aprile 1962. Viene eliminata la censura sulle opere liriche e di prosa. Rimane su quelle cinematografiche, sui varietà e su quelle televisive.

    14 luglio 1962. Si avvia un‘imponente opera di urbanizzazione del Paese, tramite l’esproprio generale di terre ai Comuni.

    27 novembre 1962. Viene approvata alla Camera la nazionalizzazione dell’energia elettrica.

    31 dicembre 1962. Viene istituita la scuola media unica ed elevato l’obbligo scolastico a 14 anni di età.

    1º febbraio 1963. Viene ridotta la leva militare: da 18 mesi a 15 mesi.

Elezione di Segni a Capo dello Stato (maggio 1962)

La politica però è fatta di compromessi e proprio per far ‘accettare’ all’ala destra della Democrazia cristiana una formula di governo che vedesse coinvolti i socialisti, Fanfani e Moro, ovvero Presidente del Consiglio e Segretario democristiano, dovettero ‘concedere’ la Presidenza della Repubblica ad un rappresentante della destra, ovvero l’allora Ministro degli Esteri (ed ex Premier) Antonio Segni.  Non fu una impresa facile. Tra il Capo dello Stato uscente, il democristiano di sinistra Giovanni Gronchi, che provò a ricandidarsi, ed altri nomi ‘di disturbo’ votati da parte della Sinistra DC, si arrivò al nono scrutinio ma alla fine Segni fu eletto, anche grazie al sostegno di missini e monarchici. Una elezione sul filo, con il solo 51,9% dei consensi in aula.

2 maggio 1962. Alle elezioni per il Presidente della Repubblica, viene eletto Antonio Segni, col supporto del correntone democristiano, del Msi e dei monarchici.

Segni, moderato e conservatore, avrebbe dovuto essere un Presidente di garanzia per l’avvio del CentroSinistra organico con la partecipazione al governo del PSI. Ma non fu proprio così.

Elezioni 1963

A febbraio del 1963 si concluse la III legislatura ed il 28 aprile si svolsero le consultazioni. Le elezioni politiche videro un calo di 4 punti della DC, passata dal 42 al 38%, probabilmente raccolti in gran parte dal Partito Liberale, che raddoppiò i voti dal 3,5 al 7%, fortemente contrario ad un accordo con i socialisti. Il PCI guadagnò 2,5 punti attestandosi al 25%, stabile il PSI al 13,8%.

Moro e Nenni provarono ad accordarsi per la nascita del Governo ma la corrente di Sinistra dei socialisti, guidata da Lombardi, si oppose al programma contrattato dai due leader e l’accordo di governo sfumò, posticipando il tutto a dicembre ’63. Nei sei mesi successivi si cercò la formula giusta per varare il CentroSinistra. In questo periodo il Governo venne retto da Giovanni Leone, a guida di un monocolore DC, il cosiddetto governo ‘balneare’ che si reggeva sulle astensioni. “ La fiducia ebbe questa votazione: (255 sì, 225 no, ma ben 119 astensioni da Psi, Psdi, Pri ed altri)”

Al 35° congresso del PSI Lombardi e Nenni ricomposero le loro differenze così che il PSI, di strettissima maggioranza, approvò la mozione di partecipazione ad un governo presieduto da Moro.

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Il Primo Governo Moro (dicembre 1963- giugno 1964)

Il 4 dicembre nacque il governo Moro con la partecipazione diretta dei socialisti, che tornano al governo dopo diciassette anni. A Pietro Nenni va la vicepresidenza del Consiglio. Il socialista Antonio Giolitti fu messo al Bilancio mentre Lombardi rifiutò incarichi ministeriali. Inizia così il centro-sinistra: una fase fondamentale della storia d’Italia. Nel programma concordato, vi sono: l’adozione della programmazione economica, l’istituzione delle regioni, le riforme per la scuola e quelle per l’urbanistica e per l’agricoltura.

Il PSI pagò caro l’ingresso nell’esecutivo. Al momento di porre la fiducia, infatti, alcuni parlamentari socialisti manifestano il loro disaccordo (25 deputati e 13 senatori escono dall’aula) e fondarono il nuovo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP).

