#Crisidigoverno: #Conte al Senato il 20 agosto, possibili scenari


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Ci siamo, la settimana più lunga del Governo Conte sta terminando. Martedì 20 agosto sapremo come finirà tra 5 Stelle e Lega. Sfiducia al governo, dimissioni dei ministri leghisti, dietrofront di Salvini e prosecuzione dell’esecutivo, cambio di maggioranza con l’entrata del PD al posto della Lega? Lo scenario è molto ‘fluido’, non ci sono sceneggiature già scritte e l’esito finale potrebbe cambiare in qualsiasi direzione.

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Qui di seguito i possibili scenari:

Dimissioni senza sfiducia. Dopo le dichiarazioni in Senato e la conferma del ritiro della fiducia da parte della Lega, Conte non attende il voto e sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni al Presidente Mattarella. Si apre la crisi. Non avendo ricevuto il voto contrario, Conte si tiene aperta la possibilità per un bis. Nel caso di una ricomposizione della maggioranza gialloverde o del varo di una nuova maggioranza tra 5 stelle e PD.

Dimissioni con sfiducia. Il Senato vota la sfiducia a Conte e qui nasce un problema. Cosa farà il Partito Democratico? I 5 stelle potrebbero accettare un voto di sfiducia del PD a Conte e poi sedersi al tavolo con gli stessi Dem per un esecutivo nuovo? E’ uno scenario poco verosimile perché se la Lega confermerà il voto contrario, il Movimento non farà sfiduciare il proprio premier, complicando l’eventuale rapporto con il Partito democratico. Ma nella vita, tutto è possibile.

Nessuna mozione di sfiducia. Una ipotesi ancora non confermata ma potrebbe verificarsi. In effetti, ad oggi, è stata annunciata ma mai presentata una mozione di sfiducia a Conte da parte della Lega. Nel caso in cui, dopo le dichiarazioni del Premier, non si metta all’ordine del giorno una mozione di sfiducia, sarà il Movimento a presentare una mozione di fiducia al Governo ed il quel momento bisognerà vedere cosa farà la Lega. Se Salvini votasse la fiducia a Conte, si aprirebbe una situazione paradossale. il Governo sarebbe pienamente in carica e la crisi, aperta da Salvini, si chiuderebbe in modo inverosimile. Anche questo scenario è poco probabile ma, viste le mosse leghiste degli ultimi giorni, non da escludere.

L’esito della crisi ha tre o quattro strade possibili, le tre più probabili sono le seguenti:

Ricomposizione della maggioranza gialloverde. Dopo le dimissioni di Conte, viene trovato un nuovo accordo tra 5 stelle e Lega. Conte bis o altro premier con maggior peso per i ministri leghisti, per rispettare l’esito del voto europeo.

Nuova maggioranza giallorossa. PD e 5 stelle raggiungono un accordo per la nascita del nuovo governo. Il PD vota la riforma costituzionale per la riduzione dei parlamentari ed in cambio i 5 stelle votano la nuova legge elettorale proporzionale. Conte difficilmente potrà rimanere a Palazzo Chigi, forse farà parte del nuovo governo, magari agli Esteri oppure potrebbe essere il nuovo commissario europeo.

Nessun accordo, governo ‘elettorale’. Dopo la fine del governo gialloverde non si trovano accordi tra le forze politiche e quindi viene varato un governo ‘istituzionale’ che traghetti il Paese alle elezioni anticipate, da celebrare entro fine ottobre o inizio novembre.

L’ultima strada, è quella delle Maggioranze alternative. Dopo l’apertura formale della crisi di governo potrebbe accadere anche che Salvini riesca a trovare i numeri in Parlamento per varare un governo di Centrodestra, tramite l’appoggio di una piccola parte dei grillini o di altri gruppi. Oppure i 5 stelle potrebbero imbarcare in maggioranza non solo il PD ma anche parte di Forza Italia, una sorta di coalizione ‘Ursula’, dal nome della Presidente della Commissione UE, votata da PD, 5 stelle e Forza Italia. Un esecutivo in carica per pochi mesi, allo scopo di sterilizzare l’aumento IVA e guidare l’Italia al voto nella primavera del 2020. Ipotesi poco probabili ma da tenere comunque presenti.

Dopodomani intanto la prima mossa. Conte al Senato. Il resto è tutto da scrivere.

