#Netflix #Amazon #Disney #Apple: la sfida dello streaming è iniziata!


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Il mondo dello streaming tv sta per cambiare. Il dominio di Netflix e di Amazon Prime Video è destinato a cadere e molte quote di mercato saranno inevitabilmente cedute ad altri operatori in entrata. Primi fra tutti Disney ed Apple. E se per Amazon, il settore streaming è strategico ma non determinante, per Netflix, azienda pioniera del servizio, rappresenta l’unica fonte di profitto ed è quindi quest’ultima che rischia di subire un grande ridimensionamento. Ma andiamo con ordine.

NETFLIX

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Già quest’anno la società di Los Gatos ha visto ridurre la crescita di abbonati. Complice forse il rialzo dei prezzi. Netflix resta comunque la piattaforma di streaming leader di mercato negli USA ed all’estero, con quasi 160 milioni di abbonati. Il gruppo guidato da Ted Sarandos continua a lanciare produzioni originali, proseguendo la sua sfida a Hollywood, come mostra «The Irishman», l’ ultimo film di Martin Scorsese, nelle sale per qualche giorno e disponibile poi solo sulla piattaforma dal 27 novembre.
Costo: 12,99$ al mese
Investimenti 2019: con 15 miliardi è l’azienda che investe di più ma che, per via del lancio delle altre piattaforme, dovrà privarsi di molti prodotti ora disponibili per gli abbonati. Alcuni esempi: NBCUniversal è pronta a spostare “The Office” sul suo servizio di streaming nel 2021. “Friends”, di proprietà di Warner Bros, di AT&T, lascerà Netflix per HBO Max il prossimo anno. E gli spettacoli di proprietà della Disney attualmente su Netflix, come “Grey’s Anatomy”, si sposteranno dalla piattaforma una volta scaduti i contratti.

AMAZON

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È una società molto più grande di Netflix e non ha il suo core-business nello streaming. E’ un colosso quasi Disney ed ha maggiore esperienza di Apple nei servizi di streaming a pagamento.
La società di Jeff Bezos ha un pubblico potenziale di 100 milioni di utenti, i proprietari di abbonamento per le spedizioni a domicilio.

Investimenti 2019: 6 miliardi, con progetti ambiziosi per il futuro, tra il 2020 e il 2021 dovrebbe lanciare una epica serie sul Signore degli Anelli, che sarà probabilmente la più costosa mai realizzata e che punta a essere la nuova Game of Thrones

APPLE

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Novembre 2019 resterà nella storia del mondo dello streaming per le i due grandi ingressi. Apple e Disney. L’azienda di Tim Cook, da inizio mese, ha lanciato la sua TV+, il servizio on demand che si presenta con nove nuove serie tv tra cui spicca «The morning show»,con Jennifer Aniston e Reese Witherspoon . Avviate anche diverse collaborazioni con icone di Hollywood come Steven Spielberg e la regina dei talk show Oprah Winfrey .

Platea: 900 milioni di utenti potenziali, ovvero i possessori di un iPhone
Costo: solo 4,99 $ al mese.
Investimento 2019: 6 miliardi, con la mission finale di usare lo show business per rafforzare le entrate da servizi, mentre le vendite dell’ iPhone calano: -14% annuo.

DISNEY

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L’azienda di Topolino ha aperto le danze il 12 novembre con nuovi contenuti come «The Mandalorian» e soprattutto l’enorme videoteca di film e telefilm che comprende i classici Disney, Pixar, i cinecomics della Marvel, Star Wars, National Geographic e Fox .
Costo: 6,99 dollari al mese,
Investimento 2019: 11 miliardi, con la sicurezza di restare in perdita almeno fino al 2024 ma l’obiettivo di ritagliarsi una importante fetta di mercato.

HBO, NBC, HULU

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E non finisce qui perché nella primavera 2020, come detto prima, arriveranno Hbo Max del gruppo Warner media posseduto dalla telecom At&t e Peacock di NbcUniversal, di proprietà di Comcast che scommetterà sulla gratuità assoluta ma con pubblicità. Senza contare Hulu, il servizio on demand disponibile solo in Stati Uniti e Giappone ma le cui produzioni sono diffuse in tutto il mondo. Una su tutte: The Handmaid’s Tale.

