1996, cosa resta a Sinistra vent’anni dopo?


ulivo
Oggi, con #Cosmopolitica, alcuni amici di Sinistra tentano una nuova strada per costruire un soggetto unitario capace di proporre un cambiamento, una alternativa credibile al Pd renziano. Sui social si vedono volti felici e si leggono dichiarazioni piene di entusiasmo. Così come mesi fa, tra gli amici che condividono l’esperienza di #Possibile.
Non sono i primi nè saranno gli ultimi ‘afflati pieni di speranza’. Ne abbiamo visti tanti negli ultimi due decenni. La mia mente viaggia indietro nel tempo.
Ripenso a venti anni fa, alla nascita dell’Ulivo, alla vittoria del 1996 che portò la Sinistra al governo. Per la prima volta. Ricordo il mio entusiasmo, quello di un ragazzino che pensava fosse arrivata una nuova stagione politica. I comizi in piazza per sostenere i candidati. La notte elettorale, i salti di gioia per la vittoria. La consapevolezza di poter finalmente contribuire a cambiare pagina.
E poi venne il Governo. Dalle parole si passò ai fatti. Ed il riassunto di ventanni viene da se:
“I compromessi al ribasso. La fine del Pds. La legge Treu. Lo scontro con Rifondazione. La caduta di Prodi. Il governo con Cossiga. CentroSinistra con o senza trattino. Amato. Rutelli. Fassino. Il Correntone. La manifestazione CGIL contro l’abolizione dell’articolo 18. I girotondi. Dall’Ulivo all’Unione. Mastella. I Dico. La seconda pugnalata. Veltroni. I tanti ‘ma anche’. L’involuzione reazionaria di Rifondazione. Vendola e SeL. Bersani. La vittoria arancione di Pisapia. La crescita dei 5 stelle. I Sindaci indagati. Regionopoli. Monti. L’ascesa di Renzi e dei liberali Pd. Il giaguaro non smacchiato. Letta. Il governo Renzi. 40.8% alle Europee. L’involuzione liberale nel PD. Jobs Act. Il Partito della Nazione. Bondi e Verdini renziani. Possibile. Sinistra Italiana. Il killeraggio del DDL Cirinnà”
Eccoci arrivati ai giorni nostri. All’oggi. Come avrete letto non ho mai nominato Berlusconi. E c’è un perché. Il Cavaliere è sempre stato un alibi. Nascondersi dietro di lui ed il suo immenso conflitto di interessi economico/giudiziario ha permesso per un ventennio di dimenticare che oltre al ‘combattere’ il Caimano era necessario guardarsi dentro per capire quale fosse la vera proposta per il CentroSinistra. Ed il risultato è stato un misero fallimento.
Oggi regna Matteo I, democristiano di nascita, democratico di potere. Ha preso il blobbone PD senz’anima (grazie ai fallimenti della dirigenza post comunista dei D’Alema/Veltroni/Bersani etc) e lo ha ridisegnato a propria immagine e somiglianza. Un partito di centro, con idee liberali in economia. E la Sinistra? Non è ancora pervenuta. Tranne i balbettii degli ex PD Civati e Fassina. Usciti dal PD per seguire strade diverse e costruire una alternativa a Sinistra.
E mi ritrovo a guardare le immagini sui social di Sinistra Italiana. Ed insieme a tanti giovani di belle speranze vedo pezzi di dirigenza politica che hanno portato la Sinistra a questo sfacelo. Come può quindi nascere qualcosa di concreto se insieme ai semi fecondi vi sono erbacce e semi marci?
D’altro canto in Possibile, dove il percorso parte dalla base, dai singoli cittadini, leggo spesso dichiarazioni livorose verso altri che tentano un percorso diverso. Vedo voglia di contrapporsi al PD, sempre e comunque. Anche in realtà locali dove il Partito Democratico non è ancora il Partito della Nazione.
Renzi è forte perché ha carisma ed egemonia mediatica ma anche perché non ha avversari credibili. Soprattutto a Sinistra, dove tutti sono impegnati a ‘ridipingere’ il vecchio o a percorrere strade solitarie senza futuro.
Cosa resta quindi ventanni dopo quella primavera del 1996? Disillusione e tanta amarezza. Per aver sprecato due decenni. Mentre la società cambiava e nuovi temi si affacciavano. Il Mondo è andato avanti mentre la Sinistra italiana ha pensato solo a regolare i conti tra bande rivali senza seminare per costruire davvero una alternativa. Un progetto capace di far battere i cuori. Di far sperare, da Sinistra, che un cambiamento sia possibile, praticabile, realizzabile.
Vedo solo cocci. Alcuni tinteggiati a nuovo. Ma sempre di cocci si tratta. E non riesco a vedere oltre una quota percentuale così misera da essere solo di testimonianza. E non può bastare. Ci vogliono anima, cuore, carisma, progetti credibili. Al momento c’è solo tanta voglia di fare di molti. Ma quella c’era anche nel 1996 ed in tutti i momenti cruciali in cui si è visto nascere qualcosa. Sappiamo tutti com’è andata a finire poi. Perché oggi dovrebbe essere diverso se le dinamiche sono sempre quelle?
A voi la risposta….