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Senza emozioni


Sarà l’età che avanza, vado per i 35, sarà la profonda disillusione maturata nei confronti della politica, sta di fatto che non riesco proprio ad appassionarmi a questa campagna elettorale.

Ricordo il 1994, l’incertezza sulla vittoria e la paura di un trionfo di Berlusconi. Poi ci fu il 1996 e la grande speranza che l’Italia finalmente potesse cambiare. Arrivò il 2001 con la consapevolezza della sconfitta anche se la voglia di informarsi era comunque tanta. Il 2006 fu il momento della rivalsa, dell’ occasione per vincere seppur turbata da un sentimento di rabbia per una possibile (poi quasi realizzata) sconfitta al fotofinish. Nel 2008 si era certi di non poter vincere ma vi era anche la speranza (purtroppo rivelatasi vana) di un parlamento ingovernabile con annesso tramonto del berlusconismo.

Oggi, anno 2013, niente. Non provo niente.

Non c’è speranza, perchè chiunque vinca dovrà portare a termine i piani della UE con annessa diminuzione dei diritti e delle prospettive di vita per il futuro.

Non c’è entusiasmo, perchè qualora il CentroSinistra vinca dovrà comunque allearsi con i centristi e quindi vedrà annacquato ogni possibile provvedimento realmente progressista nel nome del Vaticano, di Confindustria e dei poteri forti che hanno sempre condizionato il Paese e che già sono abbastanza presenti nella stessa coalizione di Bersani.

Non c’è rabbia, perchè c’è poco da arrabbiarsi. L’Italia è in declino per colpa della classe politica ma anche di noi tutti che abbiamo contribuito a creare debito, ad accettare compromessi, ad essere ‘italiani’ nella peggiore accezione del termine.

Non c’è eccitazione, perche non ci sono nè condottieri nè leader in grado di riscaldare i cuori e nutrire l’anima. Di fronte a noi solo comici, imbonitori, grigi burocrati o uomini incapaci di comunicare alcuna emozione.

Ragionando meglio forse c’è spazio per un po’ di curiosità e di paura. Curiosità per la futura presenza di parlamentari del Movimento5Stelle; chissà cosa si inventeranno, se anche loro saranno logorati dalla politica magari passando di qua e di la a seconda delle convenienze.

Paura per un possibile successo di Berlusconi. In quel caso, eleggendo anche il Capo dello Stato e quindi i membri della Consulta, potrebbe davvero mettere la parola fine alla Seconda Repubblica, o meglio alla Repubblica democratica.

Buona elezione a tutti, sperando che almeno voi lettori troviate qualche motivo per essere convinti del voto.

Primarie, domani rischio caos durante il voto


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Domani gli elettori delle primarie potrebbero trovarsi di fronte ad un caos generalizzato. Le manovre di Renzi, che ha invitato a presentarsi ai seggi anche i cittadini non in possesso di certificato elettorale, presumibilmente provocheranno un aumento dell’afflusso di votanti.

I funzionari di seggio, i quali dovrebbero avere istruzioni precise di far votare solo gli elettori muniti di documento d’identità, tessera elettorale e certificato elettorale, saranno chiamati a respingere decine di elettori.
A quel punto però subentrerà un altro problema. Non saranno poche le persone che, pur votando al primo turno, avranno dimenticato/perduto il certificato elettorale. Potranno ugualmente votare? Non è dato sapere. I rappresentanti renziani, sguinzagliati in ogni dove, si opporranno al loro voto?

Domani si rischierà davvero il caos, con lunghe file e nervosismo diffuso.

Il PD ‘fiuta’ il trappolone di Casini sulla legge elettorale, ma dai?


Nel Partito Democratico si sta diffondendo l’idea che il proporzionale non sia la migliore ‘ricetta’ per poter vincere e governare:

ROMA – “Se dopo il voto non c’è una maggioranza chiara si torna alle urne, se lo scordano che governo di nuovo con il Pdl”. Al termine di una giornata passata a insultarsi reciprocamente con Pier Ferdinando Casini, Bersani decide di alzare la posta e mettere sul tavolo della trattativa per la riforma del Porcellum una pistola carica: lo spettro di un voto che non risolve nulla e costringe l’Italia a tornare di nuovo ai seggi dopo poche settimane inconcludenti. Uno scenario da incubo, ma è quella l’unica alternativa che il segretario Pd prende in considerazione.

