La squadra di Obama


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Oggi Obama giurerà come 44esimo Presidente. E’ quindi il momento di capire quale sarà la sua squadra di governo. Molti clintoniani (Hillary, Emanuel, Panetta alla direzione della CIA) un repubblicano (Gates) e tanti volti nuovi sono le principali novità della Amministrazione Obama, che si insedierà tra pochi giorni. E si perche i Ministri, che negli Usa sono chiamati “Segretari” , devono essere “approvati” dal Congresso. Hillary ha già passato la prova mentre per esempio il ministro del tesoro Geithner trova delle difficoltà a causa di uno scandalo scoppiato qualche giorno fa. Ma vediamo i membri principali dello staff: 

 

Joe Biden (67 anni)

VicePresidente

In realtà il ruolo del VP si è col tempo radicato e allargato: il Vice può essere un importante consigliere del Presidente, o vedersi deputate intere parti dell’agenda politica. In questo caso, insomma, il suo ruolo dipende dal rapporto che egli ha col “capo”, e quanto quest’ultimo intende considerarlo e valorizzarlo.

Al Gore, ad esempio, era un importante consigliere di Clinton sulla politica estera e l’ambiente; mentre Dick Cheney viene considerato uno dei Vice-Presidenti più centrali e interventisti della storia americana. Lo stesso Cheney, tra l’altro, dovette cambiare la sua residenza dal Texas al nativo Wyoming, perché costituzionalmente i due nomi del ticket non possono provenire dal medesimo Stato.

Il VP è anche Presidente del Senato, anche se lo presiede normalmente solo in caso di sedute particolarmente importanti (come l’elezione ufficiale di Obama). La sua partecipazione al voto, per consuetudine, avviene invece solo nel caso in cui il risultato si sia stabilita una situazione di pareggio 50-50. 

 Hillary Clinton(62 anni)

 Segretario di Stato

 (da polisblog.it) Il Segretario di Stato, all’interno del governo, è sostanzialmente equivalente al nostro Ministro degli Esteri. È considerato il membro di più alto livello del governo, e nella linea costituzionale di successione è per questo dopo il Vice-Presidente, lo Speaker della Camera e il Presidente Pro-tempore del Senato. Curiosamente, un Presidente dimissionario deve in primo luogo avvisare il Segretario di Stato: Nixon, ad esempio, si dimise con una lettera all’allora Segretario Henry Kissinger.

Al di là delle curiosità legali, è ovvio come il ruolo di portavoce della politica estera americana sia fondamentale e di grande peso internazionale. Il Segretario di Stato deve attuare le trattative più spinose, mettere la propria faccia alle posizioni meno popolari o far pesare la minaccia di una mossa militare statunitense.

Recentemente abbiamo visto Condoleezza Rice astenersi per ordine di Bush su un documento che lei stessa aveva contribuito a preparare; mentre tutti ricordiamo un patetico Colin Powell, armato di prove false e fialetta di finta antrace, intento a dimostrare l’esistenza della armi di distruzione di massa in Iraq.

La scelta di Barack Obama e del team che ha condotto la ricerca del candidato VP è caduta su Joe Biden, un Senatore del Delaware di lungo corso politico. Una scelta dettata dall’opportunità politica: esperienza, età, credibilità in politica estera, e – facciamo i politically incorrect – anche un nome assai più “popolare” di Barack Hussein.

Nel numero odierno cercheremo di raccontare alcune curiosità sul ruolo di essere “a un battito cardiaco” dalla Presidenza. Un ruolo spesso sminuito, ma con un’aneddotica interessante.

 

Rahm Emanuel(49 anni)

 Capo dello Staff Presidenziale

 Chi ha visto quel bignami romanzato di politica americana che è The West Wing sa quanto un CoS forte – in quel caso rappresentato dal personaggio di Leo McGarry – sia importante perché l’amministrazione funzioni correttamente e i lavori all’interno della Casa Bianca possano procedere il più fluidamente possibile.

Il CoS si occupa sostanzialmente di selezionare e supervisionare il personale, di gestire il tempo del Presidente (decidendo chi e cosa meriti tempo nell’Ufficio Ovale) e soprattutto di collaborare col Congresso e le varie lobby per far sì che l’agenda politica abbia un corso il più possibile fluido ed efficace. Ovviamente sta al Presidente dare più o meno rilevanza al suo CoS nella gestione della quotidianità politica.