UE: l’Irlanda affossa l’Europa


Trattato di Lisbona, Irlanda al voto
Un ministro: “Hanno vinto i no”

Le conseguenze sull’economia: l’euro tocca sul dollaro il minimo mensile a 1,5307
No comment della Ue. Laitenberger: “La Commissione ha fatto il possibile”

 

Il presidente irlandese Mary McAleese alle urne insieme al marito

DUBLINO – L’Irlanda ha scelto di non ratificare il Trattato di Lisbona per la riforma Ue. Lo ha annunciato Dermot Ahern, ministro irlandese della Giustizia. “Hanno vinto i no – ha dichiarato il ministro in diretta televisiva – alla fine, per una miriade di ragioni, il popolo si è espresso così. Un risultato che lascia delusi ma di cui bisogna prendere atto”. Gli esponenti del governo, sentiti dalla televisione pubblica Rte, avevano già ammesso di aspettarsi una vittoria del “no”. E già dalle prime ore della mattina i sondaggi vedevano in testa i voti contrari al documento.

Secondo i primi dati in cinque circoscrizioni della capitale Dublino, che conta un quarto dell’elettorato, il fronte del “sì” resta indietro; in tre si registra un sostanziale pareggio e soltanto in una sono in vantaggio i favorevoli al Trattato. La pagina web del quotidiano “Irish Times” conferma che in tutte le circoscrizioni della capitale i “no” prevalgono con una media di 60 contro 40 dei “sì”, con picchi di 70 contro 30 nella circoscrizione sudorientale. Anche nelle altre regioni del paese gli iralndesi si sono espressi negativamente. I distretti operai hanno votato massicciamente contro il documento. Il vantaggio dei voti contrari è forte nei distretti di Mayo, Limerick, Galway, Sligo e Louth. A Donegal, nel nord-est, dove sono state scrutinate il 10% delle urne, in nessun caso ha vinto il “sì”.

Sono questi i primi dati sulla consultazione per la ratifica del Trattato di Lisbona in Irlanda. Risultati che hanno avuto già avuto conseguenze sull’economia. L’euro ha toccato nei confronti del dollaro Usa il minimo mensile a 1,5307 dopo le notizie diffuse.

“Il sì sembra forte in alcune delle aree di classe media ma onestamente non credo che sia sufficiente a battere il no”, ha commentato Joan Burton, deputata della capitale per il Labour, terzo partito dell’Eire. Dello stesso parere è Dick Roche, ministro irlandese per gli Affari europei, che da Wicklow ammette: “Le cose non si mettono bene per il sì. Qui si parla di un testa a testa e a quanto mi risulta siamo nel collegio più favorevole al sì. Ma le cose altrove stanno andando diversamente. Continuo a tenere le dita incrociate. La situazione potrebbe capovolgersi durante la giornata”.

