#Trump vs #Biden, viaggio nelle ‘regioni’ Usa per capire dove si vincerà


The Surge: how Biden and Trump are doing in the swing states.

Prima di avventurarci nei dati relativi alle prossime elezioni americane, è bene fare un piccolo quadro di insieme del Paese. Gli Stati Uniti si dividono, storicamente, in 7 grandi “regioni”, eccole qui di seguito:

New England: una delle regioni più antiche degli Stati Uniti, risalente al 1620, con l’arrivo dei pellegrini fuori dalla costa di Cape Cod a bordo del famoso Mayflower. Boston (MA), Providence(RI), Portland (ME)

Mid-Atlantic: Questa è la regione degli Stati Uniti più avanzata dal punto di vista infrastrutturale e dal punto di vista economico, con alcune delle città più densamente popolate d’America. New York City (NY), Philadelphia (PA), Washington (DC), Baltimore (MD), and Pittsburgh (PA).

Southeast: Qui è dove possiamo scoprire e conoscere l’economia delle piantagioni, nonché i fatti riguardanti la guerra civile, gli stati confederati, la segregazione e la conseguente lotta per i diritti civili. Miami (FL), Atlanta (GA), New Orleans (LA), Nashville (TN)

Midwest: La regione è nota per la sua vasta prateria, Great Lake. Chicago (Il), Detroit (MI), Indianapolis (IN), St Luis (Mo)

All’interno del Midwest c’è la Rust Belt (quella “cintura arrugginita” composta da stati che hanno perso interi comparti nel settore manifatturiero, centinaia di migliaia di posti di lavoro e benessere a causa della concorrenza globale, soprattutto quella cinese):

The Rocky Mountains .Denver (Co), Salt Lake City (UT), Las Vegas (NV)

Southwest: Questa è probabilmente una delle regioni più singolari degli Stati Uniti, dove possiamo ancora trovare il maggior numero di esempi di antichi villaggi nativi americani, dove possiamo ancora conoscere la loro cultura, tradizione e patrimonio. Dallas (TX) , Phoenix (AZ) , Houston (TX), San Antonio (TX), Austin (TX), and Albuquerque (NM)

Costa Pacifica .Los Angeles (CA), San Francisco (CA), Seattle (WA), Portland (OR), and San Diego (CA)

Qui di seguito la mappa di RealClearPolitics sulle elezioni Presidenziali americane. In base ai sondaggi, sono assegnati gli Stati ai due candidati, Trump e Biden. I Repubblicani sono in ‘rosso’, i Democratici in ‘blu’. Gli Stati ‘grigi’ sono quelli incerti.

Al momento quindi abbiamo tre “regioni” sicure ai dem, come da tradizione, ovvero il New England (New Hampshire in forse), il MidAtlantic (con Pennsylvania in bilico) e la Costa Pacifica.

Se torniamo indietro nel tempo, Obama vinse nel 2008 e nel 2012 perché, oltre al New England, al Mid-Atlantic ed alla Costa Pacifica, conquistò il Midwest e strappò la Florida al GOP nel Southeast.

John Kerry, nel 2004, perse le Presidenziali perché Bush, oltre alle storiche GOP Southwest, Rocky Mountains e Midwest occidentale, prevalse in tutto il Southeast (Florida compresa), nel Mid-Atlantic ed anche in una parte del Midwest orientale (con il colpaccio dell’Ohio vinto con margine ristretto).

Bill Clinton arrivò a vincere anche in roccaforti storiche GOP nel Southeast come Tennessee, Georgia, Arkansas (ma era Governatore uscente) e Louisiana

Reagan colorò di rosso (la tonalità cromatica dei Repubblicani) quasi tutti gli Stati durante le due elezioni, California compresa, di cui era ex Governatore e che solo negli ultimi decenni è diventata una roccaforte Dem.

Tornando alla sfida di novembre, i fan di Trump possono contare sulle Rocky Mountains, sul Southeast occidentale e sul “west” del Midwest (Dakota sud e nord, Nebraska, Kansas).

