Tremonti candidato Premier per Pdl e Lega?


Possibile che Berlusconi faccia un passo indietro cosi repentino? Plausibile se fossero a rischio le sue aziende e la sua libertà personale. Lo sarebbero in caso di netta vittoria del CentroSinistra, vittoria probabile se davvero la Lega corresse da sola nel Nord Italia.

Ecco spiegato perche, forse, Berlusconi potrebbe lasciare il campo a Tremonti per un accordo completo con la Lega, che giudica indigeribile la sua ennesima candidatura alla Premiership.

Tremonti fonda un nuovo partito


Tremonti ha fondato una sua lista civica. Un programma ‘comunista’ per l’ex Ministro della Finanza creativa?

Da il Post:

Ieri e oggi l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti presenta a Riccione il manifesto del suo nuovo progetto politico. Martedì scorso, Tremonti ha annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni con una propria lista elettorale: il suo movimento si baserà sul “Manifesto 3L” (Lista lavoro e libertà) che è incentrato soprattutto su temi di politica economica. La sua sarà una lista civica, formata dai cittadini, che potrebbe allearsi con le forze politiche di tradizione socialista e cattolica.

Il manifesto, composto da più di quaranta pagine, si concentra sulla crisi finanziaria dell’Italia e sul motto “compra-Italia”: la seconda parte, suddivisa in cinque temi (economia, ricerca, ambiente, democrazia, società) è aperta a contributi esterni da compilare online. Per quanto riguarda alcune misure economico-finanziarie contenute nel programma di Tremonti, un ruolo centrale hanno i titoli di stato italiani: devono essere esentati da ogni tipo di imposta, c’è scritto nel testo. E la proposta di Tremonti è che il debito pubblico italiano debba essere, per la maggior parte possibile, nelle mani degli italiani. E quindi di mettere gli italiani in condizione di comprare i titoli di stato.

Tremonti propone anche la costituzione di una banca nazionale che faccia “Credito per l’Economia”, sul modello della Kredit fur Wirtschaft tedesca, e la separazione tra “credito produttivo” ed “attività speculativa”: le banche che raccolgono i risparmi dei cittadini, possono impiegare quei soldi soltanto per fare credito alle imprese e alle famiglie. E non per investire in strumenti finanziari. Per quanto riguarda le imprese poi, nel manifesto di Tremonti c’è scritto: «In ogni azienda, per ogni giovane assunto, si prevede la detassazione di un lavoratore anziano». Il progetto di detassazione si dovrebbe rifare alla “Legge Tremonti” del 1994 che stabiliva detassazioni per gli investimenti, le assunzioni e le quotazioni in borsa.

Spending Review, arriva la ‘mannaia’ sulla Sanità con 5 miliardi di tagli


Durante la notte è arrivata finalmente la fantomatica ‘Spending Review‘. Monti ed i ministri interessati hanno snocciolato i provvedimenti per il risparmio della spesa. Si riducono province, tribunali, procure e dipendenti statali. Arriva però la ‘mannaia’ sulla Sanità. Dopo i tagli previsiti nella Riforma delle Pensioni  e nel Provvedimento sul Lavoro ecco che anche  l’ultimo settore del ‘sociale’ riceve la sua dose di tagli. Ben 5 miliardi di  mancate risorse per una settore già in ginocchio e che ha visto, negli anni scorsi, mancati finanziamenti per piu di 15 miliardi. Un attentato alla salute pubblica, iniziato da Tremonti e proseguito con Monti.