ED IN ITALIA?
(Netflix, #AmazonPrimeVideo, #Timvision, #NowTv -Sky, #Infinity-Mediaset, Eurosport Player e #Dazn) siamo ad 8 milioni di abbonati. Considerando anche i video free (Youtube, Railplay, Mediaset play etc) si arriva a 26 milioni di spettatori. Le Pay-tv sono al momento al 48% del mercato, lasciando alla tv free il restante 52. Ed all’interno delle pay, il 61% sarà presto appannaggio delle tv on demand. (Forbes)

NON C’E’ POSTO PER TUTTI
Insomma, un mercato ‘pompato’ a dismisura negli ultimi anni, basti pensare che nel 2019 vanno in onda quasi 500 serie di show televisivi prodotti in America, in streaming e sui canali tradizionali, più del doppio di dieci anni fa. Proprio perché pompato, si andrà incontro a cambiamenti radicali nei prossimi anni e probabilmente non tutti i servizi di streaming riusciranno a sopravvivere.

Il declino di #taleequaleshow


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Il lento declino di Tale&Quale, show Rai di grande successo nelle passate stagioni, si legge nei numeri auditel di stamattina. La prima puntata della nuova edizione ha avuto un ascolto medio di 3.844.000 spettatori, share al 21,5%. Nel 2018 i dati dicevano 4.430.000 e 23.24%. Un calo netto, malgrado la contro programmazione ‘soft’ di Canale 5.

La prima puntata non permette di tracciare un bilancio definitivo ma l’affanno negli ascolti si affianca ad un impoverimento del cast artistico, composto quest’anno da personaggi quasi ‘sconosciuti’ ai più. Un programma ‘stanco’ , troppo autoreferenziale e ‘conticentrico’, che cerca una via di rinnovamento nella versione Nip, delle persone comuni, di cui potremo vedere un assaggio nell’ultima puntata stagionale. Una via peraltro già sperimentata in passato con vari programmi Mediaset, tra i quali ricordiamo Re per una notte con Gigi Sabani e Momenti di gloria con Mike Bongiorno.

Il rischio di perdere la sfida degli ascolti con Rosy Abate di Canale 5, in partenza dal 20 settembre, è alto.

Ascolti, dalla prima all’ultima edizione:

#Techetechetè: il piccolo gioiello della Tv estiva


Su Ra1, ogni estate, viene trasmesso uno dei programmi più belli, a mio giudizio, del panorama televisivo italiano. Techetechetè. Frammenti tv in libertà. Nato nel 2009 dalle ceneri di altri prodotti simili come DaDaDa e SuperVarietà, lo show delle teche Rai si è via via sempre più specializzato nel trasmettere puntate monotematiche, che ci fanno riscoprire quanto bella era la televisione di una volta e aprono un fascio di luce sulle poche eccellenze del varietà di oggi.

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Programma di Elisabetta Barduagni e Gianvito Lomaglio, ideato dal paroliere Pasquale Panella, Techetechetè è un piccolo gioiello, a bassissimo costo peraltro. Lunga vita a prodotti di questo tipo.

Qui di seguito alcuni frammenti di puntante eccellenti:

La Storia della TV italiana: anni ’50


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La Storia della Televisione, in Italia. Una rubrica nuova ed anche un progetto ambizioso,  tramite il quale cercherò di trasportarvi indietro nel tempo per capire cosa è stata la Tv nel nostro Paese. Dal 1954, primo anno della Tv italiana, arrivando ai nostri giorni.

Un passo indietro ulteriore è necessario. Anno 1925, l’inventore scozzese John Logie Baird costruì il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Negli anni 30 in varie nazioni d’Europa si sperimentarono le prime trasmissioni tv. Dall’Inghilterra alla Francia passando per la Germania nazista. Anche in Italia Mussolini si mosse in tal senso:

venne emanata una legge (9 gennaio 1936) che stabiliva il passaggio dei programmi dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) sotto il controllo del Ministero della Stampa e Propaganda del governo fascista. Le prime trasmissioni sperimentali iniziarono nel 1939 a Torino con l’EIAR.

Nel 1944 l’EIAR divenne RAI (Radio Audizioni Italiane, poi Radio Televisione) per proseguire le sperimentazioni rallentate dalla guerra. Arriviamo quindi al 3 gennaio 1954, la data in cui la Tv si ‘accese’ anche in Italia.

Il primo annuncio, dato in diretta da Fulvia Colombo:

L’Italia del 1954 è ‘rurale’, quasi il 40% dei lavoratori è impiegato nel settore agricolo, più del 30% è nell’industria e solo il 28% è nel terziario. Il reddito pro-capite nel 1950 era tornato ai livelli ante guerra.