Uno dei CoS più famosi è stato senza dubbio il brusco H.R. Haldeman, che si autodescrisse orgogliosamente come “Richard Nixon’s son of a bitch”. Rahm Emanuel ha senza dubbio ottime referenze per essere l’ “Obama’s son of a bitch”, come vedremo parlando – per strano che sembri – di Tony Blair, coltellate ai nemici e pesci inviati per posta.

Due aneddoti. Il primo riguarda Tony Blair. Durante il suo lavoro come consigliere di Bill Clinton, Emanuel si trovò a gestire la delicata fase dello scandalo Lewinsky. Blair e Clinton, nel pieno del polverone Sexgate, si trovarono ad apparire in un’occasione pubblica: un evento fondamentale per confermare la fiducia e la rispettabilità del profilo pubblico dell’allora Presidente. Rahm si rivolse a Blair con un consiglio amichevole quanto perentorio: “Questo è importante, non fare cazzate”.

Il secondo aneddoto riguarda i nemici. Dopo l’elezione di Clinton nel 1992, ad un pranzo per celebrare la vittoria, Emanuel cominciò a recitare una lista di chi aveva provato a sbarrare la strada al neo-Presidente, per ciascuno gridando “Morto!” e dando potenti coltellate al tavolo. In quella campagna Emanuel aveva raccolto fondi in grandi quantità, arrivando a rifiutare bruscamente offerte da lui ritenute troppo avare, al fine di farle aumentare

 

 

Janet Napolitano (51 anni)

Segretario alla Sicurezza-

 Nata in una famiglia di origine italiana, si laureò alla Santa Clara University per poi ottenere un master in giurisprudenza all’University of Virginia. Dopo aver completato il corso di studi cominciò la sua carriera politica all’interno del Partito Democratico.

Collaboratrice della docente universitaria Anita Hill nel 1991, nel 1993 Bill Clinton la nominò Attorney general del governo per l’Arizona mentre dal 1998 fu consigliere giuridico del governo statale. Nel 2002 si candidò come governatrice dello Stato e con il 46,2% sconfisse il candidato repubblicano Matt Salmon.

Napolitano è una donna molto popolare negli Stati Uniti e nel febbraio del 2006 la rivista Time la inserì nella lista dei cinque migliori governatori americani. Scontata la sua rielezione, che avvenne nel 2006 con il 62,6% dei consensi.

Alle primarie presidenziali democratiche del 2008 ha appoggiato la candidatura di Barack Obama, e venne considerata una possibile candidata vice-presidente del senatore dell’Illinois. Si è vociferato su una sua candidatura al Senato contro l’uscente John McCain, senatore dell’Arizona, ma il neo-eletto presidente l’ha scelta come responsabile del ministero per la Sicurezza interna.

E’ stata nominata ministro della Sicurezza Interna dal presidente Barak Obama il 1 Dicembre 2008.

 Timothy Geithner (48 anni)

Segretario al Tesoro-

 Ex capo della Federal Reserve Bank di New York, Timothy Geithner, è stato determinante nel fornire alcune risposte alla crisi economica recente.

Geithner parla regolarmente la necessità di importanti riforme nel sistema finanziario al fine di evitare ulteriori turbolenze.

Prima di entrare alla Federal Reserve di New York, Timothy Geithner ha lavorato per il Fondo monetario internazionale. E’ stati anche sottosegretario per gli affari internazionali, dal 1999 al 2001.

Robert Gates (65 anni)

Segretario alla Difesa

 Gates ricopre, sotto l’amministrazione di George W. Bush, il ruolo di ventiduesimo segretario alla Difesa, succedendo al dimissionario Donald Rumsfeld. Ha inoltre accettato di coprire lo stesso incarico nell’amministrazione guidata da Barack Obama. È stato direttore della CIA dal 6 novembre del 1991 al 20 gennaio del 1993, culmine di una carriera di 26 anni all’interno della struttura di spionaggio e in precedenza presso il National Security Council. È presidente della Texas A&M University, ed ha il ruolo di National President della National Eagle Scout Association. È padre di due figli.