No comment dell’Unione europea sulle prime proiezioni. Durante il quotidiano briefing coi giornalisti Johannes Laitenberger, portavoce della Commissione, ha detto che l’esecutivo europeo ”ha fatto tutto quel che poteva e doveva. Ora è il momento di aspettare la fine dello spoglio e la proclamazione del risultato”.

Anno Zero per la Sinistra. Difficile ricominciare…


Il CentroSinistra TUTTO ha fallito.

Ha fallito la Sinistra Arcobaleno che, al governo protestava ma poi ingoiava tutti i rospi. Cosi facendo ha scontentato il suo elettorato base e deluso chi si aspettava una maggiore responsabilità di governo, metteteci il voto utile al PD e si capisce perche sono spariti. Ora cosa resta? Diliberto e la sua falce e martello e Ferrero che vuole ricostruire qualcosa di “vecchio”. Gli altri sono stati spazzati via. (il che forse, eccezion fatta per persone come Mussi, non è neanche un male)

Ha fallito il Partito Democratico e la sua linea politica Veltroniana. Flirtando con Berlusconi sulla legge elettorale ha indispettito Mastella che ha dato il colpo di grazia al Governo. Decidendo di correre da solo ha “spinto” la Sinistra Arcobaleno verso il baratro ed ora a sinistra del PD ci sono solo cocci. Cocci che però si riorganizzeranno…ma tra i quali difficilmente avranno successo le colombe filosocialprogressiste.. cocci dove troveranno invece “nutrimento” tutti i falchi comunisti figli di una politica antagonista che non ha prospettive di Governo. Se si fosse ragionato con pragmatismo e soprattutto lungimiranza il PD avrebbe dovuto favorire la “maturazione” della SA verso una politica piu filogovernativa e meno antagonista, per farlo però sarebbe servito del tempo e soprattutto una alleanza politica basata su alcuni punti. Si è scelto invece di dialogare con Berlusconi sulla legge elettorale e di rifiutare qualsiasi ipotesi di alleanza con parte della Sinistra Arcobaleno. Risultato? Berlusconi si è sbarazzato dell’Udc ed ora “plasmerà” l’italia a sua immagine e somiglianza, salvo miracoli, questo paese è destinato a vivere in un mondo “ovattato” dai media dove non ci sarà criminalità, dove tutto andrà bene, dove gli spottoni di Mr B saranno ovunque. Niente piu logorio democristiano, niente piu trattative snervanti e tentativi di arginare la politica populista di Berlusconi.

Ha fallito la dirigenza del Partito Socialista che ha preferito sparire piuttosto che allearsi con la Sinistra Arcobaleno cercando di favorire una maturazione della stessa.

Ora abbiamo di fronte solo i detriti di un crollo completato con la umiliante sconfitta Romana. Il CentroSinistra non è morto come “popolo” , lo sono però i suoi dirigenti e le loro politiche.

Nel 1993 nasceva a Roma quel “laboratorio politico” che avrebbe poi portato alla formazione dell’Ulivo e dell’Unione. In quella stagione del 93 nasceva insomma il fronte Progressita di Governo, quella coalizione che, allargata ai centristi democratici, avrebbe vinto le elezioni per due volte. A Roma oggi è morto quel CentroSinistra, è morto quel progetto. E non è morto per caso, gli assassini sono tutti quei dirigenti che non si sono dimostrati all’altezza.

