21 aprile 1996: la vittora de L’Ulivo, ventanni dopo..


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21 aprile 1996. Ricordo bene quel giorno, la Sinistra vinceva per la prima volta le elezioni politiche e si apprestava a governare. Ai comizi risuonava la canzone popolare di Fossati ed in molti c’era l’entusiasmo per un sogno che si concretizzava.

Vent’anni dopo cosa resta? Delusione, sconcerto, rassegnazione. Per ciò che doveva essere e non è stato. Per lo spostamento a destra di ciò che rimane de l’Ulivo, per il nichilismo di certa sinistra comunista.

La canzone popolare non c’è più. Restano solo note sparse, stonate.

1996, cosa resta a Sinistra vent’anni dopo?


ulivo
Oggi, con #Cosmopolitica, alcuni amici di Sinistra tentano una nuova strada per costruire un soggetto unitario capace di proporre un cambiamento, una alternativa credibile al Pd renziano. Sui social si vedono volti felici e si leggono dichiarazioni piene di entusiasmo. Così come mesi fa, tra gli amici che condividono l’esperienza di #Possibile.
Non sono i primi nè saranno gli ultimi ‘afflati pieni di speranza’. Ne abbiamo visti tanti negli ultimi due decenni. La mia mente viaggia indietro nel tempo.
Ripenso a venti anni fa, alla nascita dell’Ulivo, alla vittoria del 1996 che portò la Sinistra al governo. Per la prima volta. Ricordo il mio entusiasmo, quello di un ragazzino che pensava fosse arrivata una nuova stagione politica. I comizi in piazza per sostenere i candidati. La notte elettorale, i salti di gioia per la vittoria. La consapevolezza di poter finalmente contribuire a cambiare pagina.
E poi venne il Governo. Dalle parole si passò ai fatti. Ed il riassunto di ventanni viene da se:
“I compromessi al ribasso. La fine del Pds. La legge Treu. Lo scontro con Rifondazione. La caduta di Prodi. Il governo con Cossiga. CentroSinistra con o senza trattino. Amato. Rutelli. Fassino. Il Correntone. La manifestazione CGIL contro l’abolizione dell’articolo 18. I girotondi. Dall’Ulivo all’Unione. Mastella. I Dico. La seconda pugnalata. Veltroni. I tanti ‘ma anche’. L’involuzione reazionaria di Rifondazione. Vendola e SeL. Bersani. La vittoria arancione di Pisapia. La crescita dei 5 stelle. I Sindaci indagati. Regionopoli. Monti. L’ascesa di Renzi e dei liberali Pd. Il giaguaro non smacchiato. Letta. Il governo Renzi. 40.8% alle Europee. L’involuzione liberale nel PD. Jobs Act. Il Partito della Nazione. Bondi e Verdini renziani. Possibile. Sinistra Italiana. Il killeraggio del DDL Cirinnà”
Eccoci arrivati ai giorni nostri. All’oggi. Come avrete letto non ho mai nominato Berlusconi. E c’è un perché. Il Cavaliere è sempre stato un alibi. Nascondersi dietro di lui ed il suo immenso conflitto di interessi economico/giudiziario ha permesso per un ventennio di dimenticare che oltre al ‘combattere’ il Caimano era necessario guardarsi dentro per capire quale fosse la vera proposta per il CentroSinistra. Ed il risultato è stato un misero fallimento.
Oggi regna Matteo I, democristiano di nascita, democratico di potere. Ha preso il blobbone PD senz’anima (grazie ai fallimenti della dirigenza post comunista dei D’Alema/Veltroni/Bersani etc) e lo ha ridisegnato a propria immagine e somiglianza. Un partito di centro, con idee liberali in economia. E la Sinistra? Non è ancora pervenuta. Tranne i balbettii degli ex PD Civati e Fassina. Usciti dal PD per seguire strade diverse e costruire una alternativa a Sinistra.
E mi ritrovo a guardare le immagini sui social di Sinistra Italiana. Ed insieme a tanti giovani di belle speranze vedo pezzi di dirigenza politica che hanno portato la Sinistra a questo sfacelo. Come può quindi nascere qualcosa di concreto se insieme ai semi fecondi vi sono erbacce e semi marci?
D’altro canto in Possibile, dove il percorso parte dalla base, dai singoli cittadini, leggo spesso dichiarazioni livorose verso altri che tentano un percorso diverso. Vedo voglia di contrapporsi al PD, sempre e comunque. Anche in realtà locali dove il Partito Democratico non è ancora il Partito della Nazione.
Renzi è forte perché ha carisma ed egemonia mediatica ma anche perché non ha avversari credibili. Soprattutto a Sinistra, dove tutti sono impegnati a ‘ridipingere’ il vecchio o a percorrere strade solitarie senza futuro.
Cosa resta quindi ventanni dopo quella primavera del 1996? Disillusione e tanta amarezza. Per aver sprecato due decenni. Mentre la società cambiava e nuovi temi si affacciavano. Il Mondo è andato avanti mentre la Sinistra italiana ha pensato solo a regolare i conti tra bande rivali senza seminare per costruire davvero una alternativa. Un progetto capace di far battere i cuori. Di far sperare, da Sinistra, che un cambiamento sia possibile, praticabile, realizzabile.
Vedo solo cocci. Alcuni tinteggiati a nuovo. Ma sempre di cocci si tratta. E non riesco a vedere oltre una quota percentuale così misera da essere solo di testimonianza. E non può bastare. Ci vogliono anima, cuore, carisma, progetti credibili. Al momento c’è solo tanta voglia di fare di molti. Ma quella c’era anche nel 1996 ed in tutti i momenti cruciali in cui si è visto nascere qualcosa. Sappiamo tutti com’è andata a finire poi. Perché oggi dovrebbe essere diverso se le dinamiche sono sempre quelle?
A voi la risposta….