 

James Jones (65 anni)

Consigliere per la Sicurezza Nazionale

 Il Generale James Jones è stato Comandante supremo delle forze USA e NATO in Europa. 

Jones è stato un critico di alcune scelte sulle strategie di guerra della amministrazione Bush, soprattutto in Afghanistan. Il generale in pensione è un veterano decorato del Vietnam ed è benvoluto sia dai Repubblicani che dai Democratici E’ stato un consulente di pace in Medio Oriente per l’amministrazione Bush.

Staff Casa Bianca

  • National Security Adviser: General James Jones
  • National Economic Council: Lawrence Summers
  • Chief of Staff: Rahm Emanuel
  • Senior adviser: David Axelrod
  • Senior adviser: Valerie Jarrett
  • Transition co-chair: John Podesta
  • Senior adviser: Pete Rouse
  • Press secretary: Robert Gibbs
  • White House counsel: Greg Craig
  • Assistant for legislative affairs: Phil Schiliro
  • VP chief of staff: Ron Klain

Governo:

  • Secretary of State: Hillary Clinton
  • Defence Secretary: Robert Gates
  • Treasury Secretary: Timothy Geithner
  • Health Secretary: Tom Daschle
  • Attorney General (Justice Secretary): Eric Holder
  • Homeland Security Secretary: Janet Napolitano
  • UN ambassador: Susan Rice
  • Energy Secretary: Steven Chu
  • EPA Administrator (Environment Secretary): Lisa Jackson
  • Housing Secretary: Shaun Donovan
  • Education Secretary: Arne Duncan
  • Interior Secretary: Ken Salazar
  • Agriculture Secretary: Tom Vilsack
  • CIA Director: Leon Panetta

Obama eletto “ufficialmente” come Presidente


Il giorno 8 gennaio Barack Obama è stato ufficialmente eletto come 44esimo Presidente degli Stati Uniti. Come sapete infatti negli USA non vi è una elezione diretta bensi la competizione si gioca sul raggiungimento dei 270 voti elettorali necessari per la vittoria. Obama ha totalizzato 365 voti elettorali contro i 173 di McCain. I voti elettorali però sono rappresentati dai Grandi Elettori che, dopo la proclamazione del 4 novembre, vengono appunto eletti solo per riunirsi e votare a loro volta l’elezione del Presidente.

Tre giorni fa quindi, alla presenza di Dick Cheney, Presidente del Senato uscente, i 365 grandi elettori hanno eletto ufficialmente Barack Hussein Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Ecco la notizia: http://www.c-span.org/Watch/watch.aspx?MediaId=HP-R-14052

A joint session of Congress certified the election of Barack Obama as President of the United States and Joseph Biden as Vice President. The electoral vote total was 365 electoral votes for Pres.-Elect Obama and Vice Pres.-Elect Biden and 173 electoral votes for Sen. John McCain (R-AZ) and Gov. Sarah Palin (R-AK). Vice President Dick Cheney announced the results.

Qui il video della Proclamazione:

Il video completo invece lo trovate qui:

http://www.c-span.org/Watch/watch.aspx?MediaId=HP-R-14052

In attesa di Obama, Hillary affila le armi….


Mancano oramai poco piu di tre settimane all’insediamento di Barack Obama e già circolano voci sulle strategie future dei membri della sua amministrazione. Hillary Clinton, Segretario di Stato e quindi nuovo capo della diplomazia statunitense, sta tessendo la “sua tela” circondandosi di fedelissimi e cercando di acquisire “poteri” maggiori rispetto a quelli avuti dai suoi predecessori, Rice e Powell. Speriamo che Obama non si trovi presto una “serpe in seno” al suo governo. Mah…..

Di seguito un articolo tratto dal Blog Camillo  di Christian Rocca in cui si spiegano le principali mosse di Hillary:

New York. Hillary Clinton sta cominciando a giocare la sua partita dentro la prossima Amministrazione Obama, approfittando della decisione del presidente eletto di tenere il suo vice, e gaffeur in capo, Joe Biden a distanza di sicurezza dalle questioni più delicate, a cominciare da quelle di politica estera. A poco meno di un mese dall’insediamento di Obama, l’ex first lady è in piena attività, crea la sua squadra, prova a conquistare spazi dentro l’Amministrazione, candidandosi di fatto al ruolo di numero due, e si prepara alla procedura di conferma della nomina a segretario di stato, che spetta al Senato.