La TV quindi rappresenta una vera e propria finestra sul mondo. E per molti anche l’occasione per imparare l’italiano.

Il palinsesto del primo giorno di programmazione:

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Inizialmente la Tv non era poi così diffusa. 80.000 televisori ad inizio 1954, soprattutto per via dei prezzi esorbitanti. Il costo di un televisore era proibitivo (250.000 lire per un apparecchio), equivaleva al reddito annuo di una famiglia di ceto medio. Ecco perché si ebbe uno sviluppo nei bar delle “sale tv” dove ci si recava per assistere collettivamente alle trasmissioni.

Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del ’54 la quota di popolazione servita supera il 48%. Nel ’61 raggiunge il 97% degli italiani. e la rete di trasmissione non copriva tutto il territorio.

La sigla del primo Telegiornale:

Ma cosa trasmetteva la TV nel 1954? Il volto della RAI dei primi anni ’50 non poteva che essere lui. Mike Bongiorno.

Il conduttore italo-americano ha l’onore di aver presentato la prima trasmissione televisiva ovvero Arrivi e partenze. Alle ore 14.30 del 3 gennaio, subito dopo l’inaugurazione ufficiale della nascente televisione italiana.

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Bongiorno, che era stato scelto personalmente dal direttore generale della Rai Vittorio Veltroni (padre del politico Walter Veltroni), intervistava personaggi italiani e stranieri in partenza o in arrivo negli aeroporti e nei porti italiani. L’altro intervistatore del programma era Armando Pizzo giornalista Rai.

La trasmissione segnò il debutto di Antonello Falqui, che ne era il regista.

Inizialmente i programmi duravano quasi 4 ore. Nei primi 10 anni di vita gli abbonamenti crebbero costantemente: dai 24.000 del ’54 a oltre 6 milioni nel ’65. Nello stesso periodo il cinema subì un notevole calo nel numero di biglietti venduti.

E mentre negli Stati Uniti nascevano da subito network privati, per i quali non si pagava canone, nell’Europa post bellica l’unico ente in grado di sostenere le ingenti spese per le trasmissioni risultava essere lo Stato.

E se negli altri Paesi europei la Tv poteva contare su un pubblico mediamente scolarizzato, in Italia il mezzo televisivo, oltre che ‘intrattenere’ venne pensato anche per ‘educare’ la popolazione, dove l’analfabetismo era ancora alto. Nel 1954 parlava correntemente l’italiano solo il 20%della popolazione (quasi il 13% è analfabeta).

Nel 1958 nacque quindi il progetto di Telescuola.

un programma televisivo sperimentale della RAI realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie [..] Telescuola fu un’esperienza umana e didattica straordinaria che in sei anni avrebbe permesso di entrare in contatto con gruppi di ascolto sparsi in piccoli centri di tutta Italia, contribuendo, di fatto, all’alfabetizzazione del Paese. Si possono citare tra i conduttori un giovanissimo Luciano Rispoli

Il progetto fu poi integrato nel 1960 dal programma ‘Non è mai troppo tardi‘. Un ‘Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta’ condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, il cui fine era quello di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado, pur avendo superato l’età scolare. Vere e proprie lezioni.

Ma sul Programma Nazionale, ovvero l’unico canale Tv, c’era ben altro. Il teatro al venerdì sera ma anche programmi comici. Un, due, tre ad esempio, condotto da Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Andato in onda dal gennaio 1954 al 1959, era strutturato in forma di sketch e parodie.

E poi i quiz con lo ‘storico’ Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno, in onda dal 1955 al 1959. Successo clamoroso, tanto da essere trasmesso anche nei cinema. Vediamo un piccolo estratto da un video dell’Istituto Luce:

Grande popolarità riscosse anche Il Musichiere, programma musicale che rese famoso il conduttore romano Mario Riva.

I concorrenti, seduti su di una sedia a dondolo, dovevano ascoltare l’attacco di un brano musicale e, una volta riconosciutolo, precipitarsi a suonare una campanella a dieci metri di distanza per avere diritto a dare la propria risposta, accumulando gettoni d’oro per il montepremi finale. Il montepremi si conquistava indovinando il “motivo mascherato”, eseguito all’apertura di una cassaforte che conteneva la vincita.

I motivi musicali erano eseguiti dall’orchestra di Gorni Kramer e da due cantanti: Nuccia Bongiovanni e Johnny Dorelli. Quest’ultimo fu poi sostituito da Paolo Bacilieri.

In onda dal 1957 sino al 1960, quando Riva morì tragicamente in un incidente.