Bersani, Di Pietro e Vendola, prove di intesa per il ‘Nuovo Ulivo’


Ieri si sono ritrovati alla festa della Idv a Vasto. Qui trovate il dibattito. Spero sia l’inizio di un percorso comune, anche se il segretario PD ha ribadito la voglia di dialogo con i centristi.

Il Nuovo Ulivo, come lo chiama Bersani, (PD IDV SEL) alleato all’Udc non può rappresentare un progetto politico concreto. Lo sà bene lo stesso segretario Democratico anche se si ostina a propinare questa ricetta improponibile. L’Udc non è un partito moderato, è un partito conservatore, schierato con gli imprenditori, che ha una visione del lavoro molto diversa da quella della Sinistra. Un movimento ultracattolico che mai potrebbe accettare proposte timidamente ‘progressiste’ sui temi della fecondazione assistita, delle unioni di fatto, del testamento biologico.

Avendo poco in comune sul Lavoro e nulla sui Diritti, vorrei sapere quale alleanza CREDIBILE potrebbe essere fatta. L’unico spazio di manovra potrebbe essere quello di un governo tecnico, che si limitasse a fare 4-5 cose per poi riandare subito al voto. Per un progetto di questo tipo lo spazio c’è, dopo le elezioni però. Prima contiamoci e poi vediamo cosa fare. Farlo a priori è sbagliato, a mio giudizio.

Non tutto funziona nel centrosinistra. Idv e Sel non sono alleati affidabili al cento per cento. Il populismo di Di Pietro, l’ideologia ancora troppo presente in Sel, potrebbero rappresentare un freno alla alleanza, come d’altronde lo sono le varie correnti all’interno del partito di Bersani.

Lo stesso PD è diviso tra l’anima ‘progressista’ di Bersani, Fassina e quella ‘centrista’ di Fioroni e Letta, con la corrente di Franceschini piu vicina ai primi e quella di Veltroni piu vicina ai secondi (e D’Alema battitore libero per una alleanza con l’Udc)

L’Udc da tempo strizza l’occhio alla maggioranza mettendo sul piatto come contropartita la dipartita di Berlusconi. (che comunque non se ne andrà mai se non sfiduciato).

Il Pd, quindi, tiene la porta aperta all’Udc anche per evitare che i centristi si appiattiscano sul centrodestra, facendo questo però tentenna ed appare indeciso agli occhi dei suoi elettori.

D’altronde una alleanza immediata con Di Pietro e Vendola vorrebbe dire ‘gettarsi’ in un covo di piranha affamati i quali non vedono l’ora di mangiarsi la preda (l’elettorato PD appunto). Immagino già i litigi un giorno si e l’altro pure (basta vedere cosa è accaduto dopo l’1-2 referendum-amministrative, Di Pietro sbraitava da una parte, Vendola dall’altra).