I suoi piani sono stati svelati dal New York Times di ieri. Hillary ha scelto, anche se formalmente la decisione è di Obama, i suoi due vice al dipartimento di stato. Il primo è il nome che tutti si aspettavano: James Steinberg, ex funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale di Bill Clinton, già capo di quel centro di studi mediorientali della Brookings Institution che nel 2002 ha convinto l’America liberal dell’opportunità di invadere l’Iraq e di cambiare il regime nazionalsocialista del Baath. Rettore della Lyndon Johnson School di Affari pubblici all’Università del Texas di Austin, Steinberg è sostenitore della tesi che “sarebbe un errore se l’intero concetto di guerra preventiva fosse abbandonato” e ha un profilo che conferma in pieno l’idea di risolutezza clintoniana negli affari di politica estera.
La seconda scelta di Hillary (e di Obama) è quella che segnala l’intraprendenza del prossimo segretario di stato e il suo tentativo di svolgere nell’Amministrazione un ruolo più grande rispetto a quello che hanno avuto Colin Powell e Condoleezza Rice durante i due mandati di George W. Bush. Clinton, infatti, ha scelto Jacob J. Lew come suo secondo vice. Lew ha un profilo economico e finanziario, non di politica estera.
Già direttore dell’ufficio del bilancio alla Casa Bianca di Clinton e tra i massimi dirigenti della banca Citicorp, Lew avrà il compito di aumentare la fetta dei finanziamenti che il governo federale riserva al corpo diplomatico, ma anche quello di seguire l’evoluzione della crisi finanziaria planetaria. Hillary è consapevole che la crisi economica sarà uno dei punti centrali della politica estera e, per questo, sta cercando di strappare al Tesoro competenze, e vetrina, a favore del suo dipartimento di stato.
 

Sul fronte più strettamente della politica estera e di sicurezza nazionale, il piano di Hillary è quello di rafforzare il ruolo di Foggy Bottom, sottraendo spazi al Pentagono che negli anni di Bush ha spesso avuto il sopravvento. Hillary può contare su un segretario al Tesoro, Timothy Geithner, un esperto di mercati che non sembra attrezzato a competere politicamente con l’ex first lady, e su un segretario alla Difesa, Bob Gates, che mostra di essere favorevolissimo a lasciare ai diplomatici la gestione della politica estera. Gli ostacoli principali per Hillary saranno alla Casa Bianca, in attesa di capire se Obama vorrà lasciar correre o meno. Il vicepresidente Joe Biden, intanto, era stato scelto proprio per la sua esperienza di politica estera e, per quanto ha spiegato che intende il ruolo di numero due in modo opposto a quello attivo e militante di Dick Cheney, sarà difficile che abdichi del tutto. Hillary dovrà vedersela soprattutto con l’ex generale Jim Jones, il consigliere per la sicurezza nazionale di Obama. Jones e Hillary sono amici, ma Jones ha il compito di coordinare, dalla stanza accanto a quella del presidente, la politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti.
Clinton, d’accordo con Obama, pensa di usare gli inviati speciali, in medio oriente, in Pakistan e magari in Iran. I nomi che circolano solo quelli di clintoniani doc come Richard Holbrooke, di esperti bipartisan come Dennis Ross e anche di Bill Clinton.

Obama ed il sito “Presidenziale”


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www.change.gov è il sito internet creato dallo staff di Obama e destinato ad essere uno spazio importante per la Amministrazione del nuovo Presidente. Non è il solito sito di “rappresentanza”, è invece ricco di iniziative, di proposte e di richieste di suggerimenti da parte dei cittadini. Un modo quindi per legare ancor di piu il Presidente ai suoi elettori ed ai cittadini in generale. Se avrà successo sarà una delle nuove “Rivoluzioni obamiane”.