 
I casi di Vicenza e Roma sono emblematici. Proprio cinque giorni fa scrivevo Una delle priorità della sinistra dovrà essere quella di ricostruire un rapporto diretto con il territorio. Se al cittadino vicentino invece di proporre imprenditori scelti nel “mazzo” dai dirigenti nazionali si propone come candidato un consigliere regionale che si è battuto per proteggerli, dar loro dei diritti, risolvere problemi della città, probabilmente vi sarà un riscontro maggiormente positivo” A Vicenza ha vinto il Sindaco che si è battuto per riaprire la questione “Base”, proponendo un referendum popolare, è del Partito Democratico, non è un bolscevico. Dove la gente si sente “protetta, difesa e compresa” i voti arrivano, dove vengono proposte le minestre riscaldate, con nomi calati dall’alto ..si perde e di brutto. A Roma, come in ambito nazionale, si è perso. A Vicenza NO.
Valorizzare i Dirigenti Locali quindi! Qualche esempio? Nicola Zingaretti, Nichi Vendola, Enrico Letta, Renato Soru, Riccardo Illy. Giovani dirigenti locali che hanno costruito un rapporto diretto con i propri cittadini, che però non devono essere catapultati in ambito nazionale tanto per “accaparrarsi qualche voto”. Sarebbe una bella cosa, per esempio, creare un “Coordinamento” di queste nuove leve, svincolate dalle vecchie mummie. Dare loro maggiore spazio. Ma per fare questo tanti soloni e boiardi dovrebbero cominciare a fare dei passi indietro. A mandare loro in prima fila, a dare loro maggiore forza, a permettere loro di crescere.
Si dovrebbe quindi avviare quel processo di “rinascita” cercando di sviluppare un nuovo rapporto nel territorio, valorizzando i politici locali, portandoli alla ribalta, dando loro, lentamente, delle responsabilità. In altri paesi, quando un leader perde, va via. Prodi, da gran signore quale è, ha dato un segnale. Spetta agli altri seguirlo, gradualmente certo, ma inesorabilmente.

Per gli indecisi? Voto disgiunto..


Da quando ho diritto di voto non ho mai mancato ad una competizione elettorale perche sono convinto che l’unico modo che abbiamo per poter esprimere la nostra opinione è il voto. E’ uno nostro diritto ma anche un nostro Dovere, un dovere del cittadino che deve partecipare alla vita della società, decidendo i suoi rappresentanti. Per la prima volta, in questa occasione, mi sono trovato di fronte alla ipotesi di non votare. E devo dire che per me, da sempre affascinato dalla politica, sarebbe una cosa a dir poco spiacevole.

D’altronde come spiegato in altre occasioni, essendo esattamente “in mezzo” tra la Sinistra Riformista e quella Sociale, con la morte dell’Unione mi sono trovato totalmente spaesato. Il PD spinge verso il Centro, candidando esponenti moderati e dedicandosi poco alle tutele sociali. La Sinistra Arcobaleno invece non appare ancora matura al punto da rappresentare una valida alternativa, troppo divisa al proprio interno, con personaggi a dir poco imbarazzanti ma dal punto di vista programmatico si fa comunque carico di quelle tutele sociali che un paese civile dovrebbe avere, seppur con un po di demagogia.

In una situazione come questa, con l’assenza di una coalizione che potesse frenare le derive centriste del PD e “moderare” l’estremismo della SA, per alcuni elettori “mediani” come me si è aperta la strada dell’astensione. Ma penso che alla fine, anche questa volta, andrò a votare. Probabilmente applicherò il voto disgiunto, votando Sinistra Arcobaleno alla Camera e Partito Democratico al Senato, qui nel Lazio il margine tra Pd e Pdl non è molto alto e se il Pd riuscisse a prendere il premio probabilmente il Senato non cadrebbe in mano di una destra populista e pericolosa non tanto per la presenza di Berlusconi come tale, ma per l’assenza di persone con un minimo di spirito critico. L’Udc, anche se ha approvato molte leggi vergogna, ha piu volte “moderato” le scelte di Berlusconi ed altri. Lo Scendiletto ex delfino di Almirante, a cui è stato promesso Palazzo Chigi tra 4 anni, non avrà alcuna voce in capitolo. Ci saranno 165-170 burattini molto pericolosi per questo paese secondo me.

Qualcosa va fatto. L’unica cosa che mi sento di fare, riconoscendomi in parte in PD ed in parte in SA ed al tempo stesso non essendo rappresentato appieno da nessuno dei due…… è votarli entrambi. Sperando di non pentirmene. Consiglio agli indecisi di fare la stessa cosa, soprattutto nelle regioni in Bilico, confidando che la SA riuscirà ad eleggere qualche senatore nelle regioni rosse.

Povero Professore, abbandonato da tutti.