Ma la Tv degli anni 50 visse anche di ‘eventi’. Come il Festival della Canzone Italiana. Sanremo. Nato nel 1951, dal 1954 venne trasmesso anche in Tv, riscuotendo grande successo, sino ad arrivare al record dei 30 milioni di telespettatori incollati davanti al televisore per assistere alla performance di Domenico Modugno, con il suo ‘Nel blu dipinto di blu’, vincitore del Festival 1958.

Sempre nel 1958 ecco lo show per eccellenza. Dalla Radio sbarca in Tv ‘Canzonissima‘, il torneo musicale che vede protagonisti i più importanti cantanti nazionali. La prima edizione condotta da Renato Tagliani con Tognazzi, Agus, Walter Chiari, Lauretta Masiero e Corrado Pani. Rimarrà in onda, anche con nomi diversi, sino al 1976.

Nel 1957 arriva anche la pubblicità. Carosello, il programma composto da brevi filmati seguiti da messaggi pubblicitari. Volti noti della tv e cartoni animati aiutarono gli italiani ad entrare nell’epoca del ‘consumismo’. In onda tutti i giorni per dieci minuti, dalle 20.50 alle 21. E dopo Carosello ‘tutti i bimbi a nanna’.

Non mancava lo Sport, con la Domenica Sportiva, in onda sino dalle prime ore della Tv, nel gennaio 1954. Altro programma di successo fu Campanile sera. In onda dal 1959 per tre stagioni e condotto dall’onnipresente Mike Bongiorno assieme a Renato Tagliani ed Enzo Tortora.

Fu il primo esempio di “gioco collettivo” in quanto veniva data la possibilità di giocare al pubblico che partecipava alla trasmissione e a quello da casa.[…] l meccanismo del gioco era semplice. Si trattava in pratica di un quiz, con domande rivolte a concorrenti di un paese del Nord Italia e di una località del Sud, alle quali venivano abbinate anche prove atletiche. In questo modo il pubblico veniva a conoscenza della realtà dei piccoli paesi italiani ed infatti il filmato che dava inizio alla puntata del quiz descriveva il paesaggio e la realtà produttiva dei comuni in gara.

Successo clamoroso. Il format fu venduto anche all’estero e fu ispirazione per il successivo Giochi senza frontiere.

Infine, la Tv degli anni ’50, in pieno stile democristiano, era anche ricca di censure. Ne ricordiamo due in particolare:

[..] il famoso caso della soppressione del varietà La piazzetta nel 1956 per la ballerina Alba Arnova che, andando in scena in diretta con una calzamaglia color carne diede l’impressione (per via del bianco e nero) di essere nuda, o la sospensione del varietà Un, due, tre e l’allontanamento dei conduttori Raimondo Vianello ed Ugo Tognazzi colpevoli di aver parodiato una caduta di cui era stato protagonista il presidente della repubblica Giovanni Gronchi;

 Termina così il primo numero de La Storia della TV, dedicato agli anni ’50. Il primo decennio vide il vorticoso sviluppo del mezzo televisivo, sia nella distribuzione presso la popolazione, sia nella creatività di autori, conduttori e maestranze.

Gli anni ’60 riserveranno tante sorprese. Dalla nascita di un secondo canale, al varo di nuovi programmi, accompagnando gli italiani in un periodo non facile per il Paese e per il Mondo intero. Ma ne parleremo nel prossimo numero.

Stay tuned…

Fonti
wikipedia, da cui sono tratti gli estratti ed i virgolettati.

Novecento80: Deejay Television – 1983


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Oggi parliamo di Deejay Television. Una trasmissione musicale andata in onda negli anni 80 sugli schermi Fininvest. Da una idea di Claudio Cecchetto, nel giugno 1983 inizia la programmazione, ogni sabato dopo le 22.30 su Canale 5. Poco dopo DT diventa appuntamento quotidiano, dopo le 14.00 per mezz’ora.

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Video musicali del periodo, ecco la principale novità televisiva. Sulla scia di MTV. Ma Deejay Television ha lanciato soprattutto tanti volti noti del piccolo schermo. Da Fiorello ad Amadeus, da Gerry Scotti a Linus, Albertino, Jovanotti, Kay Rush, Leonardo Pieraccioni.