Credo però che la paura del PD sia dovuta ad un fatto. La propria debolezza. Se il Partito Democratico avesse le IDEE CHIARE, su programmi, intese, correnti interne etc.. avrebbe anche meno paura nel prendere una decisione e, una volta presa, non dovrebbe avere grandi difficoltà ad egemonizzare la coalizione progressista.

In verità la dirigenza PD sà di essere un amalgama mal riuscito, pieno di contraddizioni e tendenzialmente debole. La propria debolezza quindi non consente al partito di potersi serenamente ‘gettare’ nella costruzione di una coalizione solida.

Il PD avrebbe voluto tenersi le mani libere sino all’ultimo minuto ma la presenza di Bersani alla festa Idv di ieri ha rappresentato una svolta, o meglio una accelerazione verso la creazione di una nuova alleanza di CentroSinistra. Il sentore che la legislatura si stia avviando ad una chiusura anticipata è forte ed il segretario Democratico ha deciso di ‘darsi una mossa’. Entro tre mesi, ha detto, vanno concordati i programmi e le piattaforme politiche.

Non c’è tempo da perdere. Maggiore sarà la coesione programmatica e politica, maggiori saranno le possibilità di successo. Si lasci Casini al suo destino, ovvero un ritorno con il Centrodestra post-berlusconiano oppure la creazione di un terzo polo moderato, con il quale, se necessario, il CentroSinistra sarà chiamato a dialogare nel caso non vi sia una maggioranza netta nel prossimo parlamento.

Incrociamo le dita…

La Battaglia Finale: Il CentroSinistra, una Armata Brancaleone che Bersani sta cercando di ricomporre


In questa “Puntata” si parla del Centrosinistra. Al momento non esiste una vera e propria coalizione. Dal collasso del governo Prodi, avvenuto oramai tre anni fa, le forze Riformiste e quelle Antagoniste hanno seguito strade diverse. Il risultato è stato comunque il medesimo, indebolimento collettivo delle forze progressiste.

La storia politica degli ultimi tre anni può essere riassunta cosi:

Nel  2008 Veltroni si allea con Di Pietro per risucchiare voti alla Sinistra di Bertinotti e soci. Il PD in parte ci riesce ed ottiene il 33% causando l’estromissione dal Parlamento della Sinistra Arcobaleno. Il segretario democratico aveva però fatto i conti senza l’oste, cioè il suo alleato Di Pietro che non appena in Parlamento utilizza la debolezza del PD per dettare l’agenda politica delle opposizioni.

Il piano dell’ex Pm riesce ed i consensi della Idv aumentano a scapito del Pd che capitola nelle elezioni regionali in Sardegna provocando le dimissioni di Veltroni. Franceschini, vicesegretario, prende la reggenza del partito affrontando le Europee, che vedono un calo di circa il 7% e cedendo lo scettro del comando a Pierluigi Bersani nell’ottobre 2009. Bersani porta il Pd ad un risultato deludente nelle regionali 2010, che vedono tornare al Centrodestra Lazio, Piemonte e Campania.

Nel frattempo l’area centrista dei Democratici perde pezzi. Rutelli ed altri lasciano e fondano l’Alleanza per l’Italia. Binetti passa all’Udc. Calearo, voluto fortemente da Veltroni, sembra in procinto di aderire al Pdl.

Intanto la Sinistra antagonista fa i conti con la disfatta. Rifondazione va a congresso con Vendola il pole position per la segreteria. L’ex ministro Ferrero però, grazie ad una alleanza con tutte le correnti antivendoliane, riesce a mettere in minoranza il governatore pugliese e viene eletto segretario del Prc. Vendola abbandona il partito fondando “Rifondazione per la Sinistra”, movimento che poi confuirà assieme a Sinistra Democratica ed ai Verdi in “Sinistra Ecologia e Libertà“. Rifondazione invece prosegue la linea isolazionista alleandosi con il Pdci fondando la Federazione della Sinistra.

Ad oggi il fronte progressista è quindi costituito da quattro partiti. Pd, Idv, SEL e Federazione della Sinistra. Da qualche parte giacciono i Verdi, una parte dei quali è entrata nel movimento di Vendola ed un’altra, capitanata dal kamikaze Bonelli, ancora prova a “farcela da sola”. I Radicali infine, eletti nelle liste democratiche, strizzano l’occhio a Berlusconi.