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I Presidenti del Cambiamento: F.D.Roosevelt


Franklin Delano Roosevelt

“Nessuna impresa che dipenda, per il suo successo, dal pagare i suoi lavoratori meno di quanto serva loro per vivere ha diritto di sopravvivere in questo Paese” (F.D.Roosevelt, 1933)

Questo era Franklin Delano Roosevelt. Questa frase fu pronunciata durante il discorso di presentazione del National Industrial Recovery Act, una delle leggi facenti parte del cosiddetto “New Deal”. Un progetto di investimento in infrastrutture ed opere pubbliche nato per combattere la Crisi economica seguente al “crollo del 1929”. Con questo importante provvedimento veniva creata anche una struttura per predisporre ferree regole al mercato, tali da tutelare i lavoratori. Molte di queste norme furono però respinte dalla Corte Suprema, di stampo conservatore. Roosevelt e la Corte instaurarono una dura battaglia politica e ben otto leggi del “New Deal” furono bocciate. Alla fine però il Presidente, scaduti i mandanti dei giudici, riuscì a nominarne molti a lui non ostili.

Roosevelt fu l’unico “Comandante in Capo” a presentarsi (e vincere) per quattro volte consecutive le elezioni Presidenziali, nel 1932, 1936, 1940 e 1944. Rimane tutt’oggi una delle figure piu amate dagli americani. Contro di lui, poco dopo l’elezione, alcuni gruppi economici americani tentarono di organizzare un colpo di stato.

Fra le più importanti innovazioni portate dal Presidente Democratico va ricordato il Social Security Act ,con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia .

Per capire meglio cosa abbia rappresentato FDR per gli Stati Uniti è bene tornare indietro nel tempo, agli anni della Grande Depressione seguita al crollo di Wall street del 1929 snocciolando brevemente i provvedimenti contenuti nel New Deal.

Grande Depressione e New Deal (tratto da Wikipedia)

Una violenta sproporzione tra crescita reale e speculazione borsistica, il collasso del credito al consumo, la riduzione dei consumi stessi e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione crearono le premesse per una rapida e profonda crisi che investì tutti i campi delle attività economiche, constringendo il paese alla recessione. Il crollo del 24 ottobre e del 29 ottobre (giovedì nero) 1929 e delle quotazioni azionarie alla borsa di New York non fu altro che l’evento simbolo di un processo di grandi dimensioni che investiva un paese minato paradossalmente dalla grande fiducia e dalla speranza nel futuro.

Le conseguenze sul piano economico, sociale e politico furono immediatamente tangibili. Il prepotente aumento della disoccupazione costituì alle soglie del nuovo decennio una vasta piaga sociale. Il sistema venutosi a creare consisteva dunque in un circolo vizioso di progressivo aumento del numero di disoccupati e dunque una diminuzione della domanda, alla quale faceva fronte una successiva diminuzione del numero dei lavoratori.

Milioni di lavoratori (esclusa la pubblica amministrazione) tra gli anni anni ’20 e ’40 .

È apprezzabile per la prima volta quell’effetto domino che sarà poi una costante nella storia economica del Novecento. La crisi in America, scatenatasi per una sovrapproduzione agricola (con conseguente deprezzamento delle merci), investì altri paesi legati agli Usa da vincoli di tipo strettamente economico. Ecco dunque la grande crisi in Germania, paese nel quale gli aiuti del piano Dawes vennero a mancare in un momento topico della storia della neonata repubblica.

La situazione apparve dunque disperata agli inizi del 1932, anno di campagna elettorale. Proprio in questo clima di profonda sfiducia però il democratico Roosevelt, facendo leva sui valori tradizionali dell’etica del lavoro e della capacità tutta americana di ripresa nei momenti più duri della propria storia, ottenne una robusta maggioranza. A quel punto il programma del neoeletto presidente focalizzò la propria attenzione sul tema della ripresa, affidandosi ad un brain trust (letteralmente “gruppo di fiducia di cervelli”) che basò la propria strategia sulle teorie dell’economista britannico John Maynard Keynes, già autore delle “Conseguenze economiche della pace” (1919).

