Renzi da Napolitano per la lista dei Ministri, ‘intoppo’ sugli Esteri


Il Premier incaricato è al Quirinale da ben due ore. Vi sarebbero contrasti sulla lista dei Ministri. Renzi vorrebbe Mogherini, sua fedelissima, agli Esteri. Napolitano spingerebbe per riconfermare Bonino o comunque per un ministro con maggiore esperienza a livello internazionale. Ha ragione il Presidente.

Se Matteo diventa il Divo Giulio, muore


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Renzi è Renzi perchè fa “il Renzi”. Sembra uno scioglilingua ma non è così. Il sindaco di Firenze è diventato popolare proprio per il suo ‘modo di fare’, per la voglia di rottamare la vecchia politica.

Molti immaginavano che non appena ottenuto l’incarico avrebbe presentato subito la lista dei Ministri. Un esecutivo ricco di novità, una squadra snella e pronta a lavorare per  ‘cambiare verso’ al Paese.

La realtà si è dimostrata ben diversa. I dubbi di Napolitano sui Ministeri chiave. Il tira e molla di Alfano, le richieste dei Popolari e di Scelta Civica, i paletti posti dalla minoranza democratica, i no ricevuti da svariate personalità a cui era stato proposto un ministero. Prudenza, quindi. Ci vorranno alcuni giorni per quadrare tutto e proporre un Esecutivo credibile e che regga alla prova del Parlamento. Poltrone. Alla fine quello è il nodo principale.

Il Renzi decisionista lascia spazio al Renzi mediatore. Qui sta il grosso rischio per il Segretario PD. La sua forza era proprio la novità, l’allergia alle vecchie regole della politica. Oggi invece sta entrando a far parte del ‘sistema’. Se Matteo apparirà come il Divo Giulio perderà tutto il credito accumulato in questi anni.

Conoscendo la persona credo comunque che nella lista dei Ministri troveremo dei nomi ‘non previsti’ e ad effetto. Non può davvero affidarsi al discusso amministratore di Trenitalia Moretti o promuovere Pinotti da sottosegretario a Ministro. Se vuole  rappresentare il cambiamento, pur nelle difficoltà di un governo di coalizione, dovrà imporre novità, competenza e freschezza alla sua squadra.

Giovedì o venerdi la presentazione dell’esecutivo. A breve capiremo quindi quanto Renzi sia rimasto Renzi e di conseguenza quanto la sua ‘mission’ possa avere durata.

Governo, incarico a Renzi


Italian president meets Matteo Renzi

Napolitano ha incaricato Renzi di formare il nuovo Governo. Il premier si è riservato di accettare. Appena uscito dal colloquio con il Capo dello Stato l’ex Sindaco ha ribadito ai giornalisti il suo progetto:

«L’impegno che ci siamo prefissi è molto serio e significativo: un allungamento della prospettiva politica di questa legislatura, nell’orizzonte naturale previsto dalla Costituzione. È fondamentale che le forze politiche siano ben consapevoli dei prossimi passaggi: significa avere nelle prossime ore una straordinaria attenzione ai contenuti e alle scelte da fare. La piattaforma su cui lavoreremo prevede entro febbraio un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali da portare in Parlamento, e da subito dopo immediatamente a marzo il lavoro, ad aprile la pubblica amministrazione, a maggio il fisco”

Subito dopo è tornato a Firenze dove ha nominato Dario Nardella vicesindaco reggente: passaggio di testimone alla guida  della città, in vista delle elezioni di maggio.

Nello stile ‘renziano’, oggi il segretario PD sarebbe dovuto arrivare al Quirinale già munito di lista. In verità sarà difficile coniugare il ‘decisionismo’ del Sindaco con la real politik nostrana. Ncd e Scelta Civica vogliono posti nel governo e punti di programma da poter portare come ‘bandiera’. Palazzo Chigi non è il Nazareno. Renzi non può trattare i suoi alleati come ha fatto con Letta e la minoranza Pd. D’altro canto un Renzi ‘impantanato’ perde tutta la attrattiva avuta sino ad oggi. Il nuovo che si rivela vecchio, come gli altri. Se il Sindaco riuscirà a fare qualcosa di buono senza perdere la sua ‘freschezza’ rispetto all’opinione pubblica sarà il leader di domani. Altrimenti sarà archiviato come un Veltroni qualsiasi.

Domani Monti da la lista dei Ministri, un sondaggio ‘premia’ Pd ed Udc, calano Idv, Pdl e Lega


Domani Mario Monti scioglierà la riserva e darà la lista dei Ministri del nuovo Governo. L’orizzonte è il 2013, gli obiettivi sono il risanamento e le riforme strutturali.

Nel frattempo la Stampa e Termometro Politico hanno realizzato un sondaggio sulle intenzioni di voto. I risultati sono clamorosi, il Pd e l’Udc ‘volano’, crolla la Lega, calano Pdl ed Idv.