Mi spiace davvero molto per Prodi, in fondo è stato l’unico che è riuscito, per ben due occasioni, a far convinvere le variegate anime del centrosinistra. Una coalizione senza Dini, Mastella, Turigliatto e qualche altro estremista gli avrebbe sicuramente permesso di ben Governare. Il PD purtroppo sembra essere troppo centrista e la Sinistra Arcobaleno troppo poco “di governo”. Prodi rappresentava la sintesi giusta. Il “suo” PD (un grande partito dai popolari ai progressisti ) sarebbe stato anche il mio, quello di Veltroni appare essere solo una copia moderata e malriuscita. 

L’ira silenziosa di Romano
“Questa è roba da matti 

FABIO MARTINI
INVIATO A REGGIO EMILIA
Sono le nove della sera, al Palazzetto dello sport le ragazzone della Pallavolo Reggio Emilia e quelle della Curtatone Ostiano hanno appena finito un’amichevole, in quattro e quattr’otto quelli di Veltroni tirano su il palco e alle 21,30 il leader fa il suo ingresso tra ali di pensionati festanti.

Ma Prodi? Dov’è Prodi?

Il pullman di Walter è arrivato a Reggio Emilia, la città del Professore, ma lui non c’è. Non c’è a Reggio e non ci sarà stasera a Bologna: fisicamente e spiritualmente Romano Prodi non c’è mai stato nella campagna elettorale di Walter Veltroni. Il leader del Pd, nei 27 comizi tenuti finora in altrettante città, lo ha citato il minimo indispensabile, ogni volta per dire che il Professore è stato bravissimo a rimettere i conti in sesto, nonostante quella coalizione di pazzi. E con una chiosa, che Veltroni ripete con la continuità dello slogan: gli ultimi 15 anni di politica e di governi, «di centrodestra ma anche di centrosinistra» sono tutti da archiviare.

Lui, Prodi, tace.

Da quando è iniziata la campagna elettorale non ha mai messo naso fuori Palazzo Chigi, rintanato in un bunker di riserbo impenetrabile. Anche se due sere fa, quando ha sentito le parole di Massimo Calearo («Santo Mastella che ha fatto cadere il governo»), il Professore in privato si è espresso con una certa crudezza: «Ma è roba da matti! Ragazzi, questo signore è un capolista del Partito democratico! Bisogna avere pazienza e io ne ho tanta. Questi non aspettano altro che io dica qualcosa per potermi accusare di aver fatto perdere le elezioni…». Poi, ieri mattina, senza pensarci su, ha dato la linea al suo staff: «Sia chiaro: io su questa vicenda non dico una parola». Da quando è caduto, il Professore si è dato un aplomb e non intende sgualcirlo a nessun costo: «Non risponderò a nessuna delle provocazioni, non farò uscite pubbliche, resterò in silenzio».

Una scelta costosissima. Orgoglioso come è, a Prodi prudono le mani, tutte le volte che (ogni giorno) Silvio Berlusconi lo attacca personalmente e acidamente. Prodi sa benissimo che se lui replicasse a Berlusconi, la campagna elettorale cambierebbe di segno, in un batter d’occhio tornerebbe il duello Professore-Cavaliere. «E io – dice Prodi – questo regalo a Berlusconi non lo faccio, anche perché Walter sta facendo una bella campagna elettorale e da qualche tempo sta valorizzando l’azione del governo». Persino sulla scelta più controversa, quel corriamo da soli che è una smentita all’Unione prodiana, il Professore in qualche modo si è convinto: «Io sono la prova vivente che purtroppo quella esperienza aveva dei limiti».

Ma l’atteggiamento del Pd sulla sortita del dottor Calearo non è piaciuta a Prodi. Certo, il leader del Pd e il presidente del Consiglio ieri mattina si sono sentiti per telefono, si sono trovati d’accordo sul fatto che non fosse il caso “criminalizzare” l’ex leader di Federmeccanica e che fosse il caso di costringere Calearo a diffondere una precisazione.