Il New Deal

Una serie di lavori pubblici assorbirono tra i 2 e i 3 milioni di lavoratori disoccupati. L’opera di Keynes e del suo gruppo, poi elegantemente sintetizzata in Teoria generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della moneta, penetrò sensibilmente nei reticolati della cultura economica liberale americana, dando luogo ad un lungo dibattito protrattosi negli anni. L’opera dell’economista inglese infatti, che pure si trovava in disaccordo con “maestri” quali Smith o Ricardo, sosteneva l’incapacità del mercato di autoregolamentarsi, secondo le regole già enunciate dallo scozzese in An Inquiry into the nature and Causes of the wealth of Nations. In una situazione di inflazione galoppante ed evidente recessione, l’intervento da parte dello stato nell’attività produttiva e nel processo economico diveniva determinante per risollevare le sorti del paese e ridistribuire verso il basso la ricchezza, evitando dunque la sproporzione evidente nel dato periodo.

L’intervento dello Stato nell’economia attraverso la realizzazione di infrastrutture, creazione di un Welfare State (stato assistenziale) in grado di poter sostenere la forza lavoro disoccupata, conseguente aumento della domanda per riavviare il processo produttivo furono i cardini dell’opera del primo mandato roosveltiano. La Tennessee Valley Authority, il NIRA (National Industrial Recovery Act) promossero la creazione di grandi opere pubbliche, linfa per il settore privato e per la forza lavoro. L’Agricultural Adjustement Act, la Civil Work Administration, nonché il Wagner Act (importante riconoscimento dei sindacati) furono alcune delle misure stabilite per tamponare il fenomeno e restituire vitalità ad un settore vessato dalla stagnazione.

Avevamo già riportato la vita dello statista nella sezione “Biografie” di Candido, per consultarla andate pure QUI.

Usa 2008, meno sette: possibile attentato ad Obama, intanto McCain recupera


 

Sventato un attentato contro Obama, ultima mossa dei Repubblicani? Intanto McCain recupera.

Meno sette. Manca solo una settimana all’election day. E’ di ieri la notizia di un possibile attentato contro Obama, sventato dalla polizia federale che ha bloccato giovedì scorso in Tennessee due giovani in possesso di un fucile, tre pistole e una carabina. Erano due naziskin intenti a preparare l’assassinio del candidato Democratico e di centinaia di suoi elettori di colore. Il tutto da organizzare durante un comizio elettorale. La notizia, rilanciata dalla rete tv conservatrice Fox, non ha avuto molto eco sugli altri media americani.

Si continua ad indagare sulla possibile veridicità del fatto, ma nel frattempo questo avvenimento potrebbe rappresentare un vantaggio per i Repubblicani . Far passare il messaggio che un Presidente nero sarà sempre un “dead man walking” mentre il “vecchio” e rodato uomo bianco McCain non corre simili pericoli. Sta di fatto che lo stesso Presidente Bush riceve decine di minacce di morte e nessuno si è mai preoccupato del suo colore della pelle. Chissà se questi ultimi fatti possano influire nelle scelte degli americani. L’ultimo sondaggio Zogby da una differenza di soli 4 punti tra i due sfidanti, ieri era di 5 punti.

Happy Days for Obama

Ricordate il mitico telefim anni 70 “Happy Days”? I due principali protagonisti e cioè Ron Howard ed Henry Winkler sono tornati ad indossare i panni di Richie e Fonzie in uno spot a favore di Barack Obama. Di seguito, nel filmato, potrete vedere i due truccati ,come una volta, conversare tra di loro sostenendo il candidato democratico. Iniziano gli Happy Days per Obama?

Ed ora torniamo all’analisi degli stati “incerti”. Oggi ci occupiamo di Indiana e North Carolina:

 

Indiana

Situato nella parte nord-est degli Stati Uniti, l’Indiana è una nazione prettamente agricola. La capitale è Indianapolis, la popolazione è di circa 6 milioni e mezzo.

11 Grandi elettori sono la dote che questo territorio porta al candidato vincente. Storicamente da piu di 40 anni l’Indiana è feudo dei Repubblicani. Il Governatore è Repubblicano, 1 senatore su 2 e Repubblicano. George Bush nel 2004 ha prevalso di 20 punti sul suo avversario. Al momento i sondaggi danno una sostanziale parità tra i due contendenti, il che puo far capire quanto, in teoria, Obama sia in vantaggio a livello nazionale.