Da wikipedia:

Nelle prime edizioni i videoclip si riferivano soprattutto a brani pop britannici e statunitensi, in seguito si diede più spazio alla musica italiana. I videoclip venivano trasmessi in varie elaborazioni: fra queste, Sing a Song era una specie di karaoke in cui nel video veniva mostrato in sovrimpressione il testo della canzone, mentre i brani in lingue diverse dall’italiano venivano trasmessi anche in versione Story, nella quale compariva il testo tradotto.

Negli anni il programma perse sempre di più la connotazione esclusivamente musicale per diventare un quiz prima ed un notiziario dopo.

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The disc-jockeys Linus and Jovanotti wearing sun glasses, leaning on a desk in Deejay Television studios; between them a dummy. Milan (Italy), 1988.

Negli anni seguenti la trasmissione iniziò a modificarsi radicalmente: prima diventò un breve quiz musicale presentato da Amadeus (il suo primo programma a quiz), poi, nell’ultima edizione, diventò una specie di notiziario musicale (presentato nuovamente da Linus), con uno spazio dedicato ai videoclip molto più limitato. È in questa edizione che fa la sua comparsa Leonardo Pieraccioni in studio da Milano e poi a Ibiza con Fiorello e Amadeus.

Il programma chiuse nel 1990. Restano i video su Youtube e le tante stelle TV scoperte in quegli anni.

#Sanremo2015: le #pagelle


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Sanremo è finito, con la vittoria del trio lirico Il Volo. Ed ecco puntuali arrivano le pagelle del Festival di Carlo Conti

0 I responsabili della grafica per la classifica finale. Conti già ha avuto problemi del genere in Tale&Quale. Saranno gli stessi?

1 La famiglia con sedici figli portata quasi ad esempio. Esempio di cosa?

2 Alessandro Siani e Pintus, imbarazzanti

3 I soliti idioti, appunto.

4,5 a Moreno ed al suo prosciutto Crudo. Fabian, non pervenuta

Dear Jack, Grignani e Bianca Atzei, se ne poteva fare volentieri a meno

5 Raf, giustificato dalla malattia. Anna Tatangelo, senza giustificazioni

5,5 Di Michele-Platinette, Britti e Nesli. Non hanno convinto del tutto

5,5 Gianna Nannini. Prestazione deludente e con vari errori. Un superospite non se lo può permettere.

5,5 I Boiler, comicità a tratti. Pochi.

6 Masini, fa il suo compitino, senza infamia e senza lode.

6 Rocio, bella. Punto.

6,5 Nek, sempre il solito ma con un pezzo molto radiofonico e che sarà una hit. Annalisa, carina.

6,5 AstroSamantha registrata, in diretta sarebbe stato meglio. Rischia la sovrapposizione mediatica comunque.

6,5 Panariello. Fa ridere e visti gli altri ospiti comici è già tanto. Virginia Raffaele, brava ma poteva dare di più.

6,5 Tiziano Ferro e Biagio Antonacci. Fanno il loro dovere di superospiti italiani.

6,5 le Nuove Proposte , in complesso.

7 Conchita Wurst. Molto brava, non c’è che dire. Gli altri ospiti internazionali, buon assortimento

7 Emma, un po’ ‘rustica’ ma genuina, anche nel modo di porsi. Prova superata

Irene Grandi con una canzone delicata, quasi anomala per lei, abituata a sonorità rock. Il Volo, tanta tecnina ma senz’anima.

7 Chiara, non male brano ed interpretazione. Nina Zilli, la ragazza blues colpisce ancora.

7,5 Malika Ayane, brano davvero bello. Lorenzo Fragola, bel pezzo e bravo lui nell’interpretarlo, a diciannove anni un bell’inizio.

7,5 Arisa, la sua goffaggine (vera o meno) strappa più di qualche risata e la rende simpatica

7,5 Kutso, sono pazzi e per questo vanno premiati

8 Marta e Gianluca, vera rivelazione del Festival. Sono comici e fanno ridere davvero. Incredibile!

Menzione a parte per il conduttore. Carlo Conti merita un 7. Ha svolto il suo compito nel giusto modo. Non strabordando, come avrebbe fatto Baudo. Sicuramente farà il bis il prossimo anno. E lì si vedrà davvero il suo talento. Saprà innovare mantenendo il successo di quest’anno?

Serata di premiazioni con i #Grammy (musica) ed i #BAFTA (cinema e tv)


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#‎Beyoncé‬, ‪#‎EdSheeran‬ (che sarà ospite a Sanremo) e ‪#‎SamSmith‬ in pole position per la vittoria ai 57esimi #‎GrammyAwards‬, gli ‘Oscar’ della musica.