Ma nei tre comizi di ieri (mattina a Massa, pomeriggio a Parma, sera a Reggio Emilia), Veltroni non ha mai pronunciato quel nome, non ha speso una sola parola per censurare uno dei capolista del suo partito, promotore di una sorta di beatificazione politica di Clemente Mastella. E Prodi c’è rimasto male: «Mi sarei aspettato una reazione da parte del partito alle accuse fatte da un capolista-simbolo al governo e a me che sono pur sempre il presidente dello partito…». E poi scherzando: «Per fortuna che il ministro della Difesa ancora una volta ha difeso l’operato del governo, attaccando…».

Il CentroSinistra muore


Da quel che apprendiamo dai mezzi di informazione pare proprio essersi chiusa una stagione politica, almeno per il centrosinistra. Mentre Berlusconi, per difendere i suoi interessi (infiniti come l’universo) sta approntando una coalizione “mostro” che va da Storace a Dini passando per Mastella e Fisichella, il CentroSinistra muore.

Muore una alleanza che, bene o male, ha caratterizzato gli ultimi 13 anni della vita politica di questo paese, governando, in modi e composizione diversa, per sette anni.

Era il 1995 quando Prodi e Veltroni, su intuizione di D’Alema e Marini, crearono l’Ulivo, una coalizione tra Pds, Verdi, Socialisti, Centristi che, con una desistenza con Rifondazione, portò alla vittoria del 96. Anche nel 2001, seppur separato dal Prc, il Centrosinistra si presentò assieme ed assieme ripartì la composizione della nuova alleanza, l’Unione. La nuova coalizione si è dimostrata, quasi da subito, ingestibile, per alcune bizze della Sinistra Radicale ma soprattutto per la presenza di Mastella e di alcune anime centriste che non avevano nulla a che vedere con una coalizione di CentroSinistra ma che furono imbarcate per vincere.

Ora, come dicevo, il CentroSinistra muore.

Muore sepolto dalle sue contraddizioni, muore dalla poca voglia di cambiamento che anima alcuni partiti della Sinistra Radicale, muore per l’instabilità creata dalla nascita del Partito Democratico, muore per l’evidente innaturale presenza di persone come Dini, Fisichella, Caruso, Turigliatto, Binetti e quindi dalla lampante “miopia” politica di chi li ha candidati, muore per una comprensibile incompatibilità politica con partiti come l’Udeur.

A questo punto, per bocca di Veltroni ed a quanto sembra anche di Bertinotti, passa la politica “dell’Ognuno per se”.

In uno scenario come questo io non sò davvero cosa pensare. Provo sconcerto per la fine di una alleanza “storica” e che negli anni, seppur nei limiti imposti dalla diversità di vedute su alcuni temi, ha realizzato molti obiettivi importanti.

Veltroni, si dice, vuole andare da solo per “cambiare lo scenario politico”, per la vocazione maggioriataria, perche sa che comunque la partita è persa e vuole almeno cadere in piedi sperando di intercettare voti alla SR o al centro.

La Sinistra Radicale, seppur ancora oggi propone alleanze con il PD, pensa di rifarsi, correndo da sola, una nuova “verginità” a livello di “Lotta”. Un comportamento di questo tipo si puo leggere nella scellerata decisione di non votare il rifinanziamento delle missioni all’estero. Un “feticcio” da portare come simbolo di un ritorno “alle battaglie politiche?”.. io lo vedo piu come voglia di “tornare a blaterare comodamente seduti su una poltrona”.

Concludendo, una “diaspora” del centrosinistra produrrà una inevitabile vittoria di Berlusconi e della sua coalizioni. Possiamo sperare che, tramite alcuni “giochi” fatti al senato tra apparentamenti e roba varia, si possa ridurre il margine di una una loro vittoria nella II camera.
Sta di fatto che con Berlusconi tornano:
-Leggi contro la magistratura
-Leggi a favore del suo immenso impero ed a discapito del pluralismo
-Leggi sulla scuola che creano disparità tra ricchi e poveri

Come, con il ritorno di Berlusconi, svanisce la possibilità di introduzione di maggiori tutele per i lavoratori, come moooolto timidamente, aveva cominciato ad attuare questo governo.