Incerti il Southwest (con il Texas da sempre Repubblicano ma oggi un po’ più indeciso), il Southeast orientale (North Carolina e Florida su tutti) e la parte orientale del Midwest, la cosiddetta Rust Belt, “cintura arrugginita” che votò Sanders alle primarie 2016 sul fronte dem e preferì Trump alla Clinton, nelle presidenziali. In queste zone, probabilmente, si deciderà chi sarà l’inquilino della Casa Bianca dopo le elezioni di novembre.

Prossimamente nuovi appuntamenti

Fonti:

2020: anniversari, ricorrenze e possibili scenari futuri


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Siamo entrati da pochi giorni nel 2020. Dibattito a parte su nuovo decennio o meno, il nuovo anno si apre con gravi incognite in riguardo alle crisi internazionali. Alle proteste filo-iraniane davanti l’ambasciata Usa a Baghdad, Donald Trump ha risposto in modo inatteso e dirompente. L’uccisione del più importante comandante iranianoQassem Soleimani, capo della divisione Qods dei Guardiani della Rivoluzione. Iran ed Iraq sono insorte contro l’omicidio e minacciano gravi ritorsioni contro gli Stati Uniti. Un avvenimento tuttora in pieno svolgimento e che non è chiaro ancora quali risultati produrrà nel già infuocato Medioriente.

Non solo Iran. E’ di questi giorni infatti la decisione del Presidente turco Erdogan di entrare in guerra. Il Parlamento di Ankara ha approvato la mozione che autorizza l’invio di militari turchi in Libia, come richiesto dal governo del premier libico Fayez al-Serraj. Il tutto per fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un’offensiva per prendere il controllo di Tripoli. L’Unione Europea esprime preoccupazione ma non ha fatto nulla per evitare ciò che è accaduto. Nessuna azione concreta per risolvere la crisi libica.

Fronti caldi anche in Venezuela, con gli scontri tra Maduro e gli oppositori; in Cile, con le proteste contro le iniziative del Presidente Pinera ed in Israele, chiamato al voto per l’ennesima volta.

Tornando all’Europa, il 31 gennaio la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea. La tanto attesa Brexit, grazie alla vittoria schiacciante di Johnson, si realizzerà a fine mese. Non è chiaro invece quanto durerà il periodo di transizione e se all’uscita dalle istituzioni europee, seguirà a breve una hard Brexit con ritorno dei dazi e delle frontiere.

E mentre i critici cinematografici iniziano a chiedersi chi vincerà l’Oscar (per la cronaca in pole c’è Joker ma seguono piazzati The Irishman, 1917, I due Papi, Piccole Donne, Storia di un matrimonio e Richard Jewell), il mondo della politica si interroga su quanto potrà ancora durare il Governo Conte.

Gennaio, come abbiamo già analizzato qui, sarà un mese cruciale per il Premier. Elezioni in Emilia Romagna, riforma della prescrizione ed altri temi scottanti rischiano di complicare la vita all’esecutivo. In molti hanno scommesso che sarà Renzi a far cadere il governo ma in realtà il vero pericolo viene dal disfacimento del Movimento 5 stelle. Di Maio e Grillo stanno di cercando di tenere insieme i cocci ma la crisi dei pentastellati è evidente. La cacciata di Paragone, seguita alle defezioni di tre senatori. Le dimissioni del Ministro Fioramonti con annessa nascita di nuovo gruppo (Eco) in sostegno di Conte. E’ di oggi la notizia della uscita di altri due deputati dal movimento. L’autodistruzione dei 5 stelle sembra inarrestabile ed alla fine potrebbe essere proprio questo il fattore di capitolazione dell’esecutivo. Interessanti saranno anche le regionali di primavera con Toscana, Ligura e Campania al voto e la concreta possibilità che almeno una delle regioni ‘rosse’ cada in mano leghista. Torneremo a votare per le politiche? A fine 2020 avremo Salvini Premier di un governo sovranista?

Spostandoci all’estero, a febbraio, negli Stati Uniti, inizieranno le elezioni primarie democratiche. Chi sarà l’avversario di Trump alle Presidenziali di novembre? L’ex vice Presidente Biden sembra partire favorito ma Elisabeth Warren e Bernie Sanders non sono lontani. Sullo sfondo l’ex sindaco di NY Bloomberg ed il sindaco di South Bend Pete Buttigieg. Salvo sorprese, possibilissime, tra questi cinque candidati uscirà fuori lo sfidante del Presidente in carica, peraltro sempre più lanciato verso la riconferma, anche grazie ai buoni risultati in economia.