Perché ai piani alti del Nazareno, a dispetto di un’intesa Pd-Udc che sembrava cosa fatta, si stanno convincendo del fatto che Casini stia “scientificamente creando le condizioni per avere un Parlamento senza una maggioranza”. Che costringa perciò Bersani a rinunciare alla sua ambizione di guidare il paese, accettando un’altra fase di governo Monti (…)

L’intelligenza politica dei dirigenti democratici è eccezionale! Non lo aveva capito nessuno che Casini mirasse al proporzionale per riproporre Mario Monti anche dopo le elezioni!

Qui su Candido se ne parlava da mesi:

13 luglio:

il temuto ‘trappolone’ che negherà al CentroSinistra il ritorno al Governo del paese nel prossimo anno. Come? Attraverso la legge elettorale e grazie all’avvallo della Presidenza della Repubblica.

Il ritorno al proporzionale potrebbe risolvere tante magagne, per il CentroDestra, per Casini e per Napolitano. Una eventuale nuova legge elettorale proporzionale, anche grazie al probabile ‘boom’ dei grillini, non consentirebbe ad alcuna coalizione di poter ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento e costringerebbe quindi i partiti ad una ‘grossa coalizione’. Chi meglio di Monti (o qualche altro tecnico nel caso il Professore venisse eletto al Quirinale) come ‘garante’ di un nuovo governo di larghe intese?

In tutto questo indovinate chi ne uscirebbe sconfitto? Esatto, il CentroSinistra. Con il sistema proporzionale non potrebbe mai piu aspirare al Governo del paese, il PD sarebbe destinato ad essere ‘cooptato’ nella maggioranza Pdl-Terzo polo per un determinato periodo di tempo. Dopodichè la golden share delle future maggioranza passerebbe definitivamente a Casini, il quale sfrutterebbe tale potere per tentare di ricostituire un grande partito cattolico, chissà.. magari dirigendo le operazioni dal Quirinale….

Rendiconto, votano solo in 308. Il governo non ha piu maggioranza


Cosa fara il premier ora? Le dimissioni sarebbero prassi ma lui non ha mai seguito le regole quindi….

Gli undici dissidenti

Sono undici i deputati di area centrodestra che oggi non hanno partecipato al voto sul Rendiconto generale dello Stato. Si tratta dei deputati del Pdl Roberto Antonione, Fabio Fava, Gennaro Malgieri, Giustina Destro, più Alfonso Papa (agli arresti domiciliari). Assenti al voto anche gli esponenti del Misto Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D’Alcontres e Santo Versace. Si è invece astenuto Franco Stradella, del Pdl.

Secondo Berlusconi, sono traditori!

Forte delusione per chi si è astenuto e amarezza per chi non si è nemmeno presentato. Il primo commento di Berlusconi al voto sul rendiconto generale dello Stato è di stupore: mi hanno tradito, ma questi dove vogliono andare?, ha chiesto ad un gruppo di esponenti del Pdl riuniti attorno ai banchi del governo nell’emiciclo, leggendo i nomi degli undici che non hanno votato.

Crollano i titoli delle ‘aziende di famiglia’

Mediaset chiude la seduta a Piazza Affari in fondo al Ftse Mib nel giorno in cui il voto della Camera ha certificato che il governo Berlusconi non dispone più della maggioranza assoluta in uno dei due rami del Parlamento. Il gruppo controllato dalla famiglia Berlusconi, che a breve renderà noti i risultati dei primi nove mesi dell’anno, ha terminato le contrattazioni in calo del 2,94% a 2,5 euro. Male anche Mediolanum che, sul finale di seduta, è scivolata dell’1,61% a 2,69 euro mentre Mondadori, dopo il voto sul rendiconto, si è appiattita attorno alla parità (+0,14% a 1,42 euro)

La Battaglia Finale: Berlusconi attende gli eventi… puntando al Quirinale


Due mesi fa, con l’ultimo articolo de “La Battaglia Finale”, ci eravamo lasciati con un Berlusconi riconfermato dalla fiducia, malgrado la defezione dei finiani. Era il 14 dicembre.