Questo il quadro, centrosinistra diviso, centrodestra vincitore non si sà di quanto, probabile ritorno della “stagione Berlusconiana”, tempi bui per le classi disagiate.

In un panorama politico cosi desolante, ripeto, non sò davvero cosa fare. In Italia non abbiamo le tutele sociali di altri paesi europei (reddito di cittadinanza, ammortizzatori sociali degni di questo nome, contratti tutelati per i giovani, etc) ed il Partito Democratico è tragicamente troppo centrista su tali temi e per me invotabile, soprattutto se non in coalizione con altre forze che hanno a cuore la tutela dei ceti mediobassi, tutele che noi NON abbiamo a tutt’oggi, tutele minime..nessuno chiede la luna ma almeno di arrivare ai livelli di Francia, Germania, INghilterra o almeno della Spagna, da cui siamo moolto lontani e la moderazione economica del PD di certo non fa pensare a nulla di buono per i lavoratori. Come non è di buono auspicio la troppa vicinanza del PD al sistema Bancario (vedere gli intrecci Mps, Banca Intesa-San Paolo, Unipol, etc) come non è una garanzia per la difesa della Laicità, avendo al suo interno troppe ambiguità.. con correnti che vorrebbero addirittura l’alleanza con i talebani dell’Udc.

D’altro canto una Sinistra Radicale che si presenta da sola è implicitamente spinta verso l’estremismo, verso tutti quegli “eccessi” che personalmente non condivido. Mi riferisco alla difesa della “caste” del Pubblico impiego, alla reticenza verso alcune liberalizzazioni, necessarie ma che toccano alcune “caste” a cui la Sinistra Radicale è legata. Mi riferisco alla visione troppo ideologica nella politica estera.

Per una persona come me, che non si sente nè Riformista nè Radicale, il CentroSinistra è sempre stata “la giusta sintesi” per un bilanciamento tra “moderati” (in economia, nella laicità) e “radicali” (in poltica estera, in rapporto con il pubblico impiego, per le pensioni etc).

La morte di questa alleanza mi lascia da solo, con i miei dubbi, le mie incertezze, la presa di coscienza che probabilmente alle prossime elezioni mi spingerà a non votare, perche se …e dico se… le premesse saranno un PD moderato ed una Sinistra troppo radicale.. l’unica scelta è il non voto, almeno per me..ma penso anche per altri.

Voi invece come state “vivendo” questa fase transitoria?

Il CentroSinistra è morto?



Dunque, ad oggi, leggendo le dichiarazioni di alcuni politici di Pd e Idv appare chiaro che il CentroSinistra è morto nel momento in cui è crollato il Governo Prodi.

Di Pietro annuncia che il suo partito si presenterà da solo alle prossime elezioni, Veltroni lo aveva annunciato già la settimana scorsa ..contribuendo al precipitare della crisi, ed in questi momenti Veltroni stesso, da puro irresponsabile ed inetto quale si è dimostrato sino ad oggi, attacca la Sinistra Radicale affermando che gran parte della colpa è loro e dimenticando che tali formazioni han votato il finanziamento delle missioni all’estero, la riforma delle pensioni e quella “molto soft” del welfare, ingoiando quindi ..rospi ben piu grandi di quelli ingoiati dai centristi che hanno impedito la legge sui Dico, quella sul testamento Biologico, la riforma Gentiloni e quella sul Conflitto di interessi. Una vera vergogna il comportamento di Veltroni che, a quanto pare, vuole correre da solo alle elezioni perdendo ma rubando qualche voticino ai concorrenti.

In questo scenario la CDL non si troverà, malgrado la porcellum, un Senato con maggioranza risicata ma avrà i numeri (almeno 20 senatori di vantaggio) per poter fare il bello e cattivo tempo per altri 5 anni.

Tutto questo se non si varerà una nuova legge elettorale ma per sapere ciò dovrem vedere cosa otterrà Marini (o chi per lui) nel mandato esplorativo che Napolitano gli concederà attorno a Venerdi prossimo.