North Carolina

La Carolina del Nord (in inglese North Carolina) è uno dei tredici stati originari degli Stati Uniti d’America. La capitale è Raleigh , ma la città più grande è Charlotte. La popolazione è di circa 9 milioni, di cui un terzo afroamericani. (Obama ha infatti stravinto le primarie contro Hillary Clinton).  Anche la North Carolina ha una economia basata essenzialmente sull’agricoltura.  Il Governatore dello stato è Democratico.

Per l’election Day la NC vale 15 grandi elettori. Dal 1980 in poi hanno sempre prevalso i candidati Repubblicani. Ad oggi i sondaggi danno Obama in leggero vantaggio, circa un punto %. Una parità statistica quindi.

Usa 2008: Speciale di Candido da oggi sino a 4 novembre


Mancano esattamente dieci giorni alle Elezioni Presidenziali e Legislative degli Stati Uniti d’America e Candido, che ha seguito passo per passo le primarie dei mesi scorsi, dedicherà uno speciale quotidiano con sondaggi, notizie, video e curiosità.

Oggi iniziamo con una panoramica generale sulle elezioni. Negli Stati Uniti non esiste l’elezione diretta del Presidente, ma il popolo contribuirà indirettamente “eleggendo” 538 persone, chiamati Grandi Elettori, i quali si riuniranno in seduta comune nominando il Presidente.

Ogni Stato dell’Unione possiede un certo numero di Grandi Elettori. Il 4 novembre tutti i cittadini iscritti alle liste elettorali (possono iscriversi come repubblicani, democratici o indipendenti) si recheranno alle urne per eleggere questi Grandi Elettori. Ad eccezione di Maine e Nebraska (nei quali c’è un sistema di assegnazione semi-proporzionale) Il candidato Presidente che prevale, anche di uno solo voto, sull’altro prende in dote TUTTI i Grandi elettori disponibili per il singolo Stato.

La California, con 55, il Texas con 34, il New Hampshire con 31 e la Florida con 27 sono i quattro Stati che hanno il maggior numero di Grandi Elettori. Se ad esempio, come probabile, Barack Obama avrà piu voti di McCain nello Stato della California, egli eleggerà tutti e 55 i “suoi” Grandi Elettori, che a dicembre voteranno per lui nella riunione dei 538. Va da se che per essere eletto Presidente degli Stati Uniti, un candidato debba avere una maggioranza assoluta nel “parlamentino” dei Grandi Elettori, ne servono quindi 270 per vincere. C’è da dire che in caso di parità tra i candidati (ad esempio 269 a testa) l’elezione avverrà per via parlamentare tramite la riunione del Congresso.

Assieme al Presidente verrà rinnovata la Camera dei Rappresentanti, eletta ogni due anni, ed un terzo del Senato, eletto per sei anni.

Ecco la situazione ad oggi, secondo i sondaggi raccolti da RealClearPolitics. Nella mappa qui di seguito potrete vedere, Stato per Stato, la tendenza elettorale del momento. Il colore Rosso indica una prevalenza dei Repubblicani (McCain), il colore Azzurro quella dei Democratici (Obama). La tonalità, piu forte o piu accesa, indica una maggioranza piu consolidata o meno marcata, sia per l’uno che per l’altro candidato. Per ora conduce ampiamente Barack Obama.

 

Gli Stati che vedete colorati di Nero sono “Toss Up”, cioè “incerti”, dove la prevalenza di Obama o McCain è cosi lieve da essere “statisticamente” nulla. Dando per acquisiti gli altri territori, concentriamoci proprio su questi ultimi 7 Stati e cioè Nevada, Montana, Nord Dakota, Missouri, Indiana, Nord Carolina e soprattutto la Florida, territorio decisivo che con i suoi 27 Grandi Elettori consegnò la Presidenza a Bush nel 2000 per soli 400 voti su Al Gore. Oggi prendiamo in esame Nevada e Montana, nei prossimi giorni parleremo degli altri “Toss Up” ed anche di stati come Ohio e Pennsylvania, dati per certi ad Obama, ma che possono essere decisivi per la vittoria di McCain.