Il fatto quotidiano riporta le severe decisioni sul fronte sanitario:

Meno posti letto e taglio sulla spesa farmaceutica territoriale. La mannaia della spending review, approvata dal Consiglio dei ministri, si abbatte anche sulla sanità e crea molti malumori, annunci di sciopero e anche la disapprovazione di Pieluigi Bersani, che questa mattina aveva chiesto di non “dare mazzate” al settore. Il segretario del Pd: “Sulla sanità e sugli enti locali i tagli mi sembrano troppo pesanti. Andiamo oltre il segno e tocchiamo le prestazioni, quindi dobbiamo discuterne. Quando si comincia a toccare la carne viva e i servizi, allora si entra sul problematico per noi. Se le norme hanno oggettività e razionalità, siamo pronti ad affrontarle. Se, invece, ci sono sotto altre cose, dobbiamo guardarle”.  Per il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica la spending non è una “opera di riorganizzazione e riqualificazione della spesa sanitaria ma un’altra manovra di tagli lineari al finanziamento che compromette il diritto dei cittadini alla tutela della salute e alle cure”.

Posti letto. Ed ecco quello che si vede. Entro il 30 novembre si dovrà  raggiungere lo standard di 3,7 posti letto per 1000 abitanti, arrivando a un taglio stimato in circa 18mila letti tra pubblico e privato accreditato, con una quota di pubblico puro che deve essere “non inferiore al 40% del totale”. Nella norma sulla rideterminazionedei posti letto si specifica anche che la riduzione deve avvenire “esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse”. Viene confermato il taglio di tre miliardi di euro per il fondo sanitario nazionale nel 2012-2013, con un miliardo in meno quest’anno e due miliardi a decorrere dal 2013: “Il livello del fabbisogno del servizio sanitario nazionale e del correlato finanziamento, previsto dalla vigente legislazione  – si legge nel testo – è ridotto di 1.000 milioni di euro per l’anno 2012 e di 2.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013″.

Associazioni di medici e CGIL parlano di ‘colpo di grazia’ alla sanità:

Pessimismo dei medici. Di “colpo di grazia” alla sanità parla anche l’Anaao Assomed, il principale sindacato dei medici, secondo cui “con il taglio di 5 miliardi per il triennio 2012-2014 previsto dal decreto sulla spending review, che vanno ad aggiungersi a quelli delle precedenti manovre economiche per un totale complessivo di 22 miliardi di tagli alla sanità pubblica, il rischio che il Ssn possa chiudere i battenti diventa una certezza“.

Confsalute, a rischio 200mila prestazioni.
“Questo è un vero e proprio taglio con il bisturi sui LEA (livelli essenziali di assistenza) da garantire ai cittadini su tutto il territorio nazionale”, dichiara, in una nota, il presidente di Confsalute – Confcommercio Roma, Maurizio Pigozzi. “A fronte di 8.482.665 ricoveri ospedalieri pubblici – spiega il presidente di Confsalute – e di 2.785.366 ricoveri privati, tagliando anche solo dell’1% e poi del 2% la spesa, oltre 200.000 prestazioni non verrebbero erogate e quindi i cittadini dovrebbero pagarle di tasca propria”.
….
I conti della Cgil. Convinta che la mazzata alla sanità ci sia già stata è lo Spi-Cgil. “Con la spending review si darà il colpo di grazia alla sanità italiana che si rifletterà direttamente sulla condizione di milioni di anziani e pensionati”, denuncia il sindacato dei pensionati. “I 4 miliardi di euro che vengono ora sottratti al fondo sanitario nazionale si aggiungono, infatti, agli oltre 12 miliardi di euro che sono stati già tagliati dal governo Berlusconi”. “In questo modo – aggiunge lo Spi – alla sanità italiana sono state tolte risorse per una cifra complessiva di 16 miliardi di euro nel triennio 2012-2014. Anche la riduzione dei posti letto previsto dalla revisione della spesa targata Monti si somma a quella operata da chi lo ha preceduto. Si arriverà così alla cancellazione di 80 mila posti letto e alla chiusura di centinaia di piccoli presidi sanitari sul territorio”. Per il leader Cgil Susanna Camusso: “Ci pare che sia in corso un’altra manovra di carattere recessivo, nei fatti, che taglia molto lavoro più di quello che non dichiari”, dice Camusso. “Il problema non è il nome: questo è un taglio lineare del welfare ai cittadini”. Ora “lavoriamo per preparare una piattaforma e una mobilitazione generale in risposta”, aggiunge