Sono passati circa cinquanta giorni e cosa è cambiato? Poco, anzi molto. Poco dal punto di vista “numerico”, la maggioranza di 314 è salita di due unità, non si sa bene ancora chi siano i “transfughi” ma la settimana scorsa, alla Camera, c’erano 315 voti a favore di una proposta del governo, e Berlusconi non aveva votato.

E’ cambiato molto dal punto di vista strategico:

  • L’esplosione dello “scandalo Ruby” con Berlusconi a rischio processo.
  • Nelle scorse settimane è nato il gruppo dei Responsabili, capitanato da Moffa e da transfughi come Scilipoti, che si prefigge il compito di reclutare qualche parlamentare dall’opposizione.
  • Nel frattempo l’opposizione ha perso alcune battaglie (vedi la mozione di sfiducia a Bondi) e si appresta a perdere anche qualche pezzo (vedi il Fli Barbareschi in odore di dimissioni o di passaggio in maggioranza).
  • Sembra poi intenzione del Governo di presentare nuovamente la proposta di riforma delle intercettazioni e di altre leggi per modificare in senso autoritario la nostra Repubblica.
  • La Lega preme per il federalismo ed in settimana la Riforma è stata “rimandata” da Napolitano.
  • Berlusconi ha avviato il rimpasto di governo aprendo a La Destra di Storace.

Sino a qualche settimana fa il Presidente del Consiglio minacciava il ricorso alle urne. Oggi invece nega questa ipotesi, sondaggi alla mano infatti non garantiscono la vittoria ed il rischio di una maggioranza di CentroSinistra alla Camera è forte. Ed allora l’imperativo è temporeggiare, sfruttando l’indubbio potere “di dissuasione” di cui è dotato il Cavaliere.

Quanto  durerà la pazienza dei leghisti? Quali sono i margini di manovra di un governo che si regge su pochi voti? Quanti parlamentari riuscirà ancora a reclutare il Premier? E cosa accadrà nel caso di Processo per il Rubygate?

Vedremo nelle prossime settimane l’evolversi della situazione anche se credo che nella mente di Berlusconi si faccia largo sempre di più l’obiettivo ultimo, quello piu ambito e piu difficile da realizzare, anche per colpa degli ultimi scandali. L’obiettivo finale è il Quirinale, in scadenza tra due anni. Con l’elezione al Colle, Silvio Berlusconi avrebbe lo “scudo perpetuo”, in quanto sia il Presidente della Repubblica sia i Senatori a vita, carica ricoperta dagli ex Presidenti, godono di diritti particolari e non sono processabili come tutti i normali cittadini. Poco importa che la sua elezione, magari sul filo di qualche voto “dissuaso”, possa scatenare proteste nel paese, oramai spaccato tra berlusconiani e antiberlusconiani, con militanti e simpatizzanti sparsi in tutta la penisola.

Attendere quindi, rimanendo al governo, navigando a vista, magari “cooptando” qualche transfugo qua e la, aspettando lo sgonfiamento mediatico di Fini e Casini, magari grazie anche a qualche errore del PD.

Sul progetto, però, incombe Ilda la “rossa”…. che l’Uomo del bunga bunga e della sottomissione femminile venga fermato proprio da una donna?

Elezioni: Come si vota


Siamo arrivati al voto. Grazie agli speciali di Corriere.it  e di Repubblica.it vi posto un vademecum su come si vota e su cosa si vota.

COSA SI RINNOVA

I componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati.

Nelle regioni a statuto ordinario:
– 8 Presidenti e Consigli provinciali (Asti, Varese, Massa Carrara, Roma, Benevento, Foggia, Catanzaro, Vibo Valentia)
– 426 Sindaci e dei Consigli comunali (di cui 9 capoluoghi di provincia: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Massa, Pisa, Roma, Viterbo, Pescara)

Nelle regioni a statuto speciale:
– i presidenti e degli organi consiliari delle regioni Sicilia e Friuli Venezia Giulia
– in Friuli Venezia Giulia si vota anche per le elezioni del presidente e del consiglio di 1 provincia e dei sindaci e dei consigli di 8 comuni (di cui 1 capoluogo di provincia).