Nevada:

Situato nella parte Occidentale degli USA, ha 2 milioni di abitanti circa. La capitale è Carson City ma la città piu conosciuta è la mitica Las Vegas. Le maggiori attrazioni? L’area 51, famosa per una eventuale base segreta con reperti alieni. Il Nevada è l’unico stato dell’Unione in cui la prostituzione è legale. Alieni e Pupe attirano molti turisti. Il Governatore è Repubblicano ma uno dei due senatori eletti dal Nevada è Harry Reid, “speaker” del Senato (una sorta di “Presidente del Senato italiano”, anche se ufficialmente è il VicePresidente USA a presiedere l’assemblea).

Il Nevada elegge 5 GE . Bush ha vinto nelle ultime elezioni e storicamente negli ultimi 40 anni i repubblicani hanno prevalso in 8 elezioni su 10 (solo Clinton riuscì a vincere nel 92 e 96). Secondo gli ultimi sondaggi, Barack Obama sembra essere in vantaggio di circa 3 punti. Un vantaggio cosi esiguo da rendere questo stato altamente incerto.

Montana:

Rimaniamo nella parte Occidentale, il Montana, situato al confine con il Canada, è uno stato molto grande a livello territoriale, ha circa 1 milione di abitanti, la Capitale è Helena. Il Governatore è Democratico, cosi come i due senatori eletti.

Il Montana elegge 3 GE. Eccenzion fatta per il 1992, negli ultimi 40 anni lo stato è sempre stato vinto dai candidati Repubblicani. Al momento tre sondaggi su quattro danno in testa McCain che dovrebbe avere circa 3 punti di vantaggio su Obama. Anche questo stato è ritenuto incerto seppur con tendenza Repubblicana.

Usa 2008: Romney vice di McCain, Obama in crisi


Mitt Romney dovrebbe essere il candidato Vicepresidente nel ticket repubblicano capitanato dal senatore John McCain. Cosi titola il “Time”. McCain anticipa cosi l’effetto mediatico che aveva preannunciato Obama, con la comunicazione del suo vice tramite Sms spedito ai suoi sostenitori ed annessa partecipazione comune ad un incontro pubblico domani, in Illinois.

Altra mossa azzeccata per il candidato Repubblicano, mentre Barack continua a perdere colpi. Gli ultimi sondaggi infatti vedono un forte recupero di McCain, oramai appaiato al senatore dell’Illinois tra le preferenze degli americani. Sembra pesare molto l’economia, cosi riporta “la Stampa”:

A meno di una settimana dall’inizio della convention di Denver, dove Barack Obama riceverà la definitiva e ufficiale consacrazione a candidato dei democratici nella corsa per la Casa Bianca, un sondaggio firmato Zogby – Reuters rivela al senatore dell’Illinois un’amara sorpresa: dopo mesi di leadership, la sua popolarità è in calo e il suo sfidante John McCain è ora in testa nelle preferenze degli americani, con un vantaggio di 5 punti percentuali, 46% a 41%.

Ma a quanto sembra sono proprio alcuni settori cari ad Obama il punto dolente al momento, che risente anche di un calo di consensi generalizzato per il Partito Democratico:

Obama perde punti in particolare in una delle fasce dell’elettorato che più lo hanno sostenuto durante le primarie: fra i giovani tra i 18 e i 29 anni la sua popolarità è calata di 12 punti, fermandosi al 52%. Ma sono i democratici in generale a tradire il senatore: il loro supporto è calato di 9 punti percentuali, mentre fra i liberali il calo è stato di 12 punti. Per Zogby non ci sono dubbi: “Se Obama vuole vincere, non può certo farlo con questi numeri”.

In attesa di conoscere chi sarà il candidato vice per i democratici, si parla di Joe Biden, Tim Kaine o Evan Bayh, i “venti di guerra” che spirano nel Caucaso, con annesso raffreddamento dei rapporti Usa-Russia, non aiutano di certo Obama. In tempi di guerra e di incertezza l’esperienza politica (di McCain) potrebbe avere la meglio sulle speranze di cambiamento di un semi-sconosciuto (Barack).

Candido seguirà comunque le due Convenction in attesa della sfida finale di Novembre.