Le Consultazioni, verso il Governo Monti..


Da stamani le consultazioni del Presidente della Repubblica, in serata l’incarico a Monti. Si va verso un governo di Professori universitari ‘Bocconi-Cattolica’

Una vignetta di Makkox sulle ‘richieste’ Pdl fatte al Premier in pectore:

La Lista

L’ultimo giorno di Berlusconi? Totoministri per il Governo Monti (che rimarrà anche in caso di elezioni anticipate)


Il DL sulla stabilità, dopo l’approvazione del Senato, è in votazione alla Camera. Entro stasera l’approvazione e le successive dimissioni di Berlusconi. In serata le consultazioni di Napolitano che domani (o anche nella nottata di oggi, prevedo io) dovrebbe dare l’incarico al Professor Monti di formare il nuovo governo.

Ma…. c’è un ma grosso come una casa. Il Premier tentenna, in queste ore è a colloquio con Mario Monti e starà ‘contrattando’ un eventuale appoggio al nuovo esecutivo (niente patrimoniale in cambio del voto di fiducia? salvacondotto per le sue aziende e per la sua persona?)

Ieri si era parlato di nomi alternativi, Alfano o Dini, per mantenere unita la coalizione di centrodestra. Il centrosinistra ed il terzo polo sembrano invece coesi sul nome dell’ex commissario europeo. Anche Di Pietro è tornato a piu miti consigli, dopo le proteste della sua base e le minacce di ‘alleanza a rischio’ da parte dei Democratici.

Su La Stampa scrivono di un Berlusconi irato:

«Tutto posso accettare – ha ripetuto nella girandola convulsa degli incontri a Palazzo Grazioli -, ma non di essere umiliato. Prima ancora che io mi sia dimesso e di fare le consultazioni con i capigruppi della maggioranza uscita dalle urne, stanno facendo tutto al Quirinale, programma e squadra di governo, e noi non ne sappiamo nulla. Nemmeno quando dura questo governo».

Il weekend dell’orgoglio è gonfio di rabbia e di paura. Rabbia per il fatto che il vero giro di consultazione Napolitano lo stia facendo con Monti, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. E con Obama, Merkel e Sarkozy. Rabbia perché «ci stanno mettendo i loro amici». Rabbia perché il governo dei tecnici escluderebbe dalla squadra Gianni Letta, il quale ci sarebbe rimasto molto male con lo stesso Capo dello Stato (ieri il sottosegretario ha lasciato Palazzo Grazioli scuro in volto). Rabbia per dover ingoiare il rospo Monti, mettendo a repentaglio l’unità del Popolo della libertà e l’alleanza con la Lega. Bossi è stato chiaro con il Cavaliere, ed ecco la paura matta di Berlusconi. «Se ti infili in questa operazione – gli ha detto il Senatur – non ne esci vivo e puoi dimenticarti che alle prossime elezioni staremo insieme».

Monti in ogni caso. Fiducia ampia, risicata o senza fiducia
Alla fine Napolitano procederà con l’incarico per Mario Monti e credo che il professore rimarrà alla guida del governo in ogni caso. Non sarà un mandato esplorativo quindi (come lo fu quello di Marini nel 2008 dopo la caduta di Prodi). Monti non si limiterà a consultazioni con i partiti per cercare ‘i numeri’. Darà la sua lista, formerà il suo governo e si presenterà alla Camere per il voto di fiducia, anche nel caso Berlusconi dica di no all’ultimo minuto.

L’ampiezza della maggioranza parlamentare determinerà la durata del Governo. Una fiducia ‘bipartisan’ che coinvolga centrosinistra, terzo polo e Pdl, darebbe a Monti un mandato ampio e durevole, spingendosi forse sino al 2013. Una fiducia ‘risicata’ costringerebbe l’esecutivo a prendere solo le decisioni immediate, traghettando il paese ad elezioni anticipate nei primissimi mesi del 2012. Una eventuale mancanza della fiducia consentirebbe comunque a Monti di guidare il paese alle elezioni di gennaio, estromettendo  in ogni caso Berlusconi dalle stanze dei bottoni.

Indiscrezioni dicono che il Governo dovrebbe avere solo Ministri Tecnici. Grazie al cielo aggiungo io!

Da Repubblica.it:

Guido Tabellini, professore di economia presso l’università Bocconi al dicastero di via XX Settembre, Carlo Secchi al ministero dello Sviluppo, il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, all’Istruzione, Lanfranco Senn alle Infrastrutture, Cesare Mirabelli alla Giustizia, Giuliano Amato agli Esteri, Enzo Moavero sottosegretario alla presidenza del Consiglio: secondo quanto apprende l’Agi da fonti ben informate dovrebbero essere questi i nomi che Mario Monti vorrebbe portare al governo. Solo tecnici, nessun politico, d’accordo con il presidente della Repubblica.