Il Governo Moro durò solo sette mesi. Le tensioni interne tra i due partiti principali aumentarono, il quadro economico critico si scontrava con le ‘riforme costose’ previste dal programma dell’esecutivo, l’asse ‘conservatrice’ tra Ministro del Tesoro Colombo ed il Governatore di Bankitalia Carli ‘contro’ il Ministro del Bilancio socialista Giolitti, la riforma urbanistica concordata dai Socialisti che prevedeva espropri e regolamentazioni dell’edilizia per far fronte alla crescita incontrollata degli anni del ‘boom’, lo scontro sull’istruzione privata:

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Proprio su quest’ultimo provvedimento Moro fu messo in minoranza e cadde: (da wikipedia)

  • 27 maggio 1964. I provvedimenti governativi suscitano la crisi: il ministro socialista del Bilancio, Antonio Giolitti, dice di non essere d’accordo e di prevedere un aggravamento della situazione; anche il collega democristiano del Tesoro, Emilio Colombo, afferma di prevedere un collasso dell’economia a causa dell’eccessivo aumento dei salari rispetto al reddito. Pochi giorni dopo, ad avallare questa situazione è il governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, il quale afferma che a pagarne le conseguenze sarebbe stato l’intero sistema produttivo.

  • 25 giugno 1964. Il governo cade su un provvedimento che riguarda l’istruzione privata. Solo 7 voti di scarto determinano il rifiuto del progetto governativo di assegnare fondi per 149 milioni di lire (una cifra irrisoria, ma gli oppositori la prendono come questione di principio). Nel calderone ci sono anche la tassa sulle automobili, l’aumento della benzina e soprattutto il nuovo piano urbanistico pensato dal ministro socialista Giovanni Pieraccini.

  • 26 giugno 1964. Lo scontro è infuocato: socialisti, socialdemocratici, repubblicani, ma anche una parte della stessa Dc non sostengono i provvedimenti. Il governo non può più stare in piedi e Moro si dimette.

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Cade il Moro I, Segni ed il Piano Solo (giugno-luglio 1964)

Nei mesi precedenti e nei giorni successivi alla crisi di Governo, al Quirinale il Presidente Segni, che mal vedeva le continue richieste socialiste e la possibilità di una linea politica governativa sempre più progressista, cercò delle soluzioni alternative. Anche altri settori dello Stato non vedevano di buon occhio la prosecuzione dell’esperienza di CentroSinistra. Tra questi il Capo dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni De Lorenzo. Egli progettò un Piano di intervento armato. Il cosiddetto Piano Solo.

Il progetto si proponeva di assicurare all’Arma dei Carabinieri (il cui comandante generale era al tempo il generale Giovanni De Lorenzo) il controllo militare dello Stato per mezzo dell’occupazione dei cosiddetti «centri nevralgici» e, soprattutto, prevedeva un progetto di «enucleazione», cioè il prelevamento e il conseguente rapido allontanamento di 731 persone considerate pericolose del mondo della politica e del sindacato

 

Il Presidente della Repubblica, allarmato dalla possibile prosecuzione della politica di CentroSinistra si consultò più volte con De Lorenzo:

Segni, temendo gravi rischi di destabilizzazione per la democrazia italiana, si consultò ripetutamente con i comandanti delle Forze Armate, in particolare con il capo del SIFAR, il generale Giovanni De Lorenzo (comandante dell’Arma dei Carabinieri)[3]. Contemporaneamente, il 15 luglio – fatto inedito ed irripetuto per un comandante militare[senza fonte] – De Lorenzo fu convocato ufficialmente dal Capo dello Stato Antonio Segni, nel corso delle consultazioni per la nomina del nuovo governo. Immediatamente dopo, venne consultato anche il Capo di Stato maggiore della Difesa generale Aldo Rossi[1].