Il Corriere riassume il DL con una infografica:

Il Post li sintetizza in 22 punti. A mio avviso ce sono alcuni ‘pericolosi’ per la tenuta sociale:

1. Salvo non siano state trovate condizioni più vantaggiose, per la Pubblica Amministrazione sono validi solo i contratti attivati tramite Consip, la società che funziona come “centrale acquisti” del ministero dell’Economia. Il settore sanitario è escluso e ha un suo regolamento.

2. Nel caso dei contratti già in corso, le amministrazioni possono tirarsi indietro se i fornitori non adeguano le loro prestazioni alle migliori condizioni previste da Consip.

3. I ministeri applicano già da quest’anno sistemi di riduzione della spesa per quanto riguarda l’acquisto di beni e servizi.

4. La prevista riduzione del personale nella pubblica amministrazione non riguarda la scuola, la sicurezza, i soccorsi e la magistratura.

5. I ministeri dovranno ridurre del 20 per cento il numero dei dirigenti e del 10 per cento i dipendenti. È previsto anche l’obbligo di razionalizzare le risorse, riordinando le competenze ed eliminando le duplicazioni.

6. Per le Forze armate è prevista una riduzione degli organici di almeno il 10 per cento.

7. I dipendenti in eccesso della pubblica amministrazione potranno usufruire del prepensionamento, a patto di avere maturato i requisiti necessari prima che entrasse in vigore la riforma delle pensioni. In alternativa il dipendente potrà andare in mobilità per due anni con l’80 per cento dello stipendio e rimarrà senza impiego se non sarà stato collocato in un’altra amministrazione.

8. Per le auto della pubblica amministrazione (le cosiddette “auto blu”) è richiesta a partire dal 2013 una riduzione della spesa pari al 50 per cento rispetto a quanto si spendeva nel 2011. La regola non si applica o si applica con eccezioni per i mezzi di soccorso e di sicurezza.

9. I buoni pasto della pubblica amministrazione non potranno superare il valore di 7 euro per buono, anche per i dirigenti.

10. Il personale della pubblica amministrazione deve andare in ferie: non è possibile lavorarle in cambio di trattamenti economici ulteriori.

11. Fino al 2014 non sarà applicato l’aggiornamento dell’indice ISTAT per gli edifici in affitto della pubblica amministrazione, il locatore avrà la facoltà di recedere dal contratto. È inoltre prevista la rinegoziazione dei contratti per ottenere una riduzione del 15 per cento sull’affitto.

12. Gli spazi usati come uffici dalle amministrazioni saranno ridotti: in quelli nuovi sono previsti tra i 12 e i 20 metri quadrati per addetto, in quelli vecchi tra i 20 e i 25 metri quadrati. Saranno anche ridotti gli spazi per gli archivi.

13. Sarà accelerato il sistema per la vendita degli appartamenti di servizio di proprietà dell’Esercito.

14. I consigli di amministrazione delle società a totale controllo pubblico dovranno avere solo tre membri, e due di questi dovranno essere dipendenti dell’amministrazione che detiene la partecipazione nell’azienda (o della società controllante in caso di partecipazione indiretta). Dal 2014 la pubblica amministrazione dovrà procedere all’acquisto di beni e servizi sul mercato tramite sistemi che tutelino la concorrenza, come previsto nel “Codice appalti”.

15. Per ministeri ed enti statali ci sono tagli per 1,5 miliardi quest’anno e per 3 miliardi nel 2013.

16. Sono soppressi numerosi enti e fondazioni, le cui competenze saranno nuovamente trasferite ai ministeri.

17. I trasferimenti dello Stato alle Regioni si riducono di 700 milioni di euro quest’anno e di 1 miliardo di euro nel 2013, fatta eccezione per le risorse necessarie per la sanità.