QUANDO SI VOTA

Le operazioni di voto si svolgono:
domenica 13 aprile, dalle ore 8 alle ore 22
lunedì 14 aprile, dalle ore 7 alle ore 15

In caso di turno di ballottaggio per l’elezione dei presidenti di provincia e dei sindaci dei comuni, si vota:
domenica 27 aprile, sempre dalle ore 8 alle ore 22
lunedì 28 aprile 2008, dalle ore 7 alle ore 15

IL CORPO ELETTORALE

Camera e Senato
Gli elettori sul territorio nazionale (dati riferiti al 45° giorno antecedente la data della votazione e suscettibili di lievi modificazioni al termine della revisione straordinaria delle liste elettorali attualmente in corso) sono:
– per la Camera dei deputati 47.295.978 (22.688.262 maschi e 24.607.716 femmine)
– per il Senato della Repubblica 43.257.208 (20.620.021 maschi e 22.637.187 femmine).
Eleggono 618 deputati e 309 senatori.
Le sezioni elettorali sono 61.225.

Gli elettori residenti all’estero che votano per la circoscrizione estero (dati provvisori) sono:
-per la Camera dei deputati 2.812.400
-per il Senato della Repubblica 2.531.560.
Eleggono 12 deputati e 6 senatori.

Elezioni provinciali
Le elezioni nelle 8 province di regioni a statuto ordinario interessano 5.838.223 elettori (2.797.138 maschi e 3.041.085 femmine).
Le sezioni elettorali sono 6.758.

Elezioni comunali
Sono 6.060.784 elettori (2.896.923 maschi e 3.163.861 femmine).
Le sezioni elettorali sono 6.990.

Considerando una sola volta gli enti interessati contemporaneamente a più elezioni amministrative nelle regioni a statuto ordinario, il numero complessivo di elettori è di 9.099.766, di cui 4.371.308 maschi e 4.728.458 femmine.
Il numero complessivo di sezioni elettorali è di 10.624.

Per Friuli Venezia Giulia e Sicilia (al 30 giugno 2007) gli elettori sono 5.697.172 (2.751.466 maschi e 2.945.706 femmine).
Le sezioni elettorali interessate sono 6.669.

 

 

 

COME SI VOTA

La legge elettorale prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza e soglie di sbarramento. Sia per la Camera (scheda rosa) sia per il Senato (scheda gialla), l’elettore esprime il voto tracciando con la matita copiativa un solo segno sul contrassegno della lista prescelta. È vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione. Anche nel caso di liste collegate in coalizione, il segno va sempre posto solo sul contrassegno della lista che si vuole votare e non sull’intera coalizione. Se il segno dovesse invadere parzialmente altri simboli il voto viene comunque assegnato: si intende infatti riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso. In Valle d’Aosta (per Camera e Senato) e in Trentino-Alto Adige (per il solo Senato) l’elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno (esempio: una croce o una barra) sul contrassegno del candidato prescelto o nel rettangolo che lo contiene.

ELEZIONI PROVINCIALI

(scheda verde)

Per quanto riguarda le elezioni provinciali (scheda di colore verde) l’elettore potrà esprimere il proprio voto: a) tracciando un solo segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di presidente della provincia. In tal modo, il voto si intenderà attribuito solo al candidato presidente; b) tracciando un solo segno o sul contrassegno relativo ad uno dei candidati alla carica di consigliere provinciale o sul nominativo del candidato presidente. In tal modo, il voto sarà attribuito sia al candidato consigliere che al candidato alla carica di presidente collegato; c) tracciando un segno sia sul rettangolo contenente il nominativo del candidato presidente, sia sul contrassegno relativo ad uno dei candidati consiglieri collegati o sullo stesso nominativo del candidato consigliere medesimo. In tal modo, il voto sarà parimenti attribuito tanto al candidato alla carica di presidente che al candidato consigliere che fa parte del gruppo o di uno dei gruppi collegati. Per le elezioni provinciali non è ammesso il cosidetto «voto disgiunto», cioè il voto per un presidente della provincia di un gruppo o di un gruppo di liste e per un candidato al consiglio provinciale di un altro gruppo o gruppo di liste.