Alleanze

Questi i partiti. Il grosso problema però sono le alleanze. Se nel passato il CentroSinistra aveva quasi sempre trovato un modo per far convivere le proprie anime, oggi le cose sono diverse. La variabile impazziata si chiama Udc. Il partito di Casini, ancora isolato dal Centrodestra, fa gola a molti nel Pd. D’Alema in primis. L’alleanza con i centristi è stata sperimentata nelle passate amministrative, con alterne fortune. La convergenza con l’Udc è promossa anche dall’area centrista del Partito, capitanata da Veltroni.

In mezzo sta il segretario Bersani, il quale vorrebbe ricostruire un “Nuovo Ulivo” assieme a Di Pietro e Vendola per poi stipulare una “alleanza tecnica” con l’Udc in chiave antiberlusconi. Casini non è d’accordo e vuole una scelta tra Udc e Sinistra e Libertà.Vendola dal canto suo sarebbe favorevole ad imbarcare anche i centristi. Di Pietro naturalmente poco “ci azzecca” con Casini e soci.

Poca chiarezza come potrete capire. I Comunisti di Ferrero e Diliberto, che propongo un accordo antiberlusconi di tutte le opposizioni, stanno a guardare, ben sapendo che “cacciando” Vendola nel 2008, hanno perduto ogni attrattiva verso il loro storico elettorato, schiacciati anche dalla presenza ingombrante del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il quale ha già detto che si presenterà da solo.

Strategie

Quale strategia viene tenuta in questa fase di crisi politica del Centrodestra? Si parte dal “Governo tecnico” o di “transizione”. L’imperativo è mettere mano alla legge elettorale per scardinare il potere berlusconiano. Con un proporzionale puro, che fa gola ai piccoli partiti ed all’Udc, Berlusconi non sarebbe piu in grado di vincere da solo o con la sola Lega. I numeri in parlamento potrebbero essere raggiunti solo tramite accordi post-voto. Con l’Udc, con Fini o con il Pd. Fine della Repubblica Bipolarista. Fine di Berlusconi, forse.

I numeri per un governo tecnico però ancora non ci sono e B. farà del tutto per impedire un tale scenario. E quando dico tutto, intendo “Tutto”.

Non tutti però, nel Partito Democratico, sono per il proporzionale. I veltroniani, tanto per fare un dispetto ai bersaniani, continuano a propendere per il maggioritario anche se sanno bene che in questo parlamento non vi sono numeri per una riforma di quel genere. L’Idv poi è favorevole solo ad un governo di tre mesi, non vuole inciuci ribaltonisti con Fini e Casini.

Per non farsi mancare nulla i Democratici hanno anche perso le primarie di Milano con il candidato Vendoliano Pisapia che ha prevalso su quello del PD Boeri. E già una parte del partito di Bersani minaccia di appoggiare Albertini e di non votare per il candidato uscito dalle primarie di coalizione. I sondaggi poi sono impietosi ed inchiodano il PD al 23%, con Vendola in forte ascesa. La mancanza di chiarezza su idee e alleanze sta danneggiando il Partito che perde voti al centro in favore di Casini e Rutelli ed a Sinistra verso Vendola. Si sta tornando a quel 21% preso dal solo Pds nel 1996. Fare una fusione con i Dc, snaturare il proprio Dna per ritrovarsi poi con le stesse percentuali di 15 anni fa non è il massimo.

Nel momento in cui B. è debolissimo, l’opposizione appare quindi ancora piu in bambola. Chi per mancanza di identità, chi per voglia di distinguersi e di mettere in difficoltà l’alleato. Difficile capire come evolverà la situazione, molto dipenderà da cosa farà la Destra.