Nuove tecnologie. Mentre noi italiani dovremo fare i conti con la fase 2 del digitale terrestre, comprare nuovi televisori o adattare i vecchi con l’ennesimo dispendioso decoder, il 2020 sarà l’anno del 5G. Dalle reti di quinta generazione si attende una vera rivoluzione: nel decennio che comincia sempre più oggetti, infrastrutture e ambienti urbani saranno connessi alla rete. E chi gestirà tale tecnologia? L’ombra cinese si allunga su tutto il mondo tecnologico.

Il nuovo anno sarà anche pieno di ricorrenze, soprattutto per l’Italia. i 500 anni dalla morte di Raffaello, i 150 anni dalla presa di Roma. I 100 anni dalla nascita di Federico Fellini ed Alberto Sordi. Allargando l’orizzonte fuori dai nostri confini, si festeggeranno i 250 anni dalla nascita di Beethoven, i 150 anni dalla morte di Dickens. 150 dalla nascita di Lenin, 50 anni dallo scioglimento dei Beatles e dalla morte di Jimi Hendrix.

Passando allo sport, nel 2020 si svolgeranno anche i campionati Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo. Chissà invece chi prevarrà nel campionato di calcio italiano. La solita Juventus, la nuova Inter di Conte, la sorpresa Lazio o l’impossibile riscossa della nuova Roma di Friedkin?

Veniamo infine alle notizie meno piacevoli. Come dimostra l’incendio inarrestabile in Australia, un disastro senza precedenti, anche nei prossimi dodici mesi vi saranno ahimè calamità naturali in tutto il pianeta e saremo chiamati a contare vittime e danni ingenti. Come ogni anno, purtroppo. Perdonatemi il finale macabro ma se dovessi pronosticare “i morti eccellenti” del 2020, farei i nomi del Principe Filippo, Kirk Douglas ed Olivia De Havilland.

#Midterm 2018: per Trump sarà vittoria o sconfitta?


Donald Trump a un comizio per Marsha Blackburn e altri candidati Repubblicani a Chattanooga, Tennessee, 4 novembre
(Alex Wong/Getty Images)

Stanotte sapremo se Donald Trump avrà vinto ancora oppure se diventerà l’ennesimo Presidente ‘anatra zoppa’ ovvero senza maggioranza in Congresso e quindi limitato nel suo operato per i prossimi due anni di mandato.

L’economia americana è in netta ripresa ma Trump continua a non avere una grande popolarità. C’è anche da dire che i sondaggi danno in recupero il GOP rispetto ai Dem, così come fu nel 2016 e sappiamo bene come finì allora.

Aggiungo che, in caso di sconfitta repubblicana in Congresso, Trump potrà accusare proprio i Dem per eventuali scarsi risultati nei prossimi anni e ciò potrebbe giocare in suo favore nelle Presidenziali del 2020.

Secondo gli osservatori, la Camera dovrebbe finire ai Dem, il Senato dovrebbe rimanere ai GOP (repubblicani). Domani mattina, ora italiana, il verdetto. Qui di seguito una breve guida tratta da IL POST:

Come per tutte le elezioni di rilievo nazionale, i siti e i giornali americani hanno dedicato molte risorse allo sviluppo di modelli statistici per prevedere i risultati, con grandi pressioni dopo quanto successo due anni fa con l’elezione di Donald Trump. Attualmente, gli esperti concordano che i Democratici abbiano più possibilità di riprendere il controllo della Camera (7 possibilità su 8) e i Repubblicani di mantenere il Senato (4 possibilità su 5). Gli stessi esperti, reduci dalle critiche del 2016, stanno però ricordando che queste previsioni contemplano la possibilità che i Democratici vincano in entrambe le Camere, o che i Repubblicani mantengano il controllo del Congresso.