ELEZIONI COMUNALI 

(scheda azzurra)

Per quanto riguarda le elezioni comunali (scheda di colore azzurro) le modalità di voto variano a seconda della grandezza del comune.
Nei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti l’elettore potrà esprimere il voto:
a) tracciando un solo segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco. In tal modo, il voto si intenderà attribuito solo al candidato sindaco;
b) tracciando un solo segno sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere comunale collegate a taluno dei candidati alla carica di sindaco. In tal modo, il voto sarà attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco collegato;
c) tracciando un segno sia su uno dei contrassegni di lista che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata. In tal modo, il voto si intenderà attribuito tanto al candidato sindaco che alla lista ad esso collegata;
d) tracciando un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco ed un altro segno sul contrassegno di una lista di candidati consiglieri non collegata al candidato sindaco prescelto. In tal modo, il voto si intenderà attribuito sia al candidato sindaco che alla lista di candidati consiglieri (cosiddetto voto disgiunto). L’elettore potrà manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, scrivendone il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, la data e il luogo di nascita) sulla riga alla destra del contrassegno della lista di appartenenza del candidato consigliere. In tal modo, il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato a consigliere comunale e alla lista cui il candidato stesso appartiene, anche al candidato alla carica di sindaco collegato con la lista stessa, a meno che l’elettore non si sia avvalso della facoltà del cosidetto voto disgiunto.

Nei Comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti di Regioni a statuto ordinario, l’elettore potrà esprimere il proprio voto:
a) tracciando un solo segno di voto sul nominativo di uno dei candidati alla carica di sindaco;
b) tracciando un solo segno di voto sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere;
c) tracciando un segno di voto sia sul contrassegno di lista che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata. In tutti questi, il voto si intenderà attribuito sia in favore del candidato alla carica di sindaco sia in favore della lista ad esso collegata. L’elettore potrà manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, scrivendone il nominativo sulla riga stampata sotto il contrassegno della lista di appartenenza del candidato consigliere stesso. Così il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato a consigliere comunale, anche alla lista cui il candidato appartiene e al candidato alla carica di sindaco collegato con la lista stessa.

 ELEZIONI NEI MUNICIPI (EX CIRCOSCRIZIONI)

(scheda grigia)

Per eleggere i presidenti dei Municipi è possibile scegliere una delle seguenti opzioni:

Per eleggere i presidenti dei Municipi è possibile scegliere una delle seguenti opzioni:

  • Barrare il nome del candidato presidente senza indicare preferenza di lista
  • Indicare solo una preferenza di lista; in tal modo il voto va alla lista e al candidato presidente
  • Barrare il simbolo della lista prescelta e il candidato presidente collegato
  • Infine barrare solo il simbolo della lista prescelta si vota automaticamente anche il candidato presidente collegato
  • ELEZIONI REGIONALI IN FRIULI VENEZIA GIULIA

     Il voto per le regione Friuli Venezia Giulia varia da provincia a provincia. Per tutti i chiarimenti consultare il sito della Regione.

    ELEZIONI REGIONE SICILIANA

    Anche la normativa elettorale per l’elezione del presidente e del consiglio della Regione siciliana è speciale. Si riporta qui il testo della norma.
    LA TESSERA ELETTORALE

    Per esercitare il diritto di voto, presso l’ufficio elettorale di sezione nelle cui liste risulta iscritto, l’elettore dovrà esibire, oltre a un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale.
    Chi avesse smarrito la propria tessera potrà chiederne il duplicato agli uffici comunali che, a tal fine, saranno aperti da martedì 8 a sabato 12 aprile, dalle ore 9 alle ore 19, e per tutta la durata delle operazioni di voto di domenica 13 e lunedì 14 aprile. Gli elettori sono invitati a voler verificare sin d’ora se siano in possesso di tale documento e, in mancanza, a richiedere al più presto il rilascio del duplicato, evitando di concentrare tali richieste nei giorni di votazione.

    IL DIVIETO DI INTRODURRE TELEFONI CELLULARI NELLE CABINE ELETTORALI

    Per assicurare la segretezza dell’espressione del diritto di voto è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini. Il presidente dell’ufficio elettorale di sezione, all’atto della presentazione del documento di identificazione e della tessera elettorale da parte dell’elettore, inviterà l’elettore stesso a depositare le apparecchiature indicate di cui è al momento in possesso. Le apparecchiature depositate dall’elettore, prese in consegna dal presidente dell’ufficio elettorale di sezione unitamente al documento di identificazione e alla tessera elettorale, saranno restituite dopo l’espressione del voto. Chiunque violi tale divieto è passibile di denuncia alla competente autorità giudiziaria con conseguenti sanzioni detentive e pecuniarie.