Durante la crisi, dalla fine di giugno a fine luglio, vi furono forti scontri tra il Presidente del Consiglio ed il Capo dello Stato. Moro riproponeva un governo di CentroSinistra con dentro i Socialisti, Segni arrivò a minacciare un governo di tecnici sostenuto dai militari! L’uomo cui Segni prevedeva di dover far riferimento per l’affidamento delle funzioni di governo sarebbe stato il presidente del Senato Cesare Merzagora. Personalità che aveva il gradimento anche di De Lorenzo, per un esecutivo di emergenza che limitasse la democrazia.

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Accordo con il PSI, Governo Moro II, dimissioni Segni (giugno-luglio 1964)

A metà luglio Moro e Nenni trovarono un accordo per proseguire l’esperienza di collaborazione. Il PSI rilasciò prudenti comunicati di rinuncia ad alcune richieste di riforme che prima aveva avanzato come prioritarie. Il 22 luglio nasce quindi il secondo Governo Moro, i socialisti perdono l’area lombardiana, maggiormente progressista. Anche Antonio Giolitti, non soddisfatto dagli accordi, rinuncia al Ministero del Bilancio e lascia l’esecutivo.

Il 7 agosto, giorno dopo il pieno insediamento del Governo con la fiducia delle due Camere, Moro si recò al Quirinale con il Ministero degli Esteri Giuseppe Saragat. Dopo una accesa discussione, durante la quale sembrò essere rimproverato al Capo dello Stato una inopportuna ingerenza, Antonio Segni venne colto da malore. “La supplenza del Quirinale fu assunta dal presidente del Senato Cesare MerzagoraQualche mese dopo, perdurando la condizione di impedimento, Segni si dimise definitivamente e al suo posto fu eletto Giuseppe Saragat”

Il tentativo di golpe, mai palesato, venne fuori nel 1967 grazie ad alcuni articoli L’Espresso diretto da Eugenio Scalfari. De Lorenzo fu rimosso da rimosso dal suo incarico allo Stato Maggiore dell’Esercito. Ci furono cause tra De Lorenzo ed il giornale, inchieste parlamentari ed indagini. Alla fine la verità ‘processuale’ fu un tentativo maldestro ma illegittimo di De Lorenzo (perché approntato all’insaputa dei responsabili governativi e delle altre forze dell’ordine e affidato unicamente ai carabinieri)

1964-1968. Il CentroSinistra delude le aspettative.

I governi Moro, tra il 1964 ed il 1968, vedono deludere la aspettative e la spinta innovatrice viene meno. Non si ripetono le riforme chiave del periodo 1962-1964. Il PSI, dopo aver subìto la scissione a sinistra del PSIUP, si riunisce all’ala ‘destra’ uscita nel 1947 ovvero al PSDI dando vita al Partito Socialista Unitario. Le elezioni del ’68 sono un emerito fallimento per la riunificazione socialista. La percentuale del 20% data dalla somma di PSI e PSDI del 1963 lascia spazio ad un misero 14,5%. Boom del PSIUP che ottiene nel il 4,5%. Socialisti e socialdemocratici decidono così di dividersi nuovamente, pur rimanendo al governo.

Con il 1968 arrivano anche le proteste studentesche e successivamente della classe operaia:

Nel 1968 esplode la contestazione studentesca. La società del miracolo economico, infatti, ha promesso benessere e successo per tutti, che in realtà non può offrire. Di qui il rifiuto, anche da parte dei giovani di estrazione sociale piccolo e medio borghese, dei valori e dei modelli figli del miracolo stesso. Alla società consumistica di massa i giovani studenti contrappongono l’alternativa del collettivismo, da realizzare attraverso una rivoluzione culturale e l’instaurazione di una controcultura. In questo quadro, l’autorità e i valori della famiglia diventano i principali bersagli dei contestatori. Mentre da un punto di vista ideologico i miti di riferimento sono l’antifascismo, la dottrina marxista (ma solo dopo un’attenta revisione dei tratti originari) e l’antimperialismo (ma non più con riferimento all’URSS, bensì alle rivoluzioni contadine e culturali sul modello cinese o vietnamita).