18. La riduzione delle province è prevista, sulla base della dimensione territoriale e del numero di abitanti, ma sarà affrontata con un provvedimento a parte entro dieci giorni dall’entrata in vigore del decreto sulla spesa. Qui trovate quello che c’è da sapere sull’eterna questione.

19. Le scuole avranno un sistema di tesoreria unica per tutte le risorse finanziarie depositate fino a ora nelle banche private. Il personale docente impiegato nelle scuole italiane all’estero sarà ridotto e razionalizzato. Il trasferimento di 23 milioni di euro alle Regioni eliminerà il problema del costo delle visite fiscali per le scuole.

20. Le università non statali ricevono 10 milioni di euro, la metà di quanto stanziato in passato. Sono previsti 90 milioni di euro in più per il diritto allo studio. 103 milioni di euro sono stanziati per i libri gratuiti nella scuola secondaria di primo grado (le medie, alle elementari ci pensano già i Comuni).

21. I contratti di fornitura nella sanità saranno ridotti del 5 per cento, per quelli già in corso le aziende sanitarie potranno tirarsi indietro nel caso in cui i prezzi applicati siano più alti del 20 per cento rispetto a quelli di riferimento.

22. Lo sconto obbligatorio applicato per la sanità pubblica aumenta già quest’anno: le farmacie dovranno applicarne uno pari al 3,85 per cento (prima era 1,82 per cento) e le aziende farmaceutiche sconteranno del 6,5 per cento (prima era 1,83 per cento).

Crisi: Macelleria sociale, tra il silenzio della gente…


Che strana estate, questa estate…

Abbiamo un Governo che è stato, di fatto, esautorato dai suoi compiti. Napolitano e Draghi fanno le veci di Berlusconi e Tremonti, cercando di mettere appunto una manovra correttiva rispetto a quella approvata qualche settimana fa. Berlusconi sembra gradire, cosi da non vedersi in prima linea come l’uomo delle tasse anche se la patrimoniale è in agguato.

Abbiamo un popolo, quello italiano, che assiste silente alla macelleria sociale prevista dal Governo. In pochi mesi avremo ticket sanitari piu costosi, aumenti di aliquote irpef che decurteranno gli stipendi, tagli alla sanità, rincari dovuti alla soppressione dell’iva agevolata. In piu si profilano nuove riforme del mercato del lavoro con annessa mannaia sui diritti dei lavoratori. Da sky apprendo che potrebbero essere addirittura cancellate le festività del 25 aprile e del primo maggio.

E la risposta delle persone? Silenzio. Nessuno scende in piazza. La CGIL parla di un possibile sciopero… una giornata impegnata alzando le bandierine e ridendo e scherzando, come tutte le manifestazioni organizzate. Mentre la gente scende in piazza dalla Spagna ad Israele, noi preferiamo andare in ferie senza dare il minimo segno di insofferenza, dando quindi la possibilità alla politica di prendere decisioni sempre piu pesanti.

Silenzio anche da parte degli agitatori di popolo di professione. Che dice Grillo? Fin quando era utile a Berlusconi in chiave anti-sinistra lo vedevamo ogni giorno su tutti i siti. Ed ora? E’ in vacanza anche lui?

Che roba… mai vista una situazione del genere.

Gli ultimi giorni dell’Impero Berlusconiano? Esilarante articolo di Giannini su Repubblica


Stimo molto Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica. Questa volta però non posso sottrarmi dal criticare fortemente un suo articolo. Leggendolo non sapevo se ridere o piangere. Nel pezzo del vice di Ezio Mauro si analizza la possibile uscita di scena di Berlusconi ed i possibili ‘Bruto’ pronti ad assassinare il ‘Cesare’ di Arcore. Scrive Giannini:

“Siamo agli ultimi giorni dell’Impero…” Non è uno qualsiasi, a raccontarmi il clima che prelude a avvelena la possibile fine del berlusconismo. È un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che descrive così le convulsioni interne al Pdl, alla vigilia dei ballottaggi.