Tremonti: sacrifici per banche e petrolieri. Stretta sulla Sicurezza


Il Nuovo Governo si presenta, ecco qui di seguito alcuni punti, dico una bestemmia se penso di condividere buona parte dei provvedimenti? Il problema sarà quello di tradurre in legge tali idee. E’ li che si vedrà il vero volto del Berlusconi quater.

Da repubblica.it

Tuttavia, ha aggiunto il ministro, le difficoltà economiche non dovranno ripercuotersi su chi percepisce redditi bassi. Alla domanda su chi tra gli italiani dovrà fare sacrifici ora, ha risposto: “Le banche e chi incassa la rendita petrolifera, certo non i poveri”. “Qualche sacrificio devono iniziare a fare banche e petrolieri – ha spiegato – le banche dovranno pagare qualcosa in più di tasse se non faranno pagare meno i mutui alle famiglie”. Mentre per quanto riguarda i petrolieri Tremonti ha spiegato che “prendono più soldi perché è aumentato il prezzo”.

Sicurezza ed immigrazione clandestina:

da repubblica.it

Adesso la soluzione – il nuovo delitto di immigrazione clandestina – è bella che scritta tra i 40 articoli che Niccolò Ghedini, il più ascoltato consigliere di Berlusconi sulle grane della giustizia e della sicurezza, ha preparato e fatto circolare tra i nuovi ministri, soprattutto i due dell’Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano, in vista della prima riunione dell’Esecutivo subito dopo la fiducia. Sono solo poche righe, ma pesantissime: prevedono che possa essere accusato d’immigrazione clandestina, e quindi immediatamente espulso, chiunque si trovi in Italia illegalmente, violando le norme della legge Bossi-Fini.

È una svolta d’inaudita asprezza nelle politiche di accoglienza. È la via spiccia che salta qualsiasi procedura più complessa per espellere chi non ha né documenti né titoli per soggiornare in Italia, ma soprattutto per bloccare i clandestini che tentano di raggiungere le nostre coste con i barconi. È anche il punto più delicato di una manovra anticrimine molto più ampia e già definita che prevede aumenti di pena per i reati di grave allarme sociale, blocco dei benefici ai detenuti e processi per direttissima.

Che, immigrazione a parte, si annuncia durissimo contro gli autori dei reati di strada. A cominciare dall’aumento delle pene minime che si trascineranno dietro, come inevitabile conseguenza, non solo l’impossibilità di accedere ai benefici carcerari, ma anche lo stop alla sospensione condizionale della pena.

I reati sono già stati individuati: minacce alle persone, scippi, violazione di domicilio, furti e rapine in appartamento, danneggiamenti, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale su donne e bambini. Per le violenze sugli handicappati e sugli over 70 è prevista una circostanza aggravante. Compare nel codice anche un nuovo reato, la rapina in abitazione, che sarà punita da 4 a 20 anni. L’introduzione fraudolenta in una casa passa da una pena minima di 1 anno 2 anni, lo stesso per il furto, mentre la rapina andrà da 4 anni e mezzo a 6. Altra novità sarà l’arresto facoltativo in flagranza contro chi guida in stato di ebbrezza.

Di pari passo è ovvia la stretta sulla vita dei detenuti perché l’aumento delle pene minime impedisce di poter fruire di agevolazioni come l’affidamento in prova ai servizi sociali grazie al quale oggi non va neppure in carcere chi ha avuto una pena inferiore ai tre anni. Ma la mano pesante del Berlusconi-quater è destinata a farsi sentire non solo su chi è recidivo, ma anche su chi ha commesso reati di grave allarme sociale, quelli che fanno schizzare verso l’alto tutti gli indicatori della paura. Chi ha compiuto più volte lo stesso crimine non potrà accedere ad alcun beneficio carcerario, abbuoni parziali, permessi premio, semilibertà saranno tutti aboliti. È la formula più gettonata, già sperimentata in forma meno dura nella legge Cirielli, per garantire la certezza della pena.

E per rispondere alla lamentela tante volte messa giù dallo stesso capo della polizia Antonio Manganelli, ma più volte anche dall’ex ministro dell’Interno Giuliano Amato – “Le forze dell’ordine arrestano, ma i magistrati non danno seguito con la necessaria tempestività al processo” – ecco altre due innovazioni per arrivare rapidamente alla condanna. Il rito direttissimo non sarà più facoltativo, ma il pubblico ministero dovrà necessariamente farvi ricorso di fronte a una confessione dell’arrestato. Del pari, il pm dovrà saltare l’udienza preliminare e andare al giudizio immediato se si trova di fronte a una prova evidente di colpevolezza.