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Il ’68 e la fine del CentroSinistra. (1968-1976)

Tra il 1968 ed il 1972, anche sulla spinta delle contestazioni esplose nel Paese, vi fu una nuova spinta riformatrice che si concretizzò nell’approvazione dello statuto dei lavoratori, nell’attuazione delle regioni, nei referendum e negli interventi in tema di divorzio. Governi Leone, Rumor e Colombo. Era comunque il crepuscolo del CentroSinistra.

La crisi del modello di società esistente in quegli anni, la tendenza alla lottizzazione e all’accaparramento di fette di potere da parte dei partiti di governo, la fine del periodo di massima espansione dell’economia e l’inizio dei processi inflazionistici, i nuovi temi ‘progressisti’ portati avanti da alcune frange minoritarie della popolazione, la crescente preoccupazione di parte della destra rispetto ad una deriva di Sinistra, l’incapacità di DC, PSI e PCI di intercettare tale malcontento, i conflitti internazionali come la guerra in Vietnam, misero le basi per l’esplosione del terrorismo dando il via agli “anni di piombo”. Stragi, scontri armati tra frange estreme di destra e di  sinistra, schegge impazzite dei servizi segreti.

Ad inizio ’72 i socialisti uscirono dal governo e si andò, per la prima volta dal 1946, ad elezioni anticipate. I risultati furono penalizzanti per il PSI che scendeva sotto il 10%.

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PSI e DC tornarono a collaborare tra il 1973 ed il 1976, nei Governi Rumor e Moro. La campagna sul referendum per l’abrogazione del divorzio vide però i due partiti contrapporsi in una lunga e logorante battaglia, vinta poi dal fronte progressista con la vittoria del NO alla abrogazione della legge.

“Il terrorismo nero progrediva nell’attuazione della strategia della tensione con violenze e stragi (in particolare nel 1974 quelle dipiazza della Loggia a Brescia e dell’Italicus). Dall’altra parte cominciarono a seminare terrore anche le Brigate Rosse con sequestri e processi proletari. Oltre a ciò la situazione economica era stagnante, particolarmente gravata dalla crisi petrolifera del 1973″

Nel 1972 Enrico Berlinguer era stato eletto alla segretaria PCI ed i comunisti venivano visti come una nuova forza con la quale interloquire anche dal punto di vista del governo.  Il 1976 avrebbe posto fine alla stagione del CentroSinistra e messo le basi per un nuovo periodo storico politico. Le elezioni anticipate riservarono sorprese e solo grazie al voto ‘utile’ di alcuni elettori missioni e liberali la DC non perse il primato sul PCI.

Stava per profilarsi quel ‘Compromesso Storico’ che avrebbe avuto in Moro e nello stesso Berlinguer i due massimi fautori. Ma questa è un’altra storia.

fonti
https://books.google.it/books?id=WbwvPvkbGUYC&pg=PA135&lpg=PA135&dq=notte+di+san+gregorio+1963&source=bl&ots=Ffh_1wcNq2&sig=sNHk0cips0fv69XoO9FG-aW2VBE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwity_fJjY7NAhVEwBQKHW5hC0QQ6AEIJzAC#v=onepage&q=notte%20di%20san%20gregorio%201963&f=false

https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Solo

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1976

http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblica6.htm

 

Storia: il Governo Tambroni ed il CentroSinistra


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Per capire meglio le vicende storiche del nostro Paese credo sia opportuno andare a riprendere alcuni eventi politici che hanno caratterizzato la Prima Repubblica. Ho scelto di cominciare con la nascita del Centrosinistra. Questa forma di governo nacque a cavallo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60.

i protagonisti di quel periodo. Da sinistra Amintore Fanfani, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, Fernando Tambroni
I protagonisti di quel periodo. Da sinistra Amintore Fanfani, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, Fernando Tambroni

I principali attori che portarono a tale scenario furono cinque. Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica dal 1955. Amintore Fanfani, segretario della Dc dal 1954. Fernando Tambroni, Ministro dell’Interno dal 1955 ed Arturo Michelini, segretario del Movimento Sociale Italiano. Senza contare Aldo Moro, esponente di primo piano della Democrazia Cristiana.