 

PD = Psichiatria Democratica. Luca Telese per “Il Fatto”


Il Partito Democratico continua nella sua linea schizofrenica. I dalemiani attaccano Veltroni, lui reagisce duramente e si parla già di appoggio esterno al partito, di una “Mirabello” del PD. Sulle alleanze Bersani corteggia Ferrero, che smentisce ed attacca Vendola. Pensi al PDL e ti sale la rabbia e l’indignazione. Pensi al PD e vieni colto da tristezza e depressione. Vi prego di leggere questo interessante articolo di Luca Telese su “Il Fatto Quotidiano”:

Antefatto iconografico. Guardate per un attimo la foto di questa pagina. Pier Luigi Bersani chiude la festa di Torino. In piedi, solo. Per la prima volta un leader del Pd parla senza angeli custodi, senza alfieri, senza l’abbraccio dei due principali dirigenti del partito, immancabilmente vicini a lui. Quanta distanza dal rituale di tutti gli altri anni: il segretario sul palco, e tutti i leader, simbolicamente stretti intorno. Magari ipocritamente, stretti, ma tutti, almeno una volta l’anno, lì, come nella foto della classe all’inizio dell’anno. Ora abbandoniamo la foto, e passiamo al calvario della cronaca, dalle faide dei giovani turchi ai rumors di scissione, ai motivi per cui Orvieto potrebbe diventare una “Mirabello” di centrosinistra.

Retroscena redazionale. Per una volta vale la pena di raccontarvi come si può decidere un articolo nella riunione di questo giornale. Eravamo appena tornati dalla meravigliosa festa della Versilia, e già i nostri telefoni trillavano su un unico tema: il Pd. Un veltroniano ti dice peste e corna di un dalemiano e viceversa (fin qui nulla di nuovo); poi arrivano aggiornamenti, ritrattazioni, agenzie, colpi di scena. Quindi la girandola della rassegna stampa. In due giorni, dal documento dei quarantenni anti-veltroniani, alle correnti storiche, un fermento criptato e indecifrabile per chi non possiede i codici delle faide antiche. A questo punto il direttore si mette a solfeggiare e a parafrasare: “Pi…. Di…., Pi… Dì… Psichiatria Democratica”. Ovvero: ci sono chiari segni di distorsioni dell’ego e di alterazione delle percezioni dell’io, in quel partito. Lettere para-psicanalitiche ai giornali, mezze verità, indiscrezioni pilotate, colpi bassi. Per dire. Secondo Il Corriere della sera, la settimana scorsa Bersani avrebbe stretto un patto con Paolo Ferrero per eleggere dieci parlamentari nelle liste del partito, con una “ospitata” tecnica stile radicali. Cerco il segretario di Rifondazione al telefono per capire se le sue smentite siano rituali o credibili. Lui è furibondo: “Se stiamo dialogando con Bersani? Certo! Lo dico da mesi. Se è vero che abbiamo stretto un accordo per eleggere i nostri dirigenti? Assolutamente no – si indigna – è una follia paranoica, messa in giro con malizia dai veltroniani, magari per far piacere a Vendola”. Chiedi: in che senso? E lui: “È una cosa che non sta nè il cielo nè in terra – rincara la dose Ferrero – ma che punta a farci apparire come dei dirigenti all’asta che vanno da Bersani per farsi garantire con il piattino in mano. Beh – ruggisce il segretario – non è così!”. In fondo basta questo sfogo per capire che la situazione è incandescente, e che la frattura interna influenza anche i rapporti con gli altri. Però restano dei fatti: le dichiarazioni entusiastiche di Ferrero e Oliviero Diliberto sul “Nuovo Ulivo” bersaniano, e gli editoriali dei giornali amici (ad esempio quello di Stefano Menichini su Europa) che la settimana scorsa davano già per certo l’accordo. Frammenti di schizofrenia?