Sono anni che si parla di ‘fine dell’Impero’, di ‘tramonto del Berlusconismo’, di ‘agonia del Premier’ etc.. salvo poi ritrovarci tutti quanti a commentare l’ennesima legge vergogna fatta dal Cavaliere per salvare lui e le sue aziende. Peraltro sarebbe curioso sapere chi sia la ‘gola profonda’ di Giannini tra Letta, Santanchè,Bonaiuti, Giovanardi, Augello, Miccichè, Ravetto, Crimi, Belsito e cioè i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio.

Forse è una previsione azzardata. Ma il mio interlocutore, “informato dei fatti”, racconta di un partito ormai totalmente dilaniato e sgovernato. Diviso in fazioni, “che già si litigano le spoglie del capo”.

E’ vero che da quando è nato il PDL vi è una maggiore presenza di ‘insubordinati’ ma sta di fatto che sino ad oggi sono sempre tornati tutti all’ovile non appena il ‘capo’ ha alzato la voce. Non vedo perche dovrebbero cambiare le cose. Chi paga la campagna elettorale di tutti i ‘volti’ noti del Pdl? Se non è riuscito Fini a farlo fuori, potrà riuscire qualche mezza figura che si nasconde ancora dietro le ‘gonne’ del Premier?

Una fazione, la più forte, è qualla di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia non firma nè autorizza più nulla. Blocca tutto, non spende più un euro. Si narra che stia precostituendo un “tesoretto” segreto dentro il bilancio dello Stato, con il quale lanciare e finanziare il vero “piano di sviluppo” se e quando gli sarà affidato un governo”di emergenza”, per portare il Paese fuori dalla crisi.

Fosse davvero cosi, un Ministro che ‘nasconde’ soldi per tirarli fuori come meglio crede, sarebbe da  arrestare seduta stante.

Un’altra fazione è quella di Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia, con la rete di Comunione e Liberazione, si sta smarcando su tutto. Dalla campagna elettorale della Moratti al difficile rapporto con la Lega. E ormai non fa mistero di voler correre in prima persona, per il dopo Berlusconi. “Io ci sarò”, dice. Lui “c’è già adesso”, chiosa l’anonimo sottosegretario

Formigoni in effetti è da sempre un ‘battitore libero’ sempre all’interno dell’alveo berlusconiano però. Ha comunque la sua rete autonoma di consensi e clientele.

Una terza fazione è quella di Maurizio Sacconi. Persino il ministro del Welfare, con la sponda della Cisl di Raffaele Bonanni, sta tessendo la trama di un’area moderata, catto-socialista, da contrapporre all’ala militarista pidiellina.

Sacconi leader di una fazione? Ma per carità….

Una quarta fazione, la più attiva e articolata, è quella degli ex An che fanno capo a La Russa e Alemanno, e che punterebbero a de-berlusconizzare il partito e a rifondarlo sulle basi identitarie di una destra sarkoziana, o neo-gollista.

La Russa neogollista? Vabbeh…

Una quinta fazione – ora tuttavia fiaccata dalle nuove rivelazioni sullo scandalo Anemone – sarebbe quella di Claudio Scajola, che punterebbe a un approdo uguale e contrario: liquidare il Pdl, sciogliere il patto scellerato con il Senatur, e tornare allo spirito della prima Forza Italia, anche senza l’anima post-missina, se serve.