Anno 1958. L’Italia era governata da undici anni da una coalizione ‘centrista’ incentrata sulla Democrazia Cristiana. Dal 1947, anno di uscita di PCI e PSI dai governi di unità nazionale, la DC aveva varato diversi esecutivi all’insegna di una politica di centro. Dopo le elezioni del ’58, anche grazie alla ‘spinta’ data dal Capo dello Stato Gronchi, il partito di maggioranza relativa cerca nuove forme di governo.

Il 1° luglio 1958 nacque così un esecutivo presieduto da Amintore Fanfani e costituito da una alleanza DC-PSDI. Sulla carta il primo governo di ‘Centrosinistra’, in realtà la prima esperienza di tale formula si verificherà due anni più tardi. La Camera si esprime con 295 sì, 287 no e 9 astenuti. Fanfani però conserva anche la segreteria DC e questo, unito alla possibilità di allargare il consenso al PSI, agita molto le varie correnti della Democrazia Cristiana.

Per Fanfani infatti non sarà vita facile. Il suo partito continuerà ad osteggiare il segretario. Ad ottobre, in Sicilia, viene eletto Presidente della Regione un democristiano non indicato dal Premier. A dicembre il Governo viene battuto sulla tassa del gas liquido per auto e sulla soprattassa per la benzina; poi ancora sulla legge che liberalizza i mercati all’ingrosso. Si apre la crisi, che coinvolge l’esecutivo ma tutta la Dc più in generale. Infine a gennaio 1959, per via di contrati con il Presidente del Consiglio relativi alla legge sul Codice della Strada, si dimette il Ministro dei Trasporti, esponente del suo stesso partito. E’ la fine. Fanfani è costretto alle dimissioni, defenestrato dalla stessa DC. Lascia anche la segreteria del partito.

Mentre Aldo Moro diviene nuovo segretario DC, Antonio Segni succede a Fanfani a Palazzo Chigi. Il suo governo ottiene anche l’appoggio, seppur non determinante, del MSI. Il Movimento Sociale Italiano, nato nel 1946, in quel momento governa in molte giunte del Centro-Sud, tra le quali Napoli, Catania, Bari e Pescara. Il tutto grazie alla politica ‘conservatrice’ del segretario Arturo Michelini. Alla sua corrente ‘governista’ e filoborghese si opponeva Giorgio Almirante, esponente della parte più ‘sociale’ del MSI, quella legata alla Repubblica di Salò.

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Quando il governo Segni cade, per via della possibilità di aprire ad un appoggio socialista, Gronchi vara un Governo ‘del Presidente’ mettendone alla testa un suo fedelissimo. Fernando Tambroni, già Ministro dell’Interno in precedenti esecutivi ed esponente della ‘sinistra’ democristiana.

Tambroni, nelle intenzioni del Capo dello Stato, doveva presentarsi alle Camere per iniziare un cammino che avrebbe dovuto portare ad una virata a Sinistra, con un appoggio esterno del PSI di Pietro Nenni. Ebbene, accadde il contrario.

Nel marzo 1960 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi assegna a Tambroni l’incarico di formare un governo. Questi, esponente della sinistra democristiana e già ministro degli Interni, avrebbe dovuto guidare un governo di transizione verso una maggioranza di centrosinistra.
Tuttavia, il discorso con il quale, il 6 aprile, Tambroni si presenta alle Camere per chiedere la fiducia, è tutt’altro che ispirato alle indicazioni di Gronchi e della segreteria DC: non compare infatti alcun riferimento all’apertura ai socialisti, viene espresso un indirizzo politico ispirato al binomio “legge e ordine”, e non viene fatto cenno del carattere transitorio del governo. In questo modo Tambroni riesce a ottenere la fiducia per la prima volta grazie ai 24 voti del Movimento Sociale Italiano, determinando uno spostamento a destra degli equilibri politici e favorendo il tentativo del partito neofascista di uscire dall’isolamento in cui fin dalla sua nascita era stato relegato.