Endorsing fagiolino. La nostra riunione finisce così, e l’articolo, è commissionato. Ore 13.15 (non è uno scherzo), sulle agenzie arriva l’endorsement di Massimo Fagioli, psichiatra e ricercatore della mente, che ufficializza la fine del rapporto con l’ex leader presidente della Camera Fausto Bertinotti: “Attualmente la simpatia è per Bersani”. Le ironie sono fuori luogo. Sembra piuttosto un segno, la spia di un disagio, il turbinare di un cortocircuito fra politica e psiche. Come è noto Fagioli era stato un fan accanito di Bertinotti, fino a che non era apparsa sulla scena Nichi Vendola. Dopo di allora lo psichiatra non aveva fatto mistero di considerarlo “deviante” per la sua omosessualità. Ora Fagioli spiega la sua nuova predilezione per Bersani: “È il solo in grado di provare a rimettere insieme la sinistra, l’unico che ancora mantiene laicità e saggezza”. Ma davvero c’è una crisi di identità nel Pd?
L’ultima crisi di identità, è la grottesca storia dei cosiddetti “Giovani Turchi”, un gruppo di quarantenni vicini a D’Alema, che scrivono un documento caustico contro il fondatore del Pd convocando una riunione ad Orvieto: “La politica interpretata come Hollywood, come un tour promozionale per propagandare se stessi”. La vera accusa a Veltroni è, ancora una volta, psicanalistica: quella di essere inconsapevolmente berlusconiano, affetto da protagonismo e bisogno di leadership. Però “i giovani turchi” non hanno la tempra di Ataturk. Basta il pronunciamento di due ex veltroniane bersaniane, Stella Bianchi e Annamaria Parente perchè sia annullata l’iniziativa, prevista per il 25. Una indubbia vittoria dei veltroniani. Ma Orvieto è la città dove è nato il Pd, e dove Veltroni in un celebre discorso parlò per la prima volta della vocazione maggioritaria: “Non so quando saranno, so che alle prossime elezioni andremo da soli”. Lo disse il sabato, il lunedì Mastella abbandonò la maggioranza, il giovedì cadde Prodi. Il 25, a Orvieto, si tiene anche un convegno di Libertà eguale (la componente ex riformista del partito) con Veltroni e Sergio Chiamparino.

I gruppi autonomi. Ma cosa c’è di vero nell’ipotesi avanzata ancora una volta dal Corriere, che i veltroniani vogliono fare un gruppo autonomo”. Una follia? O un inconfessabile desiderio inconscio? Walter Verini, braccio destro di Veltroni sorride: “Balle”. E in serata Veltroni interviene: “Niente gruppi: c’è bisogno che il Pd recuperi forza, si deve lavorare per fare del Pd”. Ma a Orvieto Veltroni potrebbe meditare un nuovo strappo. Magari un appoggio tecnico al sindaco di Torino, già con un piede fuori dal partito, all’insegna dello slogan: “Oltre il Pd per tornare a vincere”. Fini torna nella “sua” Mirabello per costruire un’altra destra. Veltroni nella “sua” Orvieto per un altro centrosinistra.

Da Il Fatto Quotidiano del 14 settembre 2010

Bersani lancia il Nuovo Ulivo ed una Alleanza Democratica contro il Populismo della destra di Bossi e Berlusconi


Pierluigi Bersani parla. Dopo un lungo silenzio il segretario democratico scrive una lunga lettera a Repubblica in cui esprime le sue proposte per il futuro del CentroSinistra e del Paese.

Bersani propone una Alleanza Democratica contro la deriva populista di questa destra di governo:

Noi proporremmo un’alleanza democratica per una legislatura costituente. Un’alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell’emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale.

E poi il segretario PD auspica la creazione di un Nuovo Ulivo che, a differenza dell’Unione stile 2006, possa essere credibile e coerente.

Per dare l’impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all’altezza di una responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l’esperienza dell’Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia e per l’Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo.

Per quanto riguarda la crisi di governo, Bersani propone un governo di transizione per riformare la legge elettorale e mantenere gli impegni economici al fine di evitare all’Italia un default simile a quello greco.

Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l’impossibilità di mandare avanti l’attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L’elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all’analfabetismo o alla sfacciata malafede. E’ l’esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale!

Dalle varie forze di CentroSinistra arrivano commenti positivi. Finisce così l’era veltroniana della “vocazione maggioritaria”, la piu grande idiozia partorita dalle menti di Veltroni e che ha “regalato” a Berlusconi una maggioranza amplissima messa a rischio solo dal dissidio con Fini.

Ottimo Bersani. Finalmente qualcosa si muove nel CentroSinistra. Noi ne avevamo parlato proprio ieri:

Concludendo, a Sinistra sta per tornare una sorta di Ulivo allargato che va da Vendola a Di Pietro passando per Radicali, Pd, Socialisti e forse anche Rifondazione. Il sogno di Bersani è raggiungere un accordo con Casini ma ciò non accadrà. D’altro canto il terzo polo centrista, che potrebbe essere costituito da Casini, Fini, Rutelli e Lombardo, farebbe fatica a trovare una quadra sul programma. Troppo liberale il Presidente della Camera, troppo cattolico il leader Udc.