E dove va una Forza Italia senza finiani, post missini e fuori da un patto con la Lega? All’opposizione perenne direi, quindi Scajola punta alla minoranza a vita?…

“Se si perde a Milano, l’idea è questa: si propone cortesemente al Cavaliere un’uscita consensuale, e pilotata, e si fa subito un altro governo con un premier indicato da lui, e scelto tra uno dei capi delle fazioni in lotta. Possibilmente Tremonti. Se Silvio rifiuta, e si ostina a resistere, allora l’appuntamento è a settembre: si lasciano passare i referendum, che saranno un’altra botta, si lascia passare l’estate, e poi alla ripresa d’autunno i congiurati escono allo scoperto, e fanno fuori il vecchio Cesare”.

‘ si propone cortesemente al Cavaliere una uscita consensuale’ ? Ma di cosa stanno parlando? Silvio Berlusconi, il proprietario di un Impero economico-mediatico in cui ‘non tramonta mai il sole’, dopo aver speso un quinto della sua vita per non farsi togliere i privilegi di un monopolio televisivo degno del Sudamerica dovrebbe poi ‘farsi da parte cortesemente’? E magari ringraziando anche?

E come vorrebbero farlo fuori ‘il vecchio’Cesare? Il Premier è proprietario di 3 reti tv, ne controlla altre due di stato, ha ‘Il Giornale’, la Mondadori, l’Einaudi, Mediolanum piu altre decine e centinaia di soci, affiliati, controllati disposti a fare di tutto pur di obbedirgli, perche ‘lui’ in quel mondo è il ‘padrone’. Cosa farebbero i Tremonti, gli Scajola, i Sacconi, i Formigoni o i La Russa? Cosa potrebbero combinare se non appoggiati dall’opposizione? E soprattutto quale futuro potrebbero avere questi tanti portaborse senza il ‘comodo divano’ di Papà Silvio?

Berlusconi ha tre poteri, quello economico (dato dalle sua ricchezza), quello mediatico (dato dalle sue aziende) e quello politico (dato dal suo ‘secondo lavoro’ di Premier). Perdendo il terzo, conserverebbe ancora intatti i primi due. L’unico modo perche si realizzi davvero il tramonto dell’era Berlusconiana è quello di togliere al Cavaliere tutti e tre i poteri. E per farlo serve una azione congiunta tra tutti gli ‘attori in gioco’, di maggioranza e di opposizione. Un programma di deberlusconizzazione incentrato su nuovi paletti al mercato televisivo, su un conflitto di interessi serio che impedisca ad un magnate di entrare in politica e su leggi che servano ad evitare futuri ‘Berlusconi’ di qualsiasi parte politica.

Qualora si realizzino tali condizioni si dovrà sempre fare i conti con l’Impero, con i prezzolati di oggi e di domani, con l’avvio della ‘campagna di vendetta’ di Berlusconi, realizzata con il possibile lancio di un nuovo partito costruito su ‘cloni’ giovani e totalmente serventi, sponsorizzata dal potere economico e da quello mediatico. Cosi come fu nel 94. Magari con nuovi partner pronti ad assecondarlo. La Lega o qualcun’altro si trova sempre.

Ecco. Ora ragioniamo un attimo. Ce li vedete voi La Russa, Sacconi, Tremonti, Scajola e Formigoni a votare assieme a Pd, Idv ed Udc delle leggi contro Berlusconi in un governo di ‘salute pubblica’? … riuscite a vederli tutti uniti assieme alle opposizioni contro la ‘vendetta’ del Cavaliere, pronto ad additarli come ‘comunisti’ e ‘traditori’?  appunto….

Lite Tremonti-Prestigiacomo, nel Governo volano gli stracci…


Dopo una lite del genere, in teoria, uno dei due dovrebbe dimettersi. Non è che Tremonti, subodorato la fine di Berlusconi, voglia ritagliarsi un ruolo di futuro leader e per farlo cerchi di farsi “cacciare” dal governo per avere mani libere?