Sempre stasera saranno consegnati i premi BAFTA (British Academy of Film and Television Arts), gli ‘Oscar’ inglesi. Tra i film in concorso per il Miglior film:
The Grand Budapest Hotel
La teoria del tutto
Birdman
The Imitation Game
Boyhood

I VINCITORI

 Per la cronaca, ai ‪#‎Grammy‬ hanno trionfato Trionfano Sam Smith, Beyoncé e Pharrell Williams. Miglior album è ‘Morning Phase’ di Beck.

Ai ‪#‎BAFTA‬, gli Oscar Inglesi vince ‪#‎Boyhood‬ come miglior film. Julianne Moore e Eddie Redmayne migliori attori.

ForteForteForte, delude il ritorno della Carrà su Rai1


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Mai più infausto fu il ritorno di Raffaella Carrà nella prima serata di Rai1. Erano molte le speranze riposte nel nuovo show della ‘regina della tv’ ma ForteForteForte, il talent nato per trovare il ‘nuovo Fiorello’, si sta rivelando un flop di proporzioni epiche. Non solo dal punto di vista dell’ascolto, in caduta libera e passato dal 15.52% con 3.837.000 spettatori della prima puntata al 12,53%, con 2.925.000 spettatori della terza. La delusione è nella struttura stessa del programma, nei contenuti.

Iniziamo dai quattro giudici. Asia Argento a parte, che dimostra un minimo di personalità, sia Philipp Plein che Joaquin Cortes, si sono rivelate due scelte decisamente sbagliate. Lo stilista tedesco non parla neanche la nostra lingua e quindi è totalmente fuori contesto. Se si esclude il fattore economico è facile pensare che i nomi scelti siano stati studiati per far risaltare l’unica vera star della trasmissione, ovvero Raffaella Carrà. Il risultato è però davvero poco edificante.

Una giuria debole avrebbe potuto comunque passare in secondo piano se i concorrenti si fossero rilevati all’altezza della situazione, cosa ahimè non accaduta, almeno sino ad oggi. Le prove viste nelle prime due puntate di ‘audizioni’ sono rimaste ampiamente sotto le aspettative.

Il passaggio alla ‘diretta’ non ha prodotto miglioramenti anzi, forse ha prodotto l’effetto contrario. Esibizioni in ‘playback’ per uno spettacolo live non sono accettabili. Peraltro il tutto è ripetitivo. I concorrenti si esibiscono più volte facendo più o meno le stesse cose. Cantare, ballare e provare a recitare, il tutto in pochi minuti. Il risultato è sconfortante. Non si contano le stonature, ad esempio. Forse avrebbero dovuto diversificare dando la possibilità ai ragazzi di affrontare una prova per volta. Una di canto, una di ballo ed una di improvvisazione/recitazione. Mixare il tutto assieme, soprattutto per giovani alle prime armi, non ha fatto altro che esaltare le loro debolezze non evidenziando l’eventuale talento.

Ce la farò

Cosa resterà di ForteForteForte? Sicuramente la ‘preghiera laica’ Ce la farò, la sigla di coda cantata dai partecipanti durante la seconda puntata di audizioni mentre la Carrà, passando tra di loro, ‘toccava’ gli eliminati dallo show. Diventata virale in rete è stata ripresa ironicamente anche da Quelli che il calcio

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Probabilmente è un bene si siano accesi i riflettori su Daniel, la drag queen in gara come concorrente. Anche se non sono mancati gli imbarazzi tra gli stessi giudici, come dimostrano le uscite di Philipp Plein che, dopo una sua esibizione, ha detto: “Io però voglio vedere prossima volta Daniel, non sempre voglio vedere Daniela. […]Lui un po’ una confusione. 50% uomini, 50% donna. Io voglio vedere tutte e due”

La Rai, per ora, ha deciso non chiudere il programma. Se l’ascolto scenderà sotto il 10% il destino è però segnato. Spiace dover vedere uno spettacolo che, sulla carta, avrebbe potuto rappresentare una novità, avviarsi verso un triste fallimento. Una pausa di qualche settimana potrebbe forse dare il tempo agli autori di ripensare qualcosa per limitare i danni. Un piccolo margine di miglioramento è ancora possibile, per non passare alla storia come uno dei peggiori insuccessi televisivi recenti. Temo però il palinsesto di Rai1 non permetta interruzioni ‘tecniche’. Per ForteForteForte e per la stessa Raffaella Carrà non resta che andare avanti. Sino alla fine. Forse anticipata.