E’ la svolta. Quel che doveva essere un governo di transizione verso il CentroSinistra diviene un esecutivo di Centro-Destra appoggiato in modo determinante dai neofascisti. A Sinistra è la rivolta. Ed anche la DC non approva quel tipo di alleanza. Tanto da costringere Tambroni alle dimissioni, prima di passare in Senato. Si tenta con un nuovo esecutivo ma alla fine l’ex ministro dell’Interno ottiene la fiducia anche di Palazzo Madama.

Il 21 marzo il governo monocolore democristiano proposto da Tambroni ottenne la fiducia della Camera, per soli tre voti di scarto (300 sì e 297 no), con il determinante appoggio dei deputati missini. La circostanza causò l’abbandono dei ministri appartenenti alla sinistra della DC Bo, Pastore e Sullo.

L’11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni che furono respinte dal presidente Giovanni Gronchi, anzi ricevendo l’invito a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia.

Il 29 aprile, sempre con l’appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.

Il governo viene osteggiato da molti, all’interno del Parlamento e nell’intero Paese. Tambroni va avanti per la sua strada e concede al MSI , quasi come ‘baratto’ per l’appoggio in Parlamento, la possibilità di celebrare il proprio Congresso a Genova. Medaglia d’oro per la Resistenza al nazi-fascismo, la città insorge.

Poche settimane dopo, infatti, la vera spallata al progetto di Tambroni proviene dal moto di protesta popolare. Tutto parte da Genova, dove il governo ha autorizzato lo svolgimento del congresso nazionale dell’MSI. Di fronte al tentativo dei neofascisti di tenere il loro congresso nella città medaglia d’oro della Resistenza, il 30 giugno la popolazione scende in piazza; scoppiano violenti scontri fra manifestanti e forze dell’ordine che si protraggono per quattro giorni. Di fronte alla dura reazione della polizia le manifestazioni si allargano ad altre città, provocando numerosi morti.

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I morti negli scontri e le successive polemiche si uniscono al coro di proteste contro l’esecutivo. Il Premier cerca di respingere in ogni modo le critiche ma, quando anche la stessa DC lo sfiducia, è costretto a capitolare. il 19 luglio Tambroni dà le dimissioni.

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Il 5 agosto 1960 giura il nuovo Governo di Amintore Fanfani, formato da DC, PSDI e PRI e con l’astensione del PSI. E’ la nascita del primo CentroSinistra, che si concretizzerà con importanti provvedimenti come la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’aumento del 30% delle pensioni, l’avviamento di un’imponente opera di urbanizzazione del Paese, l’eliminazione della censura sulle opere liriche e di prosa. L’appoggio esterno del PSI durerà sino al 1963, quando con Aldo Moro, i socialisti entreranno a pieno titolo del Governo, rimanendoci, tranne qualche breve interruzione, sino al 1994.

Fonti:

http://www.treccani.it/scuola/lezioni/in_aula/storia/governo_tambroni/di_maggio.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Tambroni

Estate con Candido, stay tuned…


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Tante rubriche estive per tenervi compagina. Tv vintage, eventi storici, brani musicali di successo, volti dello spettacolo, arte, cinema. Tutto questo è #Candido

Stay tuned….

Brasile 2014: la Storia dei Mondiali, dal 1930 al 2010


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Quella che si va ad aprire giovedì è la 20esima edizione dei campionati di calcio. Tutto iniziò nel 1930, in Uruguay. Eccovi, sintetizzata, la Storia dei Mondiali, dalla prima alla 19esima edizione.

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Jukebox: “Johnny B. Goode”, Chuck Berry (1958)


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Secondo appuntamento con ‘Jukebox’, sulla storia della Musica. Oggi ci occupiamo di rock and roll!

“Maybe someday his name would be in lights saying Johnny B. Goode tonight”. Forse un giorno il tuo nome sarà su una insegna
che dice “Stasera Johnny B. Goode”. 
Si conclude così la canzone di Chuck Berry.  Scritto nel 1955 e pubblicato tre anni dopo, nel 1958, il brano rappresenta al meglio il classico ‘sogno americano’, in questo caso in chiave musicale. Un ragazzino di campagna, povero, che riesce ad emergere, arrivando al successo, grazie al suo talento per la chitarra. Il titolo omaggia Johnnie Johnson, pianista blues ‘mentore’ musicale del giovane Berry. Goode invece è la via in cui è nato il cantautore statunitense, Goode Avenue a St. Louis, nel Missouri.