Viste le centinaia di distretti alla Camera, i giornali si sono concentrati soprattutto nel racconto di alcuni dei 35 seggi del Senato in ballo: il più fotogenico di tutti è stato sicuramente quello del Texas, dove si sfidano due politici molto diversi nelle idee e nel modo di porsi, il Democratico Beto O’Rourke e il Repubblicano Ted Cruz. Tra i governatori, il caso di cui si è parlato di più è stato quello della Georgia, dove la Democratica Stacey Abrams proverà a diventare la prima governatrice afroamericana degli Stati Uniti, contro il Repubblicano Brian Kemp, accusato di aver limitato in molti modi l’accesso al voto delle minoranze; ma anche in Florida c’è una sfida importante, e il Democratico Andrew Gillum viene dato per leggermente favorito.

#Usa2018: elezioni di #midterm, #Trump rischia?


Tra qualche giorno negli Stati Uniti si vota per le elezione di medio termine. Verrà rinnovata tutta la Camera dei Rappresentanti ed un terzo del Senato. Si eleggono anche 36 governatori statali su 50.

Trump rischia di perdere la maggioranza al Congresso. Una delle due camere infatti probabilmente avrà una maggioranza democratica. In Senato, dove vengono rinnovati una trentina di seggi eletti nel 2012, i repubblicani possono sperare di mantenere la maggioranza.

Le sfide più interessanti

Avrete sentito parlare della sfida tra Ted Cruz e Beto O’Rourke per il Senato, in Texas, ma le partite interessanti sono davvero tante. Il Guardian ne ha raccolte alcune: ci trovate anche la Florida, dove è apertissima sia per il Senato (con l’uscente democratico Bob Nelson e il governatore in carica Rick Scott) sia per il governatore (lì il candidato democratico è il sindaco progressista di Tallahassee Andrew Gillum).

Venti di crisi tra Stati Uniti e Nord Corea


La Nord Corea potrebbe effettuare test nucleari nel weekend. Gli Stati Uniti hanno intenzione di attaccare siti militari nord coreani prima dei test. La Corea minaccia di rispondere alla aggressione americana contro attaccando. La Russia esprime preoccupazione. La Cina afferma che una guerra tra i due Paesi non avrà vincitori ed intanto cancella i voli da Pechino verso la capitale coreana.

Io non so se Trump sia più sprovveduto che folle, so che l’escalation della crisi è preoccupante. Sembra di essere nel 1962 con Kennedy e Kruscev ad un passo dalla guerra per Cuba. All’epoca Giovanni XXIII ebbe un ruolo di primo piano per disinnescare l’emergenza. Confidiamo in qualche telefonata di Papa Francesco. Certo, all’altro capo del telefono ci sono Donald Trump e Kim Jong Un…

Aggiornamento al 15 aprile:

Al momento la Festa nazionale coreana si è svolta senza incidenti ‘nucleari’. Buon segno. Ma il week end non è ancora terminato…

Maggiori informazioni qui:

Dobbiamo preoccuparci della Corea del Nord?

 

Trump fa Trump: muro, immigrazione, aborto, ambiente, tortura, stampa…


trump

Una settimana di The Donald alla Casa Bianca. Ed ecco i primi risultati. Immigrazione, ambiente, aborto, tortura e stampa. I principali obiettivi sono questi. Va detto comunque che Trump sta solo mantenendo le promesse fatte, ahimè. Ed al confine con il Messico un muro c’è già, quasi. Ed il trattato Trans Pacifico, da cui il Presidente si è ritirato, doveva essere ratificato dal Congresso (ed il Congresso non lo avrebbe mai ratificato perché Repubblicano, l’accordo era stato fatto da Obama). La politica contro l’aborto ricalca decisioni già prese da Reagan e Bush.

Insomma, nulla di impensabile. Sono i modi, più che altro, ad essere anticonvenzionali. Ma il personaggio è quello che è. Purtroppo. C’è solo da augurarsi che non superi certi confini. E purtroppo già il solo utilizzo di slogan ed annunci populisti rischia di spingere tutte le altre forze anti-sistema nel resto del Mondo, soprattutto in Europa.

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Donald Trump è il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America


US President-elect Donald Trump is sworn in as President on January 20, 2017 at the US Capitol in Washington, DC. / AFP / Mark RALSTON        (Photo credit should read MARK RALSTON/AFP/Getty Images)
US President-elect Donald Trump is sworn in as President on January 20, 2017 at the US Capitol in Washington, DC. / AFP / Mark RALSTON (Photo credit should read MARK RALSTON/AFP/Getty Images)Donald Trump è il 45esimo Péresidente degli Stati Uit