La lite:

Al centro del confronto le lamentele della Prestigiacomo per i tagli al suo dicastero ed in particolare sul mancato trasferimento delle risorse già approvate dal Cipe, del valore di un miliardo di euro, per la difesa del suolo, chiedendo conto del perchè queste somme non fossero ancora a disposizione del ministero. A quel punto, Tremonti avrebbe detto: te lo spiego dopo, fuori. Frase alla quale il ministro dell’Ambiente avrebbe ribattuto chiedendogli di spiegarlo in quella sede: «Non siamo scolaretti». Tremonti avrebbe risposto fornendo delle spiegazioni che non avrebbero però convinto la ministra, la quale avrebbe controreplicato con un «non dire cretinate».

Battute ironiche:

«Oggi mi sono arrivate le scuse anche dalla Prestigiacomo. Mi sono commosso». Frase pronunciata con il sorriso sulle labbra. Ma qualche ora dopo arrivava anche la replica della Prestigiacomo. «Ah sì? Ha commentato fuori dal Consiglio? Ha detto proprio che oggi ha incassato le scuse della Prestigiacomo ed è commosso? Bene, allora commento anche io: pensavo che fossero bolle di rabbia…».

Nota di Tremonti, che se la prende con Prestigiacomo:

«Nessun ritardo, nessun blocco da parte del Cipe che tra l’altro dipende da Palazzo Chigi. Considerando inoltre che la delibera Cipe risale al 6 dicembre 2009, se c’è stato un ritardo, una omissione, è stato da parte del Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare. A riprova di quanto sopra, ad oggi non risulta ancora pervenuta nessuna richiesta di utilizzo dei fondi alla sede competente».

Risposta piccatissima della Prestigiacomo, che restituisce al mittente ogni accusa. Sentita ora a Tgla7:

“Le ricostruzioni del Tesoro sono assurde e fantasiose. C’è la fila di ministri davanti alla porta di Tremonti e tutti chiedono di poter spendere i fondi stanziati, ma bloccati con mille tecnicismi. Personalmente non vivo questo problema come una sfida personale, forse per altri invece è così”.

Buon Hanno….


dal blog di Civati, un bell’articolo che sintetizza lo stato del nostro paese:

BUON HANNO

Hanno il Paese. L’egemonia (video)culturale. Hanno guadagnato altri due punti nei sondaggi (love is all around). Hanno la maggioranza. Non hanno (ancora) l’opposizione. Hanno Fini che tollera i mezzi. Hanno lo scudo fiscale e se ne vantano. Hanno vinto. Hanno buone possibilità di vincere ancora. Hanno i respingimenti. Hanno le radici. Hanno i processi ma li cancellano. Hanno le norme fatte su misura. Hanno i tornelli. Hanno i rifiuti a Palermo, ma non sono come quelli di Napoli e non ne parla nessuno. Hanno la crisi ma fanno finta di non vederla. Hanno le ordinanze contro gli stranieri. Hanno i precari, ma non li aiutano. Hanno pronto il nucleare e se ne sbattono di Kyoto. Hanno tutto. O quasi. Ecco. Quasi.

Domanda scomoda? Tremonti se ne va


 

da polisblog.it:

genio dell’economia. L’acuto salvatore dei bilanci. Proprio lui, Giulio Tremonti. Che, mai sintesi fu più fulminante, davanti ai problemi semplicemente scappa.

L’uomo con le chiavi della cassa, infatti, davanti alla legittima domanda del giornalista Geoff Cutmore di CNBC Europe (sì, all’estero i giornalisti hanno il brutto vizio di fare domande), se n’è andato piccato per l’oltraggio subito. In realtà non è neanche servita la domanda vera e propria, è bastata la parola magica “Unicredit”.

Vedetevi il video, e guardate la faccia stupita del giornalista, ignaro di aver fatto qualcosa che non sia il suo mestiere. Non sarà proprio una sintesi del “profilo internazionale” del nostro paese, ma di sicuro è un’istantanea che la dice lunga su come veniamo rappresentati all’estero.