Memorabile la scena del film ‘Ritorno al futuro’ in cui Michael J. Fox,  nei panni del ‘viaggiatore’ Marty McFly tornato indietro nel tempo, esegue proprio Johnny B. Goode sul palco della festa di liceo , cercando di far tornare assieme i propri genitori.

Una registrazione della canzone da parte di Berry fu inclusa nel Voyager Golden Record, allegato alla navicella spaziale Voyager come uno dei tre esempi della musica degli Stati Uniti d’America e come rappresentazione del rock & roll fra le imprese culturali dell’umanità. (Wikipedia)

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Questa canzone è forse la più nota di Chuck Berry, considerato il ‘padre’ del rock and roll. Figlio di un imprenditore, la sua posizione sociale agiata gli diede la possibilità di coltivare la sua passione per la musica fin da giovane. Di indole inquieta, macchiatosi di piccoli crimini, passò svariati anni in riformatorio. Poi arrivò il successo, con Maybellene.

I suoi testi rappresentano il primo esempio di poesia rock e raccontano storie di adolescenti in cerca di libertà e divertimento. I suoi capolavori sono concentrati in un periodo di soli 3 anni, dal 1955 al 1958. […] Singoli di successo continuarono a uscire per tutto il 1957 e il 1959, e Berry ottenne circa una dozzina di piazzamenti in classifica, inclusi successi da top 10 U.S. come School Days, Rock and Roll Music, Sweet Little Sixteen ed appunto  Johnny B. Goode. (Wikipedia)

Alla fine degli anni ’50 fu arrestato per avere avuto rapporti sessuali con una minorenne di 14 anni che lavorava in un locale di sua proprietà. Condannato, dopo aver scontato la pena, negli anni’60 tornò in attività grazie soprattutto “ai gruppi della cosiddetta British invasion come i Beatles e i Rolling Stones, che avevano in repertorio molte cover di suoi brani” (Wikipedia). La sua carriera subì comunque una netta battuta d’arresto, non tornando mai più ai vertici che lo avevano reso famoso nel decennio precedente.

Qui di seguito il testo e la traduzione del brano:

Johnny B. Goode

Way down Louisiana close to New Orleans,
Way back up in the woods among the evergreens…
There stood a log cabin made of earth and wood,
Where lived a country boy name of Johnny B. Goode…
He never ever learned to read or write so well,
But he could play the guitar like ringing a bell.

(Chorus)
Go Go
Go Johnny Go
Go Go
Johnny B. Goode

He use to carry his guitar in a gunny sack
And sit beneath the trees by the railroad track.
Oh, the engineers used to see him sitting in the shade,
Playing to the rhythm that the drivers made.
People passing by would stop and say
Oh my that little country boy could play

(Chorus)

His mama told him someday he would be a man,
And he would be the leader of a big old band.
Many people coming from miles around
To hear him play his music when the sun go down
Maybe someday his name would be in lights
Saying Johnny B. Goode tonight.

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Nella bassa Louisiana, vicino a New Orleans
nel profondo della foresta tra i sempreverde
c’era una capanna fatta di terra e legno
dove viveva un ragazzo di campagna chiamato Johnny B. Goode
non imparò mai a leggere ne a scrivere bene
ma suonava la chitarra come fosse un campanello

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

Portava la sua chitarra in una borsa di pelle
Si sedeva sotto l’albero vicino alle rotaie
Vecchi ingegneri lo vedevano seduto nell’ombra
suonava con il ritmo che davano i conducenti
quando la gente passava si fermava e diceva
Oh, che suoni riesce a fare quel piccolo ragazzo di campagna

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

Sua madre gli diceva un giorno sarai un uomo
sarai a capo di una grande banda musicale
molta gente viene da lontano
e ti sente suonare mentre scende il tramonto
forse un giorno il tuo nome sarà su un insegna
che dice Stasera Johnny B. Goode